Chi Crocifisse Gesù: Una Profonda Analisi Storica e Teologica

La domanda "Chi ha ucciso Gesù?" è una delle più profonde, dolorose e storicamente cariche di tutta la cultura occidentale. Si è sempre cercato dei responsabili per la morte del Signore e gli Ebrei sono stati spesso il capro espiatorio. Il loro coinvolgimento nella crocifissione è indubbio ed è stato usato come base per l’antisemitismo, che ha cercato di mettere l’intera colpa per la morte di Gesù sugli Israeliti provocando nel corso della storia atroci persecuzioni contro di loro accusati collettivamente di "deicidio".

rappresentazione della crocifissione di Gesù con elementi romani e giudaici

Il Ruolo Storico delle Autorità Romane

Il coinvolgimento delle autorità romane è un dato di fatto. Infatti, gli Ebrei non avevano il potere, essendo sotto il dominio romano, di mettere una persona a morte. Il Vangelo di Giovanni riporta chiaramente questa dinamica: "Poi, da Caiafa, condussero Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua. Pilato dunque andò fuori verso di loro e domandò: «Quale accusa portate contro quest’uomo?» Essi gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te lo avremmo dato nelle mani». Pilato quindi disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge». I Giudei gli dissero: «A noi non è lecito far morire nessuno»" (Gv 18:28-31).

Furono i Romani (vale a dire, Pilato) che diede gli ordini per crocifiggere Cristo - "Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso" (Gv 19:16) - e furono i romani che eseguirono la crocifissione: "I soldati, dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato…" (Gv 19:23). È sorprendente che Ponzio Pilato sia una delle poche figure storiche nominate nel Credo, con Gesù stesso e la Vergine Maria, piuttosto che Giuda o Caifa - segno dell’importanza per la fede cristiana del ruolo di Pilato e dei romani nella Passione di Gesù. Inoltre, sono i romani che conducono il processo contro Gesù, lo condannano a morte e lo crocifiggono.

Precisazioni sulla Legione Romana

L'articolo de la Stampa sottolinea molto l’appartenenza regionale della suddetta legione, asserendo per mezzo di testimonianze e fonti (presunte) che furono proprio i membri della Fretensis a mettere in atto l’esecuzione di Gesù Cristo. Tuttavia c’è un piccolo grande errore nell’articolo del noto quotidiano torinese. La Fretensis ai tempi della morte di Gesù non era in Giudea. Fino alla prima guerra giudaica, la Giudea fu amministrata da un praefectus di ordine equestre, assolutamente privo del potere necessario per comandare una legione. Il prefetto faceva capo alla reale figura di spicco della regione, il Legatus Augusti pro praetore della Siria, un magistrato di rango senatorio munito dell’imperium delegato direttamente dall’imperatore.

A questo punto si può andare avanti solo per ipotesi e logica. Pilato disponeva certamente di Auxilia, e cioè di truppe ausiliarie, soldati che servivano Roma ma che non erano di origine italica. Sappiamo quasi certamente che in Giudea erano presenti alae di cavalleria e cohortes di fanteria samaritane, soldati che probabilmente i prefetti romani "ereditarono" dai precedenti governanti della regione, i re erodiani. Sappiamo anche tuttavia che un prefetto poteva disporre di una scorta personale o, in casi straordinari, poteva richiedere un piccolo distaccamento. Come sopra detto però non ci è arrivata notizia di nessuna vexillatio legionaria in terra ebraica.

La Corresponsabilità delle Autorità Giudaiche e della Folla

In base alle fonti che abbiamo (soprattutto i Vangeli), sono diversi i responsabili. L’Establishment Religioso del popolo (Il Sinedrio), ossia Il sommo sacerdote Caifa e una parte del Sinedrio, vedeva in Gesù un blasfemo (per le sue pretese divine) e un perturbatore dell’ordine sociale. Egli viene giudicato colpevole di bestemmia dal Sinedrio (Mc 14,61-64), reato per il quale la Legge giudaica prevedeva la pena di morte (Lv 24,16).

Quel tribunale però non aveva il potere legale di applicare tale sentenza, riservata al governatore romano. Per cui i capi del popolo e l’aristocrazia del Tempio modificano l’accusa in senso politico: Gesù si sarebbe proclamato re dei giudei, minacciando così il potere romano (cfr. poi il titolo affisso sulla croce). Pilato, nonostante non trovi sufficiente l’accusa, per accontentare la folla sobillata dai sommi sacerdoti, ordina la morte per crocifissione.

Ma i Vangeli parlano anche di una folla istigata che grida "sia crocifisso". Quanto sono volubili le folle. Quelle stesse persone pochi giorni prima avevano gridato: "Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele!". I capi dei Giudei chiesero ai Romani di mettere a morte Gesù (Matteo 27,22-25): non potevano continuare a permetterGli di fare miracoli perché minacciava la loro posizione e la carica che rivestivano all’interno della comunità religiosa (Giovanni 11,47-50). Anche il popolo d’Israele fu complice della morte di Gesù. Furono loro a gridare: "Crocifiggilo, crocifiggilo" mentre veniva processato davanti a Pilato (Luca 23:21). Gridarono anche che venisse rilasciato Barabba, un ladro, al posto di Gesù (Matteo 27:21).

Pietro lo confermò in Atti 2:22-23, quando disse agli uomini d’Israele: "Voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste".

Il Tradimento di Giuda

Infine, colui che consegna Gesù ai romani è Giuda, uno dei Dodici. Non è possibile designare Giuda come "cristiano" nel senso stretto del termine, poiché il termine non esiste ancora, ma è uno dei principali responsabili della giovane comunità di discepoli di Gesù.

La Crocifissione di Gesù: Le Rivelazioni dei Mistici e la Verità della Scienza

La Prospettiva Teologica: Il Piano Divino e la Responsabilità Universale

Tuttavia, è stato Gesù che ha dato una maggiore responsabilità agli Ebrei. Ricordiamo le sue parole pronunciate proprio davanti a Pilato: "Allora Pilato gli disse: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocifiggerti?» Gesù gli rispose: «Tu non avresti alcuna autorità su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto; perciò chi mi ha dato nelle tue mani, ha maggior colpa»"(Giovanni 19:10-11). Tuttavia, tutto era nei piani del Padre. Pietro il giorno di Pentecoste (Atti 2:22-23) affermò con chiarezza che Gesù era stato consegnato dallo scopo determinato e dalla prescienza di Dio. Gesù comprese che era la volontà di Dio (Matteo 26:36-42) e che ebrei e romani non compresero appieno il loro peccato.

"Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno»." Allora è stato Il Padre che ha fatto uccidere Gesù? Anche in questo caso, riflettiamo prima di rispondere e prendiamo in considerazione un’altra domanda. Perché il Padre ha agito in questo modo, perché ha lasciato morire in croce Suo Figlio? Ebbene Gesù ha versato il suo sangue per aprire all’uomo la strada del perdono. Gesù disse che Il suo sangue doveva essere versato per la remissione dei peccati (Matteo 26:26-28). La sua morte sacrificale per i nostri peccati era stata predetta anche nell’Antico testamento in maniera magistrale.

La verità è che Gesù è stato ucciso per i nostri peccati. Sia i romani, sia gli ebrei sono stati semplici strumenti. Ma i veri colpevoli per la morte di Gesù sono i peccatori. Fortunatamente anche il perdono è possibile per tutti. Pietro lo aveva offerto agli ebrei che avevano ucciso Gesù - Atti 2:36-38. "Questo è buono e gradito davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità."

illustrazione biblica della remissione dei peccati attraverso il sacrificio

La Nostra Responsabilità

Chi ha ucciso Gesù allora? La risposta è semplice: siamo stati tu ed io, ecco chi! Sicuramente tutti coloro che lo ignorano, lo deridono, che non ascoltano le sue Parole mostrano disprezzo per le sue sofferenze e con la loro vita lontano da Dio è come se lo crocifiggessero ancora. Siamo come Pilato? Laviamo le nostre mani di fronte all’ingiustizia? Siamo come il Sinedrio? Siamo come la folla? Siamo come i soldati? Siamo come Giuda? Siamo come Pietro? La domanda "Chi ha ucciso Gesù?" trova la sua risposta ultima non in una condanna, ma in un invito. L’ha ucciso il mio peccato, ma il suo amore ha vinto proprio morendo per quel peccato. "Vi esortiamo a non ricevere la grazia di Dio invano; poiché egli dice: «Ti ho esaudito nel tempo favorevole, e ti ho soccorso nel giorno della salvezza»."

Al di là di queste corresponsabilità da parte delle autorità del tempo, la fede cristiana afferma che Cristo è morto per i peccati di tutta l’umanità (cfr. 1Cor 15,3s), dando la vita liberamente e per amore, per ottenere a tutti la salvezza (cf. ). Il catechismo del concilio di Trento cercherà di soppesare la gravità della colpa dei cristiani, il cui peccato in un certo modo «crocifigge» nuovamente Cristo, e conclude: «Dobbiamo riconoscerlo, il nostro crimine in questo caso è maggiore di quello degli ebrei. Perché loro, secondo la testimonianza dell’Apostolo, "se avessero conosciuto il Re della gloria, non lo avrebbero mai crocifisso" (Prima lettera ai Corinzi 2,8). Al contrario, noi professiamo di conoscerlo».

Questo è il motivo per cui il concilio Vaticano II aggiunge: «In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza». Gesù stesso si assume la responsabilità della sua morte, che è quindi parte del piano salvifico di Dio: «Do la mia vita per le pecore. […] Nessuno me la toglie: io la do da me stesso» (Vangelo di Giovanni 10,15b.18). Quindi, se tutti hanno una parte di responsabilità, se Cristo ha liberamente accettato di donare la sua vita per tutti, se questo fa parte del piano di Dio, come possiamo osare esprimere ancora una condanna? Prendiamo finalmente sul serio le ultime parole di Gesù, quelle con le quali invoca il perdono di Dio: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Vangelo di Luca 23,34).

L'Antisemitismo e la Posizione della Chiesa

In questa fase storica l'antisemitismo è di nuovo alla ribalta delle cronache. Una raccolta di saggi, appena pubblicata in Italia, ne indaga le radici cristiane. Padre Etienne Vetö, direttore del Centro Cardinal Bea per gli Studi giudaici della Pontificia Università Gregoriana di Roma, ci introduce al volume e alla speciale relazione tra cristiani ed ebrei. La raccolta "Gesù non fu ucciso dagli ebrei", nella sua versione originale in inglese, è una reazione e una risposta ai micidiali attacchi antisemiti alle sinagoghe di Pittsburg, in Pennsylvania (27 ottobre 2018) e di Poway, in California (27 aprile 2019).

Perché in questo contesto dovremmo porre la vecchia domanda su chi abbia ucciso Gesù? Perché, più specificamente, è importante precisare che «gli ebrei non hanno ucciso Gesù»? Da Jules Isaac abbiamo compreso la portata dell’impatto subdolo dell’insegnamento cristiano del disprezzo per gli ebrei, che si fonda proprio sull’accusa che furono gli ebrei a rifiutare e uccidere Gesù, e che loro sono riprovati e maledetti per questo. Questo insegnamento ha spesso alleggerito la coscienza dei cristiani dalla necessità di combattere la crescita della pianta velenosa dell’antisemitismo fascista e nazista e ha impedito loro di cercare modi per farlo. È purtroppo realistico considerare che l’insegnamento antiebraico ha persino fornito un terreno fertile a questa pianta per mettere radici e crescere.

Pertanto, come ricordato da diversi contributi di questo libro, la Dichiarazione Nostra Aetate del concilio Vaticano II ha rappresentato una presa di posizione fondamentale da parte della Chiesa cattolica e una vera svolta: «E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo (Giovanni 19,6), tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti».

Sulla scia del Concilio, i teologi ne precisano l’analisi. Ovviamente, gli ebrei hanno partecipato al processo che ha portato alla crocifissione di Gesù. Ma si tratta principalmente degli anziani e dei funzionari del Tempio, mentre le folle di ebrei ascoltano volentieri gli insegnamenti di Gesù e lo seguono. Inoltre, come dimostrano le figure di Nicodemo (cf. Giovanni 3,1s; 7,50; 19,39) o di Giuseppe d’Arimatea (cf. Matteo 27,57), le autorità stesse non sono unanimi nel loro rifiuto di Gesù. Gli storici ritengono che uno dei motivi per cui Matteo e Marco collocano di notte la riunione del Sinedrio che concorre alla condanna di Gesù è il fatto di non essere regolare e di riunire solo i suoi membri che si oppongono a Gesù.

Facciamo un ulteriore passo avanti nella comprensione del rapporto tra il popolo ebraico e Gesù e la Chiesa. Il titolo di questa raccolta è formulato negativamente: «Gli ebrei non hanno ucciso…». E passo dopo passo, affrontando la questione da diverse angolazioni, gli autori dimostrano questo punto con precisione e rigore. Ma ad ogni passo compiuto, viene anche rivelato il lato «positivo» della medaglia. In effetti, prima di porre la domanda su chi abbia rifiutato e ucciso Gesù, è necessario chiedersi chi lo abbia accolto. Senza questa accoglienza di Gesù da parte di ebrei, da parte di molti ebrei, la Chiesa probabilmente non sarebbe mai nata. Questo è storicamente vero, ma ancor di più da un punto di vista teologico. Nel piano di Dio, secondo la teologia cristiana, la Chiesa non intende sostituire il popolo di Israele.

È piuttosto il popolo escatologico nato dall’innesto dei gentili sul popolo eletto, del ramo dell’ulivo selvatico sulla radice santa - per riprendere l’immagine di Paolo nell’epistola ai Romani (cfr Lettera ai Romani 11,16 ss). Senza la radice e l’olivo domestico non è possibile alcun innesto. Senza il popolo ebraico, dal quale la Chiesa riceve ancora (e deve ricevere) la linfa, questa non potrebbe né essere, né essere sé stessa. Nostra Aetate dichiara al presente che «[la Chiesa] si nutre dalla radice dell’ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell’ulivo selvatico che sono i Gentili». In questo senso, si tratta di riconoscere l’immenso debito della Chiesa e del cristianesimo nei confronti del popolo ebraico e della sua fede. Da più di 100 anni un punto di riferimento.

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