La Meditazione di Benedetto XVI sulla Sacra Sindone nell'Ostensione del 2010

La Sacra Sindone, da secoli custodita a Torino, detiene un immenso interesse sia storico che religioso. Per il credente, essa rappresenta un'icona della Passione, capace di offrire una profonda comprensione del mistero dell'amore di Dio per l'umanità. Si pone spesso la questione se Cristo sia stato realmente avvolto in questo sacro Telo, o se appartenesse a qualche altro crocifisso e sepolto nel medesimo periodo, alimentando un incessante dibattito.

La Sindone invita a riflettere sulla passione e morte di Gesù, fungendo da scheda sintetica e potente richiamo.

Foto della Sacra Sindone

L'Ostensione Straordinaria del 2010 a Torino

Il legame tra la Sindone e la città di Torino è saldo da oltre quattro secoli, e le ostensioni sono sempre state occasioni privilegiate per rafforzare questo rapporto. L’ostensione del 2010 ne ha fornito una conferma del tutto convincente, riunendo operatori di varia estrazione che hanno concordato su un pacifico perseguimento di valori condivisi. Una delle caratteristiche salienti di questa ostensione è stata l'austerità, in linea con lo spirito dell'evento.

Nonostante l'abbondanza della pioggia, che non ha eccessivamente appesantito il flusso incessante di pellegrini dall’alba fino all’inizio della notte, il Signore ha accompagnato l'evento, risparmiando qualunque tipo di incidente. Un merito particolare va all'esercito di volontari, che con fedeltà e pazienza ha guidato questo grande afflusso di persone. L’ostensione del 2010 ha lasciato ricordi e insegnamenti preziosi, arricchendo l'esperienza organizzativa passata e fornendo un'acquisizione spirituale e pastorale che non deve andare perduta. L’ostensione straordinaria del sacro Telo è stata accompagnata dalla preghiera guidata da mons. Cesare Nosiglia.

Tra i contributi più significativi sul piano spirituale e culturale di quell'anno, si conservano gli interventi del Papa, in particolare quello memorabile davanti alla Sindone, quelli del Cardinale Arcivescovo di Torino, Severino Poletto, e le tre conferenze serali del Cardinale Christoph Schönborn, di Monsignor Timothy Verdon e del Cardinale Gianfranco Ravasi. Un evento collaterale strettamente collegato all’ostensione fu la mostra "Gesù" alla Reggia di Venaria Reale.

Foto della folla di pellegrini durante l'Ostensione della Sindone a Torino

La Figura di Papa Benedetto XVI

Joseph Ratzinger, eletto Papa con il nome di Benedetto XVI nel 2005, è stato il 265º pontefice della Chiesa cattolica e vescovo di Roma. I suoi studi di filosofia e teologia si sono svolti presso la Scuola superiore di filosofia e di teologia di Frisinga e l’università di Monaco di Baviera. Consacrato sacerdote nel 1951, Ratzinger ha insegnato nelle più celebri università tedesche, distinguendosi come uno dei più giovani esperti presenti al Concilio Vaticano II.

La sua carriera ecclesiastica lo ha visto nominato Arcivescovo di Monaco di Baviera nel 1977 da Paolo VI e, successivamente, responsabile della Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1981 da Giovanni Paolo II, divenendo uno dei principali collaboratori del pontefice polacco.

Ritratto di Papa Benedetto XVI

La Meditazione di Papa Benedetto XVI davanti alla Sindone

Nel 2010, Papa Benedetto XVI ha espresso la sua profonda emozione davanti al sacro Telo: "Questo è per me un momento molto atteso. In diverse altre occasioni mi sono trovato davanti alla sacra Sindone, ma questa volta vivo questo pellegrinaggio e questa sosta con particolare intensità: forse perché il passare degli anni mi rende ancora più sensibile al messaggio di questa straordinaria Icona; forse, e direi soprattutto, perché sono qui come Successore di Pietro, e porto nel mio cuore tutta la Chiesa, anzi, tutta l’umanità."

La Sindone: Icona del Sabato Santo

La Sindone può essere considerata l’Icona del Sabato Santo. Essa è un telo sepolcrale che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso, la cui storia corrisponde pienamente a quanto i Vangeli raccontano di Gesù. Crocifisso verso mezzogiorno, Gesù spirò verso le tre del pomeriggio. Venuta la sera, essendo la Parasceve (la vigilia del sabato solenne di Pasqua), Giuseppe d’Arimatea, un ricco e autorevole membro del Sinedrio, chiese coraggiosamente a Ponzio Pilato di seppellire Gesù nel suo sepolcro nuovo, scavato nella roccia a poca distanza dal Golgota. Ottenuto il permesso, comprò un lenzuolo, depose il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo depose nella tomba (cfr. Mc 15,42-46). Questo è il racconto del Vangelo di San Marco, concordemente con gli altri Evangelisti.

Il Mistero del Nascondimento di Dio

Il Sabato Santo è il giorno del nascondimento di Dio. Un'antica Omelia descrive: “Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme … Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi” (Omelia sul Sabato Santo, PG 43, 439). L'umanità contemporanea, soprattutto dopo aver attraversato il secolo scorso, è diventata particolarmente sensibile a questo mistero. Il nascondimento di Dio è parte della spiritualità dell’uomo moderno, un vuoto nel cuore che si è sempre più allargato. L'espressione di Nietzsche, “Dio è morto! E noi l’abbiamo ucciso!”, sebbene celebre, è quasi letteralmente ripresa dalla tradizione cristiana e spesso ripetuta nella Via Crucis. Dopo le due guerre mondiali, i lager e i gulag, Hiroshima e Nagasaki, la nostra epoca è diventata un Sabato Santo: l'oscurità di questo giorno interpella tutti coloro che si interrogano sulla vita, in modo particolare i credenti. Eppure, la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazaret, ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza.

La Sindone come Documento "Fotografico" e la Speranza Oltre la Morte

La Sacra Sindone si comporta come un documento “fotografico”, dotato di un “positivo” e di un “negativo”. Il mistero più oscuro della fede è allo stesso tempo il segno più luminoso di una speranza senza confini. Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. La Sindone testimonia quell'intervallo unico e irripetibile in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte.

In quel “tempo-oltre-il-tempo”, Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Questa espressione significa che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui. La paura più grande della morte è l'abbandono, come quella di un bambino solo nel buio. Proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. L’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive perché è amato e può amare; se l'amore è penetrato nello spazio della morte, anche lì è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli. Questo è il mistero del Sabato Santo! Dal buio della morte del Figlio di Dio è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione.

Benedetto XVI a Torino: atto di venerazione della Sindone

Il Messaggio del Sangue sulla Sindone

Guardando il sacro Telo con gli occhi della fede si percepisce una luce. Questo è il potere della Sindone: dal volto di questo “Uomo dei dolori”, che porta su di sé la passione dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo - le nostre passioni, sofferenze, difficoltà, peccati - promana una solenne maestà, una signoria paradossale. Questo volto, queste mani e questi piedi, questo costato, tutto questo corpo parla, è esso stesso una parola che possiamo ascoltare nel silenzio.

Come parla la Sindone? Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti copiosamente da una grande ferita procurata da un colpo di lancia romana, quel sangue e quell’acqua parlano di vita.

Cari amici, lodiamo sempre il Signore per il suo amore fedele e misericordioso. Partendo da questo luogo santo, portiamo negli occhi l’immagine della Sindone, portiamo nel cuore questa parola d’amore, e lodiamo Dio con una vita piena di fede, di speranza e di carità.

Preghiera di Benedetto XVI

“Signore Gesù Cristo, nell’oscurità della morte Tu hai fatto luce; nell’abisso della solitudine più profonda abita ormai per sempre la protezione potente del Tuo amore; in mezzo al Tuo nascondimento possiamo ormai cantare l’alleluia dei salvati. Concedici l’umile semplicità della fede, che non si lascia fuorviare quando Tu ci chiami nelle ore del buio, dell’abbandono, quando tutto sembra apparire problematico; concedici, in questo tempo nel quale attorno a Te si combatte una lotta mortale, luce sufficiente per non perderti; luce sufficiente perché noi possiamo darne a quanti ne hanno ancora più bisogno. Fai brillare il mistero della Tua gioia pasquale, come aurora del mattino, nei nostri giorni; concedici di poter essere veramente uomini pasquali in mezzo al Sabato santo della storia. Concedici che attraverso i giorni luminosi e oscuri di questo tempo possiamo sempre con animo lieto trovarci in cammino verso la Tua gloria futura.

Approfondimenti Teologici sul Mistero del Sabato Santo

L’angoscia di un'assenza divina è un tema ricorrente nel nostro tempo, spesso espresso come "morte di Dio". Da Jean Paul a Nietzsche, questa idea si è evoluta da sogno da incubo a grido di terrore. Cinquant’anni dopo Nietzsche, si è arrivati a parlare di “teologia dopo la morte di Dio”, incoraggiando l’uomo a prendere il posto di Dio. Il terribile mistero del Sabato Santo, il suo abisso di silenzio, ha acquisito una realtà schiacciante nel nostro tempo. Mentre il Venerdì Santo permetteva ancora di guardare il trafitto, il Sabato Santo è vuoto, la pesante pietra del sepolcro copre il defunto, e la fede sembra smascherata come fanatismo. Questo giorno, con la sua oscurità divina, parla alla nostra coscienza.

Nonostante l'apparente assenza, la morte di Dio in Gesù Cristo è anche espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è al contempo il segno più chiaro di una speranza senza confini. Solo attraverso il fallimento del Venerdì Santo e il silenzio di morte del Sabato Santo, i discepoli poterono giungere alla vera comprensione di Gesù e del suo messaggio. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi; l’immagine di Dio che si erano formata doveva essere distrutta per permettere loro di vedere il cielo, l'infinitamente più grande.

Una scena evangelica che anticipa il silenzio del Sabato Santo è quella di Cristo che dorme in una barca sbattuta dalla tempesta, mentre i discepoli disperati lo scuotono. Questa immagine riflette l'esperienza umana della Chiesa e della fede che sembrano affondare mentre Dio è assente. Tuttavia, la supplica dei discepoli, “Svegliati, non vedi che affondiamo?”, si trasforma in una preghiera di speranza: "Destati, non lasciar durare in eterno l’oscurità del Sabato santo, lascia cadere un raggio di Pasqua anche sui nostri giorni, accompàgnati a noi quando ci avviamo disperati verso Emmaus perché il nostro cuore possa accendersi alla tua vicinanza."

La Discesa agli Inferi e la Vittoria sull'Angoscia della Solitudine

Il nascondimento di Dio in questo mondo costituisce il vero mistero del Sabato Santo, mistero accennato nelle parole enigmatiche secondo cui Gesù è «disceso all’inferno». Sebbene la parola ebraica shêol indichi il regno dei morti, la domanda persiste: che cos’è realmente la morte e cosa accade quando si scende nella sua profondità? Inizialmente la morte era solo separazione dal paese dei viventi, un lato notturno dell’esistere, un buio impenetrabile. Ora, però, la morte è anche vita, e quando oltrepassiamo la solitudine della soglia della morte, ci incontriamo nuovamente con Colui che è la vita, il compagno della nostra solitudine ultima.

L'angoscia più profonda dell'uomo non è una paura di qualcosa di determinato, ma l'insicurezza e la condizione di orfano sperimentate nel buio, una solitudine che non può essere superata dalla ragione, ma solo dalla presenza di una persona che ama. Laddove la solitudine è tale da non essere raggiunta dalla parola trasformante dell’amore, allora si parla di inferno. Molti uomini del nostro tempo credono che ogni incontro rimanga in superficie e che nel fondo di ogni esistenza giaccia la disperazione, l'inferno. Jean-Paul Sartre ha poeticamente espresso questo concetto nei suoi drammi.

È certo che esiste una notte di buio abbandono in cui non penetra alcuna parola di conforto, una porta che dobbiamo oltrepassare in solitudine assoluta: la porta della morte. Tutta l’angoscia del mondo è in ultima analisi l’angoscia provocata da questa solitudine, perché la morte è solitudine assoluta. «Disceso all’inferno»: questa confessione del Sabato Santo significa che Cristo ha oltrepassato la porta della solitudine, è disceso nel fondo irraggiungibile e insuperabile della nostra condizione di solitudine. Questo vuol dire che anche nella notte estrema, dove non penetra alcuna parola, dove tutti siamo come bambini cacciati via e piangenti, c'è una voce che ci chiama, una mano che ci prende e ci conduce. La solitudine insuperabile dell’uomo è stata superata dal momento che Egli si è trovato in essa. L’inferno è stato vinto dal momento in cui l’amor...

Studi, Pratiche e Figure Correlate alla Sindone

La Sindone è oggetto di continui studi e ispirazione per pratiche devozionali:

  • Una Via Crucis sulla Sindone attinge al sussidio della Diocesi di Torino e all'omelia di Giovanni Paolo II del maggio 1998.
  • Esiste una preghiera quaresimale, utile anche in preparazione alla visita alla Santa Sindone, corredata di immagini a colori, testi biblici e testi di meditazione, con uno schema espositivo per momenti di formazione.
  • Una specifica Via Crucis in 7 stazioni propone un cammino di preghiera nella contemplazione dell'uomo della Sindone nel Venerdì Santo.
  • Un'altra Via Crucis tradizionale include testi ispirati alle caratteristiche osservate sulla Sindone.
  • Un ritiro per genitori del primo anno di catechesi si concentra sul tema del volto di Dio manifestato in Gesù, includendo video di canzoni contemporanee (con testi) e brani evangelici, con testi poetici dell'autore.
  • Sono stati condotti studi sulla Sindone di Torino, anche in lingua rumena.
  • Un libro di 98 pagine offre uno studio dettagliato sulla Sindone di Torino, con immagini, bibliografia e indice.
  • Un testo raccoglie una sinossi dei riferimenti esclusivamente storici sulla Sindone, basandosi su libri di Barbara Frale (ed. Mimep) e Daniel Raffard de Brienne.
  • Diverse trattazioni medico-teologiche della Sacra Sindone spiegano le torture subite da Gesù e il motivo medico effettivo della sua morte.
  • Una descrizione dettagliata, dal punto di vista storico-scientifico, dei dolori fisici della Passione di nostro Signore è stata elaborata da un Dott. [Nome non specificato nel testo].

Monsignor Gianfranco Ravasi

Monsignor Gianfranco Ravasi, consacrato arcivescovo e creato cardinale da Papa Benedetto XVI, ricopre le cariche di presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Esperto biblista ed ebraista, è stato Prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano e docente di esegesi dell’Antico Testamento alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. Per anni ha curato la rubrica “Il Mattutino” sul quotidiano «Avvenire», e collabora con vari giornali, tra cui «L’Osservatore Romano» e «Il Sole 24 Ore», oltre a condurre la rubrica domenicale “Le Frontiere dello Spirito” su Canale 5.

Foto di Monsignor Gianfranco Ravasi

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