Gli Archiatri Pontifici: Storia e Figure Emblematiche

La figura dell'archiatra pontificio, ovvero il medico personale del Papa, ha una lunga storia, spesso costellata di personaggi di spicco e, talvolta, di vicende complesse. Già nel 1906, il frontespizio della seconda edizione di Ipnotismo e spiritismo informava che il suo autore era «archiatro di Leone XIII e di Pio X».

I Primi Archiatri Pontifici e le Transizioni

Nel 1906, a prendere il posto del dottor Lapponi, scomparso nello stesso anno, fu il romano Andrea Amici, primario del Santo Spirito in Sassia. Come in un ideale passaggio di testimone da Pontefice a Pontefice e da medico a medico, Amici fu inizialmente chiamato ad assistere il Papa durante un'assenza del titolare. Successivamente, ottenuta la piena fiducia di Papa Pio, gli venne conferito l'incarico di archiatra pontificio.

Dopo il pontificato di Benedetto XV, che si vantava di aver speso in medicine durante tutta la sua vita solo 2,5 lire, il dottor Amici sarebbe stato medico personale anche di Pio XI, fino al 1928. In quell'anno fu stroncato da una polmonite fulminante (la stessa patologia per cui era morto sei anni prima Papa Giacomo della Chiesa), contratta sotto le Logge vaticane mentre nel mese di dicembre assisteva il Pontefice in una processione.

Aminta Milani: L'Archiatra di Pio XI

A succedergli nel ruolo di archiatra e di direttore dei servizi sanitari del Vaticano fu Aminta Milani (1877-1944), professore di patologia clinica, primario degli Ospedali Riuniti di Roma e, quindi, del Policlinico Umberto I. A lui toccò assistere Papa Pio XI, ottantaduenne, nel febbraio del 1939. Il Pontefice era già affetto da problemi alla prostata e da disturbi circolatori che avevano provocato una grave sofferenza cardiaca, e una febbre altissima ne aveva consumato le ultime energie.

Il peggioramento delle sue condizioni di salute avvenne proprio nei giorni precedenti la ricorrenza del decimo anniversario dei Patti Lateranensi, che Papa Ratti avrebbe voluto ricordare con un discorso da pronunciare davanti ai vescovi italiani. Fu proprio ad Aminta Milani che Pio XI si rivolse, scongiurandolo di tenerlo in vita fino a quel momento per poter celebrare quella storica data. La morte, tuttavia, lo colse il giorno prima, il 10 febbraio 1939 (cfr. Valeriano Valenzi, Ricordi del professor Aminta Milani, archiatra pontificio, in «Ecclesia in cammino. Bollettino Ufficiale per gli atti di Curia della diocesi di Velletri-Segni», gennaio 2013).

Riccardo Galeazzi Lisi: L'Archiatra Controverso di Pio XII

Con la scomparsa di Pio XI, Aminta Milani avrebbe conservato la direzione dei servizi sanitari, mentre archiatra del nuovo Pontefice Pio XII divenne il professor Riccardo Galeazzi Lisi. Quest'ultimo era stato medico personale del cardinale Pacelli quando era segretario di Stato durante il pontificato di Papa Ratti. I trent'anni trascorsi da questo medico oculista, membro dell’Accademia pontificia delle scienze (e fratello di un celebre e rispettato architetto), a fianco di Pio XII, comprendono un periodo lunghissimo, denso di eventi e assai complesso, quello della Seconda Guerra Mondiale e degli anni successivi della ricostruzione.

Senza dubbio, la vicenda degli archiatri pontifici è segnata, e non potrebbe essere altrimenti, da un rapporto di fiducia strettissimo con il Papa. Nel caso di questo oftalmologo, tuttavia, sembra che ci sia stata una incrinatura nel patto che lega medico e paziente, di cui rimane traccia anche nel giuramento di Ippocrate, laddove è fatto espressamente riferimento al segreto professionale: «Di quanto possa vedere o sentire durante la cura e anche fuori dalla cura della vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, considerando simili cose un segreto» (Ippocrate, Horkos [Giuramento], in Hippocrates, vol. I, ed. W. H. S. Jones. Cambridge. Harvard University Press, 1907).

La Violazione del Segreto Professionale

Papa Pio XII, noto anche come Papa Pacelli, non ebbe un pontificato semplice anche per la condotta del suo archiatra. Galeazzi Lisi, pur seguendo le condizioni di salute del Papa fin dalla sua elezione, iniziò a vendere ai giornali numerose indiscrezioni sullo stato di Pacelli e sui suoi consulti medici. Mentre il pontefice giaceva intubato in stato di semicoscienza a Castel Gandolfo, con l'ossigeno che arrivava alla sua bocca, Galeazzi Lisi si servì di una piccola polaroid nascosta nella giacca e gli scattò una ventina di fotografie irrispettose, che poi vendette al rotocalco Paris Match, creando un grande scandalo nell'opinione pubblica (cfr. José-Apeles Santolaria de Puey y Cruells, Che cosa succede quando muore il Papa, Piemme 2001). Si dice che il Pontefice, venuto a sapere di queste azioni, non rivolse più la parola all'archiatra, tanto che di fatto non si serviva più di lui già da mesi.

Riccardo Galeazzi Lisi, medico personale di Pio XII

Il Decadimento della Salma e l'Imbalsamazione Controversa

La morte di Pio XII avvenne nella notte del 9 ottobre 1958 a Castel Gandolfo, dove i dottori erano in subbuglio. Galeazzi Lisi non solo violò il segreto professionale, ma eseguì anche una controversa "imbalsamazione" brevettata da lui stesso. L'incredibile impacco consisteva in una serie di strati di cellophane, insieme a erbe e prodotti naturali, ma non solo non permise una buona conservazione della salma, bensì ne accelerò addirittura il decadimento. Non appena il corpo fu esposto a Castel Gandolfo, il viso del Pontefice si riempì di migliaia di piccole rughe e centinaia di altre. Iniziò un furioso succedersi di fenomeni cadaverici trasformativi. La salma si gonfiò nella zona del ventre a causa dei gas provocati dalla decomposizione accelerata; per la stessa ragione, il viso si ingrigì e dagli orifizi, specie dalla bocca, colò liquame scuro che scorreva lungo il volto e si depositò nelle orbite degli occhi. Molti nobili regolarmente svenivano, sfiniti da quell'odore di morte.

Altra storia - Pio XII

Dopo la veglia a Castel Gandolfo, il corpo del Papa era pronto per essere esposto all'omaggio dei civili. Durante il trasporto verso la Basilica di San Pietro, tuttavia, il corpo di Pio XII, già terribilmente gonfio, emise un terribile scoppio che provocò l'esplosione del torace e lo squarciarsi del petto, nel momento meno opportuno, cioè quando la salma stava per essere esposta ai fedeli, facendo cadere dei resti sul pavimento della chiesa.

Le Conseguenze per Galeazzi Lisi

Dopo i funerali, il collegio dei cardinali, prima del conclave, chiese e ottenne le dimissioni del medico. Riccardo Galeazzi Lisi fu radiato dall'Ordine dei Medici e bandito a vita dal Vaticano, a causa della sua condotta sull'imbalsamazione e sulla gestione delle informazioni su Pio XII.

Gli Archiatri Successivi: Da Giovanni XXIII a Benedetto XVI

Antonio Gasbarrini: Medico di Giovanni XXIII e Paolo VI

Archiatra del nuovo Pontefice Giovanni XXIII fu il professore Antonio Gasbarrini (1882-1963), già appartenente allo staff medico di Papa Pacelli e docente di clinica medica e terapia medica all'università di Bologna. Autore di più di trecento pubblicazioni che spaziavano dal campo delle malattie infettive alla diagnosi delle malattie addominali e di quelle polmonari, era quasi coetaneo di Papa Roncalli: quest'ultimo era nato il 25 novembre 1881, Gasbarrini l'11 marzo 1882. I due condivisero l'ultimo tratto di strada. Il "Papa buono" sarebbe morto il 3 giugno del 1963 per un tumore allo stomaco scoperto qualche mese prima; il professor Gasbarrini solo qualche mese più tardi, il 13 novembre 1963.

Forse anche per lui valsero quelle parole che egli stesso riferiva di Papa Giovanni, che di fronte al suo volto di medico preoccupato per le condizioni di salute del paziente, gli aveva detto: «Caro professore, non si preoccupi, io ho le valigie sempre pronte. Quando sarà il momento di partire non perderò tempo». Dopo la scomparsa di Papa Roncalli, nei pochi mesi che gli restarono da vivere, il dottor Gasbarrini poté prestare le sue cure anche a Paolo VI.

Mario Fontana: Il Lungo Servizio a Paolo VI

Successivamente la carica di archiatra pontificio passò al professor Mario Fontana, che avrebbe seguito Montini per tutti i quindici anni di pontificato. Questa presenza assidua è ben visibile in tre occasioni particolari: quella dell'intervento chirurgico a cui il Papa fu sottoposto nel novembre del 1967 in una sala operatoria allestita all'uopo in Vaticano. Ancora, la sua persona la si vede stilare e sottoscrivere un referto per una ferita da arma da taglio infertagli da un attentatore nell'aeroporto di Manila il 27 novembre 1970, con i seguenti dettagli: «1. Escoriazione... 2. Ferita da punta... 3. Vasta ecchimosi... 4. Prognosi...». Ed è ancora lui a guidare le cure da portare a un Papa gravemente malato e ormai morente nell'agosto del 1978.

Renato Buzzonetti: Un Record di Servizio

In questa circostanza, secondo del professor Fontana, era il dottor Renato Buzzonetti, che già undici anni prima era stato coinvolto nell'assistenza medica del Papa in occasione dell'intervento chirurgico del 1967. Ed a lui era toccato nel settembre del 1978 accorrere al capezzale di Papa Giovanni Paolo I, in assenza dell'archiatra, e constatarne il decesso, come si legge nel comunicato della Sala Stampa, «per morte improvvisa riferibile a infarto miocardico acuto» (cfr. Stefania Falasca, Papa Luciani. Cronaca di una morte, Piemme 2017).

Con l'elezione di Giovanni Paolo II (1978-2005) il dottor Buzzonetti da secondo sarebbe diventato medico principale del Papa, inaugurando così un lunghissimo sodalizio sanitario che si sarebbe prolungato per ventisei anni e sarebbe continuato per ancora altri quattro anni, fino al suo collocamento a riposo nel 2009, con Benedetto XVI. Se si aggiunge a questo già lungo periodo come sanitario di quattro Pontefici anche il lavoro part-time cominciato nel 1965 in Vaticano, su chiamata del professor Fontana, come medico supplente, con l'incarico di sostituzioni e guardie notturne, si raggiunge la somma impressionante di quarantaquattro anni a servizio dei Papi, sicuramente un record di durata.

Quasi a suggello di questa sua lunga attività, è il caso di ricordare le parole di un'intervista nella quale riassumeva così la sua esperienza a contatto con Karol Wojtyła: «[Da lui ho imparato] anzitutto a fare meglio il medico, cioè a ricordarmi che ogni malato ha gli stessi privilegi e diritti che può aver un Papa, nel senso che dinnanzi al medico, tutti i malati, i più poveri, i più dimenticati, sono anch’essi fratelli miei e figli di Dio. La sostanza è che il medico serve l’uomo, questo ho imparato» (Intervista di Tiziana Campisi, Archivio Radio Vaticana, 21 gennaio 2017).

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