La Madonna della Carbonara: Storia, Significato e Culto di un'Icona Miracolosa

Esploriamo la storia e il significato della Madonna della Carbonara, concentrandoci in particolare sul santuario di Viterbo e sulla venerata icona che porta questo nome, senza dimenticare un'altra tradizione legata a Giffoni Valle Piana. Questo viaggio nella devozione mariana rivela leggende, restauri e l'importanza spirituale di queste immagini.

Santuario di Santa Maria della Carbonara a Viterbo

Il Santuario di Santa Maria della Carbonara a Viterbo

Origini e Evoluzione Storica della Chiesa

La Chiesa di Santa Maria della Carbonara, situata sull'antichissima via Sant'Antonio (transitante sotto il ponte del Duomo), risale al XII secolo. Non è facile risalire all'epoca esatta in cui la chiesa venne edificata, ma alcune fonti suggeriscono una fondazione ben più remota, forse legata al potente centro monastico di Farfa, padrone di terreni e "celle" in molti quartieri della città.

Nel Medioevo, la chiesa appartenne ai Cavalieri Templari a partire dal XIII secolo. I Templari avevano in essa un presidio, e edificarono una casaforte con un piccolo convento e alcuni ambienti di servizio per fornire l'assistenza necessaria ai viandanti che lasciavano la strada consolare Cassia per entrare in città, rendendola una sosta obbligata per coloro che si recavano a Roma e nel Gargano.

Successivamente, nel 1312, per ordine di Clemente V, tutti i beni dell’Ordine Templare passarono ai Cavalieri Gerosolimitani. Dal 1574, la chiesa fu unita alla chiesa cattedrale di San Lorenzo. Nel Cinquecento, fu affidata ai Cavalieri di Rodi, divenuti poi Cavalieri di Malta. La chiesa ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli; nel 1662 venne completamente restaurata da Tiberio Montemellino, e poi di nuovo nel 1796 da Carlo Candida. A cura del Sovrano Militare Ordine di Malta, la chiesa fu restaurata anche nel 1964.

L'edificio, purtroppo, ha perso la maggior parte degli elementi decorativi originali di una volta. La chiesa, costruita tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo, rappresenta uno degli esempi artistici di influsso romano-barbarico, con una facciata un tempo arricchita da decorazioni colorate in ceramica, oggi totalmente scomparse. Allo stesso modo, è perduto il dipinto che si trovava in posizione centrale, raffigurante il Salvatore accompagnato da due angeli in adorazione. Attualmente, l’abside è in parte coperta da un fabbricato più recente, mentre di originale permangono soltanto delle bifore con duecenteschi archetti romanici. La chiesa consiste in un unico ambiente di forma rettangolare, dalle pareti in pietra nuda e il tetto a capriate; a sinistra dell'altare maggiore si apre una piccola porta che conduce nella sacrestia, comunicante con il giardino e l'orto.

L'Etimologia del Nome "Carbonara"

La denominazione tradizionale di "Madonna della Carbonara" e della chiesa stessa deriva dalla sua provenienza dalla chiesa viterbese di Santa Maria della Carbonara. La spiegazione più condivisa sull'origine del nome è quella fornita da Andrea Scriattoli, secondo il quale la chiesa prese questo nome perché fu costruita vicina ad una "carbonara". Le carbonare erano larghi fossati costruiti a scopo di difesa e muniti di una robusta palizzata che si ergeva su uno dei cigli del fossato. Intorno alla città di Viterbo furono scavate moltissime di queste carbonare, specialmente all'epoca dell'assedio di Federico II (1243-44), come appunto avvenne nella via dove sorge la chiesa, a difesa della città.

La Decadenza e la Chiusura al Culto

Nel 1841, la chiesa fu data in commenda ai Fratelli delle Scuole Cristiane, detti gli “Ignorantelli”, e in questo periodo l’edificio iniziò la sua decadenza. Nel 1879, con la soppressione degli ordini religiosi, anche l’ultimo custode della Carbonara fu richiamato dai superiori. La chiesa venne chiusa al culto nel 1925, segnando la chiusura di un "venerando per quanto piccolo santuario".

La Confraternita dell'Annunziata

Già dal 1561, nella chiesa officiava la Confraternita dell’Annunziata. Un documento del Cardinale Giovanni Svevio, datato 27 marzo 1561, testimonia la sua residenza nella Chiesa di Santa Maria in Carbonara, allora Commenda dei Cavalieri Gerosolimitani. Quando la compagnia si ridusse a pochi individui, i membri stabilirono di unirsi con la Compagnia di San Giovanni Battista del Gonfalone in Valle. L'unione avvenne con la condizione che nello stendardo del Gonfalone fosse aggiunta l’Immagine della Santissima Annunziata, come memoria di detta Compagnia, secondo l'istrumento d’unione rogato da Onorato Sermattia il 17 giugno 1581.

Icona bizantineggiante della Madonna della Carbonara

L'Icona della Madonna della Carbonara di Viterbo

Descrizione Iconografica e Tipologia

Il dipinto, noto come la "Madonna della Carbonara", è un'icona bizantineggiante ma di scuola romana. In posizione frontale, la Vergine ha il volto girato leggermente verso sinistra, un velo rosso sul capo e un manto turchino cupo sulle spalle, ornato sul petto da un medaglione con una grossa pietra centrale contornata da perle. Sul braccio sinistro sostiene il Bambino Gesù che tiene nella sinistra un libro. Il capo della Vergine è cinto da un nimbo crucigero, e tutto intorno al dipinto è presente una decorazione a rosette.

Questa opera appartiene al gruppo cosiddetto della Madonna "Odigitria" (che conduce per via), ma ne è una variante poiché la Vergine sorregge il Bambino con ambedue le mani, circondando interamente il fanciullo con le braccia materne. La tipologia dell'immagine della Madonna è piuttosto interessante, con il volto ovale e la canna nasale dritta. Molti studiosi hanno notato che per l'iconografia quest'opera si avvicina alla Madonna di Santa Maria Maggiore, molto venerata a Roma e diffusasi come immagine devozionale in vari centri minori del Lazio, dove fu riprodotta da artisti di scuola romana.

Il dipinto è costituito da una tavola di castagno. La sua notevole incurvatura e due lesioni che la percorrono sono state corrette con l’inserimento di dieci cunei di legno dello spessore della tavola stessa. L’incamottatura in tela non copre i margini, lasciando ipotizzare un cambio del supporto originario con trasporto da tavola a tavola.

Datazione e Attribuzione

La documentazione storica utile per una sicura contestualizzazione dell’opera è ancora oggi decisamente lacunosa. Il quadro è assegnato alla seconda metà del XII secolo da alcuni studiosi, come il Matthiae (1966), il quale nell'allungamento dei volti vedrebbe un indizio dell'incipiente influsso di modi spoletini. Lo Hermanin la assegna all'XI secolo, affiancandola alla Madonna di Vertalla o, comunque, agli affreschi di Santa Pudenziana in Roma, datati al tempo di papa Gregorio VII. Altri studiosi, come Toesca (1927), Bettini (1938) e Faldi (1970), la ritengono degli inizi del XIII secolo.

Per il Volbach, questa opera si affermerebbe come il prototipo dell'altra in Santa Maria Maggiore, tuttavia, non è possibile esserne sicuri essendo incerte le datazioni di entrambe le tavole, e si tratta, ad ogni modo, di due icone che appartengono a correnti culturali diverse.

Il Messaggio Anti-Eretico dell'Iscrizione

Sotto le figure del dipinto, l’autore dell’opera, di gusto bizantino, ha lasciato un’iscrizione: “Alma Virgo parit quem falsa sofia negavit”. Con queste parole, l'iscrizione allude all’eresia dei Nestoriani che, negando l’incarnazione di Cristo, non riconoscevano la maternità divina di Maria. Tale eresia fu ripresa in Italia nel XIII secolo dai Patarini, che si instaurarono anche nella città di Viterbo. La tavola pittorica, con molta probabilità, si può considerare la risposta dei credenti viterbesi all’eresia in questione.

Il cardinale La Fontaine (1931) pensava che l'iscrizione in calce alla tavola dovesse riferirsi alla condanna delle eresie dei Catari e Patarini nel Concilio di Efeso, caricando l’immagine di una peculiare significanza in chiave anti-catara.

Vicende del Culto e Trasferimenti

La sacra Immagine, già conservata e venerata presso il Santuario di Santa Maria della Carbonara, è stata oggetto di diversi trasferimenti. Fu portata nel corso del tempo nella chiesa di Santa Maria Nuova, dove rimase fino al 1911, quando, per volontà del cardinale Pietro La Fontaine, fu trasferita nella Cattedrale di Viterbo. Successivamente, nel 1925, la sacra Immagine venne trasportata nuovamente al Duomo.

In quest'ultima occasione, una solenne processione si mosse dal Duomo per giungere alla chiesa della Carbonara, prelevare l’immagine e riportarla al Duomo, accolta dall’omelia del vescovo Emidio Trenta. Le parole del vescovo valsero a risvegliare la devozione mariana nei presenti e nei cittadini di Viterbo. Un racconto manoscritto di don Antonio Tarquini riporta il lamento per la chiusura del santuario e il trasferimento dell'immagine: "È certo che con questo trasporto è stata quasi strappata una pagina millenaria della storia mariana della nostra città, è stata chiusa un’altra chiesa, anzi un venerando per quanto piccolo santuario, ed è parimente certo che se più viva fosse stata la nostra fede [...] forse questa taumaturgica immagine non avrebbe dovuto abbandonare la casa che si era scelta per sua dimora".

Le feste dedicate alla Madonna della Carbonara cadevano il 23 gennaio (Sposalizio della Vergine) e poi l'11 ottobre (festa della Maternità di Maria).

La Fama "Taumaturga" e i Miracoli

La devozione verso l'immagine della Madonna della Carbonara si rafforzò notevolmente in seguito a presunti eventi miracolosi. Dal 1841, anno in cui la chiesa iniziò la sua decadenza, il superiore delle Scuole Cristiane "pensò essere conveniente togliere la S. Immagine di Maria da quel recondito tugurio e convertire la chiesa ad uso profano". Ne parlò all’Eminentissimo Cardinale Pianetti, allora Vescovo di Viterbo, che gli rispose che bisognava pensarci bene. Subito dopo, una persona devota, ignara della proposta, chiese inopinatamente l’apertura della chiesa per venerare il simulacro della Vergine e a Lei raccomandarsi poiché aveva quasi totalmente perduto la vista. Fu subito accontentata e così nei giorni seguenti, finché la persona afflitta proclamò con gioia di aver recuperato la vista in grazia di Maria Santissima.

A questa persona devota ne seguirono subito altre, le quali vantarono di aver ottenuto dal Cielo favori e prodigi, anche superiori all’ordinario andamento della natura, per grazia della Gran Madre di Dio invocata sotto il titolo di Santa Maria della Carbonara. Questi eventi conferirono all'immagine la fama di essere "taumaturga".

Furti e Restaurazioni

Il dipinto nel 1911 fu collocato nella Cattedrale di Viterbo. Nel 1986, l’opera fu trafugata e il Capitolo della Cattedrale, d'intesa con il vescovo, pose sull'altare del Duomo una copia, opera del pittore Alvaro Ricci. Poco tempo dopo, grazie all'intervento dei Carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali, l’opera originale venne ritrovata e restituita al culto dei fedeli, e poi sottoposta a un nuovo intervento di restauro. Dal 2000, l'icona è esposta presso il Museo del Colle del Duomo, di proprietà della Diocesi di Viterbo.

Il primo intervento di restauro noto si registra in occasione del trasferimento del 1911; fu molto invasivo sia per le numerose ridipinture che per lo spesso strato di riverniciatura sovrapposta, eseguito da Francesco Cochetti, all’epoca impegnato nel restauro dei dipinti del Museo Civico.

Interno di una chiesa con dipinto della Madonna e del Bambino

Un'Altra Madonna della Carbonara: La Leggenda di Giffoni Valle Piana

La Leggenda del Ritrovamento e il Cenobio

Sui Monti Picentini, alle falde del Monte Lieggio, nel comune di Giffoni Valle Piana, esiste un'altra tradizione legata a una Madonna della Carbonara. Qui, dice la leggenda, un carbonaio avrebbe trovato l’immagine della Madonna in un anfratto del monte. La storia locale narra che nell’anno 1490 venne costruito un "cenobio" di fronte a una chiesa preesistente, la cui origine forse risale all'anno 1000. In questo contesto si inserisce la presenza dell’Ordine dei Servi di Maria.

Storia Recente e Stato Attuale

Le alterne vicende, tra cui la confisca dei beni nel 1809, rinsaldarono il legame affettivo con la gente della frazione Curti che, sulla spinta dei parroci, si impegnò a riparare l’antica struttura. Purtroppo, il terremoto del 1980 e i continui furti resero il tutto inagibile. Nel 2004, l’Arcivescovo di Salerno ha consentito il ritorno della spiritualità dell’Ordine dei Servi di Maria a Carbonara.

La chiesa attuale ha subito numerosi interventi tra l’Ottocento e il Novecento. Ciò che colpisce è il dipinto della Madonna, una tempera su intonaco, eseguito da Tafuri nel 1929. Sotto questo dipinto si nasconde l’immagine primitiva dai tratti bizantini. Nel dipinto bizantino è da notare l’inversione dei colori nel manto della Vergine rispetto all’ortodossia bizantina: secondo questa, prevalendo nella Vergine la natura umana su quella divina, la veste è blu e il manto è rosso. La Madonna tiene in grembo il bambino Gesù che regge con la mano sinistra il globo, simbolo della signoria sul mondo, e nella mano destra una colomba bianca, simbolo della pace.

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