L’Abbazia di Roti, o Abbazia di Santa Maria de Rotis, dimora nella Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, tra le dolci colline e le montagne dell’Appennino. Questo gioiello storico si trova nel comune di Matelica, raggiungibile oltrepassando l’antica frazione di Braccano, in un luogo ameno che rappresenta un inno alla bellezza della natura.

Le Origini e la Storia Monastica dell'Abbazia di Roti
L’Abbazia è stata fatta costruire dall’ordine religioso dei frati benedettini tra l'XI e il XII secolo. La chiesa, edificata in pietra, si erge sopra un tempio pagano anticamente devoto al sole. Nel corso del tempo, vi si insediarono gli eremiti e successivamente servì da rifugio ad alcuni membri dell’Ordine dei Templari. L’ordine religioso dei Benedettini s’insediò nelle Marche già intorno all’XI-XII secolo, ma già nel IX secolo si hanno documenti di donazioni a monaci farfensi che cercarono di sfuggire alle invasioni ricorrenti tra le colline e le montagne dell’Appennino.
Numerosi studiosi hanno documentato l'esistenza del monastero fin dall’XI secolo “sotto la regola di San Benedetto”. Tra essi, figurano figure autorevoli come Gian Battista Razzanti (XVIII sec.), Camillo Acquacotta (XIX sec.), e più recentemente, Giacinto Pagnani, Amedeo Bricchi, Angelo Antonelli (le cui ricerche specifiche sono particolarmente accurate) e Anna Maria Giorgi, oltre a molti altri esperti. Lo storico Ottavio Turchi, in un testo edito nel 1762 sulla chiesa di Camerino, ricorda che i monaci seguaci di San Benedetto di Norcia si stabilirono a Santa Maria de Rotis, presso Braccano, nel territorio matelicese.

Il Declino e la Perdita del Patrimonio Documentale
La storia dell'Abbazia è segnata da un progressivo declino. Poco si sa di essa poiché i numerosissimi documenti conservati nell'archivio andarono persi in un incendio avvenuto nel secolo XVIII. Purtroppo, a causa di questo rogo, è andato perduto il prezioso patrimonio documentario di pergamene e scritti del Monastero, che avrebbe potuto offrire ulteriori notizie.
Nel 1195 si ha la prima notizia di un abate di Santa Maria de Rotis, sebbene la sua fondazione sia sicuramente da ascrivere ai secoli precedenti, quando il monastero era già al massimo dello splendore. Agli inizi del Trecento, fu attaccato dai matelicesi, dando il via al suo progressivo declino. Questo si concluse con la cessione in commenda nel XV secolo e con la definitiva assegnazione dei beni al Capitolo della Collegiata di Santa Maria di Piazza a Matelica. Si fa notare che nel XV secolo l’abbazia fu data in mano agli abati commendatari e, definitivamente, nel XVI secolo i suoi beni furono assegnati proprio al Capitolo della suddetta Collegiata di Santa Maria.
Qualche notizia circa la fiorente vita dell'Abbazia si ricava da un documento conservato nell’archivio comunale di Matelica, relativo all’anno 1500. Si tratta degli atti di un processo tra l'Abbazia e la Comunità di Matelica per il possesso di alcuni boschi (De Monte de Pagliano prope Abbatiam de Roti qua itur Cingulum). La zona era descritta come ricca di legname; infatti, fino a pochi decenni fa, vi si trovavano numerose carbonaie. Nell’anno 1585 vi si producevano sessanta some di frumento e sette di vino; il taglio del bosco fruttava dodici scudi.
Elementi Architettonici e Reperti
Dell'antica struttura monastica, elementi si ritrovano solo in parte dell’edificio chiesastico. Pergamene risalenti al XII secolo indicano che sotto la sua giurisdizione erano i monasteri di San Claudio d’Acquaviva, San Giovanni de Foro e San Giacomo.
Una stele, proveniente probabilmente da tale luogo, si può ammirare sopra la porta interna della chiesa di San Francesco di Matelica. È in pietra calcarea, rappresenta una figura di orante (colui che prega), rivestito di un abito che somiglia ad una pianeta, e vi si legge "Dopni Lapi". Secondo l’Acquacotta, questa iscrizione indicherebbe un abate di Roti e risalirebbe al XIII secolo. Altri frammenti architettonici sono presenti in ciò che rimane del Monastero, che nel Medio Evo fu una tappa di pellegrinaggio e un punto d’unione delle strade che portavano a Matelica, collegandola a Cingoli, per poi scendere a valle fino a raggiungere Jesi e la costa adriatica.
Si rinvengono anche sculture, che gli studiosi definiscono arcaiche, realizzate su massi squadrati rozzamente. Esse rappresentano geometriche sembianze umane, il cui volto presenta il tratto degli occhi, la traccia del naso con due segnate narici schiacciate e, trasversali, le linee che potrebbero indicare la barba nella parte bassa del volto.
Come Raggiungere l'Abbazia di Roti da Braccano
L'Abbazia di Roti si trova in una posizione strategica e suggestiva. Lungo la strada provinciale asfaltata che da Matelica (Macerata) porta al Monte San Vicino, dopo le località Casette San Domenico e Piannè, si incontra l’antica frazione di Braccano. Questo percorso è considerato un'escursione moderata, che richiede un buon allenamento ma si snoda su sentieri facilmente percorribili, adatti a ogni livello di abilità.
Per raggiungere l'Abbazia, ci si dirige verso Matelica e si può parcheggiare prima della frazione di Braccano. Da lì, ci si incammina con zaino in spalla, oltrepassando il meraviglioso paese di Braccano, noto anche come il borgo dei murales. La strada è asfaltata per i primi chilometri, comoda e con un dislivello contenuto. Dopo aver superato un piccolo ponte, il gruppo di escursionisti tende ad aumentare.
Si prosegue diritti fino a una strada sterrata per circa 1 km, prestando attenzione a non prendere le indicazioni per il sentiero della Gola di Jana. A questo punto, inizia una salita un po’ più sostenuta ma piacevole, perlopiù ombreggiata e immersa completamente nella natura. Finalmente, si raggiungono i "trocchi" e a sinistra si intravede l’Abbazia di Roti.

L'Evento "Risorgimarche" e il Concerto di Jovanotti (2018)
L'Abbazia di Roti è stata anche teatro di un evento memorabile: il concerto di Jovanotti per Risorgimarche, il noto festival di solidarietà per la rinascita delle comunità colpite dal sisma. Il 5 agosto 2018, il luogo ha ospitato un'adrenalinico evento, passato alla storia per la sua bellezza e l'incredibile affluenza di pubblico.
Gli organizzatori avevano rivelato appena 24 ore prima che Jovanotti sarebbe stato l’artista del “concerto a sorpresa” nei pressi dell’Abbazia. Sebbene le informazioni logistiche come la location, i sentieri percorribili, le aree di parcheggio e le vie riservate fossero note da settimane, il nome dell'artista era rimasto un segreto fino al giorno precedente. Una volta appresa la notizia, molti decisero di partecipare, consapevoli che sarebbe stata una giornata lunga, faticosa e affollata, ma allo stesso tempo stimolante, emozionante e fantastica.
I partecipanti si dirigevano presto verso Matelica, parcheggiando prima della frazione Braccano e incamminandosi con zaino in spalla. Lungo il percorso, si osservava il costante arrivo di migliaia di persone. Sul posto, c'era tempo per visitare l’Abbazia di Roti e l’Isola del Gusto, con stand gastronomici di produttori locali che esponevano i propri prodotti, dove si potevano acquistare miele, formaggi, cresce e salumi.
Risorgi Marche | Jovanotti | Matelica | Abbazia di Roti
L'atmosfera era di grande attesa. Dal punto di vista panoramico, si osservava l'arrivo costante di migliaia di persone, molte delle quali si posizionavano sul prato accanto al palco, affrontando ore sotto il sole cocente. All'arrivo di Jovanotti, la folla scalpiva, urlava ed era esaltata. Dopo uno scambio iniziale di battute tra Neri Marcorè e Jovanotti, iniziò il fantastico concerto. Le canzoni erano tante e tutti cantavano e ballavano, in un emozionante momento di condivisione, un evento eccitante e indimenticabile. Le due ore passarono in fretta e il concerto si concluse. Il rientro di circa 70 mila persone fu imponente, pacato e tranquillo, seppur un po’ polveroso. La zona del concerto fu lasciata pulita e incontaminata come all'arrivo, un esempio di rispetto ambientale. Questa fu un’esperienza unica e un concerto memorabile, quello con più affluenza nella storia di Risorgimarche.
Il Progetto di Recupero e la Tutela Attuale
Nonostante sia stata per anni un gioiello quasi dimenticato e ridotta a stalla per ovini, l’Abbazia di Roti (o Rotis), non distante dalla piccola frazione di Braccano a Matelica, sta vivendo una nuova fase. Di essa restano le strutture portanti, e la zona, anni fa di proprietà privata, è oggi di proprietà della Regione Marche ed è sotto la tutela del Corpo Forestale dello Stato.
Recentemente, è stato dato il via libera al progetto per il recupero del complesso, che ha alle spalle una lunga e importante storia. Durante la Giunta dell’Unione Montana è stato approvato il progetto esecutivo per il recupero dell’Abbazia di Roti. Il sindaco Denis Cingolani ha espresso orgoglio ed emozione, annunciando che grazie al finanziamento di 3,5 milioni di euro da parte del commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, il progetto potrà finalmente prendere forma.
