Il Santo Rosario: Meditazioni di Don Giussani sul Mistero Cristiano

La recente lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae ha riaffermato l'importanza di questa preghiera tanto cara alla tradizione cristiana e ne ha integrato la recita con i Misteri della Luce. In molti hanno accolto l'invito del papa a «riprendere con fiducia tra le mani la corona del Rosario», tra costoro anche don Luigi Giussani, che propone le sue meditazioni sui misteri del Rosario. Luigi Giussani (Desio 1922- ) ha pubblicato, tra gli altri, i volumi: Lettere di fede e di amicizia (1997), Tutta la terra desidera il Tuo volto (2000), Che cos'è l'uomo perché te ne curi? (2000).

Per don Giussani, «Il Rosario è come la sintesi di tutto quello che il popolo cristiano è capace di pensare e di dire a Cristo».

Incontro del Maestro Rosario Vullo con Papa Francesco presentazione busto di Don Luigi Giussani

Il Rosario: Una Sintesi del Programma della Redenzione

Il popolo cristiano, da secoli, è stato benedetto e confermato nell’essere proteso alla salvezza, specialmente dal Santo Rosario. Questa preghiera è una sintesi di tutto il programma della redenzione del mondo, della dignità da riconoscere, di una carità da vivere, nella vittoria sulla morte non tanto nella crocifissione, quanto nella risurrezione. Noi siamo salvati dalla risurrezione.

L’uso del Santo Rosario e la meditazione del Mistero che in esso si rivela, rappresentano la sicurezza di ciò che la Madre di Gesù può fare per la nostra vita. Gesù non si è mosso per noi per perdere tempo. L'esclamazione «Quos redemisti, tu conserva, Christe» - «quelli che tu hai redenti, tu conservali, Cristo» - racchiude il senso profondo della preghiera. Coloro che sono stati chiamati e toccati dal dito del Signore, investiti della fiamma del cuore, trovano la loro risposta a questa elezione nella preghiera di cui sono capaci; non in una capacità particolare, ma nell'impeto stesso della preghiera.

È attraverso l’abbandono alla Madonna, la supplica e la domanda a Lei, che ci si può rassicurare su ciò che Gesù ha voluto per noi e su ciò che noi siamo. In questo abbandono alla Madonna, la sicurezza della nostra vita si afferma grandiosamente, rendendo la compagnia cristiana un primo riverbero della salvezza, di una condizione umana nuova. Ogni giorno, a prescindere dal nostro stato d'animo, chiediamo alla Madonna la grazia che ciò che Cristo ha promesso nella sua maternità per noi, e che si esprime nella verità della nostra vocazione, si avveri concretamente facendoci cambiare. Di fronte all'evidenza che la Madonna, come emergenza di una novità redentrice, salverà totalmente nel suo Figlio l’esistenza a cui siamo stati chiamati, ognuno può piangere di gioia.

Non c’è un nulla che venga perduto: ciò che è niente non viene perduto, è salvato! «Quos redemisti, tu conserva, Christe», conservaci, Signore, nella salvezza per cui ti sei degnato di entrare nella nostra vita. Questa è la ragione suprema della gioia, della sicurezza e, quindi, della gloria. La gloria è la nostra gioia, la sicurezza che avviene nel mondo per il fatto di essere stati toccati dal Mistero, nel possesso di Cristo.

I Misteri Gaudiosi: La Nascita del Verbo nella Storia

I misteri della gioia (gaudium), i Misteri Gaudiosi, ci riportano al mistero della novità: l’annuncio dell’Angelo, la carità verso la cugina Elisabetta, la nascita di Gesù, la purificazione della Madonna e l’offerta di Cristo al Padre, la vita apparentemente insignificante di Gesù di Nazareth. Sono ricordi in cui si allinea e prende corpo la presa che Gesù ha su di noi.

La cosa che maggiormente stupisce e rende immobili nello spirito è la visione della piccola casa-grotta in cui viveva la Madonna, con la targa che recita: Verbum caro hic factum est - «Il Verbo si è fatto carne qui». Com’era familiare alla gioia il cuore di Maria, pur nella profondità senza paragone della sensazione di mistero e oscurità in cui lei penetrava giorno per giorno. Ciò che sostiene questa apparente contraddizione è la fede: la certezza che tutto è di Dio, che Dio è il padre di tutti, che il mondo è destinato a una positività eterna. Il mistero che ci viene proposto è quello dell'Incarnazione di Gesù, della Sua Nascita, in cui si specifica la memoria generale del nostro rapporto con Lui, dell’essere stati chiamati da Lui.

dipinto annunciazione mariana

1. L'Annunciazione: Il "Sì" di Maria e il Silenzio della Memoria

Le parole dell’Angelo potevano confondere di stupore e umiltà la giovinetta cui erano indirizzate. La Madonna le ha abbracciate, dicendo: «Io sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la tua parola». Non perché capisse, ma nella confusione sterminata generata dal Mistero che si annunciava vibrando nella sua carne, la Madonna aprì le sue braccia, le braccia della sua libertà, e disse: «Sì».

Lo stato d’animo della Madonna, che opera un atteggiamento e lo decide di fronte alle occasioni e al tempo, si può definire meglio con la parola "silenzio". Un silenzio colmo di memoria, determinato dal ricordo dell’accaduto.

2. La Visitazione: La Parola di Dio è un Avvenimento

La Parola di Dio non è un'espressione letteraria, ma l’indice di un avvenimento, è sempre un fatto: la Parola di Dio è Cristo. La Sua parola parte dalla promessa di un avvenimento. La figura della Madonna è tutta riempita di memoria, della parola del suo popolo, e tutta protesa a ciò che gli avvenimenti significano, come l’annuncio dell’Angelo e il saluto di Elisabetta.

Anche a ognuno di noi, con la trasmissione della fede, è stato detto che la vita ha un destino, e nella sincerità del nostro cuore può riecheggiare in modo vero il Magnificat. La Madonna, il giorno dopo l’annuncio, nella luce mattutina nuova, decise di andare subito ad aiutare la cugina Elisabetta, incinta di sei mesi, percorrendo a piedi quei centoventi chilometri di strada di montagna, velocemente, come dice il Vangelo.

3. La Nascita di Gesù: L'Irrompere dell'Essere

Il Natale ci obbliga ad affondare lo sguardo alla radice, fino a quel punto dove sorgono le cose, dove irrompe l’Essere nel velo del nulla, o, meglio, in quel nulla che si copre del velo dell’apparenza. «È venuto ad abitare tra di noi». L’avvenimento della presenza di Colui che solo può scoprire il mistero delle cose, cioè il mistero dell’Essere, il mistero della vita.

Svelare il Mistero significa svelare qualcosa che resta mistero. Nessun uomo ha mai visto il Suo volto, il volto dell’Essere. Con la gioia nel cuore adoriamo Cristo che nasce, tutti i giorni dal mistero di un oggi. Cristo nasce. La memoria nostra si affissi su di Lui e si sprigioni in un nuovo canto; che la nostra vita diventi nuova, ogni giorno nuova, che si rinnovi. Questo è il frutto della certezza della sua misericordia, della certezza che la sua potenza è più grande della nostra debolezza, certi del «Dio con noi». Non c’è nessun’altra fonte. La coscienza di questa Presenza è più grande di qualsiasi cosa che uno possa fare per gli altri.

natività di Gesù

4. La Presentazione di Gesù al Tempio: La Grandezza di Dio nel Bambino

Quando la Madonna si è recata al tempio, otto giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo Primogenito, nel grande tempio nel quale ogni giudeo identificava la maestà di Dio, ella certamente si sentiva come nullificata dalla grandezza e dalla maestà divina. Ma, nella percezione della grandezza del tempio, un sentimento penetrava e prevaleva: la grandezza di Dio era il Bambino che aveva tra le braccia, era il Bambino che piangeva, era il Bambino che allattava.

Vedendo da che cosa Dio ha fatto nascere quello che è il fattore decisivo della storia e del mondo, come dirà il vecchio Simeone, e che divide il mondo in due, si rimane come pietrificati dallo stupore.

5. Il Ritrovamento di Gesù nel Tempio: La Presenza come Regola della Vita

Proviamo a immedesimarci nella realtà della Madonna. La sua autorità, l’autorità per lei e per il suo sposo, Giuseppe, chi era? Era la presenza di quel Bambino. L’autorità era quella Presenza, per cui la regola era la convivenza con quel Bambino, con il loro Bambino. Tutto ciò vive come coscienza. La coscienza è un occhio spalancato sul reale, che come tale non passa. Factum infectum fieri nequit: non si può impedire che una cosa che è fatta, sia. Ciò che è fatto rimane per sempre. La regola della Madonna era la presenza di quel Bambino.

Così preghiamo la Madonna che ci aiuti a partecipare a questa coscienza con cui ha vissuto; che una Presenza costituisca la regola della nostra vita e quindi la compagnia, l’autorità e la dolcezza della nostra vita. Avvenga in noi, o Spirito di Dio, come avvenne nella Madonna: il mistero del Verbo si fece carne in lei, si fece parte della sua carne e coincideva con le sue espressioni.

I Misteri Dolorosi: Il Sacrificio come Condizione dell'Appartenenza

I Misteri Dolorosi rappresentano la condizione - umanamente parlando assurda - in cui il dolore diventa inevitabile per essere parte di Gesù, per appartenere a Lui. La Madonna sentiva che la creatura che aveva in seno sarebbe dovuta, un giorno, morire - e questo ogni madre, cercando di non pensarlo, lo sente -, ma non che sarebbe risorto. Questo è l’avvenimento unicamente paragonabile al mistero dell’inizio, eppure lei non lo sapeva.

«Avvenga di me secondo la tua parola» sulla bocca della Madonna è lo stesso che: «Signore, sia fatta la tua volontà» sulla bocca di Cristo. La corrispondenza tra l’Angelus e la Croce è nel fatto che tutti e due dicono: «Avvenga di me secondo la tua parola». È il gesto dell’obbedienza nella sua essenzialità pura. La sua essenzialità pura fa strappare da qualcosa che Dio chiede, per passare attraverso una croce e una resurrezione da cui scaturisce una fecondità senza limite, una fecondità col limite del disegno di Dio. La fecondità scaturisce dalla verginità.

Gesù in preghiera nell'orto degli ulivi

1. L'Agonia nell'Orto: La Volontà del Padre

Di fronte all'ora del sacrificio, Gesù esclama: «Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire: “Padre, salvami da quest’ora...? Ma per questo sono giunto a quest’ora!”». Così potè dire alla fine: «Padre, glorifica il tuo nome», glorifica la Tua volontà, avvera, realizza il tuo disegno, «che io non comprendo», perché non comprendeva la grande ingiustizia.

Quante volte dovremo rileggere questo brano per immedesimarci con l’istante più lucido e più affascinante nel quale la coscienza dell’uomo Cristo si è espressa, dall'amore all’Essere, al rispetto dell’oggettività dell’Essere, all’amore alla sua origine e al suo destino e al contenuto del disegno del tempo, della storia. «Padre, se è possibile, che io non muoia; però non la mia ma la tua volontà sia fatta».

2. La Flagellazione e l'Incoronazione di Spine: La Tragedia Umana e la Vittoria Divina

La compagnia dell’Uomo-Dio alla nostra vita è diventata una tragedia inconcepibile, inimmaginabile, che sfida l’immaginazione di chiunque. In tutti i secoli della storia non si può immaginare una tragedia più grande di questa: la compagnia di Dio fatto carne dimenticata, oltraggiata dall’uomo; tragedia che nasce dal cinismo delle nostre istintività perseguite. Attorno a questo "legno" si danno convegno la cattiveria dell’uomo che viene meno alla chiamata dell’Infinito e i disastri che questo delitto provoca, così che la morte dell’Uomo-Dio è la somma e il simbolo di tutti questi disastri.

Nello stesso tempo, si dà convegno anche la potenza irresistibile di Dio, perché proprio quel supremo disastro, quella cattiveria, diventano strumento per una vittoria e per una redenzione di essa. Questo è l’enigma che Dio mantiene nella vita, affinché questo grande disegno di bontà, di saggezza, di sapienza e di amore diventi prova, attui l’idea di prova. Quella piccola testolina che la Madonna, come ogni madre davanti al figlio neonato, avrà stretto e accarezzato con delicatezza, guardata con stupore e ammirazione, sarebbe dovuta essere incoronata di spine. Salve caput cruentatum.

3. Gesù Caricato della Croce e la Morte: La Salvezza attraverso la Croce

Dio venuto tra gli uomini va al patibolo: sconfitto, un fallimento, un momento, una giornata, tre giornate di nulla, in cui tutto è finito. E noi siamo capaci di lasciarlo per altro amore questo Cristo che si inoltra nella morte per salvarci dal male, cioè affinché noi cambiamo, perché il Padre eterno rigeneri in noi quello che il delitto della dimenticanza ha surclassato! Quest’uomo che si avventa sulla croce per brandirla, per abbracciarla, per inchiodarvisi sopra, per morire, una cosa con quel legno, «lasceremolo noi per altro amore»?

Noi siamo peccatori e la morte di Cristo ci salva. La morte di Cristo fa diventare bene qualsiasi nostro passato, anche quello pieno d’ombra che si chiama peccato. È fissando la croce che noi impariamo a percepirne sperimentalmente l’invadente Presenza e l’ineluttabile necessità di grazia per la perfezione della nostra vita, per la gioia della nostra vita. È nella Madonna che l'adorazione del nostro cuore trova il suo esempio e la sua forma.

Infatti, non fu solo per Cristo la condizione della croce: la morte di Cristo in croce salva il mondo non isolata in se stessa. Non è da solo che Cristo salva il mondo, ma è con l’adesione di ognuno di noi alla sofferenza e alla croce. Con te, o Maria, riconosciamo che la rinuncia chiesta alla nostra vita non è castigo, ma condizione per la salvezza, l’esaltazione e l’incremento di essa. Quel seme posto nel suo seno, e poi nel seno della morte, come di lei ha fatto la regina del mondo, così della morte ha fatto la sua schiava ultima, l’ha vinta. È la vittoria sopra la morte.

Incontro del Maestro Rosario Vullo con Papa Francesco presentazione busto di Don Luigi Giussani

I Misteri Gloriosi: La Vittoria Finale sulla Morte

Così la gioia finale, la gloria finale, nei Misteri Gloriosi, acquista un fondamento dentro l’esperienza della nostra carne; altrimenti l’esperienza nella nostra carne non giunge alla risurrezione. Come la madre di Gesù è stata l’inizio del Suo essere tra noi, così adesso la madre di Gesù continua a salvare nella storia ciò che è stato predetto, predestinato. La Madonna, quando pregava con le parole dei profeti, quando attendeva da umile e fedele ebrea, non poteva immaginarsi che quel seme sarebbe stato concepito e come. Non avrebbe potuto pensare, quando lo vedeva giocare piccolo, quando ha cominciato a sentirlo urtare la mentalità comune, quello che sarebbe successo dopo la morte, nella morte.

Bisogna pregare la Madonna con tutto il cuore, perché in lei è iniziato tutto il Mistero. Siccome Dio è l’unico che tratta l’uomo secondo la totalità del suo io, lei incominciò a capire quando divenne madre, quando disse: «Sì». Iniziò a capire, a portare, a "gestire" la Realtà di ogni cosa che è nel mondo. Concependo e gestendo Cristo, incominciò a concepire e a gestire ogni cosa che è nel mondo, perché ogni cosa che è nel mondo è fatta di Cristo.

Gesù risorto appare

1. La Resurrezione: Il Miracolo dell'Unità e la Nuova Creatura

Cristo è morto per risorgere, perché la gloria di Dio attraverso la sua venuta nel mondo non è la croce, ma la resurrezione. È morto per risorgere ed è risorto per rimanere. Il miracolo da cui si capisce che è proprio Dio che rimane tra noi, è l’unità, l’impossibile unità tra gli uomini. Il mistero pasquale, innanzitutto, è un richiamo al più grande avvenimento che il tempo della storia possa albergare in sé.

Tutto il tempo e la storia sono fatti perché ci siano persone che rinascano al Battesimo, rinascano dalla morte e resurrezione di Cristo; la fede in Cristo morto e risorto ci rende nuove creature. Questa nuova creatura che il Battesimo porta dentro di noi - nonostante lasci tutte le tracce dell’uomo vecchio in noi - fa sì che il nostro io lentamente si confonda sempre di più con Cristo. Dire: «Io» significa dire sempre di più: «Tu, o Cristo», e giudicare in modo diverso vuol dire giudicare secondo la Sua mentalità: metanoeite, cambiate mentalità.

2. L'Ascensione: La Festa dell'Umano

L’Ascensione è la festa dell’umano. Con Gesù l’umanità fisica, carnale, entra nel dominio totale con cui Dio fa tutte le cose. È Cristo che discende alla radice di tutto. Per questo l’Ascensione è la festa dove tutto il Mistero si raccoglie e dove si raccoglie tutta l’evidenza delle cose. È una festa straordinaria e stranissima, dove tutti i volti di tutte le cose si danno convegno per gridare all’uomo ignaro, distratto, oscuro e “malviso”, la luce di cui sono fatte; per ridargli il significato per cui lui è entrato in rapporto con ogni cosa, per urlargli il compito che ha nelle cose, la parte sua tra le cose.

3. La Discesa dello Spirito Santo: La Presenza di Maria

Nella discesa dello Spirito Santo, la figura di Maria si staglia ancora una volta come mediatrice della grazia divina. Come si invoca: Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam. Attraverso la Madonna, lo Spirito Santo giunge a toccare e trasformare i cuori degli apostoli e di tutti i credenti, rivelando che la vita ha un destino e un significato profondo che si svela progressivamente.

4. L'Assunzione e l'Incoronazione di Maria: Il Significato Esauriente della Vita

L'Assunzione di Maria al cielo e la sua Incoronazione quale Regina del cielo e della terra rappresentano il compimento glorioso della vita umana redenta. Questo mistero rivela il significato esauriente della vita, un destino di gloria che attende ogni creatura salvata. È il momento in cui Cristo veramente sarà "tutto in tutti", e l'umanità redenta comincia a gridare la gloria di Dio. Il Paradiso non è altrove: sarà qui, nell'unione perfetta di Dio e dell'uomo, con Maria quale segno e primizia di questa glorificazione finale.

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