San Manuel González García: Il Vescovo dei Tabernacoli Abbandonati

Introduzione

San Manuel González García (1877-1940) fu una delle figure più rappresentative del cattolicesimo in Spagna durante la prima metà del XX secolo. La sua vita fu interamente dedicata all'Eucaristia, diventando noto come "il vescovo dei Tabernacoli abbandonati" per il suo strenuo apostolato eucaristico. Fondatore di numerose opere e congregazioni, il suo percorso di fede culminò nella canonizzazione da parte di Papa Francesco nel 2016.

La Vita e la Formazione

Nascita e Vocazione Sacerdotale

Manuel González García nacque a Siviglia (Spagna) il 25 febbraio 1877, quarto dei cinque figli di Martín González Lara, falegname, e di sua moglie Antonia, sarta e casalinga, entrambi ferventi cristiani. Fu battezzato il 28 febbraio nella parrocchia di San Bartolomeo Apostolo e cresimato nel palazzo arcivescovile dal Cardinale Ceferino González; ricevette la prima Comunione nella chiesa delle Scuole di San Luigi.

Fin da bambino il suo sogno era di diventare sacerdote. Si dice che sostenne all'insaputa dei genitori gli esami per entrare in seminario, dove fu poi ammesso nell’ottobre del 1889, all’età di 12 anni. Fu un ottimo studente e seminarista modello, distinguendosi per la pietà e la dedizione allo studio. Il 21 settembre 1901, nella cappella del palazzo arcivescovile, fu ordinato presbitero dal Cardinale di Siviglia, il Beato Spinola.

L'Esperienza di Palomares del Río e Huelva

All'inizio del suo sacerdozio, ci fu un’esperienza-chiave che polarizzò definitivamente il suo ideale pastorale: la sua prima missione a Palomares del Río e l’incontro con quel «primo Tabernacolo abbandonato». Don Manuel si era diretto verso quella cittadina per una missione popolare, ma i suoi sogni s’infransero di fronte alla dura realtà: la chiesa cadeva a pezzi e l’altare maggiore giaceva nell’incuria. Scrisse in seguito: «Mi recai direttamente davanti al tabernacolo… e, che tabernacolo, Dio mio! Che sforzi dovettero fare colà la mia fede e il mio coraggio per non tornarmene di corsa a casa mia. Ma, non fuggii. Là, in ginocchio… la mia fede vedeva un Gesù così taciturno, così paziente, così buono, che mi guardava… che mi diceva tante cose e me ne chiedeva di più; uno sguardo, il suo, nel quale si rifletteva tutta la tristezza che emerge dal Vangelo… Lo sguardo di Gesù in questi tabernacoli è uno sguardo che si fissa nell’anima come un chiodo e non si dimentica mai più.»

Dal 1902 al 1905 fu cappellano della casa di riposo delle Piccole Suore dei Poveri. Il 1° marzo 1905, a soli 28 anni, fu nominato vicario-economo e poi arciprete della parrocchia di San Pietro di Huelva. La situazione in cui viveva la popolazione parrocchiale era desolante, con un panorama religioso critico e una situazione sociale allarmante, caratterizzata da anticlericalismo, socialismo e protestantesimo. Il Cardinale Spinola gli aveva esposto la grave preoccupazione che Huelva creava al suo cuore di buon pastore, invitandolo a soccorrere la popolazione più bisognosa della sua diocesi. La risposta del giovane sacerdote fu: «I desideri del mio superiore sono per me ordini. Quando desidera che ci vada?» In dieci anni, riuscì a cambiare con le sue opere sociali ed eucaristiche il volto della parrocchia e della città, apportando notevoli cambiamenti.

Foto storica del centro di Huelva all'inizio del '900

Fondazioni e Apostolato Eucaristico

L'Opera delle Tre Marie e dei Discepoli di San Giovanni

Il 4 marzo 1910, a Huelva, don Manuel decise di condividere con alcune parrocchiane un'intuizione avuta: «Permettete a me, che invoco molte volte la sollecitudine della vostra carità a favore dei bambini poveri e di tutti i poveri abbandonati, di invocare oggi la vostra attenzione e la vostra cooperazione in favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento. Vi chiedo una elemosina di affetto per Gesù Sacramentato… per amore di Maria Immacolata e per amore di questo Cuore così mal corrisposto, vi chiedo che diventiate le Marie di questi tabernacoli abbandonati.»

Sorse così l'Opera delle Tre Marie e dei Discepoli di San Giovanni, detta anche Opera dei Tabernacoli-Calvari, i cui aderenti s’impegnavano a dare e cercare compagnia a Gesù nell’Eucaristia, specialmente dov'era più abbandonato. Questa iniziativa ebbe grande diffusione non solo in Spagna ma anche in America, arrivando per primo a Cuba. Le suore dell'Opera si dedicano a fare compagnia a Gesù nel tabernacolo e a diffondere la devozione all'Eucaristia; attualmente sono più di 200.000 sparse in 16 Nazioni.

Altre Fondazioni Eucaristiche

L'Opera iniziata con i laici, crebbe con nuove fondazioni. San Manuel González García istituì diversi rami della Famiglia Eucaristica Riparatrice, tra cui:

  • La Riparazione Infantile Eucaristica
  • La Gioventù Eucaristica Riparatrice
  • I sacerdoti Missionari Eucaristici Diocesani
  • La congregazione religiosa delle Missionarie Eucaristiche di Nazaret (fondata a Malaga il 3 maggio 1921)
  • Le Missionarie Ausiliarie Nazarene (poi Missionarie Eucaristiche Secolari di Nazareth, 1932/1933)

Per promuovere il culto e l'amore per l'Eucaristia, fondò diverse riviste, tra cui la sua prima rivista di catechesi eucaristica: il "Granito de Arena" (granello di sabbia) nel 1907, e la "RIE (Rivista Eucaristica)" nel 1937. I diversi rami che oggi vivono questa spiritualità formano l'UNER: Reparative Eucharistic Union.

Schema della Famiglia Eucaristica Riparatrice

Ministero Episcopale: Málaga e Palencia

Vescovo Ausiliare e Diocesano di Málaga

Il 6 dicembre 1915, Papa Benedetto XV lo nominò vescovo titolare di Olimpo e ausiliare della diocesi di Malaga. Ricevette l'ordinazione episcopale il 16 gennaio 1916 dal cardinale Enrique Almaraz y Santos nella cattedrale di Siviglia. Il 20 gennaio 1917 fu nominato amministratore apostolico di Malaga e il 22 aprile 1920, vescovo diocesano.

Nel suo ministero episcopale restò sempre inalterabile la dimensione eucaristica, esprimendo il suo desiderio: «Io voglio che nella mia vita di Vescovo, come prima in quella di sacerdote, l’anima mia non si affligga se non per una sola pena che è la maggiore di tutte, l’abbandono del Tabernacolo, e che si rallegri per una sola gioia, il Tabernacolo cui non manchi la compagnia.» Si dedicò con passione all’ardua impresa di costruire un nuovo seminario e iniziò un'importante opera sociale, come l'organizzazione della Confederazione Agraria Cattolica Nazionale, ossia la fondazione di scuole cattoliche.

La Persecuzione e l'Esilio

Durante il suo episcopato cominciarono le prime avvisaglie della guerra civile spagnola. L’11 maggio 1931 gruppi di rivoluzionari bruciarono quasi tutte le chiese di Malaga e appiccarono il fuoco anche al palazzo vescovile. Monsignor González affrontò coraggiosamente gli aggressori e si consegnò loro, ma essi lo lasciarono andare. Si rifugiò presso un sacerdote insieme ai suoi famigliari e alle Sorelle della Croce, e poi presso una famiglia amica fuori la città. Dato che i rivoluzionari ricattavano coloro che li ospitavano, si vide costretto a fuggire il 13 maggio 1931 a Gibilterra, dove venne accolto dal vescovo cattolico e ospitato nella Casa di riposo Gavino. Da allora cominciò a servire e reggere il suo amato gregge dalla dolorosa lontananza del forzato esilio.

Il 26 dicembre 1931 ritornò alla sua diocesi fissando la sua residenza a Ronda. Nell’ottobre del 1932 andò a Roma per la visita ad limina. Nel frattempo, le autorità di Ronda presero pubblico impegno di impedire il ritorno del Vescovo alla città. Nel novembre del 1932 la Santa Sede, temendo per la sua vita, gli impose di ritirarsi temporaneamente a Madrid, dove rimase fino al 1935, guidando da lì la diocesi di Malaga.

Vescovo di Palencia

Il 5 agosto 1935, dopo aver rinunziato alla diocesi di Malaga, fu nominato vescovo di Palencia, nella Vecchia Castiglia, da Papa Pio XI. Don Manuel si sottomise alla volontà del Santo Padre con totale disponibilità, dicendo a monsignor Tedeschini: «Signor Nunzio, ho fame di servire la Chiesa secondo il beneplacito dei miei superiori.»

Solo per tre anni e tre mesi sarebbe rimasto in terra di Castiglia, dove la sua unica preoccupazione fu la gloria del Cuore Eucaristico di Gesù, affermando: «Mi offro come piccola ostia sorridente e voglio essere il vicario del Cuore di Gesù a Palencia.» Continuò la sua opera di pastore e fondatore, dedicandosi a favorire i contatti con i suoi diocesani, dando nuovo impulso a tutte le opere eucaristiche, fondando la rivista eucaristica per i bambini, e rivolgendo le sue predilezioni al seminario e ai sacerdoti. Visse gli ultimi anni amareggiato per le terribili stragi di religiosi che furono perpetrate in quegli anni in molte regioni spagnole.

Mappa delle diocesi di Malaga e Palencia in Spagna

Morte e Eredità Spirituale

La Morte e la Sepoltura

A settembre del 1939 cadde gravemente malato. Il successivo 31 dicembre fu trasferito alla clinica del Rosario di Madrid, dove morì in odore di santità il 4 gennaio 1940. Fu sepolto nella cappella del Santissimo Sacramento della cattedrale di Palencia, come da sue disposizioni testamentarie. Sulla sua lapide si legge la celebre frase: «Chiedo di essere sepolto vicino a un Tabernacolo, affinché le mie ossa, dopo la mia morte, come la mia lingua e la mia penna durante la vita, stiano sempre dicendo a coloro che passano: Lì sta Gesù! Gesù è lì!»

"Il Vescovo dei Tabernacoli Abbandonati" e la Famiglia Eucaristica Riparatrice

Per il suo apostolato eucaristico fu conosciuto come «il vescovo dei Tabernacoli abbandonati», dato che questa fu sempre la sua aspirazione programmatica: «Essere il Vescovo della consolazione per i due grandi sconsolati: il Tabernacolo e il popolo.»

L'eredità spirituale di San Manuel González García continua ancora oggi nella Famiglia Eucaristica Riparatrice, che comprende le varie realtà da lui istituite nel corso del suo ministero: l’Opera delle Tre Marie e dei Discepoli di San Giovanni; la Riparazione Infantile Eucaristica; i sacerdoti Missionari Eucaristici Diocesani; le suore Missionarie Eucaristiche di Nazareth; le Missionarie Eucaristiche Secolari di Nazareth; la Gioventù Eucaristica Riparatrice.

Vida y Obra de San Manuel Gonzales Garcia

Il Processo di Canonizzazione

La fama di santità di Manuel González García non cessò dopo la sua morte. Il processo diocesano di beatificazione iniziò a Palencia il 2 maggio 1952 e si chiuse il 12 settembre 1960. Il 21 novembre 1965 furono approvati i suoi scritti.

Nel 1979 fu istruito un Processo suppletivo a Malaga e dal 1981 al 1983 un Processo cognizionale. Il 6 aprile 1998 fu dichiarato Venerabile da San Giovanni Paolo II. Come miracolo utile per la beatificazione venne preso in esame il caso avvenuto nel 1953 alla diciottenne Sara Ruiz Ortega, affetta da peritonite tubercolosa e paralitica, guarita dopo l'intercessione di monsignor González. Il 29 aprile 2001, San Giovanni Paolo II lo proclamò Beato.

Nel novembre 2008, una donna di Madrid, ammalata di cancro alla gola, ottenne una guarigione inspiegabile dopo aver iniziato una novena con una reliquia del Beato. Questo caso fu riconosciuto come secondo miracolo il 3 marzo 2016 da Papa Francesco, che autorizzò la promulgazione del decreto. Infine, Manuel González García è stato canonizzato da Papa Francesco il 16 ottobre 2016 in Piazza San Pietro.

I suoi resti mortali sono venerati davanti all’altare del Santissimo Sacramento della cattedrale di Palencia, dove volle essere sepolto.

Scritti e Opere

San Manuel González García fu un fecondo scrittore, pubblicando più di 30 lavori letterari, in particolare di carattere eucaristico, sacerdotale e di insegnamento catechistico. Tra le sue opere più importanti, oltre alle riviste "El Granito de Arena" e "RIE (Rivista Eucaristica)", si ricordano testi che riflettono la sua profonda spiritualità e il suo amore per l'Eucaristia.

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