La storia dei fondatori e direttori dei giornali locali, spesso costretti a fronteggiare ordini di chiusura da parte dei gerarchi fascisti, evoca immagini di grande determinazione e ironia nel mascherare la delusione di fronte al sopruso contro la libertà di stampa. Tra questi giganti della cultura calabrese e cosentina, si distinguono figure come Michele De Marco, noto come Ciardullo, e Antonio Chiappetta, il cui fiero antifascismo rischia di essere dimenticato a causa delle loro altre significative opere.
Antonio Chiappetta, figura di spicco della cultura calabrese, è ricordato per le sue numerose battaglie e denunce. Il 26 giugno 1902 vide la luce il suo "Giornale di Calabria", uno strumento potente per diffondere le sue critiche contro la corruzione politica, le disparità di classe, le ingiustizie e le sopraffazioni. Nonostante il suo impegno, il giornale fu costretto a chiudere nel 1925. La biografia di Gianfranco Abate, pubblicata nel 2002, riporta che Michele Bianchi consigliò ad Antonio Chiappetta di cessare gli attacchi al Partito Nazionale Fascista (PNF). Tuttavia, Chiappetta scelse di seguire la sua coscienza, consapevole delle gravi conseguenze che questo suo allineamento avrebbe comportato.
La tipografia di Chiappetta, ereditata dal padre e utilizzata per la stampa del suo giornale, attraversò un periodo difficile e cessò la sua attività nella seconda metà degli anni Trenta. Privato del suo giornale e della sua tipografia, Antonio Chiappetta continuò a esprimere il suo antifascismo attraverso la parola, partecipando ai celebri dibattiti culturali del circolo del Renzelli. Attendeva fiducioso la caduta della dittatura, opponendosi alle sue efferatezze, ai soprusi e alle menzogne, e incoraggiando soprattutto i giovani a non rinunciare mai agli ideali di democrazia e libertà.
Antonio Chiappetta morì il 7 agosto 1942. Anche Ciardullo, al secolo Maria Assunta Ciardullo, ebbe i suoi scontri con il regime fascista. Originario di Perito di Pedace, nipote del quale, Francesco, continua la memoria artistica del nonno, Ciardullo fu avvocato e poeta, attività che affiancò a quelle di giornalista e insegnante.
Il suo rifiuto di iscriversi al PNF portò alla chiusura del suo studio legale. Fondò due giornali, "Ohè", un settimanale umoristico, e "Calabria Democratica", entrambi soppressi. Il dialetto e l'ironia divennero per Ciardullo strumenti efficaci per criticare i costumi della società cosentina, descritti come "spesso vacui e specchio fedele dell’italietta fascista". Se Chiappetta è ricordato per "Jugale", Ciardullo è celebre per la sua attività poetica e, soprattutto, per il suo contributo al teatro. Purtroppo, i testi dei suoi drammi e delle sue commedie sono oggi difficilmente reperibili, così come l'ultima raccolta curata da Antonio Piromalli e pubblicata da Mide edizioni nel 1984. Molti dei suoi testi teatrali sono scomparsi dalle scene, rendendo rara la sua rappresentazione.

A differenza di Chiappetta, Ciardullo ebbe la fortuna di sopravvivere al regime. Dopo la caduta del fascismo, il prefetto di Cosenza Pietro Mancini lo nominò sindaco di Pedace, il suo paese natale. Negli anni Quaranta, "Ohè" e "Calabria Democratica" ripresero le pubblicazioni. Una volta terminato il periodo fascista, Ciardullo concentrò le sue critiche sulla nascente Democrazia Cristiana.
La figura di Maria Assunta Ciardullo, insieme a quella di Antonio Chiappetta, rappresenta un esempio di coraggio intellettuale e di dedizione alla libertà di espressione in un'epoca di forte repressione. Le loro battaglie per una stampa libera e per la difesa dei valori democratici continuano a risuonare come un monito e un'ispirazione.