Mauro Biglino e la Bibbia: Una Prospettiva di Traduzione Letterale

Mauro Biglino, saggista e traduttore italiano, si è distinto nel panorama della traduzione per il suo approccio critico e letterale ai testi biblici. Nonostante i traduttori siano figure tradizionalmente "invisibili", Biglino ha fatto del suo mestiere una bandiera, rivendicando l'importanza dell'onestà intellettuale nella traduzione, specialmente per testi antichi e complessi come la Bibbia ebraica.

Il Percorso di Traduzione e la Formazione

Dopo gli studi classici, Mauro Biglino ha intrapreso lo studio dell'ebraico in età adulta, mosso dal desiderio di accedere direttamente ai testi da cui deriva il giudaico-cristianesimo. Ha studiato con un insegnante assegnato dalla comunità ebraica della sua città. La sua carriera di traduttore per le Edizioni San Paolo è iniziata interloquendo con la casa editrice sulle traduzioni della collana "Bibbia Ebraica Interlineare" mentre traduceva per interesse personale. A seguito di un'attenta verifica del suo lavoro, le Edizioni San Paolo gli hanno affidato incarichi redazionali e, successivamente, vere e proprie traduzioni. La casa editrice cattolica ha pubblicato diciannove libri dell'Antico Testamento da lui tradotti dal testo masoretico, inclusi "I profeti minori" e "I cinque Meghillôt" (2010).

Le Sfide della Traduzione dell'Ebraico Antico

Semplice infografica sulle sfide della traduzione di testi antichi, evidenziando il problema delle lingue morte, l'assenza di vocali e le incertezze terminologiche.

La traduzione di testi antichi, e in particolare dell'ebraico della Bibbia, presenta sfide considerevoli. Il prof. Giovanni Garbini, docente di filologia semitica all'Università La Sapienza di Roma, ha sottolineato come, per le lingue antiche, neppure l'accordo unanime degli studiosi sul significato di un termine sia garanzia di certezza. L'ebraico non fa eccezione; secoli di discussioni su termini cruciali, come quello tradotto con "Dio", dimostrano quanto sia lontana una condivisione accettata del significato di singoli vocaboli o interi versetti.

Mauro Biglino evidenzia che l'incertezza regna sovrana nei testi biblici, poiché non si ha certezza su chi li abbia scritti, né sulla loro prima stesura, sapendo solo che nel corso dei secoli sono stati oggetto di centinaia di variazioni. Inoltre, non si sa come fossero letti in origine, essendo stati scritti senza vocali. A suo parere, la correttezza e l'onestà intellettuale richiedono un atteggiamento cauto, suggerendo di adottare il metodo del "facciamo finta che" durante la lettura di questi libri.

Il quadro complessivo che Biglino presenta deriva dall'analisi del contesto, più che dalla traduzione di singoli termini, restituendo una visione che, a suo dire, non ha nulla a che vedere con la tesi monoteista e spiritualista veicolata dalle tradizioni teologiche.

Il Concetto di Traduzione "Letterale"

Interpretazione e Traduzione

Per Mauro Biglino, tradurre "letteralmente" significa sforzarsi di evitare ogni interpretazione intenzionale, in particolare quelle elaborate dall'esegesi spiritualistico-teologica. L'obiettivo è riportare il significato originario dei termini così come indicato nei dizionari di etimologia ebraica. Egli osserva che esistono termini come Elohim, Yahweh, ruach, kavod, su cui l'esegesi discute da secoli senza raggiungere un significato concordemente accettato. Per Biglino, sarebbe opportuno non tradurre questi vocaboli, ma piuttosto leggere con attenzione i contenuti dei vari contesti in cui sono presenti.

Un esempio citato è quello di Elohim (plurale), tradotto con "Dio" (singolare), sebbene l'esegesi ebraica stessa affermi che nella lingua biblica non esista un termine con il significato di "Dio" inteso come oggetto di venerazione. Questo concetto, secondo Biglino, sarebbe stato mutuato dalla teologia dal pensiero greco e applicato forzatamente ai testi ebraici. Nel suo approccio alla traduzione letterale, Biglino cerca di evitare di comportarsi come gli esegeti che necessitano di trovare nel testo conferme alle proprie tesi, preferendo raccontare ciò che narra il contesto.

La traduzione "letterale" si lega quindi al metodo del "fare finta che": supporre che ciò che è scritto sia vero nel significato letterale dei termini e osservare con distacco ciò che ne emerge. Questo approccio metodologico, sebbene non pretenda di veicolare verità assolute, genera un quadro intrinsecamente coerente che non necessita di categorie interpretative come quella del "mistero". Questo metodo, che Biglino definisce il "metodo Schliemann" (riferendosi all'archeologo che "ha fatto finta" che i poemi omerici fossero basati su una storia vera), mira a una lettura rispettosa del testo, libera da interpretazioni teologiche pregiudiziali.

La Bibbia Secondo Biglino: Una Storia "Fisica"

Negli anni di lavoro sulla traduzione delle Scritture, Mauro Biglino è giunto a una lettura alternativa dell'Antico Testamento che suggerisce ipotesi rivoluzionarie. Se si rimuovono dalla Bibbia le interpretazioni metaforiche e teologiche, applicando una lettura laica e letterale, emerge che essa non parla di "Dio" né di alcunché di divino. Al contrario, rivela una storia interamente "fisica", offrendo un'ipotesi sorprendente sull'origine dell'essere umano sulla Terra. Secondo Biglino, "Chi legge l'Antico Testamento con la mente disincantata e vi si avvicina con l'atteggiamento sereno che avrebbe verso qualsiasi libro scritto dall'umanità non ha alcuna difficoltà a cogliere l'evidenza dei fatti."

La sua esperienza di traduttore lo ha portato a credere che gli antichi autori avessero l'obiettivo di registrare e mantenere la memoria di fatti realmente accaduti, eventi importanti che riguardavano le loro origini e la loro esistenza come popolo. A supporto di questa tesi, Biglino sottolinea che "Il Dio spirituale, trascendente, onnisciente e onnipotente non trova riscontro in nessuna parola presente nella lingua ebraica." Di conseguenza, la divinità spiritualmente intesa non è presente nell'Antico Testamento, e non vi è un culto rivolto a un "Dio" in tal senso. Da qui il titolo di una delle sue opere più note: "La Bibbia non parla di Dio".

Opere e Contributi

Mauro Biglino (Torino, 1950) è un saggista e traduttore italiano, cultore di storia delle religioni e specializzato nella traduzione dell'ebraico antico. Oltre alle sue traduzioni per le Edizioni San Paolo, ha pubblicato numerosi libri che espongono i risultati del suo lavoro, tra cui:

  • "Antico e Nuovo Testamento. Libri senza Dio" (Uno Editori, 2016)
  • "La Bibbia non parla di Dio" (Mondadori, 2015)
  • "Il falso testamento" (Mondadori, 2016)
  • "L'invenzione di Dio"

Da molti anni, Biglino tiene conferenze in tutta Italia per presentare la sua chiave di lettura letterale della Bibbia. Ha anche approfondito nuove ipotesi geografiche con il libro "Gli dèi Baltici della Bibbia", che indaga le omonimie tra geografia biblica e baltica, ponendosi domande sull'ubicazione originale degli eventi veterotestamentari. Questo lavoro analizza linguisticamente nomi di luoghi e termini dall'etimologia dibattuta, suggerendo come il termine "Elohim" possa essere interpretato anche alla luce delle lingue nordiche e chi possa incarnare la "Stirpe del Serpente".

Il 6 marzo 2016 si è tenuto a Milano un confronto ufficiale che ha testimoniato diverse letture storiche, teologiche, filologiche e letterali dell'Antico Testamento, coinvolgendo Mauro Biglino e rappresentanti di diverse confessioni ebraico-cristiane.

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