Santa Mariam di Gesù Crocifisso Baouardy: Vita e Spiritualità

Mariam Baouardy, conosciuta anche come suor Maria di Gesù Crocifisso, fu una figura mistica straordinaria, la cui vita intensa e tormentata ha lasciato un'impronta profonda nella Chiesa. Nata in Terra Santa, ha unito in sé la ricchezza dell'Oriente cristiano e una profonda devozione allo Spirito Santo, diventando un ponte tra culture e fedi.

Ritratto di Santa Mariam di Gesù Crocifisso Baouardy

La Nascita e l'Infanzia

Mariam Baouardy venne alla luce ad Abellin, un piccolo villaggio dell'alta Galilea (nell'odierno Stato d'Israele), tra Nazareth e Haifa, il 5 gennaio 1846. I suoi genitori, Giorgio Baouardy, artigiano che lavorava la polvere da sparo, e Mariam Chahyn, erano arabi di rito greco-melchita cattolico, onesti e pii, ma provati dalla vita: avevano perso ben dodici figli in tenera età. La loro preghiera e un pellegrinaggio a piedi a Betlemme per chiedere il dono di una figlia alla Vergine furono esauditi con la nascita di Mariam, che fu battezzata e cresimata lo stesso giorno, secondo la prassi orientale. Un anno dopo, nacque anche un fratellino, Boulos (Paolo).

La felicità, tuttavia, fu di breve durata. Quando Mariam non aveva ancora tre anni, il padre morì e, dopo pochi giorni, anche la madre si spense per il dolore. I due orfani furono separati e adottati da alcuni parenti: Mariam fu affidata alle cure di uno zio paterno, che nel 1854 si trasferì ad Alessandria d'Egitto, portando con sé la nipotina. Mariam non ricevette alcuna istruzione scolastica e rimase analfabeta per la maggior parte della sua vita, imparando a leggere e scrivere stentatamente solo molto più tardi.

Eventi Straordinari e Percorso Spirituale

Il Rifiuto del Matrimonio e il Martirio

A dodici o tredici anni, secondo le usanze orientali, lo zio propose a Mariam un matrimonio combinato con un cugino o cognato del Cairo. Mariam, che fin da bambina aveva manifestato un desiderio ardente di appartenere solo a Dio e aveva persino ricevuto una locuzione interiore ("Vedi, è così che tutto passa; ma se vuoi darmi il tuo cuore, io resterò per sempre con te"), rifiutò con fortezza. In un gesto di consacrazione, si tagliò i capelli, rendendosi non accettabile come sposa. Questo atto scatenò la furia dello zio, che la umiliò e la trattò come una serva, relegandola in cucina.

In un momento di sconforto, Mariam tentò di mettersi in contatto con il fratello Paolo, rimasto in Palestina. Chiese a un servo musulmano, in partenza per Nazareth, di recapitare una lettera. L'uomo, dopo averla ben accolta, le propose di abbracciare la fede islamica. Mariam oppose un fiero rifiuto con la frase che divenne la sua condanna a morte: "Musulmana io? Mai! Sono figlia della Chiesa Cattolica e spero di restare tale per tutta la vita!". Fu allora che il servo, impugnata una scimitarra, le tagliò la gola. Creduta morta, Mariam fu avvolta in un lenzuolo e abbandonata in una stradina oscura, nella notte tra il 7 e l'8 settembre 1858 (o 1859). Questo evento fu da lei stessa definito "le nozze di sangue".

La Guarigione Miracolosa e i Doni Mistici

Contro ogni aspettativa, Mariam non morì. Raccontò di essersi trovata in cielo, dove rivide i suoi genitori e udì una voce dirle: "Il tuo libro non è ancora tutto scritto". Si risvegliò in una grotta, accudita e curata per diverse settimane da una giovane donna vestita d'azzurro, che in seguito Mariam riconobbe essere la Vergine Maria. A prova dell'accaduto, le rimasero una cicatrice di dieci centimetri sul collo e una voce rauca; fu accertato che le mancavano persino alcuni anelli della trachea. Un medico che la visitò sedici anni dopo, a Marsiglia, affermò che nessuno avrebbe potuto sopravvivere a una simile ferita senza un intervento divino.

SANTA MARIAM BAWARDI E IBILLIN

Abbandonata la famiglia adottiva, Mariam, ancora tredicenne e con l'aiuto di un francescano, iniziò a lavorare come domestica per famiglie non agiate, spesso in condizioni di miseria, viaggiando tra Alessandria, Beirut e Gerusalemme. Fu proprio al Santo Sepolcro che emise il voto solenne di castità perpetua. Nel 1863, all'età di diciassette anni, si trasferì a Marsiglia, in Francia, con la famiglia siriana Nadjar presso cui serviva.

A Marsiglia, Mariam cercò di entrare in vita consacrata. Dopo un breve periodo presso le Suore della Compassione, dal quale dovette ritirarsi per malattia, nel 1865 fu accolta come postulante tra le Suore di San Giuseppe dell'Apparizione. Qui, mentre svolgeva umili lavori in lavanderia e cucina, iniziarono a manifestarsi fenomeni soprannaturali: estasi, visioni e le stimmate sanguinanti su mani e piedi, la prima delle quali comparve il 29 marzo 1867. Mariam, nella sua semplicità, credeva di essere affetta da una malattia e cercava di nascondere le ferite. Tuttavia, i fenomeni straordinari turbarono la comunità, e nel 1867 fu dimessa, essendo stata giudicata più adatta alla vita contemplativa che a quella attiva.

La Vita Religiosa e le Fondazioni Carmelitane

Ingresso nel Carmelo di Pau e la Missione in India

Il 14 giugno 1867, Mariam arrivò al Carmelo di Pau, in Francia, accompagnata da suor Veronica della Passione, che era stata la sua maestra a San Giuseppe dell'Apparizione e che l'aveva raccomandata come "obbediente fino al miracolo". Il 27 luglio 1867 prese l'abito carmelitano, assumendo il nome di suor Maria di Gesù Crocifisso. Nonostante fosse analfabeta e avesse espresso il desiderio di rimanere una conversa, fu ammessa come corista, ma i tentativi di insegnarle a leggere e scrivere non ebbero grande successo, poiché lei stessa pregava Gesù di restare umile e illetterata. A Pau, continuò a sperimentare estasi, levitazioni, stimmate, apparizioni, e persino vessazioni demoniache, che le consorelle assistevano con discrezione e il sostegno del vescovo di Bayonne.

Il 21 agosto 1870, ancora novizia, suor Maria di Gesù Crocifisso partì per l'India insieme ad altre carmelitane per fondare il primo Carmelo a Mangalore. Qui, il 21 novembre 1871, all'età di ventiquattro anni, emise la sua professione religiosa, divenendo la prima carmelitana a pronunciare i voti in India. Anche in terra di missione, i fenomeni straordinari continuavano, tanto che il Vicario Apostolico, Efrem M. Garrelon, inizialmente suo direttore spirituale, la giudicò mossa dallo spirito delle tenebre. Per questo, nel settembre 1872, fu rimandata al Carmelo di Pau.

La Fondazione del Carmelo di Betlemme

Nel 1872, suor Maria confidò ai superiori che il Signore desiderava un Carmelo a Betlemme, in Terra Santa, assicurando che le difficoltà sarebbero state superate. Con il sostegno di Berta Dartigaux e l'intervento di Papa Pio IX, nell'agosto 1875 partì con altre consorelle per la Palestina. Nonostante parlasse a stento il francese e non avesse conoscenze di architettura, fu proprio lei a descrivere il progetto e a dirigere i lavori per la costruzione del monastero, che doveva sorgere come una torre su una collina, prospiciente la Natività, nel luogo indicatole in visione dal Signore.

Il monastero, a forma di torre sulla Collina di Davide, fu inaugurato in sede provvisoria il 24 settembre e il 21 novembre 1876 la comunità si insediò nel Carmelo definitivo. Suor Maria, che le consorelle chiamavano affettuosamente "la piccola araba", si definiva "piccolo nulla", e nonostante le molte grazie ricevute, mantenne sempre una profonda obbedienza ai superiori, un'obbedienza che definiva "fino al miracolo". Progettò anche la fondazione di un nuovo Carmelo a Nazareth, recandosi lì nel 1878 per visionare il sito.

Monastero del Carmelo di Betlemme

Spiritualità e Caratteristiche

La spiritualità di Mariam Baouardy rifulgeva di particolare semplicità e umiltà, le sue virtù più grandi. Era illetterata, ma sapeva dare consigli e spiegazioni teologiche di chiarezza cristallina, frutto di un dialogo continuo con lo Spirito Santo e di un amore che la consumava. Chiamava le stimmate e le manifestazioni della Passione, che viveva nel suo corpo, "la mia malattia", e metteva in guardia dal cercare rivelazioni e cose sorprendenti, raccomandando: "Non andate a vedere e consultare qui e là lo straordinario, altrimenti 'la vostra fede s’indebolirà'".

Mariam condivideva con Santa Bernadette Soubirous non solo l'essere illetterata, ma anche una grandissima umiltà che impressionò intellettuali e sapienti. I suoi pensieri sull'umiltà sono profondi: "Oggi la santità non è la preghiera, né le visioni o le rivelazioni, né la scienza di parlar bene, né i cilici; né le penitenze; è l’umiltà". Il suo biografo, Amedeo Brunot, espresse il suo stupore per il fascino che questa "misteriosa araba" esercitava su tanti intellettuali cattolici, vedendovi un segno di un messaggio universale.

Simbolo dello Spirito Santo

Figlia della sua terra, cantava la bellezza del creato e l'amore del Creatore con immagini semplici, come quelle delle parabole e dei salmi. La sua spiritualità era inoltre caratterizzata da una particolare devozione allo Spirito Santo. Diceva che "il mondo e le comunità religiose trascurano la vera devozione al Paraclito. Per questo vi è l'errore, la disunione, e non vi è la pace." Scrisse persino al Papa, suggerendo che ogni sacerdote dicesse una messa dello Spirito Santo ogni mese, per le grazie e la luce che ne sarebbero derivate. Le sue invocazioni allo Spirito Santo sono celebri: "Sorgente di pace, di luce vieni ad illuminarmi; ho fame vieni a nutrirmi; ho sete, vieni a dissetarmi; sono cieca, vieni a illuminarmi; sono povera vieni ad arricchirmi; sono ignorante vieni ad istruirmi."

Gli Ultimi Anni e la Morte

Mariam continuò a vivere a Betlemme i suoi ultimi anni, intensi e brevi, tra estasi, visioni, levitazioni, bilocazioni, stimmate e anche tormenti demoniaci. Il 22 agosto 1878, mentre trasportava due secchi d'acqua per i muratori che lavoravano nel giardino del monastero, cadde inciampando su una cassetta di gerani fioriti e si ruppe un braccio in più punti. Mormorò: "È finita". Il giorno dopo, si era già sviluppata una cancrena. Si spense tra dolori indicibili alle cinque del mattino del 26 agosto 1878, a soli 32 anni (o 33 incompiuti), nel monastero in costruzione sulla collina del re Davide, baciando per l'ultima volta il crocifisso. Quando fu estratto il suo cuore, fu rilevata la cicatrice di una ferita profonda e non recente, un fenomeno noto come "transverberazione". La sua tomba, meta di pellegrinaggio per cristiani e musulmani, si trova nella chiesa del Carmelo di Betlemme.

Beatificazione e Canonizzazione

La buona fama di suor Maria di Gesù Crocifisso, definita "Kedise" ("Santa") sia da cristiani che da musulmani, portò all'apertura del processo per la sua beatificazione. La fase informativa durò dal 1919 al 1922. Il processo incontrò non poche difficoltà e una stasi, fino a quando, nel 1981, fu riconosciuta l'eccellenza della sua figura e delle sue virtù. Il miracolo attribuito alla sua intercessione per la beatificazione fu la guarigione di una bambina di tre anni e otto mesi, Khazneh Jubran Abboud, avvenuta il 20 dicembre 1929 a Schefamar, presso Nazareth.

È stata beatificata da San Giovanni Paolo II il 13 novembre 1983. Il processo per la canonizzazione si avviò con l'inchiesta diocesana a Messina nel 2013, relativa a un evento prodigioso verificatosi nell'ospedale di Taormina: la presunta guarigione miracolosa di Emanuele Lo Zito, un neonato siciliano affetto da una grave cardiopatia congenita, avvenuta il 17 aprile 2009 ad Augusta.

SANTA MARIAM BAWARDI E IBILLIN

Mariam di Gesù Crocifisso è stata canonizzata da Papa Francesco a Roma il 17 maggio 2015. Nel calendario della Chiesa universale è ricordata il 26 agosto, mentre in quello dell'Ordine Carmelitano la sua memoria liturgica cade il 25 agosto.

L'Eredità di Santa Mariam

Santa Mariam Baouardy, pur illetterata e apparentemente fragile, è stata una donna di fede incrollabile, coraggio e umiltà profonda. La sua vita coincide con il pontificato di Pio IX, che lei chiamava "mio padre", e la sua figura è stata ammirata da numerosi intellettuali cattolici, che hanno visto in lei un "profumo biblico" e un messaggio universale. Mariam porta in dote alla Chiesa universale la ricchezza dell'Oriente cristiano e l'esempio di una vita interamente donata a Dio, insegnando che la santità risiede nell'umiltà e nell'amore, non negli straordinari doni mistici.

Come disse Giovanni Paolo II: "Le Beatitudini trovano in lei il loro compimento. Nel vederla sembra che Gesù ci dica: beati i poveri, beati gli umili, beati coloro che cercano di servire, beati i miti, beati quelli che costruiscono la pace. Tutta la sua vita esprime una familiarità inaudita con Dio, l’amore fraterno degli altri e la gioia, che sono i segni evangelici per eccellenza".

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