Introduzione al Capolavoro Vaticano
Era il 1500 quando un giovane Michelangelo Buonarroti (1475-1564), appena venticinquenne, divenne all’improvviso famosissimo. Fu in quell’anno, infatti, che il talento del ragazzo, tanto ambizioso quanto precoce, gli diede l’occasione per realizzare un indiscutibile capolavoro, forse il più alto della sua carriera e certamente uno dei più conosciuti: la Pietà, nota come Pietà di San Pietro o Pietà Vaticana.
La Pietà Vaticana (1498-99) venne commissionata dal cardinale francese Jean de Bilhères, ambasciatore francese presso la sede pontificia, ed è attualmente custodita presso la basilica di San Pietro nella Città del Vaticano. L'emergere della Pietà coincide con la prima volta di Michelangelo a Roma, dal 1496 al 1501. I primi disegni e modelli furono probabilmente realizzati nell'estate del 1497, anche se della fase preparatoria non rimane più alcun disegno. Tuttavia, c’è un dipinto risalente al 1497-1499 attribuito a un seguace di Michelangelo e conservato alla Galleria Barberini Corsini di Roma, che sembrerebbe ricavato dagli studi preparatori.

La Pietà Vaticana: Analisi e Simbolismo
Descrizione Generale e Composizione
L’iconografia della Pietà, con la Madonna che pare cullare il figlio morto, non era nuova, poiché risaliva all’età gotica, ed era un tema particolarmente diffuso nell'Europa settentrionale. Michelangelo, tuttavia, immaginò questo soggetto, tipicamente tedesco, con un'inedita perfezione di stampo greco e creò un’immagine di potente ispirazione classicistica. Il risultato è un gruppo scultoreo straordinariamente armonioso, alto 174 centimetri (dunque con figure più grandi del reale), la cui conformazione piramidale non è solo una scelta compositiva tipica del Rinascimento, ma anche l’espressione della totale unione di Cristo e Maria nel destino di sacrificio e salvezza a cui sono stati chiamati.
La statua mostra una struttura piramidale. La testa di Maria forma l'apice da cui si estendono le linee esterne dell'opera. Sul lato destro, visto dall'osservatore, la testa di Maria, il braccio sinistro e la gamba sinistra di Gesù formano una linea. Sul lato opposto, la composizione piramidale è sostenuta da una monumentale cortina del manto di Maria. In verticale, il gruppo mostra una divisione tripartita: la parte superiore è formata dalla testa e dalla parte superiore del corpo di Maria, la parte centrale dal corpo di Gesù, la parte inferiore è dominata dall'abito della Madonna. Questa divisione tripartita corrisponde a un approfondimento della statua da cima a fondo. Notevoli anche le linee diagonali che vanno dal visore all'angolo in basso a destra, formato dalla testa e dal busto di Gesù, dal suo braccio destro e dall'ampia apertura della piega in basso. Questa geometria sofisticata conferisce all'opera un equilibrio compositivo.
La scultura è rifinita fino a rendere il marmo quasi traslucido; la statua, infatti, suscitò grande stupore per la perfetta levigatura del marmo che, grazie all’abilità dell’artista, risulta quasi soffice al tatto. Gardner e Little godono la Pietà come segue: "Michelangelo ha trasformato il marmo in carne, capelli e tessuto con una sensazione quasi inedita per le trame... mozzafiato è anche la dolce tristezza della bellissima giovane Mary, che si rammarica la morte di suo figlio."

Le Figure: Maria e Cristo
La Madonna
La Madonna appare più giovane del figlio. Michelangelo, che aveva studiato con passione la Divina Commedia di Dante Alighieri, pare quasi richiamare la celebre invocazione alla Vergine pronunciata da san Bernardo nel XXXIII canto del Paradiso: «Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio». La scultura non vuole insomma evocare il legame familiare quanto piuttosto incarnare il mistero divino, per il quale Maria è madre pur essendo vergine, e Gesù (uomo e Dio) è figlio e padre allo stesso tempo e dunque la madre è figlia di suo figlio. Michelangelo volle accentuare di proposito la sua giovinezza, proprio come rappresentazione della vita eterna. Tiene il figlio morto in grembo come se fosse un bambino che dorme, ed è giovane, come quando Gesù era bambino: nello stesso tempo viene rappresentata come vergine e come madre.
Un'interpretazione comune della giovinezza della Madonna è che la Vergine Maria, a causa della sua impeccabile purezza e virtù, non è soggetta al naturale processo dell'invecchiamento come persone normali. È un'interpretazione interamente nello spirito del neoplatonismo, secondo la quale il corpo è l'immagine dell'anima, così che il volto di Maria esprime non solo la bellezza fisica ma anche quella morale. Michelangelo affrontò il suo amico, allievo e primo biografo Ascanio Condivi dicendo: "Non sai che le donne caste sono più giovani di quelle che non lo sono? Ma più una vergine che non ha mai perso il minimo desiderio peccaminoso dell'anima!"
Maria tiene in braccio Cristo come un bambino da cullare, accogliendo il suo corpo tra le possenti gambe divaricate. La schiena è sostenuta dalla gamba destra sollevata sopra una roccia, mentre le spalle sono trattenute dal braccio e dalla mano che arriva fin sotto l’ascella, premendone la carne. Il volto di Maria è sereno e idealizzato. Sebbene il suo volto racchiuda tutto il dolore della perdita di una madre, la composizione non perde la sua grande dignità. Michelangelo volle raffigurare il tema del rimpianto, ma il rimpianto è una conseguenza, e lo mostra il gesto rassegnato della mano della Madonna: sembra dire che la previsione della morte di Cristo, purtroppo, si è avverata. Il gesto pacato e discreto della mano sinistra di Maria serve a richiamare l’attenzione del fedele sulla tragedia della crocifissione, che pure ella stessa sembra aver accettato con dolente rassegnazione. E, nel contempo, con questo gesto, Maria sembra quasi offrire ai fedeli il corpo di Cristo, simbolo del sacrificio compiuto.
La figura della Vergine è mostrata molto più grande di suo figlio (in piedi, la Madonna misura più di due piedi). Questa peculiarità del disegno è dovuta alla difficoltà tecnica di presentare un gruppo composto da una donna che tiene in ginocchio un uomo adulto in una composizione equilibrata: se le proporzioni naturali fossero preservate, il corpo di Gesù sarebbe quasi inevitabilmente troppo grande e troppo pesante per essere tenuto in braccio da Maria. Secondo Justi, Michelangelo voleva "evitare l'impressione di gravità [...] travestimento a scapito del corpo nel grembo della donna [...]". Roeck giustificò le evidenti differenze tra la Pietà europea del nord e la Pietà romana di Michelangelo con i diversi contesti culturali: "Il dolore calmo della giovane Madonna, che detiene il bel corpo di suo figlio in grembo, si propone a esperti e alla società familiarità con forme antiche, per stimolare la pena."

Il Cristo
Il volto di Cristo è bello, di una bellezza delicata, efebica, i tratti gentili che inteneriscono. Il volto quasi glabro è appena oscurato da un accenno di barba. Anche Gesù ha un volto sereno, nonostante la dolorosa tortura della crocifissione. Questa è una delle immagini più note e copiate della storia dell’arte (da Caravaggio nella “Deposizione” a Jacques-Louis David ne “La Morte di Marat”).
Il braccio destro di Gesù è abbandonato verso il basso, privo di vita. Eppure, una trama di vene turgide, apparentemente pulsanti, suggerisce un'inaspettata vitalità e prefigura la futura resurrezione. La scena più realistica e forse per questo la più drammatica è il braccio di Cristo caduto, inerme, a mostrare che è preda dell’abbandono inesorabile della morte. Il "perfettamente bel corpo nudo di Cristo", il braccio che pende e si accampa nella piega del suo braccio, la testa di Cristo danno allo spettatore profonda compassione. Il Figlio di Dio è mostrato qui nella sua umanità e mortalità. Allo stesso tempo, rivela la grandezza del sacrificio che Gesù ha fatto per tutte le persone.
La definizione dei dettagli anatomici è precisissima; i muscoli, i tendini, le vene e tutto il resto del corpo sono scolpiti alla perfezione, rendendo il tutto molto realistico e dinamico. Tuttavia, le tracce che le unghie e la lancia hanno lasciato nel corpo di Gesù sono solo accennate. I piedi mostrano le stimmate sul petto del piede, ma non la pianta del piede sinistro galleggiante. Queste ferite che avrebbero causato la corona di spine sono completamente assenti. In generale, la testa non mostra segni di martirio; in particolare, il volto del Redentore è completamente dissolto nella morte. A differenza di Clement, Gardner e Kleiner non si concentrano sulla sofferenza di Cristo mentre osservano il cadavere: "Cristo sembra essere morto meno di aver dormito pacificamente nelle braccia materne di Maria". Hartt, in relazione alle uniche stimmate indicate e all'espressione pacifica del Figlio di Dio, sostiene che Michelangelo ha speso la sua vita a dispetto di qualsiasi espressione artistica che potesse ostacolare la bellezza del corpo umano; il maestro stesso ha parlato in questo contesto del "velo mortale che avrebbe nascosto lo scopo divino".

La Firma di Michelangelo
Una tale bellezza, però, portò alcuni contemporanei ad attribuire l’opera a un artista lombardo, non credendo che uno scultore così giovane potesse concepire un’opera simile. Per tutta risposta Michelangelo incise sulla fascia che attraversa il petto della Madonna le parole: MICHAEL.ANGELVS.BONAROTVS.FLORENT.FACIEBAT (cioè “fatto dal fiorentino Michelangelo Buonarroti”). Vasari racconta che Michelangelo, avendo assistito un giorno a un gruppo di visitatori provenienti dalla Lombardia che attribuiva la statua a un artista di Milano (Cristoforo Solari), decise di firmare l'opera. La firma può anche essere interpretata come un'indicazione che Michelangelo considerava la sua Pietà un lavoro straordinario. Per ulteriori lavori, una firma non fu più necessaria a causa della grande fama raggiunta da Michelangelo.
La Pietà è l'unica statua che Michelangelo abbia firmato.

Le Altre Pietà di Michelangelo: Evoluzione di un Tema
Com'è noto, Michelangelo ha realizzato altre due Pietà, più di cinquant'anni dopo la prima: la Pietà Bandini e la Pietà Rondanini. Ma si tratta di opere completamente diverse. Tormentate e incompiute, raccontano una profonda crisi nella poetica dell’autore e il crollo degli ideali del Rinascimento.
Pietà Bandini (o Pietà di Santa Maria del Fiore)
La Pietà di Santa Maria del Fiore a Firenze, detta Pietà Bandini, viene realizzata da Michelangelo in età più matura (tra il 1550 e il 1555 circa, con datazione nel testo fornita anche come 1547-1550) per la propria tomba ed è oggi custodita presso il Museo dell’Opera del Duomo a Firenze. I personaggi rappresentati sono Cristo, la Madonna, la Maddalena (probabilmente aggiunta successivamente da un altro artista) e Giuseppe d’Arimatea o Nicodemo, che secondo le Sacre Scritture aiutò a togliere il corpo di Cristo dalla croce. Quest'ultimo, secondo Vasari, rappresenta un autoritratto di Michelangelo stesso, ormai settantenne.
La struttura dell’opera è piramidale e presenta l’uso di panneggi, come nella Pietà Vaticana. L’uso dei panneggi, tipici dell’arte classica, dona un forte realismo ai corpi: il busto del Cristo e le gambe piegate, i muscoli dell’addome sono ben scolpiti come quelli di braccia e gambe, il capo è piegato sulla destra e poggia sul volto di Maria, la quale lo tiene con le mani. Lo sguardo della Maddalena sembra rivolto al vuoto, probabilmente perché sconvolta da ciò che è accaduto o forse allo spettatore; quello della Vergine Maria, insieme all’espressione del volto, ci ricorda una madre addolorata e sofferente (il cosiddetto patetismo di Michelangelo) per il figlio, mentre quello di Giuseppe d’Arimatea è rivolto alla Vergine ed è uno sguardo ricco di compassione e comprensione per il dolore che la donna sta affrontando. Il modo in cui è rappresentato il corpo di Cristo dà dinamismo all’opera.
L’opera è tuttavia incompiuta, un “non finito” a causa del fatto che l’artista decise di distruggere la statua colpendola con un martello, per poi essere completata dall'allievo Tiberio Calcagni con la Maria Maddalena a sinistra, di scarsa qualità e sproporzionata. La presenza della Maddalena e di Giuseppe d’Arimatea può far pensare che quest’opera non sia una Pietà “pura” ma qualcosa di intermedio tra la Pietà e il Compianto sul Cristo Morto, date le due differenti iconografie.

Pietà Rondanini
La Pietà Rondanini, è stata realizzata tra il 1552-1553 (prima versione) e rilavorata dal 1555 circa al 1564; è custodita al Castello Sforzesco di Milano. Si tratta dell’ultima opera dell’autore, che vi lavorò fino a pochi giorni prima di morire. Ancora una volta l’idea è quella di rappresentare la Vergine nel tentativo di sorreggere il corpo del Figlio morto. È stato rinvenuto un foglio con alcuni schizzi preparatori di quest’opera da cui si deduce che il progetto originale di Michelangelo era profondamente diverso da ciò che si può ammirare oggi.
La scultura iniziata da Michelangelo voleva rappresentare il corpo di Gesù rivolto in avanti mentre viene tenuto da Maria; ma Michelangelo, non soddisfatto del suo lavoro nonostante fosse già a un buon punto, decide di abbandonare il progetto originale. Il braccio staccato sulla sinistra appartiene alla prima versione del gruppo con la figura del Cristo che sporgeva in avanti, trattenuto dalla figura della Vergine. Michelangelo elimina la testa e il busto già modellati e ricava entrambi i personaggi nel blocco riservato alla figura della Vergine. Il volto della Madonna, girato verso l’alto, viene rimodellato a stretto contatto della testa del Cristo. In questo modo le due figure sembrano compenetrarsi in un moto che può essere interpretato in direzione ascendente o discendente. La descrizione anatomica si perde nel modellato non finito. La struttura della Pietà Rondanini non è piramidale come negli altri due casi, la Vergine è dietro al Cristo e cerca con tutte le sue forze di non abbandonarlo al trapasso; le gambe del Cristo possiamo vedere come stiano cedendo lentamente e che il braccio sia abbandonato, ma ad ogni modo non si “lascia andare”. Osserviamo quindi la vittoria del divino sulla morte. Accanto alla composizione si può trovare una specie di tronco, come nelle più antiche statue greche, che bilancia il tutto. L'opera appare decisamente più statica rispetto alla Bandini, e riflette il pessimismo di Michelangelo verso la fine della sua vita.

La Fama e l'Eredità della Pietà Vaticana
Influenza e Reinterpretazioni
Nel corso del Cinquecento, con la crescente diffusione di stampe delle opere d’arte più celebri, compariranno diverse incisioni raffiguranti la Pietà Vaticana. La scultura, che può comparire anche riflessa, è in genere ambientata, come se le figure fossero persone nel paesaggio. Già nel 1532, Lorenzetto, un allievo di Raffaello, aveva realizzato una Pietà scolpita che riprendeva l'esempio di Michelangelo. Poche differenze si riscontrano anche nella Pietà di Giovanni Angelo Montorsoli del 1541, collocata nella chiesa di San Matteo a Genova. Nello stesso anno dello spostamento (1500), lo scultore Ippolito Scalza completa la Pietà del Duomo di Orvieto, un’opera chiaramente ispirata alla composizione michelangiolesca ma animata da un inedito pathos e da un notevole dinamismo. Anche in pittura si trovano echi michelangioleschi più o meno evidenti.
La Pietà Vaticana ricompare in pittura nel 1859, ma stavolta non si tratta di un’altra scena sacra ma di un dipinto di Alexandre Cabanel che raffigura Michelangelo nel suo studio, visitato da papa Giulio II. L’artista sta osservando il suo Mosé, statua realizzata proprio per la celebre tomba del pontefice. Un’insolita ripresa della composizione michelangiolesca avviene nel 1876 quando l’attrice e scultrice Sarah Bernhardt decide di raffigurare un episodio drammatico a cui ha assistito: una contadina bretone che tiene il corpo del nipotino affogato in mare e catturato nelle reti di un pescatore. La Pietà riprende anche il suo ruolo ispiratore negli anni Ottanta, con numerose reinterpretazioni tra performance e sculture.

Eventi Storici e Danni
La Pietà viene collocata nel 1500 nella cappella a cui era stata destinata, ma nel 1517, con le demolizioni della chiesa paleocristiana per la realizzazione della nuova basilica di San Pietro, la scultura viene spostata e ricollocata in altre cappelle adiacenti.
Il gruppo scultoreo di Michelangelo tornerà a far parlare di sé nel 1964 quando, in occasione dell’Esposizione Universale di New York, l’opera solca l’oceano per essere esibita nel padiglione dello Stato Vaticano. L’opera venne imballata il 2 aprile e trasportata a Napoli da dove, all’alba del 5 aprile, si imbarcò sul transatlantico Cristoforo Colombo. A New York la Pietà venne collocata su un palcoscenico e ammirata da oltre 27 milioni di visitatori. Durante il periodo dell’Esposizione, la Pietà divenne il soggetto di un appassionato servizio fotografico curato da Robert Hupka, il tecnico del suono che aveva curato la base musicale dell’evento. Si tratta di circa cinquemila scatti che immortalano l’opera da punti di vista insoliti ma altamente suggestivi.
MICHELANGELO'S PIETA - NO SOUND
Il 21 maggio 1972 la Pietà ha rischiato di essere distrutta. Mentre una troupe televisiva stava facendo delle riprese, l’ungherese Laszlo Toth saltò oltre la balaustra della cappella colpendo la scultura con 15 martellate e gridando “Io sono Cristo, risorto dai morti!”. L'attentato causò gravi danni all'opera, fortunatamente restaurata con grande perizia.
Rilevanza e Bellezza Universale
La Pietà di Michelangelo è forse il capolavoro più celebre custodito in San Pietro. Già al primo sguardo appare in tutta la sua drammaticità. Le immagini della Madonna e di Cristo morto si mostrano fra le pieghe delle vesti, scolpite con una maestria tale da sembrare reali, leggere, palpabili.
È un’opera coltissima, la Pietà Vaticana, tutt’altro che facile da comprendere in profondità, tutt’altro che popolare, in teoria; eppure, essa riesce a incantare tutti, e da secoli oramai: dotti e ignoranti, fedeli e miscredenti. Ciò accade per la sua incomparabile bellezza, che è universale, interculturale, interclassista. La bellezza è di tutti, è per tutti, è un collante dell’umanità. E aveva ragione Vasari a scrivere, nel Cinquecento: “certo è un miracolo che un sasso da principio senza forma nessuna, si sia mai ridotto a quella perfezione che la natura a fatica suol formare nella carne”. Un miracolo che pochi artisti possono compiere. Bode si riferisce alla Pietà come la più nobile opera creativa di Michelangelo. Justi la descrive: "Questa è la Pietà di Michelangelo, che ha creato nella sua vita mattina nell'output secolare è il miglior posto nel mondo per il primo tempio della cristianità. È alto quanto un'espressione di idee religiose, oltre che un'opera d'arte nella scultura."
Ancora un toccante omaggio alla Pietà è quello del fotografo Aurelio Amendola che nel 1998 ha realizzato alcune foto semplicemente commoventi. Aurelio Amendola è un fotografo italiano contemporaneo, divenuto famoso per le sue fotografie delle sculture del Rinascimento. Nei suoi scatti, egli ama presentare i grandi capolavori secondo un’ottica molto personale, indagandoli per scorci, svelandone i particolari e giocando con suggestivi effetti luminosi.
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