Crollo del Viadotto Verdemare sull'A6 Torino-Savona ad Altare: Dettagli e Implicazioni

Una porzione di circa 30 metri del viadotto della A6 Torino-Savona, noto come "La Verdemare", è crollata all'altezza del km 122 nella zona di Altare, in località Madonna del Monte, a circa 1,5 chilometri dalla località ligure. Il cedimento è avvenuto un chilometro dopo il casello di Savona, in direzione Torino, prima del casello di Altare. Stando alle prime frammentarie informazioni, una frana a 650 metri dal bivio di Savona avrebbe trascinato via parte dell’autostrada.

Foto aerea del viadotto crollato sull'A6 Torino-Savona vicino ad Altare con evidenza della frana

Le Cause del Crollo: Maltempo e Fragilità Idrogeologica

A causare il cedimento sarebbe stata una grandissima frana, staccatasi dal monte che fiancheggia il viadotto partendo molte centinaia di metri più in alto. La frana, descritta come imponente con una colata di 2 metri di fango, ha travolto i pilastri del viadotto portando via 30 metri di campata di una carreggiata e si è fermata sotto i piloni dell’altra. Secondo Autostrada dei Fiori Spa, la società che ha in gestione quel tratto autostradale, la frana è stata causata dalle "incessanti ed eccezionali piogge che hanno colpito l’area del Savonese negli ultimi giorni" e non era di pertinenza della Società Concessionaria.

Il governatore ligure Giovanni Toti ha sottolineato la gravità della situazione: "Siamo stati oggetto di una ondata di maltempo straordinaria. Nelle ultime 36 ore sono caduti più millimetri d’acqua che nella alluvione del 2014. Stiamo parlando di un evento di proporzioni come non se ne ricordavano sulla regione".

Le Conseguenze Immediate e la Gestione dell'Emergenza

Fortunatamente, "allo stato, non risultano coinvolti automezzi e persone: lo sforzo di tutti è finalizzato, in questa fase, ad avere conferma di questa situazione", ha fatto sapere Autostrada dei Fiori Spa. La zona è stata immediatamente sorvolata da un elicottero dei Vigili del fuoco e sono in corso le verifiche statiche delle case sulla collina.

L'autostrada A6 Torino-Savona è stata interrotta tra Savona e Altare, in direzione Torino. In via precauzionale, il traffico è stato interrotto anche nel tratto opposto, in direzione Savona, tra Millesimo e Savona. Autostrada dei Fiori Spa ha comunicato che la chiusura rimarrà attiva finché non verranno completati i necessari accertamenti. Tutte le attività si svolgono in pieno coordinamento con il Ministero delle Infrastrutture, la Prefettura, la Regione Liguria e la Provincia di Savona.

Le Testimonianze dal Luogo del Crollo

Il vigilante 56enne Daniele Cassol ha fornito una testimonianza drammatica: "Ero in fase di sorpasso, ho visto una persona che sbracciava e ho pensato avesse qualche malore. Poi mi sono voltato e ho visto tutto nero, il viadotto non c’era più". Cassol è riuscito a fermarsi a pochi metri dall’orlo del baratro. Ha anche raccontato di aver contribuito a fermare un pullman che arrivava dietro di lui con decine di persone. Automobilisti in coda hanno espresso la loro preoccupazione: "Attenzione che qua viene giù tutto". Alcuni hanno commentato: "Abbiamo sentito un botto, abbiamo visto il ponte dell’autostrada che non c’era più. Ovviamente abbiamo pensato subito ad un nuovo ponte Morandi".

La Storia dell'A6 "La Verdemare": Evoluzione di un'Arteria Cruciale

L’autostrada A6 Torino-Savona, conosciuta come "La Verdemare", è un'arteria fondamentale per i collegamenti tra il Piemonte e la Liguria. Sviluppata per tronchi, ha richiesto la costruzione di ben 129 viadotti, per 11 km di lunghezza complessiva, e 23 gallerie. Inizialmente, come racconta Wikipedia, l’autostrada fu costruita con una sola carreggiata a tre corsie che ospitava entrambe le direzioni: la corsia centrale veniva utilizzata per il sorpasso alternativamente nei due sensi di marcia. Questa configurazione portò a gravi problemi di sicurezza:

  • A causa del sorpasso in direzioni alternate nella corsia centrale.
  • Per la grande quantità di mezzi pesanti a bassissima velocità in salita.
  • A causa della mancanza di uno spartitraffico.

Queste condizioni causavano frequentemente scontri frontali tra autovetture, spesso con esiti mortali per i passeggeri: nel 1971 ci furono 91 incidenti, di cui tre mortali. Non a caso, l’A6 fu soprannominata l’"Autostrada della morte".

Vecchia foto storica dell'autostrada A6

Di lì a poco, iniziarono i lavori per un progressivo raddoppio della carreggiata, cominciando da Savona. Conclusi i lavori, tuttavia, il numero degli incidenti non si arrestò, con morti in crescita, superiori a uno al mese. Questa situazione decretò la chiusura al traffico nel 1980 del tratto tra Ceva-Altare in direzione Savona, trasformato in un senso unico. I conseguenti disagi al traffico e le proteste degli amministratori locali portarono però alla riapertura del tratto, con l’implementazione di zebrature e abbassamenti dei limiti di velocità. Gli interventi più importanti, dal punto di vista della sicurezza, si vedranno solo dal 2001, quando l’A6 Torino-Savona si presentò interamente a doppia carreggiata, con caratteristiche e livelli di sicurezza simili a quelli delle principali autostrade italiane.

Reazioni delle Autorità e la Questione della Fragilità Territoriale

Il presidente della Provincia e sindaco di Cuneo, Federico Borgna, ha espresso un "panorama desolante": "Oltre ad essere in ginocchio a causa di alluvioni e maltempo, oggi la nostra Provincia rischia di finire schiacciata dai blocchi burocratici. Il crollo della Torino-Savona di oggi ci isola da sud, l’Asti-Cuneo è bloccata, i lavori al Colle di Tenda sono fermi, quelli per la Variante di Demonte non partono e il Colle della Maddalena è chiuso". Borgna ha evidenziato come "ogni anno lo Stato preleva dal nostro bilancio provinciale 10 milioni di euro, risorse che sono indispensabili per portare avanti lavori di manutenzione sulle strade e nelle scuole e che questa sottrazione ci impedisce di fare". Ha concluso che per far fronte ai danni causati dall’alluvione che ha colpito il territorio provinciale occorrono misure straordinarie.

Viadotto crollato sulla A6: "Un boato, poi abbiamo visto ponte caduto"

Il governatore ligure Giovanni Toti ha proseguito, evidenziando che "le frane sono molte decine da Genova a Ventimiglia, si denota una fragilità del territorio". Ha annunciato che la Regione chiederà lo stato di emergenza su queste aree, un’estensione di quello già decretato dal Consiglio dei ministri giovedì scorso. "La Liguria è una terra fragile, serve un piano straordinario di manutenzione", ha aggiunto Toti, invitando tutti i residenti del savonese e dell’entroterra a non muoversi finché non verranno effettuati interventi di somma urgenza. La porzione di ponte crollata al km 122 collegava Savona con le principali città dell’entroterra e della Val Bormida e il Piemonte. La viabilità provinciale era già funestata da disagi dovuti a smottamenti, con la strada provinciale della Val Bormida interessata da una frana e alcune importanti città come Cairo Montenotte sostanzialmente isolate o raggiungibili attraverso percorsi tortuosi.

Il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha commentato che "il crollo del viadotto lungo la Savona-Torino è l’ennesima, drammatica fotografia di un’Italia che, sotto il profilo idrogeologico, vive una fase di pericolo permanente ed è sbagliato e fuorviante parlare di emergenza-maltempo ogni qualvolta si verificano avvenimenti di questo genere". Casellati ha enfatizzato la necessità di "misure strutturali e non più provvedimenti-tampone", riferendosi a una mappatura strategica delle aree e delle infrastrutture a rischio e un piano per la messa in sicurezza dei territori. Ha concluso: "I dati ci dicono che il 91% dei quasi 8 mila comuni italiani è a rischio frane e alluvioni, una situazione da 'codice rosso' rispetto alla quale il varo di una seria politica di prevenzione non è più differibile".

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