La traduzione della Bibbia e il ruolo dell'aramaico

In origine la Bibbia fu scritta in ebraico, aramaico e greco. Oggi è disponibile per intero o in parte in più di 3.000 lingue. La stragrande maggioranza dei lettori della Bibbia non conosce le lingue originali e deve perciò affidarsi a una traduzione. Comprendere i princìpi che guidano questo processo è fondamentale per cogliere il messaggio autentico dei testi sacri.

Princìpi di traduzione biblica

Si potrebbe pensare che una rigorosa traduzione parola per parola, simile a quelle interlineari, permetterebbe al lettore di avvicinarsi il più possibile a ciò che era scritto nelle lingue originali. Tuttavia non è sempre così. Non esistono due lingue che siano perfettamente uguali quanto a grammatica, lessico e sintassi. Come scrisse l’ebraista Samuel Driver, le lingue “non differiscono solo in fatto di grammatica e radici, ma anche nel modo in cui le idee sono inserite nel periodo”.

schema che illustra la divergenza tra traduzione letterale e traduzione basata sul senso (dinamica)

Il lavoro del traduttore richiede equilibrio: da un lato bisogna evitare parafrasi che distorcano il senso in base a opinioni personali, dall'altro occorre evitare traduzioni letterali che risultino incomprensibili o fuorvianti. Ad esempio, Gesù insegnò che la felicità non dipendeva dal soddisfare le necessità materiali, ma dal riconoscere il bisogno della guida di Dio; tradurre letteralmente l'espressione "poveri nello spirito" può in alcune lingue suggerire erroneamente una condizione di instabilità mentale.

L'aramaico e le origini del Nuovo Testamento

Esistono due versioni del Nuovo Testamento in aramaico: la Peshitta, versione accettata dalla Chiesa nestoriana, e una traduzione più recente della Società Biblica del Libano. Il dibattito accademico sulla "priorità aramaica" si fonda sulla constatazione che l'aramaico era la lingua parlata da Gesù, dagli apostoli e dalle prime comunità cristiane di Palestina.

Testimonianze storiche e semitismi

Diversi autori cristiani dell'antichità, come Papia di Ierapoli, Origene e San Girolamo, menzionarono l'esistenza di una protoredazione in lingua ebraica o aramaica, in particolare per il Vangelo di Matteo. Sebbene non siano pervenuti manoscritti in aramaico o ebraico più antichi di quelli greci, l'analisi del testo del Nuovo Testamento rivela numerosi semitismi: fenomeni sintattici e linguistici tipici dell'ebraico e dell'aramaico, ma estranei al greco.

infografica che mostra esempi di semitismi nel Nuovo Testamento (es. il caso del 'cammello' vs 'corda')

In alcuni passaggi dove il testo greco appare goffo, gli studiosi ipotizzano un fraintendimento dell'originale aramaico. Un caso celebre è quello del "cammello che passa per la cruna dell'ago": in aramaico, la parola gamal può indicare polisemicamente sia "cammello" che "corda", suggerendo che l'immagine originale potesse essere molto meno bizzarra di quella tramandata nelle traduzioni greche.

Approcci accademici contemporanei

Nel panorama degli studi biblici contemporanei, la teoria della priorità assoluta della Peshitta rappresenta una corrente minoritaria. La maggior parte degli esperti ritiene che il Nuovo Testamento sia stato scritto in greco, pur riconoscendo che alcuni ipsissima verba (le parole esatte) di Gesù siano la traduzione di una tradizione orale aramaica preesistente.

(Documentario) Il Mondo Della Bibbia - Il Nuovo Testamento, I Vangeli

Oggi, la ricerca si concentra sul confronto critico tra i manoscritti siriaci e quelli greci, avvalendosi di strumenti moderni come il facsimile del Codex Amiatinus - il più antico testimone completo della Bibbia nella sua versione latina - per approfondire l'indagine codicologica e testuale. L'obiettivo rimane quello di rendere il messaggio della Bibbia comprensibile alle persone di cuore sincero, preservandone l'autenticità culturale e storica.

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