Contesto Storico e la Crisi della Chiesa nel Tardo Medioevo
Tra la fine del Medioevo e la prima metà del XVII secolo l'Europa cristiana fu attraversata da un impetuoso vento di riforma i cui esiti sconvolsero per sempre la sua fisionomia. Era convinzione diffusa che la Chiesa e le sue strutture, così come la dottrina e la pratica religiosa, dovessero essere riformate, e anche che il clero andasse moralizzato. Al giorno d'oggi "riforma" è sinonimo di modernizzazione, progresso. Tra XV e XVI secolo con il termine "riforma" si intendeva tutt'altro: era un "ritorno all'antica forma". Era con lo sguardo rivolto al passato, a quell'antica forma di purezza e perfezione che era il Cristianesimo delle origini, l'età apostolica, che i "riformatori" chiedevano a gran voce una palingenesi della Chiesa di Roma. È d'altro canto lo stesso atteggiamento culturale che caratterizzò l'Umanesimo: il ritorno ai classici, latini e greci, altro non era se non l'idealizzazione di un modello di perfezione perduta a cui ci si sarebbe dovuti ispirare e che si sarebbe potuto eventualmente eguagliare, ma mai superare.
La Crisi Istituzionale e Finanziaria
La Chiesa medievale aveva dovuto gestire il problema dei suoi rapporti con le potenze politiche. I concili di Costanza (1414-1417) e di Basilea (1430) furono convocati proprio per porre fine ad una intollerabile situazione di compresenza di centri di potere e di istituzioni ecclesiastiche, ciascuna delle quali si poneva come l'unica legittima. In tale condizione di debolezza istituzionale il Concilio - ovvero una riunione solenne di tutti i vescovi della Cristianità - riuscì ad imporsi come organo decisionale supremo della Chiesa, superiore al papa e alle chiese nazionali, e anche ad ottenere la sua convocazione a scadenze regolari. Ciò nonostante il Papato riuscì a risalire la china e a recuperare le posizioni perdute rispetto al conciliarismo.
L'apparato burocratico e finanziario-fiscale della Chiesa era andato crescendo a dismisura, e con esso il numero e la mole dei dicasteri dello Stato, che globalmente danno vita alla Curia romana. I cardinali erano a capo di sfarzose e opulente corti principesche, mentre mali endemici del corpo ecclesiastico si andavano consolidando, minando irrimediabilmente il rapporto di fiducia tra clero e fedeli. Da una parte si assisteva alla separazione tra ufficio e beneficio: succedeva sempre più spesso che chi era investito di un ufficio (di vescovo, di parroco o di abate) godeva di una determinata rendita (ovvero, il "beneficio") senza però svolgere le mansioni che tale ufficio prevedeva, come la predicazione, l'amministrazione dei sacramenti, in generale la cura d'anime. I vescovi erano spesso assenteisti, mentre i parroci non erano preparati e conducevano una vita immorale.
Dall'altra bisogna considerare il grande sviluppo dei meccanismi giudiziari e fiscali della Curia, conseguenza diretta del decremento di entrate causato dalla politica dei concordati. Pur di incamerare denaro si era consolidata la prassi di sanare con versamenti in denaro qualsiasi irregolarità canonica come censure o addirittura scomuniche. In pratica si vendevano benefici spirituali, come ad esempio le famose indulgenze per i peccati commessi.

Precursori Teologici della Riforma
I problemi della Chiesa di Roma non furono certamente l'unico fattore scatenante della Riforma protestante. Bisogna infatti considerare l'aspetto più propriamente teologico e dottrinale, specchio di un diverso modo di vivere il rapporto tra l'uomo e Dio e spiegare il mistero della salvezza eterna. La dottrina luterana non nacque dal nulla. Essa fu il corollario di un atteggiamento che era andato maturando in varie parti dell'Europa e che poneva al centro della riflessione teologica un rapporto più diretto del cristiano con Dio. I punti salienti della dottrina luterana erano tutti perfettamente anticipati nel movimento dei lollardi, come vennero chiamati i seguaci di John Wycliffe. Al Concilio di Costanza le sue dottrine furono ufficialmente riconosciute come eretiche e fonte di ispirazione di un altro grande riformatore, il boemo Jan Hus (1371 ca.).
Lo Scandalo delle Indulgenze: La Scintilla della Riforma
L'aspetto più sensibile per il popolo cristiano riguardava la grande campagna per le indulgenze indetta da papa Leone X al fine di ricostruire con grande sfarzo la basilica di San Pietro a Roma, un'impresa che divenne lo specchio dello splendore artistico della Roma papale e coinvolse i maggiori artisti di quell'età fortunata per l'arte. Nel 1517 papa Leone X aveva concesso l'indulgenza plenaria a quanti, confessi e penitenti, avessero versato una somma di denaro commisurata alla propria condizione. Avendo bisogno di molto denaro, venne promossa in tutt'Europa, e in modo particolare in Germania, una campagna che concedeva «indulgenze» in cambio di generose elemosine, simili a quelle che si predicavano ogni cinquant'anni in occasione del giubileo.
BASILICA DI SAN PIETRO - La storia
La Vendita delle Indulgenze e gli Abusi
In Germania, Alberto di Brandeburgo aveva ottenuto dal papa l'appalto della predicazione della bolla leonina: il nobile tedesco aveva bisogno di denaro da versare a Roma al fine di ottenere la dispensa per il cumulo dei due benefici, formalmente vietati dal diritto canonico, in quanto egli era contemporaneamente arcivescovo di Magonza e di Magdeburgo, oltre che amministratore della diocesi di Halberstadt. Il suo vescovo faceva da intermediario con il papa. Per incamerare denaro, l'arcivescovo Alberto di Brandeburgo offrì la vendita delle indulgenze ai banchieri per ottenere un prestito e, a suo favore, si garantì la metà dei futuri proventi.
A inasprire l'insofferenza per la questione fu la predicazione del domenicano Johann Tetzel, che in quel preciso contesto geografico vendeva le indulgenze grazie a un accordo fra Leone X, il primate di Germania e la banca Fugger. Tetzel divenne in pochi anni zelante banditore e infaticabile delle nuove indulgenze, pubblicizzando un vero e proprio listino per i peccati. L'impresa divenne scandalosa. La predicazione si spostò così dalle grandi verità della fede ai benefici spirituali di una pratica penitenziale, dando l'impressione che la salvezza cristiana si potesse barattare in cambio di denaro. L'indulgenza, che era una riduzione del periodo da trascorrere in purgatorio per i peccati commessi, era venduta a tariffe variabili: un fiorino per i poveri, mezzo fiorino o anche meno per i minori peccati. Si arrivò a promettere il paradiso dopo aver pagato l'indulgenza.
Questa pratica, il cui commercio era assai diffuso in tutta Europa occidentale, fu la "più vistosa manifestazione" di un sistema criticato fin dal primo momento del suo annuncio. Alcuni intellettuali e banchieri fecero sentire voci di protesta contro abusi e speculazioni a non finire.
È importante notare che la Chiesa cattolica continua ancora oggi a insegnare e praticare la dottrina delle indulgenze e lo fa in maniera festosa in occasione degli anni santi. Anche se quella pratica non dà più luogo ad alcun abuso di tipo finanziario e la teologia in questo campo si è notevolmente affinata, la questione non è mai stata oggetto di un dialogo chiarificatore. Alcuni studiosi sostengono che il termine "indulgenza" sia troppo gravato dal peso dei conflitti storici per poter essere accettato oggi, pertanto i cattolici dovrebbero cambiare nome al processo penitenziale che libera dalle conseguenze del peccato.
Martin Lutero: Vita, Formazione e la Nascita della sua Dottrina
Martin Lutero, iniziatore della Riforma protestante, nacque nella parte orientale della Germania, a Eisleben, il 10 novembre del 1483. Subito dopo la nascita del futuro riformatore, l'intera famiglia si trasferì a Mansfeld, dove il padre intraprese l'avventura nell'estrazione del rame, portando la famiglia Lutero a divenire una delle più prospere di Mansfeld. La sua infanzia fu segnata da un'educazione severa e rigorosa, in cui le giornate trascorrevano con l'intenso studio del latino.
La Crisi Religiosa e la Chiamata Monastica
Nel 1505 si laureò magister artium. Il padre voleva che Lutero andasse all'università per farne un avvocato, e lui si iscrisse alla facoltà di Erfurt. Tuttavia, Lutero era angosciato dal male, tremava di fronte alla grandezza di Dio ed era terrorizzato di non potersi liberare dal peccato. La sua vita prese una piega inaspettata: nel medesimo anno, trovandosi in pericolo di vita durante una visita ai genitori, quando un fulmine si abbatté vicino a lui, promise di abbracciare la vita religiosa. Entrò quindi in un convento agostiniano, emettendo i suoi voti nel 1506 e divenendo presbitero nel 1507. La sua vita nel convento era fatta di preghiere, studio e lavoro, con un'intensa riflessione sulla parola di Dio per ogni giornata.
La "Giustificazione per Sola Fede"
Lutero compì approfonditi studi teologici, cominciando anche a insegnare nella neonata università di Wittenberg. Fu qui che ebbe la sua illuminazione teologica. Egli superò le sue paure quando, leggendo la Lettera ai Romani nella torre, adibita a studio, del monastero di Wittenberg, scoprì che solo con la fede il cristiano poteva trovare la serenità. Lutero venne folgorato dalla "giustificazione esistenziale": la salvezza della propria anima non dipende dalle opere o dal versamento dell'obolo a tariffa, ma si ottiene per grazia divina e attraverso la sola fede (sola gratia, sola fide). L'uomo non è libero, tende a fare del male, ma Dio può salvarlo con la fede. Quindi, le opere (povertà, obbedienza, ecc.) non servono a giustificare l'uomo, che non deve dimostrare a tutti i costi d'essere santo, buono e perfetto.
Le 95 Tesi e l'Inizio della Riforma Protestante
Fin dal 1516 Lutero predicò contro le indulgenze, ritenendole un evitamento della pena, ma non del peccato, una fuga dall'umiliazione del pentimento e della penitenza e un vano confidare in un atto esteriore, invece che nella misericordia divina. Fu proprio contro questa pratica e contro l'ennesima e più vistosa sua manifestazione che si scagliò Martin Lutero.
L'Affissione delle Tesi
Il 31 ottobre 1517, il monaco agostiniano Martin Lutero affisse le sue 95 Tesi alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, in Sassonia, nei territori dell'Impero germanico. L'intento era proporre un dibattito teologico, di tipo accademico, su una questione i cui fondamenti non erano affatto chiari. Inizialmente, Lutero inviò all'arcivescovo di Brandeburgo una lettera con allegate le novantacinque tesi in latino, allo scopo di suscitare una discussione universitaria fra dotti su una materia attuale: la prassi delle indulgenze, la dottrina del tesoro dei meriti della chiesa a cui attingere per il condono della pena dei peccati, il potere del papa di liberare le anime del purgatorio.

Il Contenuto Rivoluzionario delle Tesi
Nella prima delle 95 Tesi Lutero mise subito in chiaro che tutta la vita dei fedeli deve essere segnata dalla penitenza. Poi passò all'attacco del papa, affermando che "non può rimettere alcuna pena" (tesi 5) e meno che mai farlo per procurarsi denaro (tesi 50). Nelle sue tesi, Lutero negava alcuni convincimenti della teologia dominante della chiesa del suo tempo, affermando, anzitutto, che la falsa sicurezza di pagare per essere perdonati da Dio portava i fedeli all'inferno. Sosteneva pericolosamente che il papa può rimettere solo le pene che lui stesso ha irrogato: per quanto riguarda le anime, sono nelle mani di Dio e nessuna autorità terrena può intervenire sulla loro sorte. Egli affermava inoltre che è meglio donare ai poveri o conservare il proprio denaro, che comprare indulgenze, e che "Chi nega l'elemosina e compra le indulgenze incorre nello sdegno di Dio". Si trattava di un attacco diretto alla Chiesa di Roma, non solo alla sua corruzione, ma anche al suo ruolo e alla sua funzione.
Risonanza e Prime Reazioni
Quella che poteva essere una semplice bega professorale divenne un movimento che capovolse l'Europa. Le 95 Tesi ebbero subito larga risonanza in tutta la Germania, anche perché furono stampate e diffuse diverse copie. Il pensiero di Lutero cominciò a progredire. Fu così che, nel 1518, il capitolo generale degli Agostiniani, pur con 110 antitesi, rifiutò di entrare in diatriba con il suo membro, anzi, gli fornì l'opportunità di esporre il suo pensiero al convegno in Heidelberg. Gli amici di Lutero, preoccupati, lo pregarono di non intervenire, ma egli si recò al convegno e vi fu accolto come un trionfatore. Quello che apparentemente sembrava un tentativo di frenare il pensiero di Lutero, si direbbe che lo accelerò, permettendogli di estendere i suoi fini.
La Reazione di Roma e l'Escalation del Conflitto
La deflagrazione della vicenda dipese da varie ragioni, tra cui il fatto che le novantacinque tesi inviate all'arcivescovo di Brandeburgo furono inoltrate a Roma, perché trattavano anche la delicata questione dell'autorità papale. Quale fu la reazione di Roma e dei suoi teologi a questa sfida aperta all'autorità della Chiesa?
Il Processo per Eresia e il Colloquio di Augusta
All'epoca esisteva una istituzione che aveva il compito di vigilare sull'ortodossia cattolica, ed era l'Inquisizione, uno strumento in quel momento ancora non centralizzato - come sarebbe stato a partire dal 1542, a seguito della bolla Licet ab initio di papa Paolo III - e gestito dagli ordini mendicanti. In Germania, però, l'Inquisizione aveva scarsissima reputazione e capacità di azione, avversata dai teologi tedeschi, fortemente antiromani e influenzati dall'Umanesimo cristiano.
Nel 1518 Roma cominciò a esprimersi sulle posizioni di Lutero: prima con un "Dialogo sulle affermazioni temerarie di Lutero relative al potere del papa", a cui Lutero rispose; poi con una imputazione. In questo frangente, si chiese al frate agostiniano di presentarsi a Roma entro sessanta giorni. Lutero, tuttavia, protetto dal principe elettore di Sassonia, ottenne di essere esaminato in Germania dal più celebre teologo romano dell'epoca, il domenicano Tommaso de Vio, detto il Caietano: fu il colloquio di Augusta dell'ottobre 1518, nel quale non si giunse a una convergenza. L'incontro si risolse in un nulla di fatto. Lutero, quindi, si appellò al papa, il quale però ribadì la disapprovazione; poi il frate fece ricorso al concilio.
La Disputa di Lipsia e la Scomunica
Nel 1519, nella disputa teologica di Lipsia, l'orizzonte polemico di Lutero si ampliò notevolmente, inglobando l'argomento dell'istituzione divina del papato, del primato pontificio, dell'autorità dei concili. Il 15 giugno del 1520 Leone X firmò la bolla Exsurge Domine, nella quale si impugnavano quarantuno affermazioni di Lutero, ordinandogli di ritrattare, pena la scomunica. Si condannava in primo luogo la sua visione antropologica, ossia l'idea che il libero arbitrio dell'uomo, dopo il peccato originale, sia del tutto incapace di operare in ordine alla salvezza. Il 3 gennaio 1521 la bolla Decet Romanum Pontificem comminò la scomunica di Lutero e dei suoi seguaci. Lutero non solo non abiurò, ma cominciò a redigere una serie di scritti che erano un attacco frontale alla Chiesa di Roma e una chiamata a raccolta del popolo tedesco (e in particolare della nobiltà) contro la prepotenza papale.

La Dieta di Worms e la Protezione di Federico il Savio
Prassi voleva che le istituzioni civili dell'Impero ratificassero ed eseguissero la sentenza, mettendo al bando lo scomunicato. Così non fu: il principe elettore di Sassonia dotò Lutero di un salvacondotto, con il quale raggiungere la Dieta di Worms per presentarsi davanti agli stati dell'Impero. Nell'inverno del 1521 fu convocata una Dieta imperiale a Worms (Renania-Palatinato), chiamata tra le altre cose a pronunciarsi sull'applicazione della condanna papale delle 95 tesi. Lutero si recò a Worms e incontrò sia l'imperatore, sia il rappresentante papale. Le sue dottrine furono duramente contestate e fu invitato a ritrattarle. In tale occasione non avvenne nessuna ritrattazione. Lutero si rifiutò, e immediatamente venne tratto in salvo per ordine del principe elettore di Sassonia, Federico il Savio. Il medesimo principe protettore nascose Lutero presso il castello della Wartburg, mentre l'imperatore Carlo V lo metteva al bando e ordinava di bruciarne gli scritti. Tale editto di Worms, tuttavia, rimase ampiamente disatteso, poiché in gran numero i tedeschi si stavano entusiasmando per la causa del professore di Wittenberg. Pur non avendo abbracciato la dottrina luterana, con questo gesto, Federico il Savio volle ribadire - sia nei confronti del papa sia dell'imperatore - che solo lui aveva potere su un suo suddito.
La Diffusione della Riforma e i Movimenti Radicali
Le idee luterane ebbero un successo inaspettato. Non fu la dottrina della giustificazione per sola fede a scatenare l'entusiasmo delle folle; non furono le inquietudini spirituali del monaco agostiniano, angosciato dall'esperienza del dolore e del male e tutto proteso alla perfezione celeste, ad eccitare lo spirito del popolo tedesco. La lettura popolare delle idee luterane fu di taglio decisamente nazionalistico e antiromano e, in taluni casi, democratico e sovversivo dell'ordine sociale, così come nazionalistico fu il sostegno che una parte dell'alta nobiltà tedesca diede a Lutero.
I Principi Fondamentali della Dottrina Luterana
Mentre era nascosto al castello della Wartburg, Lutero tradusse la Bibbia in tedesco, in modo che tutti potessero leggerla, ponendo le basi per i tre principi cardine della Riforma:
- Il libero esame: i cristiani interpretano la Bibbia senza l'aiuto della Chiesa. Lutero riconobbe solo due sacramenti: battesimo e comunione.
- La salvezza dipende solo dalla fede: l'uomo non è libero, tende a fare del male, ma Dio può salvarlo con la fede.
- Il sacerdozio universale: la figura del sacerdote fu eliminata e venne introdotta quella dei pastori, cioè uomini uguali a tutti i cristiani, che organizzavano i riti religiosi, potevano sposarsi e avere figli.

Le Rivolte Sociali e la Reazione di Lutero
Il successo delle idee luterane fu anche un'occasione per difendere i propri interessi: i principi volevano l'autonomia dall'imperatore Carlo V; la piccola nobiltà voleva le terre della Chiesa in Germania; i contadini speravano in un miglioramento sociale. Nel 1521 la piccola nobiltà si ribellò con la rivolta dei cavalieri che fu sconfitta da principi e vescovi. Una frangia "radicale" della Riforma, procedette all'abolizione immediata di ogni distinzione tra chierici e laici, delle immagini sacre e persino della messa. Andrea Carlostadio e Giovanni Ecolampadio, seguaci di Lutero, si prodigarono in questa spinta rivoluzionaria, ma si giunse alle più estreme conseguenze con Thomas Müntzer, un pastore della Turingia che interpretò il pensiero luterano nel modo più democratico che si potesse immaginare: il popolo degli illetterati (illuminati e scelti da Dio) era il vero e unico interprete della Scrittura e bisognava agire affinché l'ordine sociale fosse completamente trasformato dando il potere ai contadini e ai braccianti e combattendo l'arroganza dei ricchi feudatari.
Ricercato dalle autorità politiche in quanto riconosciuto come sovversivo, Müntzer fuggì e diede manforte alle rivendicazioni dei contadini che lottavano contro lo sfruttamento perpetrato dai signori feudali. Müntzer diede vita ad un movimento che inneggiava all'uguaglianza sociale, all'abolizione della proprietà privata e alla nascita di un nuovo ordine sociale. Tra il 1524 e il 1525 una vera e propria rivolta si scatenò in ampie zone della Sassonia, della Turingia, della Renania, della Svevia e del Tirolo, con i contadini che riuscirono a conquistare alcune città.
Ma Lutero sconfessò in maniera inappellabile il movimento, componendo uno scritto dal titolo Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini, attraverso il quale l'ex monaco invitava le autorità a soffocare nel sangue la rivolta. Ancora una volta Lutero sposava le ragioni della nobiltà tedesca, e dietro questa scelta c'era una precisa concezione del potere politico, che al pari delle gerarchie sociali è voluto da Dio, e quindi non può essere sovvertito o abbattuto. Con la battaglia di Frankenhausen, in Turingia (maggio 1525) l'esercito dei principi sbaragliò le armate dei contadini con stragi e crudeltà spaventose.
Le Conseguenze Politiche e la Pace di Augusta
A Spira nel 1529, di fronte all'imperatore Carlo V, i principi luterani attestarono di non ritirare il loro sostegno a Lutero e furono chiamati "protestanti" perché protestarono contro Carlo V, il quale non dava loro la libertà religiosa. Nella parte nord della Germania i principi approfittarono del protestantesimo per prendere le proprietà della Chiesa. Nel 1531 i principi protestanti crearono la Lega di Smalcalda contro Carlo V e i cattolici, ma Carlo V riuscì a sconfiggerla nella battaglia di Mühlberg.
Carlo V era impegnato nelle guerre contro la Francia e i Turchi e questo favorì la diffusione delle idee di Lutero. Dopo la sconfitta, i principi protestanti rifiutarono di rinunciare alla loro nuova religione e nel 1555 Carlo V con la pace di Augusta stabilì che i principi erano liberi di scegliere la loro religione e che i sudditi di ogni regione tedesca dovevano seguire la religione scelta dal proprio principe, secondo il principio del cuius regio, eius religio.