La Sacra Scrittura occupa un ruolo centrale e fondamentale nella vita e nella missione della Chiesa, costituendo il fondamento della fede, la sorgente della vita spirituale e la guida per l'evangelizzazione. La sua efficacia e potenza sono riconosciute come sostegno e vigore per la Chiesa, saldezza della fede, cibo dell'anima e fonte pura e perenne della vita spirituale per i suoi figli.
Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica Dei Verbum, ha ribadito l'importanza di un "largo accesso alla Sacra Scrittura" per i fedeli (DV n. 22) e ha affermato che "lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l’anima della sacra teologia" (DV n. 24). Anche il ministero della parola, inclusa la predicazione pastorale, la catechesi e ogni istruzione cristiana, si nutre e vigoreggia con la parola della Scrittura, con un posto privilegiato per l'omelia liturgica.
La Chiesa "esorta con forza e insistenza tutti i fedeli [...] ad apprendere 'la sublime scienza di Gesù Cristo' con la frequente lettura delle divine Scritture", ricordando che "l’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo" (DV n. 25, citando San Girolamo).
Il Centro della Fede: Cristo e la Scrittura
Il programma pastorale diocesano "Partiamo dal centro" evidenzia che Gesù è il centro della vita della Chiesa e di ogni credente. Conoscere Cristo e stare con Lui è un invito rivolto a tutti i fedeli. Riscoprire il Cristo benedetto come il primo e più grande amore della vita significa in primo luogo conoscere la Sacra Scrittura.
Bibbia e Catechesi
La catechesi è chiamata ad essere "cassa di risonanza della Parola di Dio", creando un connubio perfetto con la Bibbia. Questo rapporto intimo e quotidiano con la Sacra Scrittura è essenziale per la formazione e la crescita spirituale dei credenti.
La Parola di Dio e la Liturgia
Parola di Dio nella Liturgia della Messa
Tra la Parola di Dio e la liturgia esiste un legame inscindibile. Il Dio della liturgia non può essere altro dal Dio del Vangelo, per evitare di avere un'immagine distorta di un Dio da soddisfare con sacrifici. La liturgia è il luogo dove la Parola di Dio viene proclamata, ascoltata e celebrata, nutrendo la comunità dei fedeli.
La Dimensione della Carità
Partire dal centro presuppone una Chiesa capace di abitare il quotidiano delle persone, pronta a trasformare la vita ordinaria in un incontro di esperienza misericordiosa. Questo si manifesta negli ambiti più vicini come la famiglia, la comunità parrocchiale, il legame sociale, la politica, il creato e il lavoro. L'amore che scaturisce dall'ascolto della Parola di Dio si traduce nell'imperativo categorico di "farsi prossimo", incontrando e vivendo la Parola nella concretezza delle relazioni umane.
Sacra Scrittura e Scienze
Il rapporto fra la Sacra Scrittura e la visione scientifica del mondo costituisce un aspetto particolare e assai rilevante del problema del rapporto fra scienza e fede. La corretta comprensione di questo rapporto dipende dal significato che si attribuisce alle parole "scienza" e "fede", quest'ultima riconosciuta come un atto di natura razionale e "ragionevole".
Verità, Fede e Ragione
Un utile punto di partenza è quanto affermato nell'enciclica Fides et ratio, per la quale la ragione umana e la fede sono come le due "ali" con cui lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità. La ragione umana si manifesta in forma privilegiata nella filosofia, intesa come ricerca dei principi ultimi della realtà, e nella scienza, intesa come conoscenza rigorosa basata sull'evidenza sperimentale e formulata in leggi matematiche.
La Rivelazione e la Sacra Scrittura

La nozione di Sacra Scrittura si ricollega a quella più generale di Rivelazione, essendo la Sacra Scrittura una fonte della Rivelazione (cfr. Dei Verbum, 7). Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la Sacra Scrittura in rapporto alla manifestazione di Dio nella storia e nella Rivelazione, focalizzandosi sull'Incarnazione del Verbo. Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla in parole umane: "Le parole di Dio infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al parlare dell'uomo, come già il Verbo dell'Eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell'umana natura, si fece simile all'uomo" (DV, 13) (CCC 101).
La Rivelazione è l'automanifestazione del mistero della volontà di Dio, mediante la quale gli uomini, per mezzo di Cristo e nello Spirito Santo, hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2Pt 1,4) (DV, 2). In questa automanifestazione libera e gratuita, Dio si esprime nelle Sacre Scritture con parole umane, assumendo il linguaggio degli uomini, in modo che "nei libri sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro" (DV, 21). La Sacra Scrittura è dunque la Parola di Dio, e in ogni sua espressione riecheggia la Parola di Dio come Persona, ossia il Verbo Incarnato.
Il Contesto Storico del Rapporto tra Sacra Scrittura e Scienze
Il rapporto fra la Sacra Scrittura e la visione scientifica del mondo ha generato dibattiti fin dai secoli III e IV, a causa di correnti filosofiche come il relativismo scettico e la teosofia neoplatonica. Autori come Celso e Porfirio posero in dubbio la natura divina di Cristo basandosi su presunte discordanze tra i Vangeli, teorie che furono confutate da Origene.
Il Caso Galileo Galilei
Il caso di Galileo Galilei è emblematico per comprendere il rapporto tra scienza e Sacra Scrittura. Il problema affonda le radici nella fine del XIV secolo, con il declino della teologia e della filosofia scolastiche, che produsse una separazione tra scienza e filosofia, e poi tra fede e ragione. Questa separazione portò la ragione a proclamare la sua autonomia, ma anche a cadere nello scetticismo, inducendo alcuni a rifugiarsi nella fede come unico mezzo per conoscere la verità.
La controversia galileiana, sebbene secondaria nella messa in discussione della Rivelazione, è istruttiva per l'impostazione dei rapporti tra esegesi biblica e scienze. Essa evidenzia l'inevitabile conflitto tra la scienza sperimentale e le convinzioni ereditate dall'epoca classica, come la fisica aristotelica e il sistema tolemaico. Le scoperte astronomiche di Galileo, rese possibili dal cannocchiale, contraddicevano l'interpretazione letterale di alcuni passi biblici (cfr. Gs 10,12-13; Sal 19,5-7; 92,1 e 104,5; Gb 10,12-13: Qo 1,4-5; Sir 46,4; Is 38,7-8).
Questa controversia rivela la scarsa capacità delle strutture culturali consolidate di assimilare nuove idee scientifiche e l'epistemologia che le accompagnava. Il contesto culturale europeo era in fermento, ancora sotto lo shock della Riforma protestante, che aveva ripudiato la metafisica e l'aristotelismo, portando a vedere germi di protestantesimo in ogni novità anti-aristotelica.
Il caso Galilei è paradigmatico perché mostra in azione le componenti culturali di una separazione che perdura, lo scontro tra un eccessivo "teologismo" e una visione della scienza svincolata dai suoi presupposti gnoseologici. La questione ha tre problemi di grande importanza: la necessità di stabilire criteri ermeneutici della Bibbia in questioni contrastanti con i dati scientifici, la fissazione di premesse gnoseologiche per accogliere nuove teorie astronomiche e il mantenimento della continuità filosofica tra il nuovo metodo scientifico e i fondamenti della metafisica.
Le Affermazioni di Galilei sull'Ermeneutica Biblica
Il pensiero di Galilei sulla Sacra Scrittura è condensato nelle lettere a Padre Benedetto Castelli (1613) e alla Granduchessa Maria Cristina di Lorena (1615). In esse, Galileo espone la sua convinzione della compatibilità tra la Sacra Scrittura e il sistema copernicano, partendo dall'affermazione basilare che tra due verità non ci può essere contraddizione. Sottolinea che la Sacra Scrittura non può mai mentire, a condizione che se ne penetri il vero significato, che "non credo che si possa negare esser molte volte recondito e molto diverso da quello che suona il puro significato delle parole" (Opere, Firenze 1968, vol. V, p. 315).
La Domenica della Parola di Dio e i Ministeri Istituiti
L'espressione dell'apostolo Giovanni "Vi annunziamo ciò che abbiamo veduto" (1 Gv 1, 3) scaturisce dall'esperienza viva di Cristo. Oggi, l'annuncio di salvezza dovrebbe toccare i cuori grazie alla testimonianza dei cristiani che, pur non avendo visto, hanno creduto per mezzo dell'ascolto della Parola di Dio.
Per aiutare il popolo di Dio a "comprendere l'inesauribile ricchezza" del confronto con la Scrittura, Papa Francesco, nel 2019, ha stabilito con il motu proprio Aperuit illis che la terza Domenica del Tempo ordinario sia dedicata alla "celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio". Questa iniziativa è stata affidata a tutte le comunità cattoliche del mondo, con il desiderio che la giornata sia considerata una "Domenica solenne".
La Domenica della Parola si colloca al centro dell'annuale Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, sottolineando la sua valenza ecumenica, poiché la Sacra Scrittura indica il cammino verso un'unità autentica e solida per coloro che si pongono in ascolto.

Durante la Messa della Domenica della Parola, la liturgia è arricchita da momenti e simboli significativi. Vengono conferiti i ministeri di catechista e lettore a laici, uomini e donne provenienti da diverse parti del mondo, scelti dai propri vescovi. A coloro che ricevono il ministero del lettorato viene consegnata una Bibbia, simbolo della Parola di Dio che sono chiamati ad annunciare. Ai catechisti e alle catechiste viene affidata una croce, riproduzione della croce pastorale usata da san Paolo VI e san Giovanni Paolo II, a ricordare la loro vocazione missionaria con lo sguardo fisso su Cristo.
Papa Francesco, in Aperuit illis, afferma che "Sacra Scrittura e Sacramenti tra loro sono inseparabili". Nel maggio 2021, con il motu proprio Antiquum ministerium, ha reso ufficiale e riconosciuto il ministero del catechista, chiamato a coinvolgere ragazzi, giovani e adulti nelle strade di Dio. Le Conferenze episcopali in tutto il mondo si sono interrogate sulle peculiarità della figura del catechista, stabilendo criteri e percorsi formativi per il conferimento del ministero, mettendo in moto una dinamica per far scoprire la vocazione all'evangelizzazione vissuta con ministeri peculiari.
La responsabilità dell'evangelizzazione comporta in primo luogo la conoscenza delle Sacre Scritture, poiché "l’ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo". Questo compito non è solo per coloro a cui la Chiesa affida un ministero, ma spetta a tutto il popolo dei credenti. Per ravvivare la spinta alla preghiera e a porsi con costanza davanti alla Parola di salvezza, i fedeli ricevono una copia del Vangelo di Matteo, che viene proclamato durante l'anno nella celebrazione domenicale dell'Eucaristia, realizzando quanto insegnato dal Concilio nella Dei Verbum, secondo cui i credenti si accostano alla mensa della Parola di Dio e alla mensa eucaristica. La celebrazione della Domenica della Parola è un'occasione perché ogni credente possa riscoprirsi in cammino come i discepoli di Emmaus: sempre alla presenza del Signore, vivo nell'Eucarestia e nella Scrittura.
Sacra Scrittura e Parola di Dio: Distinzioni e Unità
È importante distinguere tra Sacra Scrittura e Parola di Dio. La Scrittura è il testo dei libri ispirati dallo Spirito Santo; la Parola di Dio è la pienezza di significato che questi testi assumono quando sono letti, predicati e commentati sotto l'azione dello Spirito. L'Esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini (2010) di Benedetto XVI ha ricordato la complessità della nozione cattolica della Parola di Dio e, al suo interno, il posto delle Scritture. La Sacra Scrittura è nella Parola di Dio, ma il testo della Scrittura come tale non è tutta la Parola di Dio, la quale comprende la rivelazione di Dio nel mondo e la tradizione ecclesiale, incluse le definizioni dogmatiche, il patrimonio dei concili e le tradizioni di vita come l'obbedienza, la castità e la devozione mariana.
La Tradizione Luterana e lo Zelo per la Scrittura
Nel dialogo con la tradizione luterana, Papa Francesco ha evidenziato l'importanza della "riforma" e della "Scrittura". Per quanto riguarda la "Scrittura", la Chiesa cattolica riconosce lo zelo di Lutero nel tradurre la Bibbia in tedesco, avviando un contatto più diretto con il testo biblico. Tuttavia, è fondamentale evitare di considerare il cristianesimo una "religione del Libro", poiché "nella Chiesa veneriamo grandemente le sacre Scritture, pur non essendo la fede cristiana una 'religione del Libro' ma 'la religione della Parola di Dio', non di una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente" (Verbum Domini 7).
Il Concilio Vaticano II ha chiesto di aprire più largamente i tesori della Bibbia affinché la liturgia, la predicazione e la teologia santamente vigoreggino (SC 24,51; DV 24). Riguardo ai rapporti con il mondo della Riforma (UR 21), il Concilio ha sempre individuato l'accordo sulla "Sacra Scrittura" e il disaccordo sulla "Parola di Dio", dichiarando che vi sono divergenze sul modo magisteriale e cattolico di "esporre e predicare la parola di Dio scritta". La convergenza sulle "Sacre Parole / Sacra Eloquia" rimane un punto di partenza per il dialogo in vista del raggiungimento dell'unità, che significherà accettare una "Parola di Dio" "cattolica".