Il sacramento della Santissima Eucaristia perpetua il memoriale della Pasqua del Signore e quindi della sua presenza salvifica. Dobbiamo anzitutto considerare che la celebrazione dell’Eucaristia non è né una rappresentazione teatrale, né un momento in cui viene dispensata la Santa Comunione. L'Eucaristia è, anzitutto, un mistero da celebrare e questo significa che è una realtà che coinvolge appieno la vita di ognuno. Celebrare significa vivere. Questa profonda comprensione ci permette di capire che celebrare l'Eucaristia significa adottare uno stile di vita che è quello della comunione e del dono, anzitutto lo stile di vita della comunione che significa intessere per l'Altro (Dio) e per gli altri (il prossimo) rapporti veri e sinceri. Come sappiamo il Signore si rende presente per noi nel nostro prossimo, ecco allora che diventa indispensabile anche il dono che si rende concreto nel servizio, un servizio che è donarsi per il bene altrui.

L'Eucaristia: Sorgente e Culmine della Vita della Chiesa
L'Eucaristia si colloca nel cuore dell’«iniziazione cristiana», insieme al Battesimo e alla Confermazione, e costituisce la sorgente della vita stessa della Chiesa. Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea che “l’Eucaristia è la fonte e il vertice di tutta la vita cristiana”. Inoltre, “Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua”. Essa esprime e produce la comunione della vita divina e l'unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa.
Il gesto di Gesù compiuto nell’Ultima Cena è l’estremo ringraziamento al Padre per il suo amore, per la sua misericordia. Il termine "ringraziamento" in greco si dice "eucaristia". E per questo il Sacramento si chiama Eucaristia: è il supremo ringraziamento al Padre, che ci ha amato tanto da darci il suo Figlio per amore. Dunque la celebrazione eucaristica è ben più di un semplice banchetto: è proprio il memoriale della Pasqua di Gesù, il mistero centrale della salvezza.
I Nomi dell'Eucaristia: Un'Insondabile Ricchezza
L'insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti particolari:
- Eucaristia: perché è rendimento di grazie a Dio.
- Cena del Signore: perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua passione e dell'anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme celeste.
- Frazione del pane: rito tipico della cena ebraica, utilizzato da Gesù e riconosciuto dai discepoli dopo la sua risurrezione, designando le assemblee eucaristiche dei primi cristiani. Tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo.
- Assemblea eucaristica (sýnaxis): in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
- Memoriale della passione e della risurrezione del Signore: Santo sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa; è anche chiamato santo sacrificio della Messa, «sacrificio di lode», sacrificio spirituale, sacrificio puro e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell'Antica Alleanza.
- Santa e divina liturgia: perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione dei santi misteri.
- Santissimo Sacramento: in quanto costituisce il sacramento dei sacramenti. Con questo nome si indicano le specie eucaristiche conservate nel tabernacolo.
- Comunione: perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo; viene inoltre chiamato le cose sante («tà hágia», «sancta»), pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d'immortalità, viatico.
- Santa Messa: perché la liturgia, in cui si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
L'Eucaristia come Dono d'Amore e Nutrimento Spirituale
Del resto, quando Gesù ha istituito questo sacramento nell’Ultima Cena, risuonava l’antifona del comandamento dell’amore: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi! Nell’Eucaristia noi possiamo comprendere in che modo Gesù ci ha amato, ovvero donandosi a noi, facendosi per noi nutrimento, una semplice ed umile Ostia che racchiude in sé Dio stesso! Questo modo di donarsi è possibile soltanto se ci lasciamo guidare da sentimenti di umiltà e di abnegazione. Questo amore, che il Signore manifesta per ognuno di noi, è lo stesso amore che noi dobbiamo nutrire nei confronti dei fratelli, indistintamente. Questo ci ha insegnato Gesù nella sua vita terrena e continua a farlo attraverso la sua presenza sacramentale nell’Eucaristia!
Ogni volta che noi celebriamo il memoriale della morte e risurrezione del Signore, ricordiamo questo: noi mangiamo il Corpo e il Sangue del Signore perché a nostra volta possiamo anche noi diventare Lui, ovvero possiamo assimilare la nostra vita alla sua imitando quello che lui ha fatto. Se il Battesimo ci ha resi parte integrante del corpo mistico di Cristo quali membra vive, sta a noi e alla nostra libera scelta rinnovare la consapevolezza di questa dignità e comprendere quale sia il disegno di Dio per ognuno di noi.

Il Significato Antropologico del "Mangiare" l'Eucaristia
È importante meditare sul significato antropologico delle parole "Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi". Spesso si sente dire, anche tra i cristiani, che l'Eucaristia è un rituale difficile, troppo ripetitivo, con il quale si fatica a stabilire una relazione permanente e affettiva. Abbiamo coltivato la fame di tante cose secondarie e poi abbiamo talvolta lasciato indietro la fame, il bisogno di Eucaristia.
Proviamo, per esempio, a meditare sul verbo “mangiare” e su come esso da sempre ci accompagna. Così antico, così necessario, così presente, così ricco di significato per la nostra vita. La relazione con il mondo l’abbiamo inaugurata con la nostra bocca. È stata la prima forma di comunicazione, la prima forma di inserimento in questa storia e anche la prima forma di amore. Mangiare non è solo inghiottire, ma capacità di incorporare, di ruminare e metabolizzare il mondo, di fare una sintesi nuova, di costruirsi. Non è solo mandar giù bocconi di realtà esterna che così passano nel nostro mondo interno, è anche un processo di trasformazione.
Per noi umani, anche quando lo facciamo da soli, mangiare è sempre un atto di relazione, un atto, se vogliamo, sociale. Un pasto è un'azione comunitaria perché nel nostro orizzonte presuppone sempre l'altro. In realtà noi ci sediamo a tavola perché ci nutriamo gli uni degli altri, perché abbiamo bisogno di interiorizzare la presenza gli uni degli altri, la loro parola, volto, affetto. Quando Gesù diceva «la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda» (Gv 6,55), sapeva bene che con il suo gesto d'amore stava per rendersi cibo di vita per i suoi discepoli. Quando afferma «chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno», Gesù lancia una sfida. Ci sta invitando: "Mangiate la Vita che io sono". Ci riuniamo attorno alla mensa eucaristica per nutrirci di Cristo.
La Chiesa nasce e rinasce intorno all'altare e i cristiani non possono vivere senza Eucaristia. Gesù ha voluto che la sua memoria fosse celebrata nella ripetizione della sua Ultima Cena e nel ricordo di queste sue parole, è perché noi possiamo avere una misura e un modello per relazionarci gli uni con gli altri. Ad ogni Eucaristia noi ci riuniamo per celebrare il dono sacrificale che Gesù fa di sé stesso, la trasformazione della vita in nutrimento, della sua carne stessa in cibo. A tavola Gesù ci dà la grande prova d'amore, ma anche la grande lezione. L'Eucaristia è una lezione reale e persistente.
L'Eucaristia come Via di Trasformazione e Servizio
Andiamo all'Eucaristia per imparare da Gesù come fare, e tutti abbiamo bisogno di maturare per rendere i nostri giorni, il nostro avere e il nostro sapere un dono che nutre. Perché sappiamo che nella bisaccia il pane può diventare duro, può morire senza aver compiuto la sua missione. Se il pane non viene messo sulla tavola e servito, va perduto. Il pane che non viene subito offerto diventa ben presto uno spreco. E anche la nostra vita può andare perduta. Per questo la parola del Vangelo è: chi vuole guadagnare la vita deve donarsi, deve consegnarsi (Cf Mt 16,25).
Possiamo vivere un’intera vita senza che il nostro corpo sia cibo per qualcuno. Possiamo vivere nell'egoismo, soggiogati da quella dittatura dell'indifferenza di cui parla papa Francesco, sprofondati in una zona di comfort che rende la nostra vita impermeabile. Nessuno ci viene incontro perché noi viviamo in una capsula, proteggendoci da tutto e da tutti. Quando ci comportiamo così, la nostra vita non diventa nutrimento per nessuno. E in fondo sperimentiamo una totale estraneità a Gesù, simile a quella degli scribi che si chiedevano: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» (Gv 6,52).
Tutte le vite rientrano nell'immagine quotidiana del pane che si spezza e si divide. Perché la vita è una cosa seminata, cresciuta, maturata, raccolta, triturata, impastata: è come pane. Noi siamo impasto che si spezza, mollica che si sbriciola, spessore che diminuisce, alimento che viene distribuito. Per noi cristiani, l'Eucaristia è il luogo vitale della decisione su cosa fare della vita. Tutte le vite sono pane, sì, ma non tutte sono "eucaristificate", ossia configurate in Cristo e assunte, nella sua sequela, come offerta radicale di sé, come dono, dono vivo, come servizio di amore incondizionato.
La Presenza di Dio e la Scuola dell'Umanità nell'Eucaristia
L’Eucaristia è certamente in primo luogo il segno tangibile della presenza di Dio in mezzo a noi. Attraverso l’Eucaristia noi abbiamo la concreta possibilità di incontrare il Padre attraverso il Figlio che diventa quindi la via che ci conduce al Padre. Con l’Eucaristia Dio realizza oggi la sua comunione con gli uomini. Nell’Eucaristia noi possiamo ritrovare anche tutte le caratteristiche più importanti della figura di Gesù e quindi possiamo nella preghiera metterci alla scuola della vera umanità. Nell’Eucaristia sono presenti infatti tutti gli atteggiamenti fondamentali del nostro essere cristiani: l’essere figli, la relazione con il Padre, il ringraziamento, l’accoglienza, il perdono, l’ascolto della parola, l’offerta di sé, la capacità di fare memoria, l’essere uomini e donne di pace, essere comunità radunata dal Signore, il desiderio di fare comunione, il compito del servizio, la missione dell’annuncio del vangelo, l’attesa della vita eterna, la felicità.
L’Eucaristia diventa allora come il vasaio che di domenica in domenica plasma la vita del cristiano a immagine e somiglianza di quella di Gesù. Per questo è così importante il nostro modo di pensare e vivere l'Eucaristia. La risposta che possiamo dare, anche umile e incompleta, continua a essere quella che i martiri di Abitene sigillarono nel IV secolo con il proprio sangue, quando si opposero alle prescrizioni dell'imperatore Diocleziano spiegando che, se non si riunivano a celebrare l'Eucaristia, semplicemente non avrebbero potuto esistere: «Sine dominico non possumus» (Senza il Giorno del Signore non possiamo vivere).
L'Eucaristia e la Vita Matrimoniale e Sacerdotale
Il «grandissimo mistero» del matrimonio cristiano richiede di essere compreso in continuità con il mistero eucaristico, poiché gli sposi vivono nella loro anima e nel loro corpo «della vita di Cristo», rimangono in Cristo, e Cristo in loro. Padre Henri Caffarel fa per l’appunto discendere la comprensione del significato del matrimonio dalla presa di coscienza dell'impatto che il sacramento dell'Eucaristia ha sulle vite degli sposi: «Marito e moglie, voi che mangiate la carne di Cristo, che bevete il suo sangue, che vivete nella vostra anima e nel vostro corpo della vita di Cristo, che dimorate in Lui e Lui in voi, come potreste non amarvi di un amore diverso da quello degli altri uomini, di un amore risorto?». Come affermato da Papa Francesco nell'Esortazione Apostolica Amoris laetitia, «il nutrimento dell’Eucaristia è forza e stimolo per vivere ogni giorno l’alleanza matrimoniale» (n. 318).
L’appello al risveglio eucaristico è particolarmente importante per i sacerdoti, poiché sono responsabili della presidenza e dell’offerta della Messa, che i sacerdoti fanno in persona Christi. Questa configurazione a Cristo come capo e pastore della Chiesa, che si svolge alla loro ordinazione, arriva alla sua piena espressione gradualmente attraverso il devoto ministero pastorale e la cura del popolo di Dio. Lo sviluppo e la realizzazione di questa configurazione sono interamente dovuti alla grazia.
Nel pregare la Messa, ci viene ricordato che Cristo non è lo strumento dell’evangelizzazione: noi siamo i suoi strumenti. Quando i sacerdoti offrono gli elementi del pane e del vino, indegni come sono di farlo, pongono anche tutto il loro sé sull’altare come un’oblazione. Porre tutto il nostro sé sull'altare significa che ci arrendiamo alla potenza e all'amore di Dio i tre poteri della nostra anima: memoria, comprensione e volontà. Il sacrificio di Cristo che offriamo come sacerdoti non è un tipo di donazione condizionale; richiede da parte nostra l’intera (anche se imperfetta) offerta di noi stessi in persona Christi per essere presentata e sacrificata a Dio. Se ci tratteniamo, ciò che non offriamo a Dio non rimane nostro ma viene rubato e corrotto dal malvagio. Per i sacerdoti e i vescovi, la necessità della confessione sacramentale nella propria vita è fondamentale per un risveglio eucaristico efficace.

La Celebrazione dell'Eucaristia: Un Solo Atto di Culto
Quello che vediamo quando ci raduniamo per celebrare l’Eucaristia, la Messa, ci fa già intuire che cosa stiamo per vivere. Al centro dello spazio destinato alla celebrazione si trova l’altare, che è una mensa, ricoperta da una tovaglia, e questo ci fa pensare ad un banchetto. Sulla mensa c’è una croce, ad indicare che su quell’altare si offre il sacrificio di Cristo: è Lui il cibo spirituale che lì si riceve, sotto i segni del pane e del vino. Papa Francesco ha sottolineato quanto sia importante andare a Messa la domenica, perché è il giorno proprio della risurrezione del Signore, non solo per pregare, ma per ricevere la Comunione, questo pane che è il corpo di Gesù Cristo che ci salva, ci perdona, ci unisce al Padre.
La liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti, che formano un'unità originaria:
- La convocazione, la liturgia della Parola, con le letture, l'omelia e la preghiera universale;
- La liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la Comunione.
Liturgia della Parola e liturgia eucaristica costituiscono insieme «un solo atto di culto»; la mensa preparata per noi nell'Eucaristia è infatti ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore. Tutti si riuniscono per l'assemblea eucaristica, preceduti da Cristo stesso, che è il protagonista principale e Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, presiedendo invisibilmente ogni celebrazione. Il Vescovo o il presbitero, agendo in persona Christi Capitis, presiede visibilmente, prendendo la parola, ricevendo le offerte e proclamando la preghiera eucaristica. Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo.
"Fate questo in memoria di me": Il Comando del Signore
Il Signore, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Sapendo che era giunta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lavò loro i piedi e diede loro il comandamento dell'amore. Per lasciare loro un pegno di questo amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli partecipi della sua Pasqua, istituì l'Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione, e comandò ai suoi Apostoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli «in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza».
Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole «finché egli venga», non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione e della sua intercessione presso il Padre. Fin dagli inizi la Chiesa è stata fedele al comando del Signore: «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere». Già nel secondo secolo, san Giustino martire descriveva le linee fondamentali della celebrazione eucaristica, rimaste invariate fino ai nostri giorni.
Soprattutto «il primo giorno della settimana», cioè la domenica, il giorno della risurrezione di Gesù, i cristiani si riunivano «per spezzare il pane». Da quei tempi la celebrazione dell'Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale. Essa rimane il centro della vita della Chiesa. Così, di celebrazione in celebrazione, annunziando il mistero pasquale di Gesù «finché egli venga», il popolo di Dio avanza «camminando per l'angusta via della croce» verso il banchetto celeste, quando tutti gli eletti si siederanno alla mensa del Regno.
L'Eucaristia come Forza per l'Evangelizzazione e la Conversione
«L'Eucaristia è veramente capita e accolta non solo quando si fanno certe cose verso di essa (la si celebra, la si adora, la si riceve con le dovute disposizioni ecc.) o si fanno certe cose a partire da essa (ci si vuol bene, si lotta per la giustizia ecc.), ma anche e soprattutto quando essa diventa la “forma”, la sorgente e il modello operativo che impronta di sé la vita comunitaria e personale dei credenti.» Nell’Eucaristia si rende presente e operante nella Chiesa il Cristo del mistero pasquale, il Figlio in ascolto obbediente al Padre, che nell’atto di spendere la propria vita per amore, trova nella drammatica e dolcissima preghiera rivolta al suo “Abba”. L’Eucaristia è un mistero che continua ancora a stupire, come affermato dal cardinale Angelo Scola: «L’amore eucaristico di Gesù continua a stupire. Ha stupito i dodici mentre Egli si chinava a lavare loro i piedi, amandoli “sino alla fine”; ha stupito i discepoli di Emmaus nello spezzare il pane. È l’amore incarnato di Dio, che per sua natura sorprende sempre».
La vita completamente donata di Gesù diviene la straordinaria possibilità di vita per la Chiesa e, attraverso di essa, per il mondo. La Chiesa proviene da Cristo in maniera assolutamente forte, determinante e intima. L'Eucaristia dimostra che essa è tratta dal fianco aperto di Cristo (cf. Gv 19,34) così come dal fianco dell'Adamo addormentato il Creatore trasse Eva; e la sua natura si basa sul mistero della persona di Gesù Cristo e della sua memoria salvifica. La comunità in ogni Eucaristia proclama: «Per Cristo, con Cristo, in Cristo». È in questo modo che la Chiesa vive: vive di e per il suo Signore. È chiamata in ogni tempo a volgersi verso Cristo, a convertirsi a lui con tutto il cuore.
L'Eucaristia ci permette finalmente di capire: è l’istanza ermeneutica per eccellenza. Emmaus ci insegna che i nostri occhi sono chiusi fino ad arrivare allo «spezzare il pane». Questa scoperta della portata soteriologica della figura di Cristo rappresenta, per ogni discepolo, il punto di partenza e l'orizzonte di un'esistenza rinnovata. L'Eucaristia diventa per noi luogo dove gustare la salvezza. Quella trasformazione decisiva dell'Essere Umano, a cui aspiravano i rituali dell'antica alleanza senza riuscire a garantirla o operarla una volta per tutte, è ora assicurata dal sacrificio integrale della vita di Cristo, offerta «una volta per tutte» (Eb 10,10). Noi non rimaniamo gli stessi. I primi teologi del cristianesimo insistevano: "I cristiani che vanno all'Eucaristia diventano eucaristizzati". Assumono cioè la missione di diventare presenze eucaristiche nel mondo. Siamo costruiti e generati dall'Eucaristia.
La tavola dell'Eucaristia ci fa essere in anticipo quello che ancora non siamo. Ci fa assaporare la pienezza che andiamo cercando. Questa mensa è una macchina per fare fratelli, per dissolvere le disuguaglianze, un artigianato di comunione dove i muri, le asimmetrie, le distanze sono tutte vinte. Nell'Eucaristia ognuno di noi è chiamato a sentirsi amatissimo: il Maestro e Signore lava i nostri piedi, e con quale cura li lava! Cura le nostre ferite, e con quale amore le cicatrizza! Con quale premura e speranza quel Buon Samaritano che è Gesù ci mette in cammino! «Ancor oggi come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza».
La rinascita eucaristica nella vita della Chiesa non può essere semplicemente un grande evento e uno spettacolo. La rinascita deve essere un’occasione di conversione, iniziata e sostenuta dalla grazia di Dio. Ciò richiede che riconosciamo l’Eucaristia sia come fonte che come vertice della nostra vita. Una delle forme di licenziamento dalla Messa richiede che si diriga l’assemblea a “andare in pace, glorificando il Signore con le vostre vite”. È questa gloria - manifestata attraverso il ministero, la testimonianza e il discepolato nella vita quotidiana dei cattolici fedeli - che funge da principale canale per l’evangelizzazione. Non c’è nessun distacco tra la vita di fede e gli impegni familiari e sociali, proprio perché la luce della parola di Dio e la forza unificante dell’Eucaristia si riversano efficacemente nella nostra esistenza.
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