Il Confronto tra Malcolm X e Martin Luther King Jr.: Due Visioni per l'Emancipazione Afroamericana

Il XX secolo ha visto emergere questioni democratiche di fondamentale importanza, tra cui la battaglia per il diritto di voto e l'emancipazione dei neri americani. In questo contesto, due figure spiccano per il loro impatto e le loro diverse, ma talvolta convergenti, strategie: Martin Luther King Jr. e Malcolm X. La loro storia è complessa e contraddittoria, e può essere compresa a fondo attraverso l'analisi dei loro percorsi di vita, delle loro ideologie e del loro confronto.

Selma - Bande-annonce VF Officielle HD

Il film "Selma" (Ava DuVernay, 2014) racconta la battaglia dei neri americani per i diritti civili, scegliendo un singolo episodio in grado di gettare luce sulle biografie dei suoi protagonisti, Martin Luther King Jr. per primo. Il film restituisce senso a una delle più importanti questioni democratiche del XX secolo, la battaglia per il diritto di voto. In questo senso "Selma" ricorda "Lincoln" di Stephen Spielberg, così come lo ricorda per la scelta di rappresentare la storia attraverso dialoghi nei quali vengono messi in evidenza tutti i nodi di una legislazione in apparenza democratica ma in realtà pensata per dissuadere i cittadini neri a desistere dall’iscriversi ai registri elettorali. La battaglia era sostanziale perché, come King spiega a Johnson nel film, senza il diritto di voto non si può neanche essere eletti e quindi far parte delle giurie incaricate di giudicare chi commette crimini di odio contro i cittadini neri. A Selma, tra il 1964 e il 1965, King affronta il nodo politico della segregazione e si interroga in modo sempre più radicale su quello economico e sociale, avvicinandosi in questo alle posizioni di Malcolm X, che appare nel film, poco prima di essere ucciso il 21 febbraio del 1965 a New York.

Origini e Percorsi di Vita Diversi

Martin Luther King Jr.: L'Infanzia nel Sud Borghese

La crisi economica degli anni Trenta fa da sfondo all’infanzia di Martin Luther King Jr., che nasce il 15 gennaio 1929 ad Atlanta, Georgia. Era nella cosiddetta Black Belt, la fascia nera, come sono chiamati gli stati del sud con la più alta percentuale di popolazione afroamericana. Anch'egli è figlio di un noto pastore battista, Martin Luther Sr., e di Alberta Williams, proveniente da una famiglia benestante di predicatori. La loro vita è scandita dai ritmi ordinati della comunità nera di Atlanta, con migliori scuole, migliori posti in chiesa e un circolo di amici colti e ricchi. Martin Luther King Jr. non si renderà conto di vivere in un regime segregazionista fino a quando il suo migliore amico, un bambino bianco, non sarà iscritto in una scuola diversa dalla sua. Per Martin è uno shock prendere coscienza delle regole della separatezza: niente piscine, né cinema, tanto meno parchi pubblici nella sua infanzia. Sull’autobus, dove i neri devono sedersi in fondo, lui pensa: «Adesso con la mente mi siedo sul sedile davanti. Uno di questi giorni anche il mio corpo andrà in quel posto dove adesso si trova la mia mente».

Foto di Martin Luther King Jr. da giovane, con la famiglia ad Atlanta

Malcolm X: Crescita nei Ghetti del Nord

A Omaha, stato del Nebraska, il 19 maggio del 1925, nasce Malcolm Little. Suo padre è un pastore battista, seguace delle idee del predicatore Marcus Garvey, convinto che il posto dei neri sia l’Africa e non l’America. Sua madre ha nelle vene sangue bianco, frutto di una violenza sessuale. La sua pelle è più chiara, così quella di Malcolm, detto il rosso per il suo strano colore di capelli. Vede morire gli zii e poi suo padre per mano della Black Legion, gruppo vicino al Ku Klux Klan, nel 1931, quando Malcolm ha solo sei anni. La madre non trova lavoro e la Grande Depressione peggiora ulteriormente la situazione familiare, portando gli otto figli a essere presto dati in affidamento. Malcolm è in una casa di correzione per i continui furti e gli episodi di bullismo che lo portano in tribunale per la prima volta all'età di tredici anni. Tuttavia, la sua intelligenza acuta gli consente di evitare il riformatorio e di tornare a scuola. La classe è mista, bianchi e neri, con insegnanti razzisti e toni paternalistici. Malcolm vorrebbe diventare avvocato, ma il suo professore di inglese gli consiglia di essere realista, suggerendogli di fare il falegname. Malcolm decide quindi di andare a vivere dalla sorella Ella a Boston, per poi trasferirsi ad Harlem, New York. Qui, Malcolm conosce la droga, la prostituzione e la violenza. Malcolm Little passa dieci anni dentro e fuori dal carcere.

Le Diverse Esperienze di Segregazione

La segregazione vissuta da Malcolm X e Martin Luther King Jr. era profondamente diversa, come sottolineato da Bruno Cartosio. Quella di Malcolm X era la segregazione delle grandi città, delle metropoli del nord, dei ghetti metropolitani. Al contrario, la segregazione di Martin Luther King Jr. era quella del sud, dove c’era stata a lungo la schiavitù e dove la schiavitù aveva depositato una separazione tra le razze che era contemporaneamente discriminazione violenta, ma anche una separazione che permetteva a quella società di conservare una sorta di ordine in cui ognuno stava al proprio posto. Fino alla metà degli anni Sessanta, il sud rimase segregato e, salvo eccezioni, la popolazione nera non aveva il diritto di voto. Un vero e proprio regime di apartheid teneva imbrigliati i neri in tutto il sud del paese, dove i linciaggi erano all’ordine del giorno. Al contrario, il nord degli Stati Uniti era altamente industrializzato, e la popolazione nera vi si stabilì a partire dai primi anni del Novecento, in fuga dalla violenza del sud.

Immagine di un cartello di segregazione razziale nel Sud degli Stati Uniti

La Formazione Ideologica e la Fede

La Nonviolenza di Martin Luther King Jr.

Negli stessi anni in cui Malcolm X era in prigione, King si iscriveva alla facoltà di teologia dell’Università di Boston. Studiava storia e sociologia, ma più di tutto si appassionava alla filosofia, avvicinandosi a quello che per lui era il più grande pensatore del ‘900: Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma. Per King, boicottare il regime degli oppressori, senza violenza, opponendo soltanto la propria dignità di esseri umani, era una lezione radicale che avrebbe cambiato la sua vita per sempre. A Boston decide di diventare pastore battista come suo padre. A Boston incontra una giovane studentessa di musica, Coretta Scott, che, come Martin, aveva deciso di cercare al nord quelle opportunità di vita e di lavoro impossibili in Alabama, suo stato di origine. Si sposeranno l’anno dopo.

L'Islam Politico di Malcolm X

In prigione, Malcolm X diventa seguace di Elijah Muhammad, leader della Nation of Islam. Secondo Paolo Naso, la Nation of Islam era un’organizzazione politico-religiosa che costituiva una sorta di eresia dell’Islam, predicando un Islam di colore, esclusivamente riservato agli afro-americani. Per questo aveva una grande capacità di attrazione all’interno della popolazione nera, nei suoi strati più esposti, più poveri, più emarginati. In particolare, la Nation of Islam aveva un’importanza significativa nell’ambito delle carceri, dove esercitava un vero e proprio proselitismo. L’impegno di Malcolm X nella Nation of Islam rientrò nell’ambito del nazionalismo nero. A differenza di King, il suo obiettivo non era quello di reclamare l’uguaglianza, bensì di valorizzare il mondo nero, affermando che esso avrebbe potuto vivere separatamente dal mondo dei bianchi. Per la Nation of Islam, i neri provenivano da una tribù perduta di Israele. Così come per Martin Luther King Jr., anche per Malcolm X la religione era dunque legata alla lotta politica. La Nation of Islam aveva un aspetto segregazionista molto accentuato, con i membri che affermavano che neri e bianchi non potevano andare d’accordo e promuovevano il “separatismo nero”. È interessante notare che Malcolm X finì per lasciare il gruppo nel 1964, avendo problemi con il comportamento settario della Nation of Islam, che non gli permetteva di inserire la sua politica in una prospettiva più ampia e di stringere alleanze.

Strategie di Lotta a Confronto

Montgomery e la Vittoria della Nonviolenza

La vita di Martin Luther King Jr. subisce una svolta quando viene chiamato come pastore nella chiesa battista di Dexter Avenue a Montgomery, Alabama. Il ritorno al sud dopo anni a Boston è molto duro: la segregazione e il razzismo sono pane quotidiano, e la felicità promessa ai liberi cittadini americani dalla stessa Dichiarazione di Indipendenza, per i neri è solo un’illusione. In gioco vi erano il diritto al lavoro e allo studio, e malgrado nel maggio del 1954 la Corte Suprema avesse dichiarato illegittimo il segregazionismo nelle scuole, ancora nel 1962 la domanda di ammissione all’Università del Mississippi di James Meredith avrebbe provocato una rivolta razziale. Il 1° dicembre 1955, Rosa Parks, commessa di Montgomery, Alabama, si rifiuta di cedere il suo posto sull’autobus a un bianco e viene arrestata. È la goccia che fa traboccare il vaso. Il linciaggio e l’omicidio di Emmett Till, un bambino di Chicago in vacanza al sud, colpevole di aver fischiato a una donna bianca, aveva scosso nel profondo gli afroamericani. Inizia un anno di movimento: gli autobus segregati vengono boicottati, gli afroamericani organizzano il proprio trasporto o vanno a piedi. King si trova, suo malgrado, a diventare un leader nazionale. King è pronto e ha in mente una strategia inedita e rivoluzionaria: la nonviolenza, come metodo per combattere l’ingiustizia. La battaglia si rivelerà vincente: il 13 novembre 1956 la Corte Suprema dichiarerà che la segregazione sugli autobus è illegale.

Malcolm X e la Critica all'Approccio di King

Malcolm Little intanto guarda da lontano il movimento che sta nascendo in Alabama: la distanza geografica misura lo spazio che separa le posizioni dei due leader neri. Per Malcolm, Martin è uno Zio Tom, nomignolo che i neri del nord danno a chi è considerato troppo accomodante con le istituzioni bianche. Sempre più convinto delle posizioni dei Black Muslims, Malcolm matura l’idea che neri e bianchi non debbano cercare compromessi. La lotta di liberazione dei neri è solo nelle loro mani. Elijah Muhammad lo nomina ministro del tempio di Boston e gli affida la Moschea n. 7 a Harlem: le sue prediche sono sempre più seguite, e il consenso che riscuote fra i neri dei ghetti è superiore a quello dello stesso Muhammad. Grazie a lui la Nation of Islam passa da 300 a 30.000 iscritti. Il movimento intellettuale nero è spaccato in due: nelle grandi città del nord il razzismo genera una segregazione più feroce perché nascosta. Cosa può significare la nonviolenza per chi non conosce altro che emarginazione e miseria? Malcolm parla di questo ai cats in the street, i ragazzi di strada: le sue parole sono le loro, la sua lingua è la loro. Come ha scritto Bruno Cartosio, i "Cats in the street" a cui si rivolge Malcolm X sono i ragazzi del ghetto, cioè sono quei ragazzi in parte lavoratori e in parte lavoratori potenziali o disoccupati, che vivono e riempiono le strade dei ghetti metropolitani e che sono pieni di rabbia. Sono quelle figure sostanzialmente di neri marginali che caratterizzano il ghetto e che tuttavia Malcolm cerca di recuperare, di portare alla consapevolezza politica.

La Questione della Violenza

È necessario fare alcune precisazioni: Malcolm X non è affascinato dalla violenza. Non crede alla sua dimensione redentrice, ma non per questo la esclude. Egli riteneva che i neri dovessero difendersi "by any necessary means", compresa la violenza, se attaccati. Da parte sua, Martin Luther King Jr. esclude la violenza come modo di agire collettivo. Tuttavia, ciò non significa che escluda l’autodifesa. Quando si impegna a Montgomery durante il boicottaggio degli autobus del 1956, i suoi visitatori sono sorpresi di vedere guardie armate intorno alla sua casa e armi disseminate in diverse stanze. King non ha quindi un atteggiamento sacrificale in cui si tratterebbe di attendere la morte, ma esclude la violenza come mezzo politico, consapevole che il rapporto di forza era sfavorevole ai neri e che se quest’ultimi avessero intrapreso forme di azione violenta la repressione sarebbe stata terribile. A ciò va aggiunta una posizione filosofica che King prende in prestito da Gandhi: la nonviolenza è un’esperienza di trasformazione dell’avversario.

Evoluzione e Convergenza del Pensiero

L'Influenza della Decolonizzazione

Ad una trasformazione personale di Malcolm X seguì anche un rinnovamento delle sue convinzioni: in questi anni Malcolm guarda all’Africa con occhi nuovi perché, anche lì, i tempi stavano cambiando. La decolonizzazione, che inizia in sostanza intorno agli anni ’50 e che ha poi nel Ghana la sua prima realizzazione nel ’57, è un processo di straordinaria importanza, più per Malcolm X inizialmente che per Martin Luther King Jr. Per Malcolm X questo processo rappresentava la possibilità di ricreare una solidarietà tra neri afro-americani e neri africani, che permettesse di creare delle alleanze anche, per esempio, nelle Nazioni Unite. Tuttavia, fu il reverendo King ad essere invitato alla cerimonia di insediamento del primo governo indipendente in Africa, quello di Nkrumah, in Ghana, ex Costa d’oro britannica. Lì incontra il vicepresidente Nixon per la prima volta, al quale risponde con fermezza: «Sì, signor vicepresidente, a me farebbe più piacere incontrarla alla Casa Bianca piuttosto che in Ghana».

Sotto l'Occhio dell'FBI

Alla fine degli anni Cinquanta la società americana vive una nuova età dell’oro, e il candidato alla Casa Bianca Kennedy inserisce la campagna dei diritti civili come uno dei punti del suo programma. Il reverendo King però è scettico: non solo Kennedy è un cattolico, ma Nixon, candidato repubblicano, si è mostrato disponibile a venire incontro al movimento dei diritti civili. Del resto, il candidato John F. Kennedy non è privo di ambiguità: il suo voto al Senato ha infatti in più di un’occasione compromesso la reale efficacia delle leggi antisegregazioniste. Inoltre, tra i sostenitori di Kennedy si annoverano segregazionisti come il senatore John McClellan e il Governatore del Mississippi James Coleman. È la prima volta che una cosa del genere accade nella storia americana: due leader neri diventano interlocutori riconosciuti anche di bianchi. La loro influenza non è più soltanto morale, ma anche politica. Per questo Malcolm e Martin iniziano ad essere tenuti sotto stretto controllo dall’FBI, come si vede chiaramente anche nel film "Selma". Bruno Cartosio ha scritto che «il controllo dell’FBI nei confronti di Malcolm X e di Martin Luther King è stato pesantissimo e continuo ed è iniziato molto presto nella carriera di tutti e due questi leader. È stato pesante nel senso che le loro figure sono rientrate in programmi dell’FBI il cui obiettivo era quello di impedire il sorgere di un messia nero che potesse guidare il popolo afro-americano verso la liberazione. E sia l’uno sia l’altro hanno avuto in momenti diversi e in modi diversi le caratteristiche del grande leader, cioè del messia nero, che per le sue capacità personali, per le capacità organizzative, per il carisma di cui era dotato, poteva diventare un leader di tutta la popolazione nera». Le manifestazioni d’odio nei loro confronti crescono, e le case di entrambi subiscono attentati dinamitardi. King viene pugnalato ad Harlem nel 1958, dopo che Malcolm ha pronunciato un discorso infuocato sull’inutilità della nonviolenza. Malcolm si trova al centro di numerose minacce di morte e attentati alla sua casa.

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Verso Nuove Prospettive

Malcolm X si sposa con Betty X a Lansing, nel Michigan, con la quale avrà sei figlie. Una trasformazione personale e un rinnovamento delle sue convinzioni lo portano a lasciare la Nation of Islam nel 1964. Sebbene ci fossero voci sull’invidia tra lui ed Elijah Muhammad, Malcolm X aveva sempre più problemi con il comportamento settario della Nation of Islam, che non gli permetteva di inserire la sua politica in una prospettiva più ampia e di stringere alleanze. Dopo la morte di Malcolm X, Martin Luther King Jr. modifica il suo discorso affrontando la questione della povertà e denunciando con grande vigore l’imperialismo americano nel contesto della guerra del Vietnam. Prende allora le distanze dai democratici che l’hanno sostenuto, ma che si sono impelagati in quella guerra. Il Martin Luther King Jr. che muore assassinato nel 1968 è un uomo amareggiato. Molti suoi compagni di lotta gli hanno voltato le spalle, non afferrando il senso della nuova campagna contro la povertà che si apprestava a lanciare. Lo vedevano innanzitutto come un rappresentante del mondo nero e gli rimproveravano di essersi spinto troppo oltre nelle rivendicazioni sociali. King diventa martire il 4 aprile 1968 a Memphis, una vita spenta dalla violenza, la stessa che il pastore aveva respinto per tutta la vita.

La Democrazia Americana Sotto Accusa

L'Ipocrisia della Democrazia: La Voce di Malcolm X

Nei decenni di cui parliamo, il tempo della segregazione legale al Sud e della discriminazione sociale al Nord, il problema era allo stesso tempo politico e morale. "What kind of democracy is this?" ripete ossessivamente Malcolm X nei suoi discorsi. Una democrazia in cui esiste un movimento che rivendica i diritti civili per tutti i cittadini si manifesta come una non-democrazia, altrimenti i diritti sarebbero per tutti. Una democrazia in cui il voto, garantito dalla Costituzione, è di fatto impedito, non è una democrazia. Una democrazia in cui un gruppo di cittadini è costantemente sfruttato, emarginato, posto nelle condizioni di essere disperato e addirittura colpevolizzato per la propria condizione di svantaggio, non è una democrazia. La risposta di Malcolm è nota: "Democracy is hypocrisy". Questa accusa di ipocrisia alla democrazia americana viene da lontano. Malcolm X insistette a modo suo anche sul tema internazionale: «Non serve la luce, ma il fuoco; non la pioggia, ma il fulmine. Ci vogliono la tempesta, il turbine e il terremoto».

Il Richiamo alla Promessa Costituzionale: Il Sogno di Martin Luther King Jr.

Il famoso discorso alla Marcia di Washington è certamente il discorso del sogno, com’è passato alla storia, ma è soprattutto in quel momento un discorso sulla Costituzione, sulla democrazia. La posta in gioco generale del movimento dei diritti civili è la salvezza di una nazione che altrimenti rischia di morire, tutta intera, perché ciò di cui si parla sono le promesse della sua specifica democrazia. La Costituzione viene paragonata, con metafora molto americana, a un’autorità suprema che emette un assegno valido per tutti i suoi cittadini, a una banca: «In un certo senso, siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della nostra repubblica hanno scritto le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione di indipendenza, hanno firmato un pagherò di cui ciascun americano era destinato a ereditare la titolarità. Oggi appare evidente che per quanto riguarda i cittadini americani di colore, l’America ha mancato di onorare il suo impegno debitorio. Invece di adempiere a questo sacro dovere, l’America ha dato al popolo nero un assegno a vuoto, un assegno che è tornato indietro, con la scritta “copertura insufficiente”. Ma noi ci rifiutiamo di credere che la banca della giustizia sia in fallimento. Ci rifiutiamo di credere che nei grandi caveau di opportunità di questo paese non vi siano fondi sufficienti. Siamo venuti in questo luogo consacrato anche per ricordare all’America l’infuocata urgenza dell’oggi. Quest’ora non è fatta per abbandonarsi al lusso di prendersela calma o di assumere la droga tranquillante del gradualismo. Adesso è il momento di tradurre in realtà le promesse della democrazia. Adesso è il momento di risollevarci dalla valle buia e desolata della segregazione fino al sentiero soleggiato della giustizia razziale. Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica».

Foto di Martin Luther King Jr. che tiene il discorso

Precedenti Storici: Frederick Douglass

Questa accusa di ipocrisia alla democrazia americana viene da lontano, come dimostra Frederick Douglass. Nato schiavo nel 1818, impara fortunosamente a leggere e a scrivere e, dopo una lunga serie di traversie, a circa vent’anni scappa verso gli stati del Nord. Grazie anche all’aiuto di alcune associazioni antischiaviste, assume notorietà per il suo impegno contro lo schiavismo, diventando uno degli oratori più importanti dell’intera storia americana. Nel discorso pronunciato a Rochester il 4 luglio 1852 (festa dell’indipendenza americana), egli si chiedeva che tipo di democrazia fosse quella americana e che tipo di libertà gli americani predicassero: «La vostra splendida indipendenza rivela solo l’incommensurabile distanza che c’è fra me e voi. La benedizione di cui voi quest’oggi gioite non è condivisa. La ricca eredità di giustizia, libertà, prosperità e indipendenza lasciata dai vostri padri è giunta a voi, non a me. Lo stesso sole che vi ha portato luce e guarigione a me ha portato strisce e cicatrici. Il 4 luglio è vostro, non mio. Voi esultate, io sono in lutto». E poco dopo: «Americani! La vostra politica repubblicana, non meno della vostra religione repubblicana, sono scandalosamente incoerenti. Vi vantate del vostro amore per la libertà, della vostra civiltà superiore, della vostra cristianità pura; mentre l’intera forza politica della nazione, incarnata da due grandi partiti, è solennemente impegnata a sostenere e perpetuare la schiavitù di tre milioni di vostri compatrioti. Lanciate i vostri anatemi contro le teste coronate dei tiranni di Russia e Austria e vi gloriate delle vostre istituzioni democratiche; mentre voi stessi accettate di essere dei meri strumenti al servizio dei tiranni di Virginia e Carolina». Eppure in Douglass è presente anche l’altro corno del dilemma, quello della promessa americana che deve ancora realizzarsi. Douglass, a differenza di Malcolm X, crede nelle promesse della democrazia americana, e neppure in quel discorso di rottura a Rochester manca un riferimento alla grandezza della Costituzione americana: «L’America tradisce il suo passato, tradisce il suo presente e si appresta solennemente a tradire il suo futuro».

Eredità e Rilevanza Attuale

Il fatto è che King non esiste senza X, e si vede, così come X non trova uno sbocco politico ai suoi discorsi se non nella concreta azione (forse l’unica possibile, di certo l’unica parzialmente attuabile) di King. Entrambi predicarono la religione come lotta politica. Se per Malcolm porgere l’altra guancia «è un crimine e una religione che lo predichi è criminale» e dunque alla violenza si risponde by any necessary means, compresa la violenza, per King la nonviolenza non è una passività, non è assenza di forza, ma esercizio di una forza straordinaria. Il Martin Luther King che muore assassinato nel 1968 è un uomo amareggiato, ma la sua lezione resta attuale. La democrazia, al di là delle sue enunciazioni, presenta delle debolezze potenziali che le sono intrinseche. Non può reggersi senza un sostegno sociale che le faccia da supporto vivente. Non è un dato di natura e non è esente da regressioni, da negligenze o da gravi parzialità e incompiutezze. Dall’altro lato, se volessimo usare le parole di King, rimane tuttavia come promessa, cioè come patrimonio che ogni generazione deve far fruttare, rimuovendo gli ostacoli al suo compimento. Non dimenticare le promesse della democrazia, a dispetto dell’erosione costante dei suoi fondamenti e con il realismo dei tempi, e spingere perché tali promesse si compiano - un compito che non si dà una volta per tutte, ma nel passaggio delle generazioni, con l’educazione, il lavoro, la cura - è forse la sfida più forte dei prossimi anni.

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