Martinho Lutero Galati: Una Vita Dedicata alla Musica e alla Coralità Internazionale

Il mondo della musica corale ha subito una grave perdita con la scomparsa del Maestro Martinho Lutero Galati De Oliveira, deceduto a São Paulo a causa del Coronavirus. Direttore di coro, d’orchestra e compositore italo-brasiliano, Galati ha lasciato un’eredità profonda, caratterizzata da una visione artistica unica e un impegno costante nella diffusione della musica come strumento di convivenza sociale e crescita spirituale.

Ritratto di Martinho Lutero Galati in un momento di direzione

Le Origini e la Formazione Musicale

Nato a Minas Gerais, in Brasile, Martinho Lutero Galati ha iniziato i suoi studi musicali all’età di quattro anni, immerso in un ambiente familiare dove la musica giocava un ruolo centrale. Suo padre, pastore protestante, suonava l’organo in chiesa, mentre sua nonna, di origine elvetica, praticava il violino, che divenne anche il primo strumento del giovane Martinho. Ha concluso i corsi superiori di musica nel 1972 al Conservatorio Torquato Tella di Buenos Aires, all'epoca diretto da Alberto Ginastera, dove ha conseguito la laurea in direzione di coro e orchestra, dato che in Brasile non esisteva ancora un istituto superiore di musica di pari livello.

Successivamente, ha studiato Storia all’Università di São Paulo (USPI), un’esperienza che gli ha permesso di entrare in contatto con l’ambiente parigino. Ha risieduto per un anno nella capitale francese, dove ha avuto modo di fare incontri fondamentali con figure come il compositore Pierre Boulez, con il quale ha studiato privatamente, e il musicologo Jacques Chailley, allora professore all’Università La Sorbona. Rientrato in Brasile, la sua carriera di direttore corale e orchestrale prese slancio, diventando a venticinque anni Assistente del Direttore del Teatro Municipale di São Paulo.

Tra il 1980 e il 1984, Galati ha completato la sua specializzazione in Europa, seguendo corsi in Ungheria, Italia, Francia e Svizzera. Un’importantissima tappa della sua formazione è stato un lungo periodo di studi compiuti sotto la guida del compositore veneziano Luigi Nono, verso la metà degli anni ’80, che ha profondamente influenzato le linee guida del suo impegno nella coralità.

L'Esperienza Africana e l'Etnomusicologia

Dal 1978 al 1984, Martinho Lutero Galati ha vissuto un’esperienza professionale dirompente in Africa, lavorando nella ricerca sulla musica tradizionale per conto dell’UNESCO. Questo incarico, commissionato dall’allora Ministro della cultura Silvio Zambine e attuato in otto anni di residenza in Mozambico, prevedeva la mappatura musicale del Paese. In Mozambico, ha diretto il coro della Scuola Nazionale di Musica, dove ha insegnato direzione e composizione.

L'immersione nella musica tradizionale di questo Paese, con le sue radici culturali arabe e portoghesi, gli ha offerto l'occasione per entrare nel mondo straordinario della musica etnica e della sua riflessione teorica, l'etnomusicologia. La conoscenza di grandi musicologi africanisti come Gerhard Kubik e Hugh Tracey si è rivelata fondamentale. Gli anni trascorsi a Maputo e, soprattutto, nella foresta, tra mondo vegetale, animale e insediamenti umani, lo hanno portato alla progressiva conoscenza di un mondo molto lontano dalle sue precedenti e consolidate esperienze di direttore di cori e orchestre.

Mappa del Mozambico con evidenziate le aree di ricerca etnomusicologica

Carriera e Progetti Corali in Brasile e Italia

Già nel 1970, all'età di 17 anni, Martinho Lutero aveva fondato a São Paulo il coro Luther King, di cui è rimasto direttore artistico e che ha recentemente festeggiato i 50 anni di attività. Con questo gruppo ha realizzato oltre 500 concerti, inclusa l'opera “Dido and Aeneas” di H. Purcell, e ha diretto le versioni brasiliane di musical celebri come “Hair” e “Jesus Christ Superstar” nel 1972.

Dopo essersi stabilito in Italia per studiare composizione con Luigi Nono, su suggerimento dello stesso compositore, Galati si trasferì a Milano, una città che offriva un clima di fermento e creatività ideale per i suoi progetti. Qui, nel 1987, ha fondato il Coro Cantosospeso, che ora dà il nome all'omonima Associazione Culturale. Ispirato alla composizione di Nono “A floresta é jovem e cheja de vida” e ai suoi principi musicali, estetici e filosofici, Cantosospeso si propone di diffondere la pratica corale come esercizio di convivenza sociale. Inizialmente, l'obiettivo era dare voce a canti meno noti travolti dalla cultura occidentale, per poi allargare il concetto a "canti sospesi" intesi come partiture e compositori raramente eseguiti, o musiche più famose proposte in maniera innovativa, come il “Messiah” di Händel accostato alle immagini dei film di Pasolini.

Un canto per Martinho Lutero Galati • Coro Luther King • Tais Conte Renzetti

Accanto a Cantosospeso, Martinho Lutero ha dato vita ad altri cori con obiettivi specifici:

  • Fa’ balà la vus: composto da extracomunitari, un laboratorio per chi vuole iniziare a cantare.
  • Ensemble Prometeo: dedicato alla musica contemporanea e rinascimentale.
  • Didone: formazione esclusivamente femminile che propone brani mai o raramente eseguiti, come la “Messe des pêcheurs” di Fauré presentata in prima a Milano, e musiche di giovani autori.
  • Terza Maggiore: un coro della terza età, creato vent’anni fa con scopo artistico piuttosto che terapeutico, per offrire un’alternativa creativa agli anziani e stimolare le loro attitudini musicali.

A Milano ha portato musiche degli indios, canti africani e brasiliani, messe popolari e musica colta sudamericana, esibendosi in numerosi concerti alla Palazzina Liberty, in chiese e teatri milanesi.

Attività di Insegnamento, Collaborazioni e Riconoscimenti

Martinho Lutero Galati è stato un attivo promotore della musica anche attraverso l'insegnamento e la divulgazione. Tra il 1986 e il 1993, ha condotto oltre 200 programmi radiofonici alla RAI-3 e a Radio Popolare di Milano, dedicati alla musica classica contemporanea, tradizionale africana e popolare brasiliana. Nello stesso periodo, ha tenuto un centinaio di conferenze in Italia e in altri paesi europei sul tema della musica extraeuropea. Ha insegnato all’Istituto di Musicologia di Milano e ha collaborato come compositore con importanti teatri ed istituzioni musicali in Italia, Germania e Svizzera.

Una preziosa opportunità gli è stata offerta dall’Università di Milano-IULM, dove ha insegnato Etnomusicologia nell'ambito del Master in “Editoria e produzione musicale”, e dove ha contribuito alla nascita di un Coro. Qui, attraverso racconti, ascolti e visioni, ha riproposto la sua esperienza di ricercatore “sul campo” in Africa, con l'intenzione di pubblicare un volume su questo lavoro pluriennale.

La sua carriera è stata costellata di importanti riconoscimenti:

  • 1988: Vince il Premio “Andrè Segovia” di direzione a Santiago di Compostela - Spagna.
  • 1990: Riceve la Commenda del Vaticano.
  • 2002: Ottiene la Benemerenza Civica dal Comune di Milano.
  • 2010: Gli viene conferito il titolo di Cittadino Onorario di São Paulo - Brasile.
  • Gli è stato inoltre conferito l'Ambrogino d’oro, simbolo della cittadinanza onoraria milanese.

È stato anche Membro del Coordinamento Internazionale del Forum Corale Mondiale.

Filosofia Artistica e Impatto Umano

Quasi un profeta della vocalità collettiva, Martinho Lutero Galati de Oliveira conduceva un’esistenza votata alla dimensione spirituale, alla curiosità internazionale e alla tensione euristica verso i repertori musicali. «Amo il coro da sempre perché possiede una forte carica umana che permette di vivere la musica in stretto contatto con la vita», amava dire. Per lui, la partecipazione diretta di ogni elemento nel coro rendeva l’esecuzione più stimolante, sia per il direttore che per i cantanti, a differenza dell'orchestra dove ogni strumentista suona la sua parte affidandosi al direttore per l'effetto finale.

Il suo volto e il suo corpo trasmettevano un senso di saggezza ed equilibrio, di apertura a una serena e disinteressata dimensione relazionale con gli altri, recando i segni delle sue origini indiano-americane. La sua gestualità direttoriale era di stampo eurocolto, mentre il modo di cantare e di provare le pagine corali e strumentali svelava una contenuta ma efficace teatralità, e una capacità di mescolarsi pariteticamente coi suoi musicisti, professionisti o amatori.

La dimensione corale era per lui l’ambito sociale ed espressivo più adatto per perseguire un obiettivo quasi missionario: portare la gioia e il potere energizzante e purificante dell’esperienza musicale verso chiunque ne volesse essere partecipe. Per raggiungere questo, egli riteneva fondamentali la disciplina e la trasparenza, affinché le persone fossero consapevoli dell’obiettivo, delle modalità per raggiungerlo e del tempo necessario. La sua visione internazionalista lo spingeva a spaziare dalla musica dell’Europa rinascimentale a quella dell’Africa subsahariana, dalle pagine sacre a quelle più spiccatamente profane del repertorio barocco e classico, avvicinandolo a colleghi illustri come Jordi Savall e Joel Cohen.

Nonostante la difficoltà di portare un nome così evocativo come "Martinho Lutero", che richiama riforme e scomuniche, egli lo ha fatto con serietà, impegno e autorevolezza. Tra le sue letture significative, citava Don Quixote di Manuel de Cervantes, Tristi tropici di Claude Levi-Strauss e Il paradiso perduto di John Milton, a testimonianza della sua profonda curiosità intellettuale e culturale.

tags: #martinho #lutero #galati