La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) rappresenta l'organo di collegamento e coordinamento dei vescovi cattolici italiani, un'istituzione che ha radici profonde nella storia recente del Paese e che continua a evolversi per affrontare le sfide contemporanee. Attraverso i suoi mezzi di comunicazione, la CEI si fa portavoce di valori, dibattiti e riflessioni che animano la Chiesa e la società civile. Un esempio significativo di questa attività è il Festival della Comunicazione "I Media della CEI", un evento nazionale che si svolge annualmente a Terrasini, in Sicilia, promuovendo il dialogo su temi cruciali attraverso diverse piattaforme.

La Nascita e l'Evoluzione della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
Le Origini e la Necessità di un Organismo Nazionale
Nel contesto della collegialità multipolare degli antichi Stati, suscitata dai processi rivoluzionari, dalla creazione dello Stato unitario e dalla successiva articolazione dell’Italia cattolica in conferenze episcopali regionali, si è assistito a un passaggio significativo. Nel 1952, si è passati alla sperimentazione di una conferenza episcopale per l’intero territorio nazionale. Questo è stato un percorso articolato, poiché i vescovi italiani avevano un legame diretto con il papa e con le strutture vaticane, più che fra loro. Inoltre, l’Italia presentava un’antica e assai frammentata articolazione diocesana, valorizzata e protetta per secoli.
Nella seconda metà degli anni Quaranta del Novecento, iniziarono a profilarsi esigenze di un’organizzazione centrale per i vescovi, distinta dalle strutture della Santa Sede. La prima idea di conferenza risale al 1946 e si rivelò all’interno della Commissione episcopale nominata dalla Santa Sede per la preparazione dei nuovi statuti dell’Azione cattolica. Fu presentato un progetto per una commissione di presidenti delle conferenze regionali allo scopo di studiare i problemi della Chiesa in Italia e di sottoporre le soluzioni alla Santa Sede. Tale progetto fu giudicato prematuro e si nominò invece una Commissione episcopale per l’alta direzione dell’Azione cattolica italiana. Tra il 1947 e il 1948 il gesuita Riccardo Lombardi lanciò un progetto per rinnovare il cattolicesimo, inviandolo al papa. Nel progetto era prevista l’istituzione di un organo ecclesiastico nazionale per l’intero episcopato, ritenendo che le conferenze regionali non fossero più sufficienti per questioni ampie, e si auspicavano «periodiche Conferenze nazionali dell’episcopato».
Alla fine del 1950, una lettera dell’arcivescovo Giuseppe D’Avack di Camerino a Lombardi toccò il tema. D’Avack riteneva indispensabile una conferenza che affrontasse i problemi comuni ai vescovi, perché il «sacro Ministero dei Vescovi è diretto in Italia dall’Azione cattolica». Le idee di D’Avack arrivarono al papa. In un’udienza di Pio XII a Lombardi e Virginio Rotondi dell’aprile del 1951 sul tema «maggiorare il governo di Roma sui vescovi» ritornò la questione. Pio XII lamentò la difficoltà di governo del papa sui vescovi, affermando che «non sono mica dei prefetti». Lombardi suggerì un esperimento per l’Italia. Pio XII ipotizzò l’ampliamento dei poteri della Commissione episcopale per l’Azione cattolica, che avrebbe potuto essere «costituita con alcuni Ecc.mi Vescovi fra i più aderenti all’ora che viviamo e possibilmente mettendo al loro capo un uomo nuovo, molto capace e coraggioso, con funzioni assai ampie per la fiducia personale del S. Padre». Dai colloqui si ricavò la propensione vaticana per una nuova istituzione collegiale idonea a favorire un diretto intervento di Pio XII sui vescovi italiani. Lombardi appoggiò questa ipotesi, notando una certa sfiducia fra i vescovi sulla possibilità di un’azione pastorale autonoma.
Nel 1951, il cardinale di Palermo Ernesto Ruffini compì passi decisivi per la costituzione di un organismo unitario dell’episcopato italiano. Aveva avanzato questa idea a Roma in passato, ma con risultati negativi, nonostante fosse «uomo di Roma». Il papa, però, riteneva che l’episcopato italiano non avesse bisogno di una struttura nazionale, dato che c’erano gli uffici vaticani. Ruffini, convinto della necessità, ne parlò con diversi vescovi. Ai primi di giugno 1951 ne parlò con Giovanni Battista Montini e l’11 dello stesso mese con Pio XII, chiedendo di farsi promotore di una riunione dei presidenti delle conferenze regionali. Il papa acconsentì. Ruffini scrisse ai cardinali responsabili di diocesi in Italia, proponendo un incontro da tenersi in una località dell’Italia centrale (Montecassino, Camaldoli, Loreto), che sarebbe servito da incoraggiamento agli stessi vescovi e avrebbe dato occasione per decisioni comuni da sottoporre alla Santa Sede o al Governo. Visto il positivo sondaggio, Ruffini scrisse nell’ottobre 1951 a Montini per sottoporre definitivamente la proposta al papa. Pio XII approvò.
I Primi Passi e le Sfide degli Anni '50
L’organizzazione fu affidata alla Congregazione concistoriale. A firma del cardinale Adeodato Giovanni Piazza, responsabile del dicastero, il 12 dicembre 1951 fu inviata una lettera riservata personale a tutti i cardinali e i vescovi presidenti delle conferenze regionali, comunicando la convocazione a Firenze per l’8, 9 e 10 gennaio 1952. Il tema dell’adunanza fu l’esame dei problemi del clero e del laicato cattolico. Segretario fu designato Giovanni Urbani. L’incontro fiorentino presentò le caratteristiche delle riunioni vaticane, con le spese a carico della Concistoriale. A Firenze arrivarono tutti i presidenti delle conferenze conciliari. Presiedette Alfredo Ildefonso Schuster, cardinale più anziano di creazione, mentre Ruffini introdusse esponendo la natura e gli scopi dell’incontro, tracciando l’itinerario che aveva portato a Firenze e auspicando che il papa tenesse conto delle conclusioni e che ognuno dei presenti intervenisse con la «massima libertà di parola». Iniziò così la vicenda della CEI, denominazione che il presidente Schuster utilizzò già nel 1952, riportata nel verbale dell’incontro. L’assemblea, rappresentativa di una collegialità più ampia, si dimostrò l’organo centrale della nuova istituzione, perché espresse nelle analisi, riflessioni, dibattiti e nelle conclusioni, le dinamiche interne e le tendenze dell’episcopato italiano. La CEI appena nata non era autonoma dal Vaticano.
Dopo Firenze, una nuova riunione si svolse a Sestri Levante nel gennaio 1953. Nello stesso anno, Montini dispose una riunione straordinaria per i soli cardinali italiani, una sorta di direttivo, dove fu preparato un piano di lavoro comune e si discusse di uno statuto. Da questa riunione, tenutasi a Venegono Inferiore nel settembre 1953, partì l’idea di una lettera pastorale collettiva. A novembre 1953, si tenne un’assemblea a Pompei. I lavori furono preceduti da una riunione di soli cardinali, con lo scopo di delineare la lettera collettiva, ma il dibattito si spostò sulla natura e finalità della CEI. Il nodo fu sciolto da Piazza che riferì il pensiero del papa, trasmesso attraverso Montini: la lettera poteva essere redatta, ma sottoposta alla Santa Sede.
A Firenze, Sestri Levante, Venegono e Pompei, le analisi e i dibattiti furono assai fitti sui problemi religiosi e politici dell’Italia. I primi quattro incontri della CEI rappresentano un osservatorio di interesse estremo per leggere l’Italia cattolica dei primi anni Cinquanta. Si riscontrarono poche vocazioni perché, secondo i vescovi, era diminuito il senso cristiano delle famiglie che volevano un introito economico immediato dai figli. Preoccupavano le condizioni economiche dei preti, che non erano assicurati contro le malattie, l’invalidità e la vecchiaia. Vi era molto imbarazzo nell’affrontare il problema dell’eccessivo numero delle diocesi. Al centro del laicato organizzato vi era l’Azione cattolica, forte e capillare. Preoccupava l’ignoranza sulle verità religiose: i vescovi avrebbero voluto una revisione del catechismo di Pio X e una maggiore presenza degli adulti agli incontri. Alla nascente televisione, vista con sospetto, venivano preferiti gli oratori organizzati. Nei primi dibattiti si trovava molta attenzione per la situazione politica, soprattutto per il partito dei cattolici (la DC), che, pur sostenuta, aveva perduto parte del credito fra gli elettori, e per il comunismo, considerato un avversario forte e con una tattica sottile e complessa. Per i vescovi, l’incalzante indifferentismo religioso era collegato alla diffusione di orientamenti politici lontani dalla fede e dalla morale.
Il Ruolo Vaticano e l'Adattamento ai Cambiamenti Sociali
I primi passi della CEI furono fortemente condizionati e diretti dagli uffici vaticani. Una funzione decisiva fu svolta da Montini e dal segretario della Concistoriale Piazza. Il problema che interpellava Roma e i vescovi italiani era quello della definizione istituzionale di questi rapporti e degli ingranaggi formali da approntare. Dal 3 novembre 1954, Montini divenne arcivescovo di Milano e poté partecipare personalmente alla CEI. Piazza, invece, vigilò e regolò i lavori delle prime riunioni attraverso una persona di sua fiducia, Giovanni Urbani, che fu designato segretario della CEI.
Il ruolo vaticano nella CEI non cessò dopo l’applicazione nel 1954 di uno statuto provvisorio. Da tale statuto, la CEI era definita come riunione dei presidenti delle regioni conciliari che rappresentavano tutti i vescovi della nazione. Negli anni della modernizzazione dell’Italia, i vescovi della CEI studiarono intensamente i temi emergenti dalla realtà ecclesiale e dalla società civile. Negli anni Cinquanta, l’anticomunismo era fermo e indiscusso. Profonde trasformazioni stavano cambiando l’Italia, con una spinta migratoria verso il Nord e altri paesi. Durante gli anni Cinquanta, alla CEI si discusse sui cambiamenti del costume, le migrazioni, la disgregazione della famiglia, le condizioni delle periferie urbane e la scristianizzazione, le difficoltà dei preti, l’adeguamento dell’istruzione religiosa e la situazione del Sud. Lo sforzo di analisi dei vescovi fu notevole e talvolta spietato, notando mediocrità nella vita quotidiana dei preti e una crisi nell’autorità del vescovo. Vengono preclusi gli interventi politici ai sacerdoti, solo ai vescovi è consentito intervenire. Alle riunioni della CEI negli anni Cinquanta, parteciparono cardinali e vescovi, discutendo questioni politiche molto intrecciate con i problemi religiosi. Il tema dell’«apertura a sinistra» del partito cattolico verso i socialisti, apparso sulla rivista «Vita e Pensiero», suscitò un dibattito vasto e arrivò alla CEI nell’ottobre 1956.

Il Festival della Comunicazione "I Media della CEI" a Terrasini
Un Evento Nazionale tra Fede e Società
Il festival "I Media della Cei", conosciuto anche come "MEDIAC.E.I. INSIEME per… passione!", è un evento a carattere nazionale organizzato dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Monreale, diretto da Don Antonio Chimenti, e dall’Associazione culturale “Così, per… passione!” di Terrasini, presieduta da Ino Cardinale. L’iniziativa si svolge in sinergia con le direzioni e le redazioni di importanti testate e network cattolici quali Avvenire, TV2000, InBlu Radio e AgenSIR - Servizio Informazione Religiosa. L’evento è patrocinato dal Comune di Terrasini e dall’Assessorato Regionale BB.CC., sottolineando il suo rilievo culturale e istituzionale.
L’edizione di quest’anno è caratterizzata, inoltre, da una significativa collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo e la Rivista del Cinematografo, a testimonianza dell'attenzione dedicata ai corti cinematografici e all’arte del cinema come sintesi notevole della visione culturale contemporanea.
Temi, Protagonisti e Il Filo Conduttore della Sesta Edizione
La sesta edizione del festival della comunicazione dell’Arcidiocesi di Monreale si svolgerà a Terrasini dal 9 al 15 settembre prossimo. Il titolo, evocativo e profondo, è tratto dal Vangelo di Marco: «La gente, chi dice che io sia? … Ma voi, chi dite che io sia?» (Mc 8,27b.29a). Questa domanda, centrale nel Vangelo di Marco, è il filo conduttore dell'evento, invitando a riflettere sull'identità di Gesù a distanza di oltre duemila anni e sul suo significato per la gente di oggi.
Le giornate si articolano su quattro ambiti principali: Cultura, Società, Giustizia e Comunicazione, nella preziosa cornice del Polo Museale Riso-D’Aumale e del Museo D’Aumale di Terrasini, che ospita l’evento. A confrontarsi sul ruolo della Comunicazione saranno proprio i protagonisti di questo Festival: i direttori dei Media della CEI. Nel pomeriggio di Domenica 13 settembre, Marco Tarquinio di Avvenire, Vincenzo Morgante di TV2000 e InBlu Radio e Amerigo Vecchiarelli di AgenSIR, risponderanno alla lezione di Gesù che dice “Non sprecate parole quando pregate dite: Padre…”. Autenticità ed essenzialità sono i fondamenti di una Comunicazione responsabile e consapevole, che le “parole” trasformano la Storia, e saperle “usare” vuol dire servire e avere cura dell’umanità tutta. Il compito specifico dei media cattolici, ricordano dalla Diocesi, è fare propria la lezione di Gesù sul Padre Nostro, un insegnamento difficile soprattutto per gli operatori della Comunicazione che della parola ne conoscono il “potere”.
Tra i partecipanti e relatori di spicco si annoverano:
- Per il mondo della Cultura: Francesco Bonini (Rettore Università Lumsa di Roma), Fabrizio Micari (Rettore Università di Palermo), Gianni Puglisi (Rettore Università Kore di Enna).
- Per l'ambito della Famiglia (fra liquidità di ruolo e sfide educative) e dell’evangelizzazione (tra frammentarietà ecclesiale e rinnovamento pastorale): Mons. Rino Fisichella (Arcivescovo, Presidente Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione), Mons. Michele Pennisi (Arcivescovo di Monreale), Nello Musumeci (Presidente della Regione siciliana) e il Gen.
- Per l'ambito della Scienza e della Fede: Giuseppe Tanzella-Nitti (Professore ordinario di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma, Direttore del Centro di Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede), Silvio Maringhini (già Direttore Unità operativa complessa di Nefrologia pediatrica, Ospedale dei Bambini, Palermo - Presidente della Associazione Siciliana per la Prevenzione e Terapia delle Nefropatie Onlus), Matteo Micucci (Dottore di Ricerca Europeo in Scienze Farmaceutiche - Adjunct Professor at UniCamillus-Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences - Dipartimento Farmacia e Biotecnologie, Alma Mater Studiorum Università di Bologna), Massimo Midiri (ordinario di Diagnostica per Immagini e Radioterapia - Università degli Studi di Palermo), Calogero Caltagirone (professore associato di Filosofia morale nell’Università Lumsa di Roma e docente invitato di Teologia Fondamentale nella Facoltà Teologica di Sicilia).
- Inoltre, Davide Milani (presidente “Tertio Millennio Film Fest” - presidente Fondazione Ente dello Spettacolo - direttore “Rivista del Cinematografo”), Maria Roveran (attrice, cantautrice), Ivan Scinardo (direttore sede Sicilia Centro Sperimentale di Cinematografia), e registi di corti come Mario Sposito, Veronica Spedicati, Giulia Di Battista, e Vincenzo Sacco (direttore distribuzione Altre Storie).
Di Buon Mattino (TV2000) - ARTEVENTO Cervia: quando il cielo diventa arte e messaggio di pace
Programma Culturale e Momenti di Spiritualità
Una novità di questa edizione saranno le “Albe a Torre Alba” di Terrasini, con il Concerto per Pianoforte del Maestro Marcelo Cesena “…come in cielo così in terra” e le letture degli scrittori siciliani con Pamela Villoresi (attrice - direttrice Teatro Biondo Stabile di Palermo), il tenore Rosario Claudio Cardile e il musicista Giacomo Scinardo (polistrumentista). Anche in questa sesta edizione sono previsti appuntamenti all’alba con il Concerto per Fisarmonica del M. In questo contesto, verranno dedicati a settecento anni dalla sua morte alcuni momenti celebrativi di Dante Alighieri. Il viaggio metaforico di Dante è guida per tutti, ‘ostacolati da una selva oscura’, in un concreto percorso di trasformazione, nel cammino della vita di ogni uomo verso un “dilettoso monte ch’è principio e cagion di tutta gioia”. Ciò rappresenta il paradigma di ogni autentico viaggio in cui l’umanità è chiamata a lasciare ‘l’aiuola che ci fa tanto feroci’ per giungere a una nuova condizione, segnata dall’armonia, dalla pace, dalla felicità.
Sempre in questa stessa sesta edizione è previsto lo spettacolo teatrale “Appello ai liberi e forti”, promosso dal CISS (Centro Internazionale Studi Don Sturzo). L’iniziativa è stata accolta dall’Arcidiocesi, con il suo Ufficio Comunicazioni sociali, e dall’Associazione culturale “Così, per… passione!”, rappresentando una circostanza in più per promuovere e far maturare la cultura della legalità attraverso l’utilizzo del linguaggio teatrale e editoriale, e per ricordare le tante vittime della mafia (giudici, scorte, forze dell’ordine, rappresentanti delle istituzioni, cittadini comuni) e, in particolare, dato il 39° anniversario della sua uccisione, il Gen. Nel corso della serata sarà assegnato il Premio “Una vita per… passione!”.
Nel susseguirsi delle giornate, ogni giorno saranno celebrate le Sante Messe in diretta TV2000 dalla Chiesa Madre di Terrasini con Mons. Michele Pennisi, Mons. Dario Viganò, Mons. Le sante Messe (delle ore 7:00 - 8:30 - 19:00 e anche ore 10:00 la domenica) saranno animate dalle corali: “Mater Gratiae” della Chiesa madre di Terrasini (Direttore: Marco Monastra, all’organo: Luca Di Donato) e “Cantate Domino” Parrocchia Ecce Homo in Cinisi (Direttore: Livia Cintioli).

Informazioni Pratiche per la Partecipazione
Gli incontri-conversazioni pomeridiani e gli eventi serali avranno luogo all’aperto, nell’atrio di Palazzo d’Aumale. L’ingresso per le “Albe a Torre Alba” e per gli eventi culturali pomeridiani è libero. È libero anche l’ingresso per gli eventi serali (concerti, rassegna corti e rappresentazioni teatrali) che, comunque, sono a prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti, fissati in numero di 200. La prenotazione va fatta telefonando a Emilio Chillemi. Ai partecipanti verranno distribuite copie del quotidiano Avvenire, messe a disposizione dall’Ufficio Comunicazioni sociali della Arcidiocesi.