Marco Giampaolo Evangelista: Un Percorso tra Natura e Arte

Marco Giampaolo Evangelista, fotografo e artista, presenta un percorso che unisce una profonda connessione con la natura e una riflessione costante sul processo creativo e sull'esistenza stessa. La sua visione si manifesta attraverso diverse espressioni artistiche, nutrite da esperienze personali e una filosofia di vita che enfatizza l'impegno e la crescita continua.

La Profonda Connessione con la Natura e la Caccia

Marco Giampaolo Evangelista condivide una profonda connessione con la natura, che si esprime anche attraverso la sua passione per la caccia, descrivendola come "un insieme di emozioni a cui non posso rinunciare". Per Evangelista, la caccia rappresenta "il miglior modo per salvaguardare l’ambiente". Egli sostiene che il vero cacciatore, "quello vero che esce 12 mesi l’anno anche una sola uscita ad ottobre, è l’uomo che di più è immerso nell’ambiente, lo conosce e lo rispetta".

Il suo legame con la montagna è particolarmente forte, avendo egli stesso "più legato alle specie tipiche di montagna, con cui sono cresciuto: i galli forcelli, le bianche, i camosci e tutto quello che quei meravigliosi posti possono regalare". Evangelista è convinto che "ogni cacciatore abbia delle immagini stampate nella mente, di giornate, ore o minuti che non si scorderanno mai". Ricorda con emozione di quando era piccolo e "guardavo le foto stropicciate in bianco e nero di mio padre", sottolineando che "i ricordi a volte si annebbiano, ma quelle restano". Queste esperienze formative hanno indubbiamente influenzato la sua sensibilità visiva e il suo approccio alla fotografia.

Foto di caccia in montagna, paesaggi alpini con galli forcelli, camosci e natura incontaminata

Influenze Personali e Filosofia Artistica

Il percorso di Evangelista è stato profondamente influenzato dalla figura del nonno, Fortunato, che egli descrive come un "maestro di vita brillante". Fortunato, "senza età ma con cuore saggio e occhi profondi", "costruì la sua dignità dal niente" e gli insegnò "con i suoi racconti a credere con determinazione e indissolubile eleganza". Evangelista lo considera "la più grande opera d’arte che abbia avuto la fortuna di conoscere", evidenziando come le radici personali nutrano la sua stessa ricerca.

Riguardo alla sua produzione artistica, Evangelista adotta una prospettiva di crescita continua. Afferma che "tutti i miei lavori sono dei peggiori fra i migliori che verranno", considerandoli "cifre di un percorso a tanti numeri" che "sintetizzano processi di crescita passati, importanti ma per forza di cose lacunosi". Egli nutre un affetto particolare per i suoi lavori più datati, che, sebbene meno "belli" esteticamente, rappresentano "i primi passi che oggi riguardo con solenne rispetto".

Tra i suoi lavori più recenti, Evangelista menziona l'installazione Gold 24 Kt come l'ultimo, descrivendolo come "il peggiore fra i peggiori". L'opera è "composto da tre cilindri in gomma piuma, ricoperti di foglia oro 24 carati e installati a bloccare gli ingressi delle stanze nello spazio Baco Base Arte Contemporanea di Bergamo", luogo per il quale è stata pensata. Nonostante la sua preziosità, l'artista ritiene che l'intervento sia "debole a confronto con il luogo che lo ospita, un ambiente molto grande, antico e vissuto", riflettendo sull'importanza di un'immersione più profonda nello spazio espositivo per percepire le sue "difficoltà strutturali con più coscienza".

Rappresentazione concettuale di un'installazione artistica in oro 24 carati in un contesto storico

L'Impatto dell'Isolamento e la Ricerca Artistica

La riflessione sull'isolamento assume un ruolo significativo nella ricerca artistica di Evangelista. Alla domanda sulla continuità della sua ricerca su un'isola deserta, egli si avvale delle parole di Eugenio Barba da Teatro: Solitudine, Mestiere, Rivolta. Barba descrive "un episodio minore della storia del Nuovo Mondo raccontata da uomini e donne che abbandonarono la sicurezza della terraferma per condurre una vita precaria su isole galleggianti", capaci di "creare altri modelli di socialità". Evangelista conclude che, se si trovasse su "un’isola non-più-deserta", si adatterebbe "alla nuova situazione per spirito di sopravvivenza e con me anche la ricerca artistica, come strumento di approccio alla nuova vita".

L'isolamento, in particolare quello recente, sta costringendo l'artista in diversi modi, "forzando i miei limiti: alla concentrazione, all’equilibrio, alla coscienza, all’accettazione, alla nostalgia, alla calma, alla lucidità, all’impegno e alla produttività". Questa "costrizione" è vista come un'opportunità per un'analisi introspettiva profonda. Evangelista cerca di "vivere l’isolamento come l’opportunità di lavorare sulle intenzioni per quello che verrà dopo, senza compromessi con le circostanze esterne", trasformando la sfida in un momento di ridefinizione e preparazione per il futuro creativo.

Imparare a vedere – dentro le opere di arte contemporanea / I^ ciclo - prof. Poli LEZIONE 1

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