La Storia dei Calzini e la Devozione al Piede della Madonna

La storia dei calzini è un viaggio affascinante attraverso secoli di moda, innovazione e cultura. Da semplici indumenti per coprire gli arti inferiori, i calzini si sono evoluti in un elemento imprescindibile dell'outfit contemporaneo. Accanto a questa evoluzione pratica, si è sviluppato anche un profondo legame tra la simbologia del piede e la devozione religiosa, con figure come la Madonna al centro di leggende e culti popolari che intrecciano il sacro con la quotidianità dell'abbigliamento e delle reliquie.

La Madonna dalle Scarpette Consumate: Una Leggenda Napoletana

Ai piani superiori dell’Annunziata, a Napoli, è custodita come una reliquia preziosa una statua seicentesca della Madonna, raffigurata come una bambola di porcellana dai lineamenti delicati. Un elemento affascinante colpisce i visitatori: i capelli della Madonna sono veri. Ciò che rende questa statua unica è il mistero che l’avvolge: le sue scarpette si consumano visibilmente con il passare del tempo.

Secondo la leggenda, ogni notte la Vergine lascia la basilica per percorrere i vicoli di Napoli, portando conforto e protezione ai suoi “figli”. Le vecchie scarpette, ormai consumate, vengono poi affidate a famiglie con persone gravemente malate, nella speranza di ottenere una guarigione miracolosa. La leggenda della Madonna dalle scarpette consumate è solo una delle tante che rendono unico il centro storico di Napoli, un luogo dove il sacro si mescola continuamente al profano, e la fede popolare si intreccia con tradizioni secolari.

Statua della Madonna con scarpette consumate

L'Antica Storia dei Calzini

Dalle Fasce Mesopotamiche alle Calze Medievali

I primi ad indossare quello che possiamo definire come il prototipo della calza furono gli abitanti della Mesopotamia, nel 700 a.C.: per coprire gli arti inferiori gli uomini utilizzavano lunghi gambali di tela con una suola di cuoio. Alle donne era riservata una versione più raffinata: tela bianca impreziosita da ricami. Anche i Greci e i Romani avevano l’abitudine di avvolgere intorno alle gambe delle fasce tessute di cotone o lana, le tibiales, chiuse da laccetti di cuoio. Questi “calzini”, però, lasciavano scoperto il piede. Nel Medioevo si diffusero le calze lunghe, simbolo distintivo di elevata condizione sociale, indossate dai ricchi.

L'Evoluzione della Calza tra Moda e Società

La vera moda della calza nacque nell’undicesimo secolo, quando i nobili cominciarono ad arricchire il proprio abbigliamento con dettagli sempre più distintivi rispetto al “popolino”. Nel Quattrocento la calza divenne un capo di vestiario indispensabile e alla fine del secolo venne inventata anche la calzamaglia, un pezzo unico da indossare sotto gli imponenti e pomposi vestiti. Da questo momento in poi l’introduzione della calza segnò anche una netta divisione tra l’abbigliamento maschile e quello femminile. Dimenticata la scomoda gonnella, gli uomini cominciarono ad esibire con fierezza calze dai colori sgargianti e diverse da una gamba all’altra. Le calze delle donne, invece, rimasero coperte a lungo, nascoste in nome della moralità comune.

Nel Seicento e nel Settecento le tinte vivaci lasciarono il posto all’elegante bianco, unica sfumatura cromatica accettata all’epoca. Nell’Ottocento cambia tutto: la moda maschile impone gambe coperte da lunghi calzoni, e le calze passano ad essere un indumento intimo, da esibire solo nella sfera privata. Le donne, al contrario, mostrano le gambe e le annesse calze, divenute strumento di seduzione. La liberalizzazione dei costumi e l’emancipazione del corpo femminile portano all’inevitabile rivoluzione del Novecento: gonne corte e calze di nylon in vista.

Oggi calze e calzini sono un elemento imprescindibile di ogni outfit, un capo d’abbigliamento che riempie cassetti e armadi nelle sue varie versioni. Il termine “calzino” deriva dal latino calceus o calcius (calzatura) che viene da calx (calcagno).

Curiosità e Innovazioni nella Storia dei Calzini

Il mondo dei calzini è ricco di aneddoti e scoperte significative:

  • I calzini più antichi sono egiziani e sono datati nel periodo compreso tra il 250 e il 420 a.C. Un esemplare di questa prima tipologia di calze è conservata al Victoria and Albert Museum di Londra ed è arrivata direttamente dalla necropoli dell'antica Ossirinco, sul Nilo.
  • Il 1938 è l’anno della svolta nella storia dei calzini: viene inventato il nylon che sostituisce i precedenti tessuti. Il primo paio di calzini di nylon arrivò nei negozi di New York il 15 maggio del 1940 e raggiunse vendite record: 72 mila paia in un solo giorno.
  • Nel XX secolo, con la diffusione dei pantaloni lunghi da uomo, le dimensioni delle calze hanno cominciato a ridursi: sotto il ginocchio è diventata netta la differenza tra calze e calzini.
Esempio di antichi calzini egiziani

La Misura del Piede della Madonna: Una Reliquia di Devozione

Oltre alla storia più pratica e mondana dei calzini, esiste un legame profondo tra la simbologia del piede e la devozione religiosa, come testimonia il culto legato alla Madonna. Un esempio sorprendente è la sagoma del Piede della Beatissima Madre di Dio cavata dalla sua vera scarpa, databile alla metà dell’Ottocento e conservata nell’archivio documenti del Museo della Bilancia. Sul foglietto, all’interno della forma, è scritto che la misura del piede della Madonna si ricavò da una reliquia di una Sua scarpa conservata in un monastero in Spagna.

Già sotto il pontificato di Giovanni XII (papa 1316-1334) venne concessa un’indulgenza perpetua a chi baciava la misura e recitava determinate preghiere. In un mondo in cui una misura campione acquistava maggior valore se apparteneva ad un personaggio di rango (non a caso abbiamo misure come il cubito reale egizio, il pied de roi di Carlo Magno, il piede Liprando…) il piede non di un Santo qualunque ma della Vergine, nella devozione popolare assicurava certamente quanto promesso.

Impronta o sagoma del piede della Madonna da reliquia

Ma quanto era lungo il Piede della Madonna? L’impronta impressa sul foglio è lunga soltanto 18,5 cm, una misura corrispondente al numero di scarpa 27,5, troppo piccolo per una donna adulta. Tuttavia, essendo tratta da una reliquia, che può essersi ridotta a causa del tempo e alla tipologia delle materie prime con la quale era stata confezionata, non c’è da meravigliarsi.

Un esemplare analogo, ma rivestito di raso e ricamato, è esposto nel museo etnografico di Premana (LC), oggetto di devozione domestica che veniva appeso nelle cucine dell’Ottocento di questa località montana. Immagini analoghe, con la stessa orazione, venivano impresse anche su solette - dette taumaturgiche - che venivano inserite nelle scarpe dai pellegrini nel corso dei loro viaggi religiosi, diventando vere e proprie reliquie, simbolo di protezione e fede durante i cammini.

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