Una Vita Dedicata ai Malati e agli Ultimi
Madre Teresa di Calcutta, pur non essendo un medico, ha soccorso migliaia di persone malate, curando soprattutto lebbrosi e malati di AIDS. Ha nutrito migliaia di bambini, destinati a morte sicura, salvando altrettante vite dalla fame. La sua missione, che definì il suo scopo di vita, era servire i poveri, gli ammalati, gli ultimi, i reietti della terra.
Nata a Skopje, oggi capitale della Macedonia, il 26 agosto 1910 con il nome di Anjeze Gonxhe Bojaxhiu, da una famiglia di etnia albanese, Madre Teresa ha dedicato la sua esistenza ai più bisognosi. Il 12 ottobre 1928, entrando nel Convento delle suore di Loreto in Irlanda, prese il nome di suor Mary Teresa, ispirandosi a Teresa di Lisieux. Nello stesso anno, partì per l'India, dove avrebbe trascorso la maggior parte della sua vita e avrebbe fondato la Congregazione delle Missionarie della Carità.
Questa Congregazione conta oggi più di 6mila suore che continuano la sua opera in 130 Paesi nel mondo, perpetuando il suo spirito di servizio. Per questo impegno, nel 1979, Madre Teresa venne insignita del Premio Nobel per la Pace, che ricevette personalmente a Oslo. In quell'occasione, superando il suo carattere schivo e riservato, riuscì a far devolvere le spese per il banchetto cerimoniale (6mila dollari) ai poveri di Calcutta, dimostrando la sua costante dedizione.

Madre Teresa si sentiva a proprio agio in mezzo ai poveri, ai lebbrosi, ai derelitti, soccorrendoli direttamente per le strade. Li raggiungeva, li curava, dava loro da mangiare, li riportava alla vita. Un episodio significativo del suo operato è raccontato nel libro "Madre Teresa: il miracolo delle piccole cose" (Rizzoli Editore), curato da Padre Brian Kolodiejchuck:
«L’altro giorno ho raccolto una bambina a Calcutta: dai suoi occhi scuri ho capito che aveva fame. Le ho dato un po’ di pane e ho visto che lo mangiava una briciola alla volta. Le ho chiesto perché mangiasse così lentamente. “Ho paura di mangiare in fretta perché quando finirò questo pane, avrò di nuovo fame”. Allora l’ho rassicurata e le ho promesso di darle altro pane… Ho visto bambini piccoli morire per la mancanza di una tazza di latte. Ho visto madri soffrire perché i loro figli morivano di fame tra le loro braccia. Non dimenticate queste realtà! Non vi chiedo soldi. Vi chiedo però di sacrificare qualcosa che vi piace per aiutare questa gente».
Nell'introduzione di tale libro, si richiama l'attuale tema del Giubileo: Misericordia è "miseris-cordare", ovvero "dare il cuore ai miseri". Madre Teresa è testimone per eccellenza di questo messaggio, rivolto non solo ai credenti, ma a tutti coloro che si considerano appartenenti all'umanità.
L'Approccio "Scientifico" e Umanitario alla Cura
Sebbene non fosse un medico, Madre Teresa possedeva straordinarie "intuizioni scientifiche" nel suo approccio alla cura. Era un'istitutrice, insegnava in una scuola ai figli dei coloni britannici, ma presto si rese conto del dramma che c'era al di fuori delle mura scolastiche. Comprendendo che "c'era qualcosa fuori da quella scuola da fare", decise di uscirne, di andare sul territorio per portare aiuto.
Il suo operato, iniziato negli anni '50, prevedeva la creazione di centri di cura e case di assistenza con un'attenzione particolare all'igiene e alla nutrizione. Questi centri non solo fornivano assistenza sanitaria, ma miravano anche a garantire un fine vita dignitoso. Già nel 1960, Madre Teresa sperimentava la terapia occupazionale, dando un lavoro ai lebbrosi e ad altre persone emarginate, restituendo loro dignità e un ruolo nella società. Questo approccio anticipava il modello degli assistenti sanitari che vanno nelle aree disagiate, portando cura a chi è escluso e non riceve attenzione da nessuno, specialmente i bambini che perdono la famiglia.
Papa Francesco, domenica 4 settembre, l’ha proclamata Santa con una celebrazione in Piazza San Pietro alla quale sono intervenute più di 100mila persone, riconoscendo il valore universale della sua opera. Il suo esempio di carità sociale è stato riconosciuto anche da Papa Benedetto XVI, che nell’Enciclica Deus Caritas Est (n. 40) la pose accanto a Luigi Orione, definendoli "modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà".
"L'intervista storica a Madre Teresa di Calcutta su 'Pronto... Raffaella?' del 13 aprile 1984"
La Lotta contro l'HIV/AIDS: Una Sfida tra Scienza e Stigma
Il lavoro di Madre Teresa con i malati di AIDS è particolarmente significativo, considerando il contesto storico della malattia. Oggi, termini come epidemia, virus, positivi sono diventati ordinari a causa della pandemia da coronavirus, ma quando negli anni '80 fu isolato il virus HIV, che provoca l'AIDS, erano termini poco conosciuti che provocavano ancora più terrore. Si stima che da allora ad oggi il virus abbia ucciso nel mondo circa 25 milioni di persone.
Attualmente, sono stati fatti passi da gigante nella ricerca. Con i medicinali antiretrovirali, chi è colpito da questo virus vive ormai una vita quasi normale, seguendo scrupolosamente le terapie. Ad oggi, nonostante le grandi conquiste, non esiste una cura e un vaccino. In questi decenni di progressi scientifici, si è assistito purtroppo anche alla convivenza con tanta ignoranza e tanti pregiudizi. I pazienti sieropositivi hanno subito ingiustizie sul piano sociale, lavorativo e personale, oltre al danno emotivo che crea convivere con uno stato "positivo". Il paradosso è che lo stigma non si è evoluto con il progresso scientifico, ma è rimasto quasi inalterato rispetto agli anni della scoperta del virus, a causa anche di una cattiva campagna informativa che ha reso l'AIDS una peste moderna e i sieropositivi dei novelli "untori".

Negli ultimi tempi, si è assistito a un disarmante silenzio su questa realtà e anche sulle tante altre malattie a trasmissione sessuale, quasi che il termine "sessuale" ridestasse ipocriti sentimenti puritani che prediligono il tacere, offendendo quella legge morale che è uno dei fondamenti della salute: prevenire è meglio che curare. I giovanissimi e i giovani, immersi in un mondo carico di stimoli sessuali, soprattutto virtuali, rischiano, se non informati, di "sperimentare" senza alcun "freno" questa dimensione della vita. Per questo, l'informazione autentica, la prevenzione e il dialogo, soprattutto nelle famiglie e nelle scuole, sono di fondamentale importanza.
L'Eredità di Madre Teresa nella Sanità Contemporanea
L'esempio di Madre Teresa continua a ispirare l'operato di chi si dedica alla cura degli "ultimi". Nella realtà provinciale di un ospedale come il Perrino, l’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive, guidata dal Dottor Salvatore Minniti e dal suo team di medici e infermieri, è quotidianamente impegnata a garantire assistenza a pazienti HIV e con altre patologie. Il loro lavoro diventa una vera e propria missione, soprattutto quando - anche in ambiente sanitario - si deve lottare affinché non prevalga il sentimento di paura, frutto dell'ignoranza.
In questo contesto, il Reparto di Malattie Infettive ha pensato di donare un segno per l'intera comunità ospedaliera e per tutti i pazienti: un quadro contenente una Reliquia (i capelli) di Madre Teresa di Calcutta, donata durante una celebrazione della Santa Messa nella cappella dell'ospedale.
Sul culto delle reliquie, è doveroso ricordare che un certo scetticismo deriva spesso da una non conoscenza. Non si tratta di una distorta religiosità popolare che le ha rese oggetti magici o talismani, né di un anacronismo. Secondo il Concilio Vaticano II, la Chiesa venera i santi e le loro reliquie autentiche, poiché "le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare". Proprio nell'esempio luminoso offerto dalla vita e dalle opere di questa piccola suora è racchiuso il dono della sua reliquia: un invito a imitarne l'atteggiamento.
Madre Teresa ha servito "gli ultimi degli ultimi", facendoli sentire amati, curandone le ferite ripugnanti del corpo e dello spirito. Senza badare a nulla, offriva la sua carità sconfinata. Ha donato tutto sé stessa, senza chiedere nulla in cambio: i poveri, gli esclusi, i reietti, gli "infetti", gli ammalati hanno visto in lei una speranza e una consolazione che nessuno gli aveva mai dato. Quando fu invitata a parlare all’Assemblea delle Nazioni Unite, l’allora presidente, l’Onorevole Fanfani, la presentò definendola "la donna più potente del mondo"; perché è grande solo chi serve, chi si fa prossimo, chi ama.
Attualissimo e perenne è il messaggio di Madre Teresa: di fronte a una società dello "scarto", fatta di apparenza e perfezione cosmetica, dove si tende a prediligere chi è "perfetto", la scelta di andare oltre le apparenze diventa rivoluzionaria. Rispettare le storie di ciascuno, approcciarsi con dolcezza e tenerezza ai drammi, accarezzarne le ferite e diventare cura senza mai diventare giudici, diceva: amare deve essere naturale come respirare. Imitando perfettamente Gesù Cristo, ha fatto della sua esistenza un'irradiazione del Suo Amore.
Le Missionarie della Carità Oggi: L'Impegno Continuo nelle Sfide Globali
Il messaggio di Madre Teresa si riflette nell'operato continuo delle Missionarie della Carità e in altre realtà caritative. Ad esempio, a Casablanca, Orionini e Suore di Madre Teresa hanno celebrato insieme la Giornata della Carità, con la Santa Messa presieduta da S.Em. il Cardinale Cristóbal López Romero. Durante l’omelia, il Cardinale ha ricordato che «la carità vera non è solo assistenza, ma comunione di vita», lodando la testimonianza silenziosa di tanti missionari che vivono quotidianamente il Vangelo nelle periferie del mondo. Questo evento testimonia il legame di stima e fiducia consolidatosi nel tempo tra i diversi istituti religiosi, uniti nel servizio ai poveri e ai migranti.
Le sfide che le Missionarie della Carità affrontano oggi non sono meno complesse. Con profondo dolore è stata data notizia della morte di Suor Sienna, 73 anni, del convento di Swansea (Galles, GB), ricoverata in ospedale per Covid-19. Suor Sienna era stata Missionaria della Carità per 50 anni, lavorando con i poveri e gli abbandonati. Questo tragico evento sottolinea come l'ordine di Madre Teresa continui a operare in prima linea, anche di fronte a nuove pandemie e malattie infettive, con la stessa dedizione e abnegazione che hanno contraddistinto la fondatrice.
Le parole di Madre Teresa di Calcutta continuano a rafforzarci nella volontà di migliorarci e a lenire le tante sofferenze della vita: «…non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo». La fiducia è che la ricerca scientifica possa presto trovare la cura definitiva per patologie che non si possono e non si devono ignorare. Nel frattempo, è fondamentale camminare nella consapevolezza e nella vicinanza verso coloro che "positivamente" vi convivono, restando loro vicino con tenerezza - che non è pietismo -, con gentilezza - che non è leggerezza - con premura - che non è indifferenza. In Santa Teresa di Calcutta abbiamo un’alleata: «…se giudichi le persone non avrai tempo per amarle…».