Monasteri e Chiese nella Sardegna Medievale: Un Patrimonio da Scoprire

La Sardegna custodisce un ricco patrimonio di monasteri e chiese medievali, testimonianze di un'epoca di fervore religioso e di intensa attività costruttiva. Questo articolo esplora alcuni di questi luoghi sacri, rivelando la loro storia, le loro trasformazioni e l'eredità che ancora oggi ci offrono.

Monasteri Camaldolesi in Sardegna

Recentemente è emersa la scoperta di un monastero camaldolese sull'Asinara. I frati ricevettero quest'ultimo in dono intorno al 1118, con l'obiettivo di avviare la colonizzazione dell’Isola. Nonostante la novità di questa informazione, non è chiaro se rimangano ruderi della struttura.

Mappa dell'isola dell'Asinara con indicazione di siti storici

Un altro convento camaldolese era situato nell'isola di Mal di Ventre (Maluentu) nel Sinis. Diverse pubblicazioni citano la presenza di ruderi medievali, oltre a quelli fenici e romani, parlando in alcuni casi di insediamenti non meglio specificati, in altri di "abbazia" e in un articolo della Nuova Sardegna del 25/08/08 si parlava del convento. Queste scoperte evidenziano come anche le isole, credute disabitate, abbiano mostrato vitalità in epoca medievale, con i frati che riuscirono a raggiungere ogni luogo.

Anche nell'isola di Santa Maria si trovava un convento benedettino, documentato nel 1243. Un abitante dell'isola ha riferito dell'esistenza di una parte della pavimentazione del cenobio, riutilizzata per un'abitazione. Nel 1246, sulla vicina isola di Porcaria (La Maddalena), era presente il monastero di Sant'Angelo.

Chiese e Conventi Sparsi nell'Isola

In Sardegna, sono rimasti pochissimi monasteri, tra cui quello dell'abbazia di Sorres, a Borutta. Il tempio di San Pietro di Sorres, edificato nella prima metà del Duecento, fu la cattedrale della diocesi di Sorra. Ora è un'abbazia benedettina, dove i frati offrono ospitalità e si dedicano a varie lavorazioni artigianali e gastronomiche. Inizialmente, fu affidata ai monaci Camaldolesi che vi fondarono la loro abbazia. In seguito, tra il 1108 e il 1120, architetti e maestranze pisane eseguirono lavori di ampliamento, che includevano l'allungamento dell'aula, l'innalzamento delle pareti, una nuova facciata e la costruzione dell'altissimo campanile.

Il Convento di San Francesco a Mandas

Poco distante dalla Chiesa Parrocchiale di Mandas, si può ammirare il Convento di San Francesco, costruito nel 1600 per volontà del Duca di Mandas. Si suppone che la sua costruzione fosse legata alla necessità di una scuola, che, tuttavia, sembra non essere mai stata utilizzata. L'edificio si inserisce nella tradizione della produzione monastica in Sardegna del XVII secolo e svolse un ruolo importante nella scolarizzazione, soprattutto in epoca piemontese e fino alla metà dell'Ottocento.

Il recente restauro ha rivelato dettagli affascinanti, come gli affreschi all'interno della chiesa nella prima cappella a sinistra del portone principale e le celle dei francescani, originariamente collegate tra loro tramite piccole porte, ora ripristinate. Durante i lavori sono stati anche costruiti ex novo i chiostri. Questo convento è un "bellissimo angolo" nel comune dell'alta Trexenta.

Foto del Convento San Francesco a Mandas, con il suo campanile

Monasteri e Conventi in altre Località Sarde

  • A Segariu, nei pressi della chiesetta di S. Antonio, si trovava un monastero, di cui però non rimangono resti. La bella chiesetta, costruita nel XIII secolo sopra un pozzo, forse nuragico, presenta un'interessante abside con tre finestrelle (monofore), una vera rarità. La chiesetta è stata "un pochino storpiata" con l'aggiunta di un loggiato.
  • A San Basilio, si ipotizza che un monastero sia stato realizzato sfruttando le strutture delle terme romane. I ruderi si trovano nei pressi dell'omonima chiesa, recentemente ristrutturata. L'intitolazione suggerisce un'origine bizantina, poiché i monaci basiliani furono tra i primi religiosi a raggiungere la Sardegna. La chiesetta sarebbe stata rimaneggiata o ricostruita nel XII secolo.
  • Il monastero di Santa Maria di Pulis (cistercense) a Ittiri è stato recentemente oggetto di scavi. Questo "monastero importante" era in rovina già nel Rinascimento a causa dei crolli della volta, causati dalla disomogeneità dei cantonali provenienti da cave diverse e forse perché si trattava di una delle prime volte quasi gotiche di quelle dimensioni realizzate nell'isola, con un'esperienza costruttiva limitata. Il monastero era molto potente, come dimostra un documento del 1209 sulla donazione ai monaci di Santa Maria di Chiaravalle. Oggi il titolo è del vescovo di Alghero. Negli anni '40-'50 vi si stabilì come eremita un certo Cao di Senorbì (Su Padre Biancu), il quale sottopose chiesa, chiostro e locali per i conversi a restauri impropri, chiudendo l'aula con un muro e una porta, ma forse salvando la chiesa da ulteriori distruzioni. Negli ultimi 4 anni il chiostro e il locale dei conversi sono stati scavati e consolidati, ma c'è ancora molto da fare. Santa Maria de Paulis è tradizionalmente festeggiata dagli Uresi, nonostante sia in territorio di Ittiri.
  • A San Leonardo di Cuga esisteva un monastero con annesso ospedale. Di questo è rimasta la bella chiesa romanica, risalente al XIII secolo, che doveva essere la parrocchia dell'antico villaggio medievale di Thuca, da cui poi il lago antistante ha preso il nome. Qui si trova una storia curiosa, simile a quella di San Pietro di Zuri, perché quando è stato realizzato l'invaso artificiale, la chiesa venne spostata per non essere sommersa.
  • Nostra Signora di Coros doveva essere un immenso cenobio, ma purtroppo rimane allo stato di rudere e l'area è piuttosto abbandonata. La chiesa venne donata agli inizi del XIII secolo dal giudice di Torres ai Cistercensi, che realizzarono l'abbazia e contribuirono alla bonifica del territorio. Si trovava in località Sas Seas, dove era il villaggio di Coros, capoluogo dell'omonima curatoria. La chiesa, completamente restaurata (forse pesantemente), ha l'aula romanico-gotica, facciata settecentesca e bellissime cumbessias, ricche di elementi architettonici scolpiti, anch'esse sei-settecentesche. La datazione della prima fase è circa il 1250.
  • A Sassari esistono il monastero francescano annesso a S. Maria e quello di clausura ("Li Monzi Capuzzini"), che sono ancora attivi. Nelle Clarisse di Sassari, c'è una grata che dà nella chiesa.
  • A Oristano ci sono due conventi maschili: francescani e francescani minori (quelli con l'abito nero). Per i conventi femminili di clausura si ricordano le Clarisse e le Sacramentine. Ordini ormai scomparsi ma di cui esistono ancora i conventi sono gli Scolopi e i Carmelitani.
  • A Orani c'è un convento.
  • Un convento francescano a Bono al Monte Rasu dovrebbe essere uno dei primi cenobi francescani dell'isola.
  • L'Abbazia di Nostra Signora di Tergu, un "splendido gioiello" dove è custodito il simulacro della cosiddetta Rosa di Gerico, patrona dell'Anglona. È un'abbazia camaldolese, eretta nell'anno 1000 e acquisì tale prestigio da essere elevata dal papa a "Domus Agelorum" (casa degli angeli), per poi diventare con il tempo "la Montecassino della Sardegna". La precedente struttura, con l'abside e le due cappelle laterali con la mensa posta all'inizio dell'attuale presbiterio, era a croce romana absidata, tipica delle chiese orientali, mentre con l'ampliamento è diventata a croce romana senza abside, e la chiesa risulta più ampia. L'altare ligneo originario fu rimosso negli anni '50 dalla Sovrintendenza e solo le tele e gli angeli sono rimasti, mentre la struttura è stata rifatta in modo molto diverso dall'originale. Anche la facciata è diversa: negli anni '20 non c'erano scalini, la chiesa era in piano, al centro della facciata c'era una nicchia ad arco acuto in stile gotico, sul campanile un ultimo giro di pietre alternate da fori simile a una ringhiera e il tetto era a botte, non a capriate come ora. La storia delle quattro porte indica che avevano diritto alla chiesa i tre comuni di cui Tergu faceva parte.
  • Santa Maria di Cea o Sea o Se' presso Banari. Le tracce del convento, pozzo compreso, sono state esplorate una decina di anni fa e sono visitabili. L'ordine che vi risiedeva è ancora oggetto di dibattito.
  • Santa Barbara de Monte a Capoterra, realizzata nel 1281 dall'anacoreta Gallo, che in seguito divenne vescovo di Cagliari. Tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo fu affidata ai frati minori conventuali; nel 1739 la struttura della chiesetta venne rimaneggiata.

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L'Impatto dei Monasteri sullo Sviluppo Territoriale

È importante sottolineare che, grazie a questi insediamenti monastici, si svilupparono l'agricoltura e l'allevamento, vennero introdotte nuove coltivazioni e tecniche, e ci sono rimaste splendide chiese, molte delle quali intatte. Se si riflette attentamente, dopo l'abbandono di questi monasteri, nessuno ha continuato a curare il territorio per parecchi secoli.

In epoca giudicale, ci fu un continuo intreccio di interessi tra giudici sostenitori dell'impero o del papato, di un papa o dell'antipapa di turno, di Genova o di Pisa, e di un ordine monastico rispetto a un altro (che a loro volta parteggiavano per una fazione). Questo groviglio di interessi fece sì che Camaldolesi, Benedettini, Vittorini, Cistercensi e altri si accaparrassero enormi appezzamenti di terreno e altre lucrose rendite. È significativa la donazione fatta da Barisone di Torres nel 1065 all'abbazia di Montecassino, cui segue a distanza di un anno quella fatta alla stessa abbazia da Orzocco Torchitorio di Cagliari.

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