La questione degli abusi sessuali sui minori e i successivi insabbiamenti all'interno delle istituzioni religiose è un tema di crescente rilevanza, con indagini e condanne che hanno coinvolto figure di alto profilo sia nella Chiesa Anglicana che in quella Cattolica. Le vicende emerse negli ultimi anni evidenziano complesse dinamiche di protezione e le risposte, talvolta tardive, delle gerarchie ecclesiastiche.
Il Caso del Vescovo Anglicano Peter Ball
Il vescovo anglicano di Gloucester, Peter Ball, accusato oltre 20 anni fa di abusi sessuali su minori, è finito sotto processo soltanto di recente. Egli sarebbe sfuggito alla giustizia grazie alle pressioni esercitate da personalità altolocate, tra le quali imprecisati componenti della famiglia reale. Ball, oggi ottantatreenne, è stato condannato a due anni e otto mesi di detenzione perché riconosciuto colpevole di una serie di episodi di pedofilia e molestie nei confronti di "giovani vulnerabili".
Durante il processo è emerso che, come nel caso di tanti altri britannici in vista i cui abusi sono emersi negli ultimi tempi (esponenti del mondo della politica, dei servizi, dell'intrattenimento, della Chiesa), per anni i procedimenti giudiziari nei confronti di Ball sono stati insabbiati anche di fronte a sospetti concreti e denunce. Tra quanti lo hanno sostenuto, spicca il "capo" di Ball, l'allora arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, che contattò personalmente nel 1993 la procura. In quello stesso anno Ball si dimise, ma proseguì nelle molestie fino al 2008, quando alla fine anche la Chiesa Anglicana lo denunciò alla polizia.

Le Accuse contro Joseph Ratzinger e il Rapporto dell'Arcidiocesi di Monaco
Il Papa emerito Benedetto XVI (Joseph Ratzinger) ha espresso «turbamento e vergogna» in merito alle accuse contenute in un rapporto pubblicato, che riguarda episodi di pedofilia tra il 1945 e il 2019. Il rapporto è stato commissionato dalla Chiesa tedesca a uno studio legale e ha rilevato «per quattro casi» nel periodo del suo episcopato in Baviera, dal 1977 al 1982, che «quei sacerdoti hanno continuato il loro lavoro senza sanzioni. Ratzinger era informato dei fatti. La Chiesa non ha fatto nulla», ha dichiarato l’avvocato Martin Pusch in una conferenza stampa a Monaco di Baviera.
La Risposta del Papa Emerito
L’arcivescovo Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI, ha riferito che «Benedetto XVI fino a oggi pomeriggio non ha conosciuto il rapporto, che ha più di mille pagine. Nei prossimi giorni esaminerà con la necessaria attenzione il testo.» Il Papa emerito, come ha già più volte ripetuto durante gli anni del suo pontificato, esprime il turbamento e la vergogna per gli abusi sui minori commessi dai chierici, e manifesta la sua personale vicinanza e la sua preghiera per tutte le vittime, alcune delle quali ha incontrato in occasione dei suoi viaggi apostolici. Il Papa emerito, 94 anni, ha inviato una memoria difensiva di 82 pagine in cui smentisce ogni accusa, secondo quanto dichiarato dal legale.
L’indagine è stata condotta dallo studio legale Westpfahl Spilker Wastl su incarico, dal 2010, della stessa arcidiocesi di Monaco guidata dal cardinale Reinhard Marx. L’indagine copre l’intero dopoguerra, 74 anni dal 1945 al 2019, e quindi comprende anche il periodo, dal 1977 all’inizio del 1982, in cui fu arcivescovo Joseph Ratzinger, prima di essere chiamato a Roma come prefetto dell’ex Sant’Uffizio.

Il Caso di "Padre H."
Già noto è il caso di quello che nel rapporto viene chiamato «padre H.», ovvero Peter Hullermann, oggi 74 anni, che tra il 1973 e il 1996 ha abusato di almeno 23 ragazzi dagli 8 ai 16 anni. L’allora arcivescovo Ratzinger, in una riunione del 15 gennaio 1980, accolse la richiesta di trasferimento e alloggio per Hullermann. Il caso è noto, la polemica scoppiò nel 2010 dopo un articolo pubblicato da Der Spiegel ed è stata ripresa nei giorni scorsi da Die Zeit.
Già nel 2010 la diocesi di Monaco replicò che la diocesi di Essen aveva disposto il trattamento di psicoterapia a Monaco e Ratzinger aveva dato il suo consenso al trasferimento, ma non al suo ritorno all’attività pastorale; un mese più tardi però l’allora vicario generale Gerhard Gruber aveva dato a Hullermann un incarico da assistente in una parrocchia, e questo senza che l’arcivescovo Ratzinger lo sapesse e contro ciò che aveva stabilito. L’arcivescovo Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI, aveva replicato a Die Zeit: «L’affermazione che egli fosse a conoscenza degli antefatti al momento dell’ammissione del padre H. è falsa. Di tali fatti precedenti non aveva alcuna conoscenza.»
La Scala degli Abusi e le Reazioni nella Chiesa Tedesca
Il rapporto sulla diocesi di Monaco registra almeno 497 vittime di violenza sessuale dal 1945 al 2019. Secondo gli autori, 247 vittime sono maschi e 182 femmine. Il 60 per cento delle vittime aveva tra gli otto e i 14 anni. Per la Chiesa tedesca è un’altra scossa, dopo il rapporto indipendente pubblicato a marzo dall’arcidiocesi di Colonia su abusi e coperture dal 1975 al 2018, che ha rivelato 313 vittime di abusi sessuali su ragazzini e 212 responsabili, «nel 63 per cento dei casi sacerdoti.»
Le Nuove Norme e la "Tolleranza Zero" di Benedetto XVI
Le accuse emerse, già durante il suo pontificato, rappresentano un amaro paradosso rispetto alla storia di Benedetto XVI. Quand’era prefetto dell’ex Sant’Uffizio, aveva cercato di processare un criminale pedofilo come padre Macial Maciel Decollado, potente fondatore dei Legionari di Cristo, ma fu bloccato da una parte della Curia nel crepuscolo del pontificato di Wojtyla. Eletto Papa, è andato fino in fondo su Maciel e sul resto. È stato il primo pontefice a chiedere «perdono» pubblicamente e in modo esplicito per la pedofilia nel clero, in piazza San Pietro, l’11 giugno 2010, davanti a quindicimila sacerdoti di tutto il mondo. Il 19 marzo 2010 aveva scritto una lettera storica ai cattolici irlandesi, con parole durissime contro i preti pedofili: «Dovrete rispondere davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti.» Ha incontrato più volte le vittime di abusi.
Soprattutto, il 21 maggio 2010, ha firmato le nuove norme che hanno segnato il punto di non ritorno della Chiesa nella lotta agli abusi, l’inizio della trasparenza e della «tolleranza zero»: esse definiscono il reato di pedopornografia, la possibilità di procedere per «via extragiudiziale» nei casi più clamorosi, e il potere del Papa di spretare direttamente i colpevoli quando le prove sono schiaccianti.

L'Indagine sull'Arcivescovo Josef Wesolowski e la Rete di Protezione
Si allarga a Porto Rico l’inchiesta sull’arcivescovo pedofilo Josef Wesolowski, già ridotto allo stato laicale dall’ex Sant’Uffizio e adesso in attesa del giudizio penale. Nell’isola caraibica, Wesolowski, da cinque giorni agli arresti domiciliari in Vaticano, è sotto inchiesta per altri abusi su minori, oltre a quelli commessi nella Repubblica Dominicana che hanno portato al suo arresto. Inoltre, a Porto Rico l’ex ambasciatore papale avrebbe protetto un sacerdote, Colón Otero, accusato di abusi sessuali su minori nella città di Arecibo.
Una vera e propria rete di sacerdoti finiti negli ultimi tre anni nella rete della giustizia (Tomás Pagán, Andrés Dávila, Edwin Mercado, Pedro Hernández, Efraín Montesino) avrebbe trovato coperture nell’ex nunzio. Nel pieno del caso Wesolowski, il Pontefice (Papa Francesco) evoca l’insidia del male nella Chiesa, nella nave di Pietro «sballottata dalle onde». Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti vaticani non ci sono solo le vicende attribuite a Wesolowski durante la sua permanenza a Santo Domingo, dal gennaio 2008 all’agosto dello scorso anno.
Al setaccio vengono passati anche gli anni in cui il 66enne presule polacco ha prestato la propria opera in numerose missioni diplomatiche in Africa meridionale, Costa Rica, Giappone, Svizzera, India e Danimarca, quindi come nunzio apostolico in Bolivia, dal 1999 al 2002, e nei Paesi ex-sovietici dell’Asia centrale (Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan), dal 2002 al 2008, quando infine è approdato alla nunziatura della Repubblica Dominicana. Il mirino è puntato sulle precedenti permanenze dell’ex diplomatico vaticano, acquisendo informazioni per verificare la possibilità di altri casi di abuso.
Il Pontefice vuole vederci chiaro sui motivi dei continui trasferimenti di sede diplomatica dell’ex nunzio e su quali coperture all’interno delle gerarchie ecclesiastiche gli avevano consentito di restare a piede libero fino ad oggi. La giurisdizione penale si estende anche a reati commessi fuori dal territorio vaticano dal personale diplomatico. Il procuratore generale Francisco Dominguez Brito annuncia la partecipazione del pm dominicano al processo in Vaticano. E così pure per l’altra vicenda di un altro prete polacco accusato di pedofilia nella Repubblica centro americana, Wojciech Gil, sotto processo in Polonia per abusi su minori. Le manette per l’ex nunzio sono scattate in Curia prima del mandato di cattura internazionale. Il dossier sul presule polacco comprende gli interrogatori all’ex seminarista Francisco Occi Reyes, che già in stato di arresto dal giugno 2013, il quale ha riferito di essere stato l’amante dell’ex nunzio e di avergli anche procurato adolescenti. Dunque gli inquirenti vaticani, prima canonici e ora penali, allargano lo sguardo anche agli altri Paesi dove Wesolowski ha svolto funzioni diplomatiche.

Italian blog: Il papa e gli abusi sessuali in la chiesa catt0lica
La Posizione della Santa Sede e il Contesto Generale
L’arcidiocesi di Monaco aveva già deciso che commenterà il rapporto tra una settimana, con una conferenza stampa il 27 gennaio. Intanto è arrivata una dichiarazione del portavoce vaticano, Matteo Bruni: «La Santa Sede ritiene di dover dare la giusta attenzione al documento di cui al momento non conosce il contenuto. Nei prossimi giorni, a seguito della sua pubblicazione, ne prenderà visione e potrà opportunamente esaminarne i dettagli. Nel reiterare il senso di vergogna e il rimorso per gli abusi sui minori commessi da chierici, la Santa Sede assicura vicinanza a tutte le vittime e conferma la strada intrapresa per tutelare i più piccoli, garantendo loro ambienti sicuri.»