Adorazione Eucaristica e Ricchezza Spirituale del Monferrato

Il Monferrato, terra ricca di storia e spiritualità, continua a essere un luogo dove la fede si manifesta attraverso iniziative significative e una profonda tradizione vocazionale. L'Adorazione Eucaristica, in particolare, rappresenta un pilastro fondamentale della vita cristiana locale, offrendo momenti di intensa comunione e riflessione.

L'Adorazione Eucaristica: Cuore della Vita Cristiana nel Monferrato

Giovedì 14 marzo, nel Duomo di Casale Monferrato, le Sorelline CEG hanno animato l’Adorazione Eucaristica assieme al parroco e vicario generale don Désiré, un'iniziativa giunta ormai al terzo appuntamento. L’Eucaristia è per le Sorelline il centro della loro vita comunitaria. Dinanzi al Volto Eucaristico del Signore si sperimenta la grandezza e la presenza reale e consolante di Gesù.

A causa della nostra miseria, i nostri cuori non riescono a cogliere pienamente la grandezza e il privilegio di quello che si sta vivendo, ma essi sono chiamati a unirsi al Cuore Eucaristico di Gesù dal Quale si sentono attratti e guariti. Nel libro In Sinu Jesu, al monaco benedettino Gesù così riferisce: “Nulla nella tua vita è più importante del tempo che passi in adorazione dinanzi al Mio Volto Eucaristico. La tua energia e la tua capacità di fare altre cose in modo efficiente e nel giusto ordine cresceranno in proporzione al tempo che consacri solo per Me. Io sono qui per te; sii qui per Me. Permettimi di riempirti mentre ti svuoti di te dinanzi a Me. Io sono tutto tuo; sii tutto Mio. Non preferire assolutamente nulla al Mio Amore Eucaristico.” L’invito è quello di fare proprie queste parole di Gesù, non perdendo l’occasione di correre da Lui ad adorarLo.

Foto di un'Adorazione Eucaristica con ostensorio e fedeli in preghiera

Lu Monferrato: Fucina di Fede e Straordinarie Vocazioni

A qualche distanza dalla strada che da Casale Monferrato, passando per Mirabello e San Salvatore, porta ad Alessandria, su di un poggio dei meno elevati, sorge Lu Monferrato, paese noto per la religiosità dei suoi abitanti e la straordinaria ricchezza di vocazioni sacerdotali e religiose fornite alla Chiesa negli ultimi cento anni. Nell´Ottocento la popolazione, tradizionalmente fedele alle pratiche e osservanze cristiane, viveva dei piccoli commerci e soprattutto del lavoro dei campi.

Al tempo in cui si tratta c´erano a Lu tre parrocchie: la collegiata di Santa Maria Nuova, San Nazaro e San Giacomo, con i rispettivi titolari. Una popolazione spiritualmente assistita e perciò in grado di dare buona prova di religiosità nella vita delle famiglie e della comunità paesana. Quella dei Rinaldi non era l´ultima tra le famiglie di Lu, non solo per la corona di figli sopraggiunti nel volgere di un ventennio, ma anche per le proprietà agricole, dalle quali traeva prosperità e benessere. Anche un secolo dopo, nel 1958, al termine dei processi sulla vita, virtù e miracoli del Servo di Dio, il sindaco di Lu, Enrico Grattarola, elencava quella dei Rinaldi tra le famiglie «benestanti» del paese, e osservava: «I Rinaldi... Una famiglia, si direbbe con linguaggio moderno, di coltivatori diretti, la quale con le tecniche del tempo, fondate sull´esperienza e sul lavoro delle braccia, curava assiduamente le proprie terre, cavandone sostentamento e decoro.»

Al benessere in casa Rinaldi si accoppiava l´attaccamento alla fede. Un sacerdote «della Venezia Tridentina» che era stato a Lu per studiare il problema delle vocazioni non riusciva a darsi ragione di una fecondità così alta in un piccolo centro di campagna. Interpellando don Rinaldi, questi disse pacatamente: «Lei non ebbe successo nell´indagine perché non è penetrato nel sacrario delle famiglie. Il secreto delle vocazioni sta tutto nella fede e nella pietà delle nostre mamme.»

Questa foto è unica nella storia della Chiesa cattolica: dal 1 al 4 settembre 1946 una gran parte dei 323 sacerdoti, religiosi e religiose provenienti da Lu si ritrovarono nel loro paese. Questo incontro ebbe una risonanza nel mondo intero. Da questo piccolo paese sono uscite ben 323 vocazioni alla vita consacrata: 152 sacerdoti (e religiosi) e 171 religiose appartenenti a 41 diverse congregazioni. In alcune famiglie ci sono state anche tre o quattro vocazioni. L’esempio più conosciuto è quello della famiglia Rinaldi, dove il Signore chiamò sette figli: due figlie entrarono tra le suore salesiane e, mandate a Santo Domingo, furono coraggiose pioniere e missionarie. Tra i maschi, cinque diventarono sacerdoti salesiani. Il più conosciuto dei cinque fratelli, Filippo Rinaldi, fu il terzo successore di don Bosco, beatificato da Giovanni Paolo II il 29 aprile 1990.

Non è un caso che molti giovani siano entrati tra i salesiani, dal momento che don Bosco si recò quattro volte a Lu. Il santo partecipò anche alla prima Messa di Filippo Rinaldi, suo figlio spirituale, nel suo paese natio. Don Bosco aveva raggiunto Lu su invito del prevosto don Roggero, che desiderava preparargli «una casa per la cristiana educazione della gioventù», una visita non di puro passatempo, ma in prospettiva di allargamento della sua opera fuori di Torino.

Vista panoramica di Lu Monferrato, un borgo tipico del Monferrato

Don Filippo Rinaldi: Il Terzo Successore di Don Bosco Originario di Lu

Don Filippo Rinaldi, destinato ad essere il terzo successore di don Bosco, era figlio di contadini. Venuto in luce alle «otto del mattino», alle «due pomeridiane» era già portato a Santa Maria Nuova per il battesimo, dove gli furono imposti i nomi di Pietro e Filippo. Il battesimo divenne l´impegno dell´intera esistenza per Filippo Rinaldi, che si apriva alla vita nel mese di Maria. A sei anni esatti, il 21 maggio 1862, riceveva il sacramento della Cresima in Cùccaro Monferrato, dalle mani di mons. Zappata.

In casa Rinaldi, su una parete che dava sul cortile, una statuetta dell´Immacolata sembrava sorvegliare e benedire l´andirivieni dei membri di famiglia. Al mattino, andando a scuola, i bambini solevano inginocchiarsi al primo gradino della rampa inferiore per un´Ave Maria alla Regina del Cielo. A sera poi, conducendo i figli a dormire, mamma Antonia sostava con loro dinanzi al simulacro della Madonna, e ispirava e guidava la preghiera: «Vi saluto, o Maria, e vi dono il mio cuore: non restituitemelo più.»

Diversi ecclesiastici attestano le virtù di don Rinaldi. Per don Eusebio Vismara «era un´anima tutta di Dio»; per don Alessio Barberis «incarnava la paternità di don Bosco»; per don Andrea Gennaro era «il più autentico ritratto del Fondatore». Madre Rosalia Dolza, ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dichiarò: «Non ho trovato né conosciuto sacerdoti e superiori che gli fossero uguali in virtù e santità». Don Tranquillo Azzini aggiunse: «teneva continuamente la corona in mano e quando aveva spazi di libertà si innalzava a Dio con preghiere, giaculatorie e sante invocazioni». Il cardinale Giacomo Lercaro ne mise a fuoco «lo zelo illimitato e prudente, la pietà sincera e profonda, la carità spirituale e materiale senza limiti, e in particolare quella inalterabile ed universale bontà paterna, che faceva rinascere in lui la dolcezza di san Francesco di Sales e la mitezza del Salvatore». Il cardinale Dalla Costa sottolineò in lui «il padre, il superiore, il direttore d´anime». Anche un miracolo fu attribuito alla sua intercessione: suor Maria Carla, gravemente ferita durante un mitragliamento, si riprese in modo sorprendente dopo aver implorato il suo aiuto.

Il Cammino Monferrino di Don Bosco: Sulle Orme del Santo dei Giovani

Il 20 febbraio 2025, nell’ambito del Capitolo Generale 29 (CG29) della Congregazione Salesiana, 269 Superiori Salesiani provenienti da tutto il mondo si sono riuniti in pellegrinaggio al Colle Don Bosco, guidati da don Pascual Chávez, Rettor Maggiore Emerito. Questo momento di riflessione e spiritualità si inserisce nel percorso di discernimento e rinnovamento della missione salesiana, assumendo un valore ancora più significativo nel 2025, anno in cui si celebrano i 150 anni delle missioni di Don Bosco. Il CG29 rappresenta una tappa centrale per la Congregazione, un'opportunità per riaffermare il legame con il carisma salesiano e per proiettarsi verso il futuro con il tema: “Appassionati di Gesù Cristo, dedicati ai giovani”.

In questo contesto, prende forma un progetto ambizioso e suggestivo: il Cammino Monferrino di Don Bosco, un itinerario spirituale di quasi 200 chilometri che ripercorre le strade battute dal Santo piemontese nelle sue celebri passeggiate autunnali. Luogo centrale del percorso è naturalmente il Colle Don Bosco, luogo delle origini del carisma e della spiritualità del fondatore della Famiglia salesiana. Il percorso è suddiviso in dieci tappe, percorribili a piedi, in bicicletta o in auto, con la possibilità di personalizzare l’itinerario in base alle esigenze e al tempo a disposizione dei pellegrini.

Il pellegrinaggio si ispira alle passeggiate autunnali che Don Bosco organizzava tra il 1848 e il 1864 con i suoi giovani. Il nuovo itinerario riprende quell’eredità, valorizzando il territorio attraverso una rete di sentieri che collegano santuari, chiese e borghi legati alla vita e all’opera del santo dei giovani. I paesi di questo Monferrato hanno dato i natali a formidabili salesiani e missionari di Don Bosco, come il fondatore delle Figlie dei Sacri Cuori, il Rettor Maggiore don Pietro Ricaldone di Mirabello, i Vescovi Giovanni Cagliero di Castelnuovo missionario in Argentina e Centramerica, Luigi Lasagna di Montemagno in Uruguay e Brasile, Franco Della Valle di Montechiaro in Brasile, Ernesto Coppo di Rosignano in Stati Uniti e Australia, e don Guarona di San Salvatore che era vicario generale di San Luigi Versiglia in Cina. Da qui sono partiti don Evasio Rabagliati di Occimiano per Cile e Colombia, don Bernardo Vacchina di Revignano per la Patagonia, Mons. Giuseppe Fagnano di Rocchetta Tanaro per la Terra del Fuoco, don Evasio Garrone di Grana per la Patagonia, don Gianni Casetta di San Damiano per la Thailandia, e oltre 150 altri missionari e missionarie che hanno portato il carisma di Don Bosco e i valori del Monferrato nel mondo. La lista si allunga considerando i Missionari che hanno studiato nelle prime case aperte da Don Bosco a Mirabello, Borgo San Martino e Penango e sono partiti poi per le Missioni: oltre 700 missionari formatisi in Monferrato.

Il Cammino Monferrino di Don Bosco si inserisce nel filone dei grandi itinerari spirituali europei, come il Cammino di Santiago o i cammini di Francesco in Umbria, ma con un’identità profondamente salesiana. Ogni tappa prevede soste in luoghi di forte rilevanza spirituale e culturale, offrendo a pellegrini e visitatori l’opportunità di riscoprire la propria fede e, al contempo, di conoscere le tradizioni, la storia e le bellezze del Monferrato. Concretamente è un’opportunità formativa per pellegrini a piedi o in bici (o auto) sui passi di Don Bosco, per amici di Don Bosco, per gruppi giovanili MGS e parrocchiali, per gruppi di studenti, animatori, gruppi in ricerca vocazionale, camminatori, escursionisti e gruppi familiari, rivivendo un momento spirituale in luoghi dove lui l’ha proposta e vissuta con i suoi giovani e con la gente del posto. La Carta del Pellegrino consente di ottenere un timbro in ogni tappa, certificando il cammino percorso e dando diritto a tariffe agevolate in strutture ricettive e ristorative. Come sottolineava San Giovanni Paolo II: “Là dove passano i Santi, Dio cammina con loro! Per chi li incontra, niente è più come prima!”.

Mappa schematica del Cammino Monferrino di Don Bosco con tappe evidenziate

Don Bosco e l’opera salesiana: una storia di speranza - 03.02.2025 | IN CAMMINO - TV2000

La Maternità Spirituale per i Sacerdoti: Un Dono Vitale per la Chiesa

La vocazione ad essere madre spirituale per i sacerdoti è troppo poco conosciuta, scarsamente compresa e perciò poco vissuta, nonostante la sua vitale e fondamentale importanza. Per la situazione attuale della Chiesa in un mondo secolarizzato nel quale si verifica spesso una crisi di fede, il pontefice, i vescovi, i sacerdoti e i fedeli cercano una via d’uscita. Intanto appare sempre più chiaro che la soluzione effettiva sta nel rinnovamento interiore dei sacerdoti e in questo contesto assume un ruolo di particolare rilievo la cosiddetta “maternità spirituale nei confronti dei sacerdoti”.

Questa maternità, nella quale s'incarna il volto amorevole di Maria, va domandata nella preghiera, poiché solo Dio può suscitarla e sostenerla. Un aiuto di particolare valore per la vita sacerdotale è costituito dai sacrifici spirituali: quando per esempio una madre spirituale per i sacerdoti rinuncia consapevolmente a sentirsi amata da Dio o consolata dalla preghiera affinché un sacerdote possa sperimentare al suo posto questo amore e questa consolazione; oppure quando lei sopporta con amore la solitudine e l’aridità, le umiliazioni e le ferite, le prove e le tentazioni del mondo, che anche i sacerdoti conoscono.

Chi può essere madre spirituale per i sacerdoti? Non è necessario essere madre naturale di un figlio sacerdote. Indipendentemente dall’età e dalla condizione, tutte le donne, siano esse nubili, madri di famiglia, vedove, monache e consacrate e soprattutto coloro che offrono con amore le proprie sofferenze possono diventare madri spirituali per i sacerdoti. Sant'Agostino, ad esempio, non cessava di piangere dinanzi a Dio, in tutte le ore di preghiera, per la conversione di suo figlio Agostino. Dopo la conversione, egli disse con gratitudine: “La mia santa madre, Tua serva, non mi ha mai abbandonato. Ella mi partorì con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna.”

Un esempio straordinario di maternità spirituale si trova nella storia di Eliza Vaughan. Nonostante la forte resistenza dei suoi parenti, si convertì al cattolicesimo con profonda convinzione. Piena di zelo, Eliza propose al marito di donare i loro figli a Dio. Pregava ogni giorno per un’ora davanti al Santissimo Sacramento, chiedendo una famiglia numerosa e molte vocazioni religiose fra i suoi figli. Fu esaudita: ebbe 14 figli, di cui sei sacerdoti (uno arcivescovo e uno cardinale) e quattro religiose. Nella famiglia la preghiera e la Santa Messa facevano parte della vita quotidiana.

Circa 120 anni fa, Gesù iniziò a confidare a persone consacrate il Suo piano per il rinnovamento del sacerdozio, affidando a delle madri spirituali la cosiddetta ‘opera per i sacerdoti’. Una delle precorritrici di quest'opera è la beata Maria Deluil Martiny, che disse: “Offrirsi per le anime è bello e grande! Ma offrirsi per le anime dei sacerdoti… è talmente bello e grande che si dovrebbero avere mille vite e mille cuori!… Darei volentieri la mia vita solo affinché Cristo potesse trovare nei sacerdoti ciò che si aspetta da loro!” A soli 43 anni, ella sigillò con il martirio la sua maternità spirituale.

Gesù preparò per lunghi anni anche la venerabile Louise Marguerite Claret de la Touche a questo apostolato. Ella raccontò che il 5 giugno 1902, durante un’adorazione, il Signore le apparve dicendo: “Ti darò anime di sacerdoti.” E spiegò: “Come 1900 anni fa ho potuto rinnovare il mondo con dodici uomini - essi erano sacerdoti - così anche oggi potrei rinnovare il mondo con dodici sacerdoti, ma dovranno essere sacerdoti santi.”

I sacrifici e le preghiere di una madre spirituale di sacerdoti vanno particolarmente a favore dei consacrati che si sono smarriti o hanno abbandonato la loro vocazione. Gesù ha chiamato a questa vocazione innumerevoli donne oranti, come per esempio Suor Consolata Betrone, Clarissa Cappuccina di Torino. Gesù le disse: “Il tuo compito nella vita è dedicarti ai tuoi fratelli. Consolata, anche tu sarai un buon pastore e devi andare alla ricerca dei fratelli smarriti per riportarmeli.” Consolata offriva tutto per loro, i suoi “fratelli” sacerdoti e consacrati, pregando continuamente: “Gesù, Maria, Vi amo, salvate anime!”. Anche Alessandrina, dopo aver ricevuto il permesso di offrire se stessa per un sacerdote a rischio di dannazione, soffrì moltissimo, vivendo nel suo corpo lo stato infernale in cui si trovava il sacerdote e supplicando: “Non all’inferno, no! Mi offro in olocausto per lui fin quando Tu vuoi.” Quel sacerdote si riconciliò con Dio poco prima di morire, grazie a questa preghiera.

Illustrazione di una donna in preghiera, simboleggiante la maternità spirituale per i sacerdoti

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