La chiesa di Santa Maria in Organo, situata nel quartiere di Veronetta, rappresenta uno dei complessi monumentali più antichi e significativi di Verona. Le sue origini affondano nell’Alto Medioevo: l'abbazia benedettina è attestata fin dal VII-VIII secolo, costituendo probabilmente il più antico monastero veronese, originariamente soggetto al patriarca di Aquileia.

Origine del nome e contesto storico
Il nome della chiesa non deriva dall'organo presente al suo interno, bensì da un'antica torre di epoca romana denominata “organum”. Questa struttura, situata nelle vicinanze, ospitava un complesso meccanismo idraulico azionato dall'acqua dell'Adige, utilizzato per il sollevamento dell'acqua, per segnare il tempo tramite ombre proiettate da statue o per emettere melodie attraverso canne tagliate a misura.
L'importanza del monastero crebbe nel tempo: nel 720 il re longobardo Liutprando concesse il privilegio di ripatico sul fiume Adige, mentre nel 751 fu costruito uno xenodochio. Dopo la distruzione causata dal tragico terremoto del 1117, la chiesa fu ricostruita e consacrata nel 1131, giungendo a noi nelle prevalenti forme rinascimentali assunte tra il XV e il XVI secolo sotto la guida degli Olivetani.
Architettura e struttura
La chiesa presenta una pianta a croce latina con tre navate separate da massicce colonne. Il transetto è rialzato di sei gradini e precede un presbiterio con coro absidiato poligonale. Particolarmente interessante è la facciata, che mostra una commistione di stili: la parte inferiore rinascimentale, progettata a partire dal 1546 da Michele Sanmicheli, si ispira al Tempio malatestiano di Rimini, mentre parti della struttura superiore conservano elementi romanici in tufo e laterizio.

Il campanile
Il campanile sorge sull’antico basamento in pietra della torre romana. La struttura attuale è il risultato di una trasformazione iniziata nel 1481 su progetto di Frà Giovanni da Verona. Il fusto in laterizio è scandito da cornici marcapiano e prosegue fino alla cella campanaria, coronata da una balaustra e sormontata da un tamburo ottagonale con un cupolino ogivale rivestito in piombo.
Capolavori artistici
Santa Maria in Organo custodisce opere di inestimabile valore:
- Tarsie lignee: Realizzate da Frà Giovanni da Verona tra il XV e il XVI secolo, decorano il coro, il leggio e gli armadi della sacrestia. Giorgio Vasari definì la spalliera della sacrestia come la più bella d'Italia per le sue vedute architettoniche e prospettiche.
- La "Muletta": Statua lignea conservata in una cappella del transetto settentrionale, raffigurante Gesù sulla mula, protagonista di antiche processioni cittadine durante la Domenica delle Palme.
- Organo storico: Eretto da Nicola degli Angeli nel 1506, è considerato uno degli strumenti funzionanti più antichi della provincia.
- Dipinti: Nella sagrestia si trova l'Estasi di San Francesco d'Assisi, opera di Alessandro Turchi del 1644.

Evoluzione del concerto campanario
La storia delle campane di Santa Maria in Organo è documentata attraverso secoli di rifusioni. Dopo i primi bronzi del XVI secolo, nel 1839 il maestro Luigi Gardoni fece calare i vecchi bronzi, ormai "tremendamente scompagnati". Nel 1899, la fonderia Cavadini realizzò un nuovo concerto di 6 campane in MI3 in sagoma ultra-leggera, finanziato dai conti Giusti del Giardino, che presentano un decoro di ispirazione bucolica tipico della tradizione veronese.