Contesto storico e cinematografico
Il film Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, uscito nel 1972 e diretto da Bitto Albertini, si inserisce nel filone del cosiddetto decamerotico, un genere cinematografico italiano che fiorì negli anni '70 e '80, prendendo spunto dalle novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio. Questo filone, sebbene spesso tacciato di trivialità, rappresenta un interessante spaccato della produzione cinematografica italiana del periodo, caratterizzata da un'inventiva e una voglia di sperimentare che oggi appaiono notevolmente distanti dall'opacità del cinema contemporaneo.
È improbabile che Pier Paolo Pasolini, pur nella sua profonda lucidità intellettuale, potesse immaginare che il suo Decameron del 1971, primo capitolo della "trilogia della vita", avrebbe dato origine a uno dei filoni più leggeri e, talvolta, frivoli del cinema italiano. Il decamerotico si discostava sia dalla giocosità "innocente" e sessuale voluta da Pasolini, sia dall'approccio più distaccato e analitico di Boccaccio, che osservava le dinamiche dell'eros senza compiacimenti morbosi, concentrandosi piuttosto sull'intelligenza, l'intraprendenza e il "saper vivere" dei personaggi. In realtà, il decamerotico si avvicinava maggiormente alla commedia sexy, e Pasolini aveva semplicemente offerto lo spunto per ambientazioni medievali o rinascimentali.
È importante ricordare che il Decameron, con il suo vasto serbatoio di spunti narrativi, ha sempre affascinato il cinema fin dalle sue origini. Esistono numerose trasposizioni del capolavoro boccacciano, a partire dal Decamerone di Gennaro Righelli del 1912, seguito da Decameron Nights di Herbert Wilcox nel 1924, Boccaccesco di Alfredo De Antoni nel 1928, il Boccaccio del tedesco Herbert Maisch nel 1936, Le notti del Decamerone dell'argentino Hugo Fregonese nel 1953, fino al più recente Meraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani nel 2015. Queste trasposizioni, tuttavia, non hanno alcun legame con le pellicole post-pasoliniane, che rappresentano un fenomeno tutto italiano.

Titoli evocativi e spunti narrativi
I titoli dei film appartenenti a questo filone, spesso affiancati ad altri generi come il western e il thriller, rivelano un'inventiva e una creatività notevoli, che oggi suscitano ammirazione. Tra questi, spiccano titoli come Quando le donne si chiamavano madonne, che evoca un'atmosfera fiabesca e un'epoca in cui il sacro e il profano convivevano. Il termine "madonna" nel Medioevo indicava le donne sposate, oggetto di desiderio e sublimazione poetica, ma nella realtà erano donne con appetiti carnali e pronte all'avventura. Il titolo suggerisce un'epoca in cui l'apparenza sacra celava la sostanza profana.
Altri titoli come Alle donne del castello piace tanto fare quello o Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda utilizzano un linguaggio più diretto e colloquiale, tipico della commedia sexy. Non mancano riferimenti più espliciti al Boccaccio, come in Novelle licenziose di vergini vogliose o Racconti romani di una ex novizia, che, pur non avendo un legame diretto con Boccaccio, evocano un'atmosfera simile. Il filone attinge a piene mani dal repertorio boccacciano, con titoli come Dal Boccaccio nudo e crudo, Decameron numero 2, Decameroticus, Decameroni proibiti, segreti, neri, del Trecento, Ultimi Decameron, Calde notti del Decameron e il surreale Decameron n. 69, sottotitolo del più articolato Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti.
Anche il filone dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer non sfuggì a questa tendenza, dando vita a titoli come Gli altri racconti di Canterbury, Canterbury proibito e Canterbury numero 2, fino all'incredibile I racconti di Viterbury. Analogamente, le Mille e una notte ispirarono pellicole come Le mille e una notte all’italiana, Finalmente le mille e una notte, Le mille e una notte e un’altra ancora, Favolose notti d’Oriente e Amorose notti di Alì Babà. Anche registi come Bernardo Bertolucci e Lina Wertmüller non rimasero immuni, con l'improbabile Primo tango a Roma… Storia d’amore e d’alchimia.
Registi, attori e musicisti del filone
Il redditizio filone del decamerotico attirò numerosi registi, sia nomi noti come Bruno Corbucci, Mino Guerrini, Aristide Massaccesi (alias Romano Gastaldi), Mario Caiano, Antonio Margheriti, Pasquale Festa Campanile, Vittorio De Sisti, Mariano Laurenti, Brunello Rondi, Aldo Grimaldi, Giuseppe Vari, Franco Martinelli, sia figure meno conosciute come Italo Alfaro, Pier Giorgio Ferretti, Gian Paolo Callegari, Mauro Stefani, Mario Sequi, Enrico Bomba, Claudio Racca, Pino Tosini, Amasi Damiani, Michael Wotruba, Luigi De Marchi, Lucio Dandolo. Il cinema italiano di quegli anni era un crogiolo di talenti e mestieranti.
Tra gli attori maschili, spiccavano nomi come Lino Banfi, Lando Buzzanca, Felice Andreasi, Sergio Leonardi, Don Backy, Piero Focaccia, Pippo Franco, Rossano Brazzi, Giacomo Rizzo, Gino Cervi, in un mix di comicità popolare e interpretazioni più classiche. Le attrici, spesso definite "madonne" o "stelle e stelline", contribuirono a rendere celebre il filone: Edwige Fenech, Barbara Bouchet, Mariangela Giordano, Krista Nell, Orchidea De Santis, Femi Benussi, Rosalba Neri, Malisa Longo, Marilù Tolo, Tina Aumont, Janet Agren, Magda Konopka, Gabriella Giorgelli, Jenny Tamburi, Tamara Baroni, Sylva Koscina, Ornella Muti, e persino un'insolita Adriana Asti. Molte di loro erano attive anche in altri generi come il western, il thriller e l'horror, dimostrando una grande versatilità.

Anche il panorama musicale fu ricco e variegato. Oltre a Ennio Morricone, il cui contributo a Fiorina la vacca si limitò alla curatela di musiche preesistenti, e Bruno Nicolai, troviamo Carlo Rustichelli (per Boccaccio), Gianfranco Plenizio (per Le notti peccaminose di Pietro l’aretino), Giorgio Gaslini (per Quando le donne si chiamavano madonne), Riz Ortolani, Carlo Savina, Gianni Ferrio, Guido e Maurizio De Angelis, Nico Fidenco, Franco Bixio, Coriolano Gori, Alessandro Alessandroni. A questi si aggiunsero numerosi artigiani della colonna sonora come Carlo Salina, Roberto Pregadio, Mario Bertolazzi, Vassili Kojucharov, Giancarlo Chiaramello, Luciano Michelini, Berto Pisano, e nomi legati alla musica leggera come Don Backy, Bruno Zambrini, Gianni Meccia, oltre a figure meno note come Marcello De Martino, Mario Lanzi o Guycen (Guido Relly).
Tra i compositori più rappresentativi di questo periodo, spicca Stelvio Cipriani (1937-2018), la cui carriera iniziò nel 1966 con The Bounty Killer. La sua musica, spesso caratterizzata da melodie aggraziate ma anche capaci di asprezze, trovò spazio in generi molto diversi, dal western al poliziottesco, dal thriller all'horror, fino alle commedie erotiche. Le sue colonne sonore per Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, Leva lo diavolo tuo dal… convento e Racconti proibiti… di niente vestiti, pubblicate in prima assoluta dalla Digitmovies nel 2021, rappresentano un recupero prezioso di opere inedite.
"Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno": Trama e Produzione
Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, diretto da Bitto Albertini nel 1972, racconta la storia di Ricciardetto, un pittore noto per essere un gran donnaiolo. Il suo obiettivo è sedurre la moglie del podestà di Montelupone, un piccolo borgo nelle Marche. Dopo averla conquistata, Ricciardetto viene scoperto e condannato a morte, ma viene poi salvato da una sorta di santa pellegrina.
Il film fu girato nelle montagne al confine tra Lazio e Abruzzo, contribuendo a creare un'atmosfera suggestiva. Il cast include Mimmo Baldi, Mario Frera, Silvana Gabor, Margaret Rose Keil, Alessandra Maravia, Antonio Cantafora, Melinda Pillon, Renate Schmidt, Luca Sportelli e Pier Viotta.
Metello (1970) | Masterpiece by Mauro Bolognini | Full Movie HD | English Subs
La trama del film si ispira liberamente a una novella del Decameron, in particolare alla Decima Novella della Terza Giornata, narrata da Dioneo. Il testo originale, ampiamente reperibile, parla di un personaggio maschile che, con arguzia e doppi sensi, esorta a compiere azioni licenziose. La trasposizione cinematografica, pur mantenendo un legame con l'ispirazione letteraria, si sviluppa come lungometraggio senza frazionamenti in episodi, a differenza di altre opere dello stesso filone. Il film ebbe un buon successo, tanto da portare alla realizzazione di un sequel, ...E continuavano a mettere lo diavolo ne lo inferno, anch'esso diretto da Bitto Albertini.
Le musiche originali di Stelvio Cipriani per Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno sono state pubblicate in un doppio CD dalla Digitmovies nel 2021, insieme a quelle di altri due film dello stesso genere: Leva lo diavolo tuo dal… convento (1973) di Franz Antel e Racconti proibiti… di niente vestiti (1972) di Brunello Rondi. Questa trilogia di colonne sonore, originariamente pensata come quadrilogia con l'aggiunta di ...E continuavano a mettere lo diavolo ne lo inferno (i cui master sono andati perduti), offre circa 140 minuti di musica inedita, con temi che alternano passaggi classici a sonorità più moderne, creando un contrasto tra sacro e profano, buffo e drammatico, arricchito dai vocalizzi di Nora Orlandi e del suo coro.
Fonti e riferimenti
La filmografia relativa a Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno è ampiamente documentata online:
- Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, su Cinematografo, Fondazione Ente dello Spettacolo.
- Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, su Archivio del Cinema Italiano, ANICA.
- Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, su Comingsoon.it, Anicaflash.
- (EN) Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, su AllMovie, All Media Network.
- (EN, ES) Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, su FilmAffinity.
- (EN) Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, su Box Office Mojo, IMDb.com.
Il film è inoltre inserito in contesti più ampi di analisi cinematografica, come la filmografia di Bitto Albertini:
- V · D · M Film di Bitto Albertini
- Anni 1960: Supercolpo da 7 miliardi (1966), 3 Supermen a Tokio (1968), Goldface - Il fantastico superman (1968), I diavoli della guerra (1969)
- Anni 1970: Che fanno i nostri supermen tra le vergini della jungla? (1970), I vendicatori dell'Ave Maria (1970), L'uomo più velenoso del cobra (1971), Il ritorno del gladiatore più forte del mondo (1971), Il santo patrono (1972), Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno (1972), Zambo, il dominatore della foresta (1972), 4 caporali e ½ e un colonnello tutto d'un pezzo (1973), ...e continuavano a mettere lo diavolo ne lo inferno (1973), Crash! Che botte... Strippo strappo stroppio (1974), Emanuelle nera (1975), Che botte ragazzi! (1975), Emanuelle nera nº 2 (1976), Il mondo dei sensi di Emy Wong (1977), 6000 km di paura (1978)
- Anni 1980: Giochi erotici nella terza galassia (1981)