La figura di Maria Vergine, il suo concepimento e parto verginale, e la sua verginità perpetua sono verità di fede costantemente credute e professate dalla Chiesa. Maria non concepì per intervento umano, ma per opera dello Spirito Santo, e Gesù non fu generato da un padre umano. Questa profonda verità è radicata nelle Sacre Scritture e nella Tradizione.

La Verginità nel Concepimento
La Testimonianza Evangelica
Gli evangelisti Luca e Matteo attestano chiaramente il concepimento verginale di Gesù. L'evangelista Luca, riferendosi alla concezione verginale di Gesù in Maria, afferma: «Il figlio, come si credeva, di Giuseppe» (Lc 3, 23; cfr. Lc. 2, 23). Luca chiama Maria "vergine" nell'episodio dell'Annunciazione, evidenziando la sua intenzione di perseverare nella verginità e il disegno divino che concilia tale proposito con la sua prodigiosa maternità. La struttura del testo lucano (cfr Lc 1,26-38; 2,19. 51) resiste a ogni interpretazione riduttiva, sostenendo la coerenza del concepimento verginale operato dallo Spirito Santo.
Anche l'evangelista Matteo, riportando l'annuncio dell'angelo a Giuseppe, afferma il concepimento operato dallo Spirito Santo (Mt 1,20) con esclusione di relazioni coniugali. Quando Matteo scrive: «prima che venissero a stare insieme» (Mt 1, 18) e, quando attesta «egli non la conobbe finché non ebbe partorito un figlio» (Mt 1, 25), non sta affermando che Giuseppe abbia avuto rapporti coniugali con Maria in seguito, ma solo che non vi furono prima del parto. La traduzione di Mt 1, 25 sarebbe quindi più precisa: «senza che egli la conoscesse, ella partorì un figlio» (cfr. Gen. 8, 7; 2 Sam. 6, 23; Mt.).
La generazione verginale di Gesù è comunicata a Giuseppe in un secondo momento, non come un invito a dare un assenso previo, ma come una chiamata ad accettare liberamente il suo ruolo di sposo della Vergine e la missione paterna nei riguardi del bambino. Matteo presenta l'origine verginale di Gesù come compimento della profezia di Isaia: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi» (Mt 1,23; cfr Is 7,14).
La Terminologia Biblica
Nel Vangelo di Matteo, quando si legge che Maria «si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1, 18), ciò indica una condizione in cui la Madonna si ritrova incinta senza concorso umano. Nell'annunciazione a San Giuseppe, l'espressione «quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1, 20) esclude la paternità umana. Generalmente, in Matteo e in Luca il verbo utilizzato in riferimento alla Madonna è τίκτω (tiktō), che indica il parto, non la generazione intesa come procreazione.
Quando invece si trova il verbo γεννάω (gennáō), come nella genealogia di Matteo, in riferimento a Maria Santissima assume la forma passiva. Ad esempio, nella genealogia di Gesù in Matteo, si legge: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale fu generato [è nato] Gesù chiamato Cristo». Il verbo ἐγεννήθη (egennēthē) è in forma passiva, indicando una generazione tramite madre ma non tramite padre.
Un parallelo esplicito si trova nel Vangelo di Luca, nel primo capitolo, tra la generazione e nascita di Giovanni Battista (con il verbo ghennáō all'attivo) e quella di Gesù (con il verbo tiktō). Questi dettagli mostrano l'attenzione degli evangelisti nel trasmettere la verità che Gesù non è stato generato da Giuseppe, ma secondo una "linea nuova": Colui che nell'eternità è stato generato da un Padre senza una madre, e nel tempo nasce da una Madre senza un padre. Questa verità è fondamentale perché legata alla divinità di Cristo, unendo due nature, divina e umana, nell'unica persona del Verbo.
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Il Contesto Culturale Ebraico
Nella storia di Israele, la verginità era molto stimata prima del matrimonio come segno di preparazione ad esso (Gen 24, 16), e al momento delle nozze la sposa doveva essere vergine. Il rapporto sessuale sanciva una forma di matrimonio, mentre il rapporto prematrimoniale era equiparato alla prostituzione. Israele apprezzava solo la maternità, considerata la massima aspirazione e realizzazione per le donne, come contributo al piano salvifico di Dio ("Siate fecondi e moltiplicatevi" Gen 1, 28) e alla discendenza numerosa promessa ad Abramo, dalla quale sarebbe nato il Messia. Per tale motivo, la sterilità e la mancanza di figli erano stimate come una vergogna, una sciagura o una maledizione.
Tutte le grandi donne di Israele poste a modello (Sara, Debora, Giuditta, Ester) erano sposate o vedove. Dunque, la Madonna non aveva davanti a sé nessun modello di verginità permanente. Solo lo Spirito Santo può quindi averle suggerito una scelta così originale e averle dato la Grazia per seguirla. Maria è piena di Grazia fin dal primo istante della sua esistenza, santa più di tutti i santi insieme. Anche Cristo si consacrerà totalmente al Padre nella verginità. Coloro che a imitazione di Gesù, Maria e Giuseppe, vogliono essere vergini, si consegnano totalmente a Dio, nel corpo e nell'anima.
Diversi mariologi e teologi motivano la verginità e il matrimonio in Maria e Giuseppe con la spiegazione che se una ragazza avesse conosciuto un ragazzo con lo stesso proposito di verginità, il matrimonio avrebbe rappresentato una buona soluzione. Si evitavano ulteriori richieste e si rispettava la prescrizione ebraica di sposare un uomo della stessa tribù (cfr. Num 36, 6). Questo è esattamente ciò che fecero Maria e Giuseppe. In alcuni gruppi giudeocristiani si sarebbe vissuto così fino al IV secolo.
La Verginità nel Parto
Un Parto Miracoloso e Indolore
Come fu miracoloso il concepimento, così fu anche il parto di Maria Santissima: ella, per intervento soprannaturale, partorì il Figlio di Dio, rimanendo vergine. Per rappresentare il parto verginale di Maria, è molto bello l'esempio dell'immagine del raggio di luce che passa attraverso il vetro senza lederlo in alcun modo. Gesù è la luce del mondo (cf Gv 9,5). San Tommaso d'Aquino, nella Summa Theologiae (III, q. 28, a. 2), afferma che "Senza alcun dubbio dobbiamo affermare che la madre di Cristo fu vergine anche nel parto, poiché il Profeta [Isaia 7, 14] non dice solo: «Ecco, la vergine concepirà», ma aggiunge: «e partorirà un figlio»".
Il "parto verginale" significa un parto che non ha leso l'integrità fisica di Maria Santissima, un parto senza le doglie e senza la perdita di sangue. San Tommaso offre ragioni di convenienza per questo disegno divino:
- Si addiceva alla proprietà personale del Verbo di Dio che nasceva. Il Concilio di Efeso spiega che la caratteristica del Verbo è proprio quella di essere concepito senza corruzione sia nella sua generazione eterna, sia nella sua impronta creata. Come il verbo mentale esce dalla mente senza corromperla, così il Verbo divino nacque dal seno incorrotto della Vergine.
- Era conveniente per il fine dell'incarnazione di Cristo. Egli venne a togliere la nostra corruzione, quindi non era opportuno che nascendo corrompesse la verginità della madre. Sant'Agostino dice: "Non era giusto che violasse l’integrità con la sua nascita colui che veniva a sanare la corruzione." Questo parto verginale è un segno della missione di Cristo di salvare dalla corruzione del peccato e della morte.
Il Verbo divino, Dio, quando entra nella vita di un'anima, non solo non la corrompe, ma la eleva, la rende più perfetta. Questo si è avverato pienamente nella Vergine Santissima, non solo nella pienezza della grazia ma anche nella sua corporeità. L'onnipotenza divina custodisce, preserva ed eleva.
Nell'art. 2 della quæstio 28, san Tommaso risponde alla seconda obiezione, dicendo: «Cristo volle dimostrare la realtà del suo corpo in modo da manifestare insieme la propria divinità. Perciò mescolò insieme meraviglie e umiliazioni. Per mostrare la verità del suo corpo nacque da una donna. E per mostrare la sua divinità nacque da una vergine» (ibidem, ad 2).
Alla terza obiezione, riguardo alla possibilità di un parto verginale, San Tommaso risponde che fu la potenza divina a intervenire miracolosamente. Il parallelo richiamato è la creazione dal nulla di Adamo ed Eva. Molti Padri hanno visto nel parto verginale il segno della resurrezione di Cristo, che con il suo corpo avrebbe oltrepassato le porte chiuse del sepolcro e del Cenacolo, ma secondo alcuni teologi è soprattutto alla luce della resurrezione che si è compreso il parto verginale come segno.
La Spiritualità del Parto Verginale
Il mistero della verginità nel parto ci ricorda verità essenziali al mistero cristiano: il corpo è parte integrante dell'uomo, salvato da Cristo, associato al compimento della salvezza, promesso a un destino eterno. Fin da quaggiù il corpo è raggiunto dall'opera della grazia, poiché gli impulsi della nuova creazione sono all'opera, e Dio ha manifestato nel corpo segni in forma di miracoli: il camminare sulle acque, la trasfigurazione e, per finire, la resurrezione.
Maria si accorse che anche il suo parto fu verginale, senza alcun spargimento di sangue e senza alcun dolore. Se vi fosse stato spargimento di sangue sarebbe rimasta contaminata, secondo la legge mosaica. Colui che veniva nel mondo per purificare e santificare, non poteva, come suo primo atto, rendere impura e contaminata la sua santissima Madre.
Sull'assenza di dolore, l'evangelista san Luca è eloquente quando dice che la Madonna ha fatto tutto da sola, ha partorito il bambino, l'ha avvolto in fasce e lo depose in una mangiatoia (cf. Lc 2,7). Maria al momento del parto sembra nel pieno vigore di se stessa, contrariamente allo spossamento che provano tutte le donne di questo mondo dopo un simile evento. Il parto indolore, che la Tradizione afferma senza contestazione dal IV secolo, è paradossale che si sia cominciato a contestarlo nel momento stesso in cui il progresso scientifico instaurava il "parto indolore" per tutte le donne.
La Verginità Perpetua (Post Partum)
La Madonna, Sempre Vergine
La Madonna rimase vergine anche dopo la nascita di Gesù, per tutto il resto della sua vita. San Giovanni Paolo II ribadisce la convinzione che la Madonna, per ispirazione dello Spirito Santo, abbia fatto un proposito di verginità. Le parole di Maria all'Angelo: «Come è possibile questo poiché non conosco uomo» (Lc 1,34) «mettono in evidenza sia l'attuale verginità di Maria sia il suo proposito di rimanere vergine. Si deve dunque ritenere che a guidare Maria verso l'ideale della verginità è stata un'ispirazione eccezionale di quello stesso Spirito Santo che, nel corso della storia della Chiesa, spingerà tante donne sulla via della consacrazione verginale.
La verginità perpetua di Maria è stata definita dalla Chiesa in due Concili dogmatici: il Costantinopolitano II (553), che affermò che Cristo «Prese carne dalla gloriosa Theotόkos e semprevergine Maria»; e il Lateranense, convocato da Papa Martino I (648), che scomunicò chiunque non confessasse che Maria «abbia concepito dallo Spirito Santo senza seme e partorito senza corruzione, permanendo anche dopo il parto la sua indissolubile verginità» (Denz.).

I "Fratelli di Gesù"
Il termine "primogenito", dato a Gesù nel Vangelo di Luca: «Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito» (Lc 2,7), non indica che Maria abbia generato altri figli dopo Gesù, poiché nel giudaismo anche il figlio unico è designato con il nome di primogenito. Il titolo di primogenito portava con sé particolari diritti e doveri. Quando la Sacra Scrittura parla di fratelli e sorelle di Gesù (cf. per esempio, Mt 12, 46; 13,55; Mc 6,3; Lc 8,20; Gv 2,12; At 1,14), si riferisce ai cugini. Il termine «fratello e sorella», nel linguaggio usato dagli ebrei contemporanei di Gesù, ha infatti un significato molto ampio: si riferisce ai fratelli e sorelle di sangue, ai cugini e ai congiunti a vario grado di parentela. Da notare poi che Gesù è indicato come il Figlio di Maria, con l'articolo (Mc 6,3).
Il Matrimonio Verginale di Maria e Giuseppe
Il matrimonio tra la Madonna e San Giuseppe, fondato sulla comune volontà di rimanere vergini, era un vero matrimonio. Il matrimonio è ordinato anche al mutuo aiuto e al perfezionamento dei coniugi, che può essere realizzato di comune accordo anche con il proposito di verginità o di astensione dai rapporti coniugali. Questo matrimonio verginale, che costituisce la Sacra Famiglia, è il modello di tutti i matrimoni e di tutte le famiglie, nel senso che si deve praticare la castità coniugale, cioè l'osservanza della legge di Dio. In tutti e tre i membri della Sacra Famiglia, Gesù, Maria e Giuseppe, risplende la castità verginale.
Numerosi santi hanno creduto fermamente che la Beata Vergine, con il solo farsi vedere, infondeva a tutti pensieri e desideri di purezza. San Tommaso d'Aquino conferma dicendo: «La bellezza della beata Vergine spingeva alla castità quanti la guardavano». E San Girolamo dice che San Giuseppe si mantenne vergine per la compagnia di Maria, sostenendo: «Tu dici che Maria non sia rimasta vergine; io invece sostengo che anche Giuseppe rimase vergine grazie a Maria».
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L'Annunciazione: Il Momento Fondamentale
L'Esperienza di Maria a Nazaret
Tutto iniziò a Nazaret, in quel giorno in cui Maria ebbe un'esperienza eccezionale, l'Annunciazione. San Paolo, nell'unica menzione che ci offre della figura di Maria nei suoi scritti, la presenta semplicemente come madre del Cristo, «Figlio di Dio nato da donna, nato sotto la legge» (Galati, 4, 4). L'arte cristiana, soprattutto nelle miniature dei libri d'ore, ha raffigurato Maria gravida con il ventre ingrossato, e la Chiesa etiopica esalta le parti del corpo di Maria, benedicendo soprattutto il grembo che ha portato Gesù.
Nazaret era allora un villaggio insignificante e semitroglodita. Su queste pareti umili della presunta residenza di Maria è stata trovata quella che potremmo definire la prima Ave Maria, come testimoniato dall'archeologo Bellarmino Bagatti. I graffiti includono le lettere greche XE e MAPIA, riferendosi a "Cháire Maria" (Ave Maria) del Vangelo di Luca, e la parola armena "keganuish", che significa "bella ragazza", titolo dato dagli armeni a Maria. Nella stessa casa di Maria si praticava il culto di lei fin dalle origini della Chiesa, perché lì essa era stata scelta a «madre di Cristo».
Le Parole dell'Angelo
Nella grotta adiacente alla sua povera residenza, Maria ricevette l'annuncio sorprendente: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo, il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine (…) Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio» (Luca, 1, 32-33.35). Le parole dell'angelo assomigliano a un piccolo Credo che offre una perfetta definizione dell'identità del Cristo. Egli è il Grande in assoluto, re eterno, discendente davidico, Figlio dell'Altissimo e Figlio di Dio, il Santo per eccellenza.
Non siamo di fronte al pur mirabile mistero di ogni nascita umana, ma a qualcosa di assoluto e supremo, che non fiorisce dalle normali vicende della concezione e della procreazione. È per questo che il racconto lucano insiste sulla verginità di Maria: «Non conosco uomo», essa risponde all'angelo. Questa frase, più che all'intenzione di conservare la verginità anche durante il matrimonio come voto, rimanda al mistero che l'evangelista vuole esaltare: Gesù non nasce dalla carne e dal sangue ma dallo Spirito Santo. Pur percorrendo la via biologica dell'embrione, del feto e del neonato, egli non è concepito dal seme di Giuseppe ma dall'ingresso di Dio stesso, attraverso il suo Spirito fecondatore, nel grembo di Maria che Luca compara all'arca dell'alleanza di Sion. Nel testo originale greco, il termine kecharitoméne (piena di grazia) è un participio passivo "teologico", indicando che Maria è stata pervasa dalla grazia divina che risplende nel Figlio Gesù, la presenza perfetta di Dio tra gli uomini.

La Risposta di Maria e la Meditazione di San Bernardo
Di fronte allo sconcerto e all'esitazione di Maria, San Bernardo costruisce una deliziosa meditazione: «L'angelo aspetta la tua risposta, o Maria! Stiamo aspettando anche noi, o Signora, questo tuo dono che è dono di Dio. Sta nelle tue mani il prezzo del nostro riscatto. Rispondi presto, o Vergine, pronuncia, o Signora, la parola che terra e inferi e persino il cielo aspettano. Apri dunque, o Vergine beata, il tuo cuore alla fede, le tue labbra alla parola, il tuo seno al Creatore. Ecco, colui che è il desiderio di tutte le genti, sta fuori e bussa alla tua porta (…) Alzati, corri, apri! Alzati con la tua fede, corri col tuo affetto, apri col tuo consenso».
L'esegeta americano Raymond Edward Brown, nel suo saggio sulla Nascita del Messia, confronta le due annunciazioni parallele, quella a Elisabetta per la nascita del Battista e quella a Maria, e conclude che «nell'annunciazione della nascita di Giovanni Battista ci troviamo di fronte a un ardente desiderio e a una preghiera da parte dei genitori che sentono molto la mancanza di un figlio; siccome, però, Maria è una vergine che non è ancora andata a vivere con il proprio marito, non esiste da parte sua ardente desiderio o umana attesa di avere un figlio: si tratta della sorpresa della donazione. Non si ha più a che fare con la supplica da parte dell'uomo e il generoso esaudimento da parte di Dio: qui ci troviamo davanti all'iniziativa di Dio che oltrepassa qualsiasi cosa sognata da uomo o da donna».
Il Ruolo di Giuseppe
La maternità sorprendente di Maria creò sconcerto anche nel promesso sposo Giuseppe. L'evangelista Matteo ci narra l'annunciazione a Giuseppe. Di fronte al desiderio di Giuseppe di «ripudiare» Maria incinta (per reazione umana o per rispetto del mistero che si compiva in lei?), l'angelo Gabriele lo invita a completare la prassi matrimoniale e a divenire il padre legale di Gesù: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù» (1, 20-21).
Il Protovangelo di Giacomo descrive una reazione più pittoresca di Giuseppe: «Maria era ormai al sesto mese. Giuseppe, tornato a casa dal lavoro, la vide incinta. Allora si schiaffeggiò la faccia, si gettò a terra su un sacco, pianse amaramente e disse: Come farò a guardare e pregare il Signore per lei? L'ho ricevuta vergine dal tempio del Signore e non l'ho custodita! Chi l'ha insidiata? Chi ha commesso questa disonestà in casa mia contaminandola? Giuseppe si alzò dal sacco, chiamò Maria e le disse: Prediletta da Dio, perché hai fatto questo e ti sei dimenticata del Signore tuo Dio? Perché hai avvilito l'anima tua, tu che sei stata allevata nel Santo dei Santi e ricevevi il cibo dalla mano di un angelo? Maria si mise a piangere amaramente: Io sono pura, non conosco uomo! E Giuseppe: Da che parte viene, allora, quello che hai nel ventre? Maria rispose: Quanto è vero il Dio vivente, questo che è in me non so donde sia!».
Confortato dall'angelo, Giuseppe è però costretto dai sacerdoti a sottoporre Maria a una specie di ordalia, detta «della gelosia», descritta nel capitolo 5 del libro biblico dei Numeri, che consisteva nel bere una pozione per rivelare il peccato. Maria, sottoposta a questa verifica rituale, ne esce sana e salva.
La "Gravidanza" Spirituale: Un'Analogia con la Vita del Discepolo
L'esperienza di Maria, incinta di Gesù per opera dello Spirito Santo, offre una profonda analogia con la vita del discepolo che accoglie la Parola di Dio. L'adombrarsi dello Spirito su Maria, lo stesso Spirito che aleggiava sulle acque all'inizio della creazione (Gen 1,1), genera in lei una nuova creatura: un uomo nuovo, Gesù. Questa è una fecondità che viene dall'alto, che non ha nulla di umano, una maternità che si fa strada in noi, che ci avvolge, e che ci fa rimanere incinte "per opera dello Spirito Santo", proprio come Maria, donna vergine che "non conobbe uomo".
Accade che, una volta "in attesa" della Parola, il nostro essere comincia a modificarsi per far spazio alla nuova creatura, proprio come il corpo della donna incinta. I fianchi si allargano, i seni si ingrossano, tutto si prepara per la crescita e la nascita della nuova creatura. Analogamente, la Parola, una volta presa dimora dentro di noi, comincia a modificare il nostro modo di pensare, di parlare, di agire. All'inizio sembra strano, è come se questa Presenza prendesse possesso e si allargasse dentro di noi, quasi un corpo estraneo.
La donna in attesa prosegue il suo viaggio lavorando e svolgendo ogni attività. Nello stesso modo, Maria, accolta la Parola, prontamente si mette in viaggio verso sua cugina Elisabetta, anch'ella incinta. Possono esserci difficoltà, come i disturbi in gravidanza, che riscontriamo anche nell'accoglienza della Parola, perché essa "non scherza" e ci impone di fare i conti con le nostre azioni. Nel prosieguo della gravidanza, cambia anche la postura, il modo di camminare; lo stesso succede man mano che entriamo in intimità con la Parola, la Sua presenza diventa lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino (cfr Sal 119,105), capace di farci guardare in alto, a Dio, più che ai nostri limiti, dandoci certezze per andare avanti. La bellezza della Vita che cresce dentro di noi ha la meglio sulle nostre sofferenze, sulle nostre stanchezze.
Maria, che chiese "Come accadrà questo?", ricevette la risposta: "Nulla è impossibile a Dio!". Questa fecondità ci è richiesta nella nostra vita, così come in quella di chi ci sta accanto. Significa essere donne di speranza, che come Maria sanno guardare in profondità la realtà, cogliendo gli eventuali disagi, e questo per essere pronte a rispondere al suo appello, come alle nozze di Cana, quando ordinò: "Fate quello che vi dirà!". Offrire le nostre attese e quelle di chi incontriamo all'Unico in grado di donare il vino buono che dà gusto alla vita.
Tutto questo, però, ha bisogno di una gestazione. La Parola va ruminata, continuamente ripresa, perché a volte vorremmo tutto e subito, ma ognuno ha i suoi tempi. È chiaro che spesso ci si può sentire disorientate, pensare di non essere all'altezza, avere paura, ma anche qui, come Maria, affermare nell'umiltà: "sono la serva del Signore avvenga in me secondo la tua Parola". Da Maria possiamo imparare l'arte dell'abbandono affinché questa Parola cresca in noi e venga alla luce in tutta la sua bellezza, avendo sul mondo lo stesso suo sguardo d'amore di Dio. Come Maria, siamo beate non tanto per le cose che siamo in grado di fare, ma unicamente per quello che il Signore, il Potente, ha fatto e continuerà a fare in noi e per noi, generando Cristo ovunque, sempre e comunque.