Il complesso conosciuto come Eremo delle Carceri nasce e si sviluppa attorno alla grotta in cui san Francesco d’Assisi si ritirava a pregare. Situato sulle pendici del Monte Subasio, in una gola rocciosa che si apre verso la pianura umbra, l’Eremo è un luogo della memoria custodito dai frati che ancora vi vivono, a testimonianza della spiritualità francescana.
L'Eremo è un luogo dove la creazione, la natura e le opere di Dio rivelano il suo amore in maniera eccezionale. Centinaia di frati, lungo gli otto secoli di storia francescana, qui hanno sostato per attingere energia, grazia e luce per una immensa impresa: trasformare il mondo con il lievito rivoluzionario del Vangelo e della povertà, per essere donatori generosi di ricchezze spirituali a tutti.
La Storia e il Significato del Nome
Francesco scopre questo luogo dopo essere stato fatto prigioniero nella battaglia combattuta tra Perugia e Assisi nel 1202. Il Serafico vive sulla sua pelle la terribilità della guerra e, dopo un anno di prigionia, viene liberato. In questo posto selvaggio Francesco dialogava con Dio, vivendo in stretto legame con la natura e immergendosi nella contemplazione del Creato, per lui segno dell’amore del Padre.
La parola Carceri, che potrebbe trarre in inganno, non vuol dire prigione, ma proviene dal latino carcer, che significa luogo appartato e solitario. L’espressione “Carceri” qui non fa riferimento alle prigioni comuni, ma ad indicare l’atto di ritirarsi in preghiera in piccoli e austeri spazi come le grotte sparse nel bosco intorno all’Eremo, ancora oggi segnalate con il nome del frate che le abitò al tempo del Poverello. Per Francesco la separazione dal mondo presso le Carceri significava fare esperienza della libertà dalle cose materiali, prima per sé e poi condividendola con i suoi confratelli. Per questa ragione, durante la sua vita tornò spesso all’Eremo per vivere nella “beata solitudine della contemplazione” (Fonti Francescane, 479).
Quando Francesco giunse qui per la prima volta c'erano soltanto grotte naturali nel cuore della fitta boscaglia. Al tempo di Francesco, il luogo era limitato a una piccola cappella dove il Santo si ritirava con i suoi primi compagni, alla ricerca del silenzio e della contemplazione.

Lo Sviluppo del Complesso Monastico
Poco dopo la morte di San Francesco, nell’Eremo fiorisce una forma di vita comunitaria e viene costruito un piccolo convento per pochi francescani che iniziano a camminare sui passi di Francesco. Già dal 1237, il luogo era conosciuto come Eremo delle Carceri di san Francesco.
Verso la metà del XIV secolo, i frati hanno cominciato ad abitarvi stabilmente in poverissime dimore. All’inizio del 1400, per impulso di san Bernardino da Siena, viene costruita la piccola Chiesa, il Coro, il Refettorio e il Dormitorio con piccole celle per i frati addossate alla roccia. L’attuale convento è frutto degli ampliamenti apportati da san Bernardino da Siena nel XV secolo, come attesta il monogramma presente sopra la porta d’ingresso al refettorio. Le altre costruzioni sono state eseguite nei secoli successivi, secondo le necessità del momento. Il Santuario dell’Eremo delle Carceri, ancorato alla roccia del monte, è stato ampliato lungo i secoli, con la fantasiosa inventiva e creatività dei poveri.

Gli Ambienti dell'Eremo: Un Percorso Spirituale
Visitando l’Eremo si accede a un cortile di forma triangolare, molto semplice e spoglio.
Il Chiostrino e il Pozzo di San Francesco
Al centro del cortile si trova il pozzo di San Francesco che ricorda il punto da cui sarebbe sgorgata l’acqua a seguito di un suo miracolo. Il chiostro, di pianta triangolare a strapiombo sul fosso, è dominato da due pozzi. Dal chiostrino pensile, si accede al conventino, alla chiesa antica e alla cappellina di Santa Maria.
Le Chiese e gli Oratori
Su un lato del cortile si trova la chiesa quattrocentesca, dedicata a san Bernardino, che conserva al suo interno una decorazione ad affresco raffigurante una crocifissione, realizzata a metà del XV secolo, una piccola vetrata di produzione francese e un altro dipinto con lo stemma del Monte di Pietà. Il Monte di Pietà è un istituto di beneficenza che raccoglieva somme di denaro da pubblici o privati per concedere prestiti senza interesse alla popolazione della città o del contado.
Accanto, nella cappella antica, si può ammirare sulla parete d’altare la Madonna col Bambino del 1506 di Tiberio di Assisi. Pochi passi più avanti è la chiesa primitiva di Santa Maria delle Carceri, considerata la più piccola chiesa del mondo, donata dai Benedettini a San Francesco. Adiacente al chiostro, il refettorio, scavato in parte nella roccia del Subasio, conserva tracce di affreschi (secoli XVI-XVII) e antichi tavoli. Questo è decorato da un affresco raffigurante l’Ultima cena della fine del XVI secolo.
A sinistra è ubicato il coro, con gli stalli in legno che risalgono al periodo di san Bernardino; a destra invece c’è una stretta scalinata che scende nella grotta di Francesco, divisa in due ambienti. Isolata, presso il convento, si trova la cappella di Santa Maria Maddalena del sec. XVI.

Le Grotte di Meditazione
Scendendo per uno stretto passaggio, si giunge nella Grotta di San Francesco, dove, secondo la storiografia francescana, il Santo ebbe la sua prima reale meditazione, in cui divenne un altro uomo. In un vano è posto il letto in pietra di Francesco e nell’altro la celletta dove il Santo era solito predicare e meditare.
Uscendo dall'antro, si nota sul pavimento un piccolo foro, chiamato il “buco del Diavolo”, attraverso il quale si vede il crepaccio sottostante. Nel capitolo 29 dei “Fioretti di san Francesco”, si racconta che frate Rufino, che abitava in questo luogo, era vittima degli inganni del Demonio. Francesco gli suggerisce, dunque, di dare una colorita risposta e il Maligno, sdegnato dalle parole di Rufino, con grande strepito cade dal dirupo dell’Eremo provocando il foro.
Sparse nella selva, un ponte collega l’Eremo all’altra parte della selva dove sono ancora visibili le grotte dei primi compagni di San Francesco, come quella di Frate Leone e di altri.
I luoghi di San Francesco: l'Eremo delle Carceri
La Spiritualità Francescana nell'Eremo
Papa Francesco nell’enciclica “Laudato si’” ricorda così il Santo di Assisi: “Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con sé stesso.” L'Eremo, in questa piega della roccia, ci fa scoprire in maniera eccezionale la creazione, la natura, le opere di Dio quale rivelazione del suo amore. Sembra anch’esso esprimere materialmente la gioia di poter condividere tutto con i fratelli e pare segnare la ineffabile presenza di Dio fra quanti si riuniscono nel suo nome.
La gola di questa montagna non è chiusa; due immensi costoloni si aprono verso la pianura umbra. Qui, San Francesco e i suoi primi compagni si ritiravano in contemplazione per condurre una vita dedicata alla preghiera. Un esempio della sua profonda connessione con il Creato è l'espressione: «Fratelli miei alati, molto dovete lodare il vostro Creatore ed amarlo sempre perché vi diede le piume per vestirvi e le penne per volare… vi fece nobili fra le altre creature e vi concesse di dimorare nella limpidezza dell’aria… voi non seminate e non mietete, eppure egli stesso vi protegge e vi governa senza alcuna vostra sollecitudine.»
Informazioni Utili per la Visita
Uscendo dal convento ha inizio una suggestiva passeggiata che si snoda nel bosco. Per quanto riguarda l'accessibilità, non ci sono mezzi pubblici che arrivano all’Eremo delle Carceri; la fermata più vicina è a V. S. L'audioguida è compresa nell’audioguida acquistabile presso lo I.A.T.