Le Nuove Invocazioni nelle Litanie Lauretane e la Missione della Chiesa Oggi

Un Decreto Pontificio per Tempi Difficili

Il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha reso nota una Lettera con la quale il Santo Padre Francesco ha disposto l'introduzione di tre nuove invocazioni alla Madonna nella recita delle Litanie Lauretane. Questa disposizione del Pontefice è stata comunicata nella Giornata Mondiale del Rifugiato ai presidenti delle Conferenze episcopali.

Le nuove invocazioni sono:

  • La prima, Madre di misericordia (Mater misericordiae), si dovrà recitare dopo l’invocazione Madre della Chiesa.
  • La seconda, Madre della speranza (Mater spei), dopo l’invocazione Madre della divina grazia.
  • La terza, Conforto dei migranti (Solacium migrantium), dopo l’invocazione Rifugio dei peccatori.

Con questa iniziativa, Papa Francesco è venuto incontro a tante anime in preghiera che, in questi tempi difficili e tormentati, si sono affidate alla materna protezione della Vergine Maria. Il Cardinale Robert Sarah e l'arcivescovo Arthur Roche, prefetto e segretario del dicastero vaticano, hanno sottolineato nella lettera che "Innumerevoli sono i titoli e le invocazioni che la pietà cristiana, nel corso dei secoli, ha riservato alla Vergine Maria, via privilegiata e sicura all’incontro con Cristo". Essi aggiungono che la Chiesa cammina lungo i sentieri della storia affidandosi a Colei che ha creduto alla parola del Signore.

È opportuno far tesoro di queste preziose disposizioni e farle conoscere nei modi e nei tempi ritenuti adeguati allo scopo.

Rappresentazione artistica della Madonna con il Papa Francesco, circondati da simboli di misericordia, speranza e solidarietà verso i migranti.

Il Significato delle Nuove Invocazioni

Madre di Misericordia (Mater Misericordiae)

Il titolo di Madre di misericordia, che il Santo Padre Francesco ha fatto inserire nelle Litanie Lauretane, non è una novità assoluta per la Chiesa. Essa si è rivolta a Maria con questo titolo già da molti secoli attraverso canti, antifone e preghiere. La stessa Vergine, nel cantico del ‘Magnificat’, cita per ben due volte la misericordia di Dio: prima per quelli che lo temono e quindi manifestata al suo popolo Israele.

Il fatto che Papa Francesco abbia voluto inserire questo titolo mariano dopo quello di “Mater Ecclesiae - Madre della Chiesa” ne spiega il profondo significato: Maria, Madre della Chiesa, esercita la sua maternità nell’essere misericordiosa. Se il suo Figlio, da lei generato, è la misericordia visibile dell’invisibile Dio misericordioso, è naturale che lei sia riconosciuta, salutata e venerata con il titolo di Madre della misericordia.

L'inserimento di questo titolo nelle Litanie Lauretane si iscrive in una lunga tradizione secondo la quale i papi, volendo richiamare l’attenzione dei fedeli su momenti critici della Chiesa e dell’umanità, hanno aggiunto nel corso dei secoli titoli specifici per invocare la Vergine. Non deve, dunque, meravigliare che alla Madre di Colui che si è reso “in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso” (Eb 2,17), sia riconosciuto ufficialmente il titolo di Madre di misericordia.

Come nuova Eva, Maria incoraggiò il Figlio, nuovo Adamo, a dare inizio alla realizzazione della redenzione mutando l’acqua in vino alle nozze di Cana di Galilea. Con il suo intervento, Maria non agì semplicemente per sensibilità femminile, ma come profetessa, indicò al Figlio che era giunto il momento di dare inizio ai segni che annunciavano il passaggio dall’acqua della legge e del dovere alla grazia dell’amore misericordioso del Padre, che doveva inondare l’umanità con il vino della nuova ed eterna alleanza. È per questo che la Vergine, divenuta sotto la Croce del Figlio nostra madre, anche oggi, proprio perché Madre di misericordia, ci rivolge il pressante invito: “Qualsiasi cosa vi dice, fatela” (Gv 2,5).

La riflessione di San Giovanni Paolo II nella sua enciclica Dives in Misericordia evidenzia l'urgenza di annunciare e testimoniare la misericordia in una cultura moderna che spesso la relega ai margini. Il mistero di Cristo obbliga a proclamare la misericordia quale amore misericordioso di Dio, rivelato in Cristo stesso, e ad implorarla in questa fase difficile della storia. Il titolo di "Madre di misericordia" trova inoltre posto nella Raccolta delle Messe della Beata Vergine Maria, approvata da San Giovanni Paolo II nel 1986, in un formulario dedicato a Maria Vergine Regina e Madre della misericordia, che offre spunti per la meditazione e l'istruzione dei fedeli.

Illustrazione biblica di Maria alle nozze di Cana, con l'acqua che si trasforma in vino.

Madre della Speranza (Mater Spei)

La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede (Eb 11,1). Così come Abramo credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e si rafforzò nella fede, pienamente convinto che quanto Dio aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento (cfr Rm 4,18-21), anche la Vergine Maria dimostra una speranza eccellente.

All’annuncio dell’Angelo, che le prospettava una sua maternità, Maria obiettò: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?” (Lc 1,34). Ma all’assicurazione del Messaggero celeste - “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra” (v. 35) - Maria diede il suo pieno assenso, rimanendo fedele per tutta la vita: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (v. 38), così che “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).

Anche Maria, alla quale era stato profetizzato che il Figlio da lei generato avrebbe avuto il trono di Davide e un regno senza fine (Lc 1,32-33), non vacillò nella fede mentre scendeva dal Calvario. Superando lo stesso Abramo, in lei la speranza divenne certezza: il Figlio da lei generato sarebbe risorto il terzo giorno, come aveva predetto. Per Maria, la fede si è rivelata il fondamento della speranza, una speranza che non delude perché l’amore di Dio era stato riversato nel suo cuore per mezzo dello Spirito Santo che l’aveva ricoperta con la sua ombra (cfr Rm 5,5; Lc 1,35). Se Abramo è il padre della fede, a buon diritto Maria è la madre anche della speranza.

Il dono che il Padre ha fatto alla Chiesa attraverso il Santo Padre, invitando tutti a rivolgere suppliche e preghiere a Maria “Madre della speranza”, ci aiuta a capire meglio. In un mondo che vive nell’illusione che ‘tutto andrà bene’ secondo le proprie aspettative umane, evitando cocenti delusioni e false speranze, Maria della speranza ci assicura che “tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio” (Rm 8,28).

Il titolo di Madre della speranza trova anch'esso posto tra le Messe della Beata Vergine Maria, nel formulario dedicato a “Maria Vergine madre della santa speranza”.

Icona della Madonna che porta il bambino Gesù, simbolo di fede e speranza per l'umanità.

Conforto dei Migranti (Solacium Migrantium)

Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha indicato a tutto il mondo il grave problema delle migrazioni. Ha fatto e continua a farlo ricorrendo a tutti i mezzi a sua disposizione: la parola, l’esempio, l’incoraggiamento, la supplica e anche paventando il pericolo, soprattutto per i cristiani, di non essere riconosciuti da Cristo perché in vita non l’hanno accolto sotto le sembianze dello straniero (cfr Mt 25,43).

Il Santo Padre sa bene che all’inizio ogni uomo di buona volontà, di fronte a un’emergenza, si dà da fare, sostenuto dalla generosità e dall’entusiasmo. Ma quando un’urgenza diventa ‘normalità’, non bastano più la generosità e l’entusiasmo: è necessaria la fede che porta alla carità. È così che il Papa, per incoraggiare e sollecitare il popolo di Dio, ci indica Maria e ci invita a invocarla con il titolo di Conforto dei migranti (Solacium migrantium).

Tutta l’Antica Alleanza è costellata di ammonimenti rivolti al popolo, come: “Non lederai il diritto dello straniero e dell’orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova. Ricordati che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore, tuo Dio; perciò ti comando di fare questo” (Dt 24,17-18). Questo “Ricordati che sei stato schiavo” ritorna spesso nella Scrittura perché il Signore sa che facilmente dimentichiamo i suoi benefici e chiamiamo nostra proprietà ciò che abbiamo ricevuto in consegna da lui.

Anche di Gesù è detto: “Il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,10-11). Ancora infante, con Maria sua madre e Giuseppe, dovette migrare in Egitto, dove si fermò qualche anno. La Vergine sua Madre visse come migrante, con Giuseppe suo sposo e il Bambino, in Egitto. Fu affidata dal Figlio morente come Madre al discepolo che egli amava “e da quell’ora il discepolo l’accolse con sé” (Gv 19,27).

Anche a noi, membra della Chiesa, “popolo di Dio in marcia, fino a quando non verrà il giorno del Signore” (LG 68), non è permesso di installarsi e di vivere pensando solo a se stessi: siamo migranti, chiamati a dichiarare con la vita “di essere stranieri e pellegrini sulla terra” (Eb 11,13). San Paolo ci ricorda che Cristo “è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2Cor 5,15). Questo è il modo concreto e unico per rispondere all’appello del Papa: non basta la buona volontà e l’entusiasmo di fronte al problema dei migranti, è necessaria la fede in Cristo morto e risorto che ci strappa dall’egoismo in cui siamo nati e ci dona la natura nuova di figli di Dio. Ecco perché pregare Maria “Conforto dei migranti”!

Anche per questo titolo si può trovare un aiuto nella Raccolta delle Messe della Beata Vergine Maria (C.E.I. 1986), dove, al n. 41, è riportato il formulario dedicato a “Maria Vergine madre della consolazione”.

Illustrazione stilizzata di una famiglia migrante (Giuseppe, Maria e Gesù bambino) in viaggio, con Maria che offre conforto.

La Natura e la Storia delle Litanie

Spesso, in occasione di pellegrinaggi o raduni in santuari mariani, si pregano o si cantano insieme le Litanie della Madonna, soprattutto quelle più note e diffuse, conosciute come Litanie Lauretane, così dette dal Santuario della Santa Casa di Loreto. Esse sono espressione della preghiera e della devozione di tutto il popolo di Dio verso colei che Gesù stesso ci ha donato come Madre dall’alto della Croce. È significativo riscoprirle nella loro storia, nel loro significato e nel loro valore, alla luce della loro fondazione biblica, patristica, liturgica, devozionale e spirituale per pregarle meglio e più consapevolmente.

Le litanie sono come le numerose tessere di un mosaico, o le tante facce di un prisma, e invitano a contemplare, da diverse angolature e prospettive, Maria Santissima, colei che Dio ha scelto come Madre del suo Figlio: una creatura come noi, eppure così diversa da noi, Maria di Nazaret.

Il concetto di Litania, come preghiera ripetitiva e insistente, assume un valore particolare nel diventare come il respiro dell’anima, quasi come lo scandire dei passi nel sentiero della vita, non sinonimo di noia o monotonia. Esempi di questa preghiera si trovano nella liturgia dell’Oriente, dove l'ectenia, la ripetizione dell’invocazione a Dio, è proposta dal diacono. Anche il Rosario, nella sua ripetitività delle Ave Maria, ripropone la stessa modalità, permettendo al pensiero di concentrarsi sul mistero meditato o sull’intenzione di preghiera.

Si conosce uno sviluppo nella storia delle litanie mariane, preghiere di intercessione e di lode, già fin dal V secolo, quando erano chiamate Laudes Virginis (Lodi alla Vergine). Nei secoli XI e XII, in particolare, ci fu un grande fiorire e un notevole sviluppo di diverse forme di Litanie della Madonna.

Le Litanie Lauretane, pur prendendo il nome dal celebre santuario delle Marche, non ebbero origine lì. Nella loro forma caratteristica e nel contenuto essenziale sono già attestate in un manoscritto della fine del XII secolo. È certo, tuttavia, che venivano cantate normalmente, soprattutto ogni sabato, nella Santa Casa a Loreto già nel 1500, come attestano numerosi documenti scritti. I pellegrini, da quel santo luogo, le diffusero poi in tutta Europa e nel mondo.

Un tentativo di creare nuove Litanie Lauretane nel 1575 fu posto fine da Papa Sisto V, che ben conosceva il santuario di Loreto, e poi da Papa Clemente VIII nel 1601. Questi Papi posero fine al proliferare dei formulari litanici, obbligando all’approvazione pontificia le eventuali nuove litanie e riconoscendo come proprie della Chiesa quelle Lauretane antiche. Le Litanie Lauretane sono divise in due parti: una breve lode con il titolo mariano e una breve supplica (ora pro nobis - prega per noi) che è la preghiera del fedele e della Chiesa.

L’ultimo testo latino ufficiale fu pubblicato nel 1981 all’interno del libro liturgico chiamato Ordo coronandi imaginem beatæ Mariæ Virginis. Per la lingua italiana, è opportuno usare sempre la versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), come si trova nel Rito per l’incoronazione dell’immagine della Beata Vergine Maria (pubblicato nel 1982) e nel Benedizionale (edizione italiana del 1992). Accanto e oltre alle Litanie Lauretane, esistono oggi varie proposte di preghiere litaniche antiche, ripristinate e nuove.

Mons. Pasquale Macchi, già Segretario di Papa Paolo VI, scrisse che le litanie sono una «lunga sequela di espressioni entusiaste e commosse, dove devozione e fede, fantasia e teologia, si uniscono in una continua contemplazione della Madre di Dio nella sua misteriosa dignità, nel compito provvidenziale a lei affidato, nella sua materna protezione a ogni persona». Sono il frutto di secoli in cui la figura di Maria viene colta in modi sempre nuovi, secondo il cammino della Chiesa guidata dallo Spirito, e diventano anche preziose indicazioni per una condotta cristiana coerente ed esemplare.

Affresco o illustrazione storica del Santuario della Santa Casa di Loreto, con una processione o fedeli in preghiera.

La Chiesa in Missione: Discepoli-Missionari con Maria

Il rosario è annuncio del mistero della nostra fede, proclamato per plasmarci secondo il cuore di Cristo. In questo "rosario missionario" siamo chiamati a percorrere le strade del progetto di Dio su ciascuno di noi e su tutta l’umanità. Il battesimo ci regala la gioia di essere cristiani e di appartenere alla Chiesa, una gioia che viene dalla consapevolezza di aver ricevuto senza merito da Dio il grande dono della fede. È la gioia di rispondere “sì” e di riconoscerci figli di Dio, affidati alle sue mani, accolti in un abbraccio d’amore. Questa gioia, che orienta il cammino, si fonda sul rapporto personale con Gesù, senso della nostra vita e colui sul quale vale la pena tenere fisso lo sguardo per essere illuminati e vivere in pienezza.

Siamo chiamati e inviati da Dio; ciascuno di noi ha ricevuto questa chiamata a uscire dalla sua terra, dalla situazione nella quale si trova, ad aprire lo sguardo sul mondo che attende. Come dice Andrea, “Abbiamo trovato il Messia”, colui che cambia la nostra storia. Da un incontro vero nasce il desiderio di annunciare ad altri. Papa Francesco ci ricorda che «ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari”» (Evangelii Gaudium 120). Maria, che riceve l’annuncio dell’angelo, diventa la prima annunciatrice.

Il regno dei cieli è vicino (Mt 4,17), cioè accanto a chi ascolta, interamente presente nella persona di Gesù che si fa prossimo. Ma è vicino anche come promessa, un cantiere nel quale lavorare. La realtà dinamica del regno è evidente quando Gesù parla del seme che porta frutto sopravvivendo agli ostacoli (Mc 4,3-20). Il regno ci interpella, ci chiede di vivere ogni giorno la logica spiazzante delle beatitudini.

Preghiamo, ad esempio, per l’America, perché i diversi popoli che la abitano possano aver cura gli uni degli altri, costruendo una nuova civiltà dell’amore. Dio Padre, che custodisce gli uccelli del cielo e i gigli del campo, ci accompagna con amore premuroso e attento. Dopo ogni invocazione, tutti i fedeli dicono: «Prega per noi».

La preghiera «Annunciatori» di Paolo VI ben riassume questo spirito missionario:

Signore Gesù! Eccoci pronti a partire per annunciare ancora una volta il tuo Vangelo al mondo, nel quale la tua arcana, ma amorosa provvidenza ci ha posti a vivere! Signore, prega, come hai promesso, il Padre affinché per mezzo tuo ci mandi lo Spirito Santo, lo Spirito di verità e di fortezza, lo Spirito di consolazione, che renda aperta, buona ed efficace, la nostra testimonianza. Sii con noi, Signore, per renderci tutti uno in Te e idonei, per tua virtù, a trasmettere al mondo la tua pace e la tua salvezza.

Mappamondo con post-it simbolici rappresentanti diversi popoli o culture, e un mazzo di fiori diversi come simbolo della bellezza del creato e della diversità dei popoli.

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