La Pala di San Zeno, realizzata nella prima metà degli anni Cinquanta del Quattrocento, è un'opera fondamentale nella storia dell'arte italiana, sancendo la piena maturità artistica del suo autore, Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 - Mantova, 13 settembre 1506). Quest'opera rivoluzionaria elimina il distacco fisico tra osservatore e soggetto, rendendo impossibile stabilire cosa sia reale e cosa fittizio. Non occorre essere critici esperti per sentirsi coinvolti da questo capolavoro rinascimentale, ammirabile nella basilica di San Zeno a Verona, dove è sempre stata ospitata.

Storia e Committenza dell'Opera
Andrea Mantegna ricevette l'incarico di dipingere la Pala di San Zeno per l'omonima basilica veronese attorno al 1456 dall'allora abate Gregorio Correr (1409-1464), esponente di una delle più illustri famiglie del patriziato veneziano. Gli storici dell'arte hanno ricostruito la storia della realizzazione grazie a carteggi tra l'artista e Ludovico III Gonzaga (1412-1478), marchese di Mantova. L'esecuzione del dipinto avvenne tra il 1457 e il 1459 nella bottega padovana di Mantegna. L'opera, presumibilmente ultimata nel 1460, venne installata sull'altare della chiesa il 31 luglio del 1459. Si trattò di un'impresa monumentale e costosa, dato che Mantegna continuò a ricevere i pagamenti fino all'inizio dell'anno successivo.
La commissione da parte dell'abate Correr era intrisa di cultura umanistica e mirava a celebrare il completamento del suo progetto di ristrutturazione della basilica, con modifiche al coro e alla cripta, simboleggiando il rinnovamento spirituale della sua chiesa. La collocazione sull'altare Maggiore indicava che il dipinto doveva trovarsi nel punto più sacro della chiesa, il luogo simbolico dove avviene il sacrificio di Cristo. Sul tappeto di gusto fiammingo ai piedi del trono della Madonna si trova la data 1443, che indica l'affidamento dell'abbazia alla famiglia Correr, nella persona di Antonio, zio di Gregorio. La tavola di Andrea Mantegna doveva essere il segno visibile dell'impresa autocelebrativa e commemorativa dei Correr, tanto che nella cimasa, al posto della tradizionale immagine di Dio Padre, doveva ospitare lo stemma della famiglia. Il valore di monumento funerario assunto dalla pala, anche per la sua collocazione nel coro, si ricollegava alla sottostante cripta, nella quale si veneravano le reliquie di San Zeno.

Le Spoliazioni Napoleoniche e il Recupero
Come gran parte del patrimonio artistico italiano, la Pala di San Zeno fu oggetto delle spoliazioni di Napoleone Bonaparte nell'ambito della Campagna d'Italia del 1797. In quell'anno, il capolavoro venne spostato a Parigi, dove rimase conservato al Louvre fino al 1815. Gli accordi della Restaurazione permisero il rientro dell'opera a casa, seppur depauperata di alcuni elementi: la predella, oggi ammirabile, è una copia successiva firmata da Paolino Caliari. I tre scomparti originali della predella sono gli ultimi "furti" di Napoleone mai restituiti all'Italia dopo il 1815 e rimangono separati in Francia: due al Musée des Beaux-Arts di Tours e la Crocifissione al Louvre di Parigi.
Durante la Prima Guerra Mondiale, dopo la battaglia di Caporetto, per motivi precauzionali, l'opera fu smontata e inviata a Firenze. Dopo la guerra, la pala ritornò, ancora smontata, a Verona, ma fu subito inviata a Milano per un restauro, facendo rientro definitivo nella sua città solo nel 1935.
Descrizione e Iconografia della Pala di San Zeno
La Pala di San Zeno di Mantegna è un'opera complessa dove ogni pannello è stato dipinto con diverse scene di carattere sacro. L'opera, eseguita a tempera su tavola lignea, è di grandi dimensioni (480x450 cm) ed è formata da un trittico con la Madonna e santi e una predella di tre scomparti. La composizione è pensata come uno spazio unitario, un vero e proprio "teatro" della sacra rappresentazione, in una spettacolare scenografia classica.

Il Pannello Centrale: La Madonna col Bambino in Trono
Il settore centrale del Polittico di San Zeno è dedicato alla Madonna col Bambino in trono, circondata da nove angeli rappresentati come putti classici, intenti a cantare e suonare liuti. La scena è ambientata entro una loggia marmorea quadrata con pilastri, aperta su tre lati, con un soffitto a cassettoni con luminosi "bottoni" d'oro e ricco di elementi classici, come un fregio con finto bassorilievo in grisaille di coppie di putti reggi-festoni o medaglioni con scene mitologiche. Dietro il trono si scorge una siepe di rose che ricorda un "hortus conclusus", riprendendo il tema tipicamente gotico della Vergine nel Giardino, alludente al luogo sacro dedicato alla Madonna.
I colori dalle tonalità accese e vibranti, la ricchezza decorativa e la profusione dell'oro, insieme ai festoni variopinti e alla ruota della fortuna sul trono, alludono al tema della "vittoria". L'immagine della Madonna col Bambino, nella tipologia della "nikopoia" (vittoriosa), già proposta da Donatello nel suo Altare della Basilica di Sant'Antonio a Padova, sottolinea questa accezione. La Madonna, con espressione assorta e rassegnata, sostiene e mostra il Bambino con una stretta sicura e un gesto che indica l'offerta del Figlio di Dio. Il Bambino, in piedi, si aggrappa al collo della madre e poggia una manina sulla sua mano, rivolgendo lo sguardo in direzione opposta rispetto a lei, con un'espressione malinconica simile a quella degli angeli.
La ruota sul trono è collegata al rosone della Chiesa di San Zeno, con dodici raggi, simbolo del cosmo e dell'occhio di Dio, e porta i significati di sorgente di luce e di vita eterna, oltre che di ciclicità dell'esistenza e della natura. Sotto il tappeto orientale, ai piedi del trono, si intravede un sarcofago decorato alla maniera classica con due putti reggiclipeo, simbolo della coincidenza tra altare e sepolcro, allusivi al tema del sacrificio di Cristo. Il trono sul sepolcro-altare indica la vittoria sulla morte rappresentata dalla resurrezione. Alla sommità del settore centrale, da un gancio pende un uovo con una lampada e due festoni ricchissimi di frutti e fiori, che prorompono da due cornucopie rosse, classico simbolo di fortuna e abbondanza.

Gli Scomparti Laterali: La Sacra Conversazione
Nella porzione superiore del manufatto, ai lati della Madonna col Bambino, compaiono otto figure di santi equamente distribuite, raffigurando una "sacra conversazione". Questi santi, accuratamente scelti dall'abate Correr, sono i patroni di Verona, rappresentati per indicare la loro "presenza reale" come protettori della città in ogni tempo. La maggior parte di essi vengono rappresentati con i libri in mano per sottolineare la componente intellettuale della regola benedettina.
Scomparto Sinistro
I santi presenti nello scomparto di sinistra sono, da sinistra a destra: San Pietro con le chiavi della Chiesa, San Paolo con la spada, San Giovanni Evangelista e San Zeno, titolare della basilica. Quest'ultimo si trova in una posizione importante, a destra della Madonna, e porta gli abiti vescovili, sebbene Mantegna non lo rappresenti con il pesce, suo attributo tradizionale. Non è ancora stato identificato dagli studiosi il tema a cui si riferiscono i tre medaglioni che figurano alla sommità dei pilastri.
Scomparto Destro
Nello scomparto di destra, partendo da sinistra, figurano San Benedetto (molto simile a quello che Mantegna aveva già dipinto nel Polittico di San Luca), San Lorenzo identificato con graticola e palma del martirio, San Gregorio Magno nelle vesti del papa e San Giovanni Battista nella classica iconografia da eremita. Anche in questo pannello i medaglioni rimangono di difficile interpretazione: due figure non identificabili con sicurezza si scorgono nel medaglione sul pilastro in fondo; altre due in quella sopra San Lorenzo. Nell'ultimo si riconosce invece la scena di un Tritone con ninfa, un tema riferito alle immagini classiche delle divinità marine.

La Predella: Storie della Passione di Cristo
La predella della Pala di San Zeno è composta da tre pannelli con le Storie della Passione, oggi divise e conservate al Musée des Beaux-Arts di Tours e al Louvre di Parigi. In questa parte del polittico lo stile di Andrea Mantegna rivela il suo più alto livello drammatico, attraverso la tensione che sembra emanare sia dalle figure che dalla natura. I personaggi sono costruiti con corpi solidi e dalla consistenza compatta, animati da una particolare energia. Coerentemente con i pannelli superiori, gli scomparti della predella sono organizzati secondo un impianto prospettico unico, che unisce i singoli elementi attraverso la prospettiva centrale, con il suo punto di fuga situato al centro della Crocifissione.
L'Orazione nell'Orto
Il pannello di sinistra rappresenta la scena dell'Orazione nell'orto, ambientata in un paesaggio di colline e rocce. Sullo sfondo mostra una Gerusalemme resa con edifici romani e veneziani. Oggi è conservata al Musée des Beaux-Arts di Tours.
La Crocifissione
Il pannello centrale della predella è quello della Crocifissione, oggi conservato al Louvre. È la scena di più intensa drammaticità dell'intero polittico e molto ammirata in tutti i tempi, fu oggetto di studi e copie. Il dipinto, tempera su tavola (67x93 cm), è datato 1457-1459. La scena è divisibile in due registri: uno inferiore, dove si trovano i soldati, il gruppo delle pie donne, San Giovanni e altri spettatori, e uno superiore, dove si trovano i tre crocifissi sullo sfondo del cielo terso, che si schiarisce verso l'orizzonte.
La scena mostra la comprensione delle opere di Donatello, con la profonda penetrazione psicologica dei personaggi (si pensi allo straziante dolore di Maria) e con l'effetto di rappresentazione casuale della vita sotto i nostri occhi, con la presenza di comparse come i due personaggi dimezzati in primo piano, che sembrano colti di sorpresa nel loro passaggio casuale. Numerosi sono i dettagli di grande valore, dalla città sullo sfondo, rappresentazione ideale di Gerusalemme (con rovine romane e monumenti classici), alle guardie che si giocano a dadi la veste di Cristo, su un tabellone colorato di forma circolare. Le tre croci sono poste in cima a una scalinata. I due ladroni sono fissati alle rispettive croci con delle corde, mentre Gesù vi è stato inchiodato, forse per enfatizzare la sofferenza. Sullo sfondo, dietro un picco roccioso, il cielo è terso e verso l'orizzonte diventa ancora più chiaro. Evidente è l'influsso di Donatello, presente nella figura tagliata e in primo piano, che sta salendo le scale, ripresa da uno degli stucchi eseguiti dall'artista fiorentino nella Sagrestia Vecchia di San Lorenzo a Firenze.
Andrea Mantegna | Cristo morto
La Resurrezione
Il pannello di destra della predella rappresenta la Resurrezione, dove corpi e abiti sono stati presi direttamente dall'arte classica. Gesù Cristo risorto, nell'atto di benedire, appoggia il piede sul bordo del sarcofago pronto a scavalcarlo. Si eleva ridestandosi alla vita, la sua figura si erge solenne e ieratica. Le guardie, disposte a raggiera intorno al sarcofago, hanno un'espressione stupita nei volti con lo sguardo rivolto a Cristo e la bocca aperta. Oggi è conservata al Musée des Beaux-Arts di Tours.
Stile e Rilevanza Artistica
La Pala di San Zeno di Andrea Mantegna è un capolavoro di composizione e di carpenteria, ma anche di stile, collocandosi a conclusione del periodo padovano dell'artista e coincidendo con il raggiungimento della piena maturità artistica. La pala segna la fine del periodo giovanile del Mantegna verso la piena maturità, mostrando un cambiamento di orientamento nello stile. Le architetture dipinte hanno assunto una tridimensionalità mai vista prima, permettendo agli elementi strutturali fisici di proseguire idealmente tra le scene sacre rappresentate.
Il fedele viene portato all'interno del soggetto dallo sguardo diretto di San Pietro, intento a osservare gli astanti. Ogni posa è adesso plastica e reale, tanto che i personaggi sembrano prendere vita e uscire dall'opera per partecipare alla funzione. La maestosa Pala di San Zeno rappresenta un unicum per la storia dell'arte, non tanto per il tema o per i personaggi della scena, ma per il carattere rivoluzionario della sua rappresentazione dello spazio e della prospettiva. In questa Pala, la cornice lignea è l'elemento fondamentale per la definizione dello spazio architettonico della scena, mentre il pavimento e il soffitto a cassettoni donano profondità alla produzione. Le quattro colonne scanalate dividono la Pala di San Zeno in tre parti e reggono un piccolo frontone sovrastato da una cimasa ad arco. Mantegna è stato capace di restituire in toto la struttura architettonica antica.

Innovazione Prospettica e Spaziale
A differenza di Masaccio e della Flagellazione di Cristo (1453) di Piero della Francesca, Mantegna pone le basi della prospettiva, non c'è nulla di artificiale nelle sue scene, ma viene rappresentato il reale. L'unicità dello spazio è sottolineata dal pavimento a scacchiera bianca e nera, dal giardino di rose fiorite insinuantesi dietro il trono e a fianco dei santi, e dall'unico cielo dello sfondo, percorso nei tre scomparti da nuvole bianche in strati orizzontali. Le colonne dipinte sono come proiettate all'interno del dipinto.
Il primo aspetto rivoluzionario, nuovo per il nord Italia, consiste nello spazio unitario entro cui si svolge la scena: prima, infatti, a Verona e dintorni, i polittici erano rigidamente divisi e ogni scomparto faceva storia a sé; adesso permane la divisione, per non creare un distacco troppo netto col passato, ma ciò che vediamo al di là delle colonne che dividono gli scomparti è una scena intera, uno spazio unico. Questa concezione derivava dallo studio delle opere di Donatello per la Basilica di Sant'Antonio a Padova. L'impressione è quella di trovarsi al di qua di una loggia, scalata in profondità e di cui la cornice è parte integrante, dove trovano posto i personaggi. La loggia marmorea decorata con medaglioni con scene mitologiche e il fregio con putti appaiono tutti elementi classicheggianti, e proprio nella ricerca di legami con l'antichità classica sta un altro dei motivi della portata rivoluzionaria del polittico. Mantegna nutriva una forte passione per l'arte antica, sviluppata durante il suo apprendistato nella bottega di Francesco Squarcione, pittore noto per i suoi elevati interessi antiquari.
La luce nel dipinto contribuisce a unificare i singoli scomparti, le cui scene sono organizzate secondo un unico punto di fuga. Il punto di vista ribassato intensifica la monumentalità delle figure e accresce il coinvolgimento dello spettatore-fedele, che viene chiamato in causa anche dallo sguardo diretto di San Pietro. Inoltre, le sue figure, con pose tratte anche dall'osservazione quotidiana, sono più libere e psicologicamente definite, con forme più morbide, che suggeriscono l'influenza della pittura veneziana, in particolare di Giovanni Bellini (1427/1430 ca.-1516), cognato del Mantegna. La portata rivoluzionaria di quest'opera, che arrivava in una città ancora legata alla propria arte tardogotica, fu sconvolgente perché queste novità arrivarono tutte insieme in un unico momento.
Cornice Lignea e Decorazioni
Impressionanti sono anche gli elementi lignei che fanno da cornice alle scene figurate. La splendida cornice lignea è originale e forse realizzata su disegno dello stesso Mantegna. Si tratta di legno intagliato secondo le indicazioni dello stesso Mantegna, per far sì che la componente tridimensionale potesse creare un gioco di illusione ottica nell'occhio dello spettatore. Essa imita una struttura architettonica che appare come la prosecuzione di quella dipinta, con quattro colonne scanalate che reggono un frontone con fregio a girali e con una cimasa a forma di arco ribassato terminante in due volute decorative. In basso incornicia anche i tre scomparti della predella. Tutto, poi, è stato decorato in foglia d'oro e blu d'Alemagna, in modo da conferire ancor più ricchezza e opulenza al manufatto.
La composizione dei diversi elementi era ispirata a quella, oggi perduta, dell'Altare del Santo di Donatello nella Basilica di Sant'Antonio a Padova. Ricchi festoni di frutta e foglie guarniscono la scena, mettendo in evidenza i dettagli dal colore rosso che rappresenta la passione di Cristo. I festoni che decorano la loggia sono carichi d'uva, simbolo dell'Eucarestia, e di pomi, simbolo del peccato originale redento da Cristo attraverso il suo sacrificio.

Modelli Stilistici
La Pala di San Zeno offre riferimenti diversi, appartenenti sia al gusto tardo-gotico che a quello rinascimentale. Primo fra questi è l'esempio offerto dal Trittico dei quattro Padri della Chiesa realizzato da Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna nel 1446. Ma emerge in maniera evidente anche il riferimento all'Altare del Santo realizzato da Donatello per la Basilica di Sant'Antonio a Padova. Mantegna studiò e analizzò con grande attenzione l'opera di Donatello, in quella città dove compiva la sua formazione ed eseguiva i suoi primi lavori. Il legame della Pala di San Zeno con l'Altare del Santo è ancora più impressionante se si confronta la composizione d'insieme del dipinto di Mantegna con la ricostruzione fatta dagli studiosi del complesso scultoreo donatelliano. Tale soluzione avrà importanti sviluppi nel corso del Rinascimento, interpretata dagli artisti con visioni personali di grande qualità, come nella Pala di Brera di Piero della Francesca, nella Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini e nella Pala di San Zaccaria.
tags: #mantegna #crocifissione #san #zeno