Biografia di Suor Maria Giuseppa dei Sacri Cuori, Adoratrice

Suor Maria Giuseppa dei Sacri Cuori, al secolo Maria Anna Ignazia Isabella Cherubini (conosciuta anche come Marianna Fortunata Ignazia Cherubini), fu una figura centrale nella fondazione e nello sviluppo dell'Istituto delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. Nata ad Ischia di Castro (Viterbo) il 31 luglio 1788, colei che sarebbe diventata fondatrice del Monastero di Napoli fu la prima compagna di Madre Maria Maddalena dell'Incarnazione.

Ritratto di Suor Maria Giuseppa dei Sacri Cuori

Infanzia e Vocazione

Maria Anna Ignazia Isabella Cherubini nacque dai coniugi Fabio Cherubini e Isabella Pazzaglia. In quell’anno, Caterina Sordini approdò a Ischia per entrare tra le Terziarie francescane. Non è escluso, come sovente capita nei Monasteri, che con la comunità delle suore, Madre Maddalena seppe della nascita di questa bimba.

Madre Giuseppa prese il nome “solenne” di Maria Anna Ignazio (in nome del protettore di cui ricorre la memoria proprio in quel giorno 31 luglio) e Isabella. Bella e gracile, entrò a otto anni fra le Francescane di Ischia, che a quel tempo avevano un educandato. Dopo quattro anni, però, le morì la Mamma e tornò in famiglia per prendersi cura del fratellino. La sua vita cambiò drasticamente, soprattutto quando il padre si risposò con una donna dal carattere autoritario e reattivo.

Dopo molta sofferenza, Maria Anna decise di tornare all’educandato dove ritrovò la serenità e maturò la vocazione religiosa. Nel 1802 chiese di entrare fra le francescane e prese l’abito il 14 agosto 1803 con il nome di suor Maria Clotilde del Divino Amore. L’abbadessa in carica in quel momento era Caterina, divenuta ormai Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione. Il nome di Clotilde le fu imposto a motivo dell’amicizia che il Monastero di Ischia di Castro coltivava con la moglie del re di Sardegna Carlo Alberto IV.

La Nascita delle Adoratrici Perpetue e le Sfide del Tempo

A 19 anni, suor Maria Clotilde seguì Madre Maria Maddalena nella fondazione e le fu compagna fedele in tutte le circostanze, rimanendo con lei anche durante l’esilio di Firenze. Nel 1807, fu fondato a Roma l’Istituto delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. Un gruppo di religiose, accompagnato da p. Baldeschi, si stabilì prima a Roma; quindi, a causa delle persecuzioni napoleoniche contro la Chiesa cattolica, si spostarono prima a Porto Santo Stefano e poi a Firenze. Il pontefice Pio VII fu esiliato, e la comunità delle religiose dovette affrontare le dure prove derivanti dalla persecuzione napoleonica. Lo stesso P. Baldeschi fu imprigionato con accuse calunniose e poi rilasciato; la Beata Maddalena e alcune compagne, tra cui la Serva di Dio, conobbero la via dell’esilio.

Mappa delle località legate alla vita di Maria Giuseppa dei Sacri Cuori (Ischia di Castro, Roma, Firenze, Napoli, Squillace)

La piccola comunità poté infine rientrare a Roma, e ottenne l’approvazione definitiva da Papa Pio VII il 22 luglio 1814. L’Ordine ebbe un abito proprio e le componenti emisero la nuova professione religiosa monastica. Suor Maria Clotilde prese l’abito delle adoratrici la terza domenica di settembre del 1818 e cambiò il nome in suor Maria Giuseppa dei Sacri Cuori. Nonostante la situazione di oggettiva difficoltà, nacquero nuove vocazioni che riempirono poi il Monastero di Roma e fecero estendere l’Istituto anche in altre città.

Sotto la solida guida di Mons. Menocchio, Vescovo agostiniano e sacrista del Santo Padre, affidato alle religiose dal Pontefice come guida spirituale, l’Adorazione Perpetua iniziò ad avere anche una sua fisionomia giuridica: Regola di Sant'Agostino e Costituzioni legate al proprio carisma specifico.

Superiora e Fondatrice di Nuovi Monasteri

Alla morte della Fondatrice, Madre Maria Maddalena dell’Incarnazione, avvenuta nel 1824, suor Maria Giuseppa venne eletta all’unanimità Superiora del Monastero di Roma. Collaborò alla stesura delle Costituzioni, che erano state lasciate alquanto incomplete dalla beata fondatrice.

Dopo qualche anno, nell’ottobre 1828, si recò a Napoli per fondare quello che sarebbe stato il secondo Monastero dell’Ordine, ovvero il Monastero di Napoli. La fondazione, lungamente voluta e preparata da alcuni nobili napoletani, trovò il suo pioniere nel cavalier Buonocore e ottenne la benedizione del Cardinale Ruffo Scilla. Non mancarono tuttavia le difficoltà, causate da alcune divisioni interne. La stessa Serva di Dio venne fatta oggetto di rilevanti opposizioni e dovette superare non poche difficoltà.

Monastero delle Adoratrici di Napoli

Nel 1835, le modifiche delle Costituzioni furono approvate da Papa Gregorio XVI, ma solo per il Monastero di Napoli. Nel 1836, su richiesta del Vescovo di Squillace, Mons. Rispoli, si recò a fondare un nuovo Monastero nella regione calabra, a Squillace (CZ).

Durante la sua assenza, la Comunità delle Adoratrici di Roma si spostò, il 28 settembre del 1839, dal Monastero di Sant’Anna al Quirinale al Monastero di Santa Maria Maddalena alle Quattro Fontane, sempre nei pressi del Quirinale. Dopo circa sei anni trascorsi a Napoli e Squillace, fece ritorno nel Monastero di Napoli, e poi a Roma nel 1843.

Gli Ultimi Anni e l'Eredità Spirituale

Negli ultimi anni della sua vita, Madre Giuseppa dovette affrontare la terribile prova della divisione all’interno del suo Istituto, ma con pazienza, carità e tanta sofferenza riuscì a riportarvi la pace. Morì a Roma l’anno successivo, il 5 ottobre 1844, la notte tra il 5 ed il 6 ottobre, per gravi problemi cardiologici, in concetto di santità. La segretaria della madre comunicò che la sua morte avvenne lucidamente e santamente.

Suor Maria Giuseppa fu una personalità forte, il cui carattere fu segnato dall’esperienza drammatica dell’infanzia. Ebbe con don Baldeschi, confessore della Comunità e prezioso aiuto nella fondazione dell’Istituto, una forte intesa che si rivelò preziosa al momento della morte della Fondatrice. Il Signore non mancò di riempirla di doni, come anche la scrutazione dei cuori. Era dotata di una particolare devozione al Santissimo Sacramento, ma anche per l’attenzione dedicata alle famiglie povere e alle persone in difficoltà e per la sua dedizione alla sua famiglia religiosa, che era profondamente lacerata dalle divisioni interne.

Illustrazione del Santissimo Sacramento

Nel 1898, il Papa Leone XIII, mediante la Bolla "Pium Institutum", estese tutto ciò che era stato previsto nella riforma redatta dalla Serva di Dio come stile di vita dell’intero Istituto della Adorazione Perpetua. Madre Giuseppa fece della sua esistenza un dono stupendo a Dio e ai fratelli. Il postulatore Paolo Vilotta la descrive come una donna «obbediente alla volontà di Dio», attratta «dalla vita contemplativa» e allo stesso tempo dotata di una «inesauribile carità verso il prossimo».

I Monasteri e la Continuità dell'Opera

Le sue spoglie si trovano a Roma, vicine a quelle di suor Maria Maddalena dell’Incarnazione, in via del Casaletto, mentre un’importante reliquia (il cuore) è custodita a Napoli nel Monastero delle Adoratrici. Il Monastero di Napoli è un’oasi di pace nel cuore della città, a due passi dal Duomo, abitato da circa 25 suore di varie nazionalità, alcune giovanissime, in ginocchio in adorazione del Santissimo Sacramento in qualsiasi ora del giorno.

Oltre al monastero di Napoli - che conserva tra l’altro la preziosa reliquia del cuore di madre Giuseppa - e quello di Roma, le altre case delle Adoratrici Perpetue sono a Betlemme e a Sortino, in provincia di Siracusa. Il 31 agosto è stata aperta poi una Casa di noviziato a Cartoceto, nei pressi di Pesaro, che accoglie 20 novizie.

Il Processo di Canonizzazione

La fama di santità di suor Maria Giuseppa si diffuse poco tempo dopo la sua morte, avvenuta a Roma, il 5 ottobre 1844. Un primo processo per la beatificazione fu infatti avviato già nei primi del ‘900, interrotto poi per cause storiche.

La fase preliminare dell’inchiesta sulla Serva di Dio era già iniziata alcuni anni fa, come spiega il postulatore Paolo Vilotta. Martedì scorso, in un’affollata Aula della Conciliazione, nel Palazzo del Vicariato, alla presenza del postulatore Paolo Milotta, monsignor Oder ha ripercorso la vita della Serva di Dio, strettamente legata a quella dell’ordine monastico dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento, di cui suor Maria Giuseppa fu cofondatrice.

Recentemente, si è conclusa a Roma la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione della religiosa, aperto meno di un anno fa. Monsignor Slawomir Oder, vicario giudiziale del Tribunale ordinario della diocesi di Roma, ha descritto madre Giuseppa dei Sacri Cuori come «modello di monaca, di adoratrice, di priora, di evangelizzatrice e strumento di comunione», una «figura di rara ricchezza e bellezza, nobile, eccellente».

Questo «aspetto santo - afferma il postulatore - è emerso sempre più, man mano che andavamo avanti nelle ricerche della fase preliminare. E credo che oggi sia confermato dalla testimonianza di queste suore, eredi della grande spiritualità della Serva di Dio». La sua vita contemplativa, in un mondo in cui la società è concentrata soprattutto sul sociale, invita a tornare all’essenziale, ricordandoci che il cristianesimo è soprattutto contemplazione, meditazione. Era continuamente dedita alla preghiera e al raccoglimento spirituale, ma allo stesso tempo attiva nella carità, nell’aiuto degli altri, nelle fondazioni di nuove federazioni. Si può dire, coniando un nuovo termine, che sia stata un esempio di donna “contemplattiva”.

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