Il nuovo rituale delle esequie contiene la liturgia cristiana dei funerali, una celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore. In questa celebrazione, la Chiesa prega che i suoi figli, incorporati per il Battesimo a Cristo morto e risorto, passino con Lui dalla morte alla vita e, debitamente purificati nell’anima, vengano accolti con i santi e gli eletti nel cielo. Nel frattempo, il corpo attende la beata speranza della venuta di Cristo e la risurrezione dei morti.
Come ribadito nel Rito delle esequie (2011, n. 1), «La liturgia cristiana dei funerali è una celebrazione del mistero pasquale di Cristo Signore. Nelle esequie, la Chiesa prega che i suoi figli, incorporati per il Battesimo a Cristo morto e risorto, passino con Lui dalla morte alla vita e, debitamente purificati nell’anima, vengano accolti con i santi e gli eletti nel cielo, mentre il corpo aspetta la beata speranza della venuta di Cristo e la risurrezione dei morti.»

La Seconda Edizione Italiana del Rito delle Esequie CEI
La nuova edizione italiana del Rito delle Esequie, a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), è diventata obbligatoria per l’uso liturgico dal 2 Novembre 2013. Questa edizione si basa su quella del 2010 ed è il risultato di un processo avviato dal Concilio Vaticano II. Il Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione sulla sacra Liturgia, predispose infatti la revisione dei riti delle esequie in modo che esprimessero più apertamente l’indole pasquale della morte cristiana, ordinando anche che il rito della sepoltura dei bambini fosse arricchito di Messa propria (artt. 81-82). Il Consiglio per l’attuazione della Costituzione sulla sacra Liturgia ha poi preparato i nuovi riti, sottoponendoli a sperimentazione in diverse regioni.
Le specifiche di prodotto classificano il Rito delle Esequie sotto la categoria "Liturgia, Funerali", con l'autore indicato come C.E.I.
È significativo notare che, in un contesto più ampio di aggiornamento dei libri liturgici, la recente seconda edizione tipica dell’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, approvata da Papa Francesco nel 2024, ha ripreso nella sua traduzione italiana il lessico utilizzato proprio nella seconda edizione del Rito delle Esequie (2010) della CEI. Questo include l'adozione del termine feretro per indicare il corpo già chiuso nella bara, evidenziando una convergenza terminologica tra i diversi livelli della liturgia cattolica.
Contenuti e Articolazione del Rito CEI
Il Rito delle Esequie della CEI è strutturato in diverse sezioni che coprono l'intero spettro delle celebrazioni per i defunti. Tra i capitoli principali si trovano:
- Rito delle esequie (exsequiarum ordo)
- L'ufficio dei defunti (officium defunctorum)
- Le esequie senza il corpo del defunto, o in giorni particolari (terzo, settimo, trentesimo giorno o nell'anniversario) o in un altro giorno (de exequiis absente defuncti corpore, sive in tertio, septimo, trigesimo, et anniversario, sive in alio die)
- Le esequie dei bambini (de exequiis parvulorum)
- Rito della sepoltura dei bambini (ordo sepeliendi parvulos)
Lo Svolgimento delle Esequie: Fasi e Norme Liturgiche
Accoglienza, Disposizione e Simboli
La celebrazione esequiale inizia con l'accoglienza. Il sacerdote (o il diacono, in caso di celebrazione da lui presieduta) accoglie il feretro alla porta della chiesa, lo asperge con l’acqua benedetta e, se opportuno, pronuncia una o più orazioni. Successivamente, si procede processionalmente in chiesa.
La bara viene disposta sul tappeto appositamente preparato davanti all’altare. La posizione del corpo del defunto segue l'usanza: se laico, è rivolto verso l’altare; se ministro sacro, è rivolto verso il popolo. A capo del feretro è collocato il cero pasquale (Rito delle esequie, n. 59), simbolo della fede nella risurrezione. Attorno ad esso - esattamente come in prossimità dell’altare, fuorché nel tempo di Quaresima - possono essere posti altri ceri.
Il colore liturgico per la celebrazione esequiale è il viola. Nelle esequie dei bambini, tuttavia, si usa il bianco (Precisazioni CEI, n. 3).
La Liturgia della Parola
Dopo i riti iniziali, si celebra la Liturgia della Parola. Le letture non sono quelle del giorno, bensì vengono scelte tra quelle proprie del rito delle esequie (Rito delle esequie, n. 67). Chi compie il servizio di lettore deve informarsi previamente da chi presiede la celebrazione circa i testi da proclamare e prepararsi adeguatamente per una proclamazione dignitosa, a voce alta e chiara (Ordinamento generale del Lezionario Romano, n. 14).
Le letture e il salmo si proclamano dall’ambone. Il salmo, per quanto possibile, si canta, o in modo responsoriale (con il ritornello cantato dall’assemblea) o in modo diretto (eseguito tutto di seguito dal cantore o dall’intera assemblea). Anche l’acclamazione prima della lettura del Vangelo si canta, altrimenti può essere omessa.
Dopo il Vangelo si tiene una breve omelia, ma è importante «evitando però la forma e lo stile di un elogio funebre» (Rito delle esequie, n. 68).
Il Rito dell'Ultima Raccomandazione e Commiato
Dopo la Messa esequiale si compie il rito dell’ultima raccomandazione e del commiato. Questo è l’ultimo saluto rivolto dalla comunità cristiana a un suo membro, prima che il corpo sia portato alla sepoltura. Il rito è introdotto dalla monizione del sacerdote, che ne spiega il significato; seguono, dopo qualche istante di silenzio, l’aspersione, l’incensazione, e il canto di commiato. Il rito dell’ultima raccomandazione e del commiato si può compiere soltanto nelle esequie con il corpo presente (Rito delle esequie, n. 197).

Precisazioni Pastorali della CEI e Questioni Pratiche
Interventi dei Fedeli e Oggetti non Liturgici
La Conferenza Episcopale Italiana ha fornito importanti precisazioni riguardo lo svolgimento dei funerali. Sebbene il rito lasci all’Ordinario Diocesano la valutazione sull’opportunità che alcuni fedeli prendano la parola in chiesa per «brevi parole di cristiano ricordo nei riguardi del defunto», si è notato che questa possibilità viene spesso fraintesa. Per evitare che diventi un momento in cui chiunque si ritiene autorizzato a parlare, i Parroci e Rettori potranno autorizzare eccezioni solo in presenza di un testo scritto, sottoposto previamente alla loro approvazione, e solo al termine della celebrazione. Non si deve concedere l’uso dell’ambone per tali interventi.
Non si devono introdurre in chiesa e deporre intorno al feretro oggetti estranei alla celebrazione e allo spirito delle esequie cristiane. Il Parroco o Rettore, con prudenza pastorale, valuterà eventuali eccezioni. Inoltre, durante il rito «si eviti il ricorso a testi o immagini registrati, come pure l’esecuzione di canti o musiche estranei alla liturgia» (Precisazioni CEI, n. 6).
Proclamazione delle Letture e Preghiere dei Fedeli
Alla proclamazione delle letture bibliche e alla proposta delle intenzioni di preghiera universale devono essere ammessi soltanto fedeli noti al parroco o al ministro celebrante, il quale si regolerà tenendo conto delle norme vigenti. Per le preghiere dei fedeli si utilizzi il testo contenuto nel Rito delle esequie, e l’inserimento di altre intenzioni di preghiera deve previamente essere concordato con il celebrante (Precisazioni CEI, n. 5).
Casi Particolari e Ruolo dell'Ordinario Diocesano
Per la valutazione dei casi nei quali, a norma del Codice di Diritto Canonico (Can. 1184), non si possono concedere le esequie ecclesiastiche, si faccia riferimento all’Ordinario. La celebrazione della Santa Messa esequiale, che sempre si svolge nella chiesa parrocchiale (Precisazioni CEI, n. 1), è proibita nel Triduo Pasquale, nelle solennità di precetto e nelle domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua. In queste ricorrenze, come in altre situazioni di necessità, si celebra il Rito delle esequie senza la Messa (ibidem, n. 6).
«Le esequie senza la Messa possono essere celebrate dal diacono» (ibidem, n. 6).
Santa Messa - Rito delle Esequie di Don Giovanni Carnevale
Sepoltura e Cremazione: Direttive della Chiesa
La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti, in quanto la sepoltura è ritenuta la più idonea ad esprimere la fede nella risurrezione della carne e a mettere in rilievo l’alta dignità del corpo umano quale parte integrante della persona. Tuttavia, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, non si oppone alla cremazione.
In questo caso, la celebrazione liturgica delle esequie deve precedere la cremazione. Qualora, eccezionalmente, accada che la cremazione preceda le esequie e queste vengano richieste con la presenza dell’urna cineraria, il Parroco o Rettore consulterà il Vescovo e si atterrà alle sue indicazioni (cfr. Precisazioni CEI, n. 6).
È categorico che le ceneri del defunto debbano essere, in seguito, conservate al cimitero, non in altri luoghi e tantomeno disperse in natura. Nel caso in cui il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione delle ceneri in natura, si devono negare le esequie ecclesiastiche, così come ogni Messa esequiale (ibidem, nn. 5-8).
Il Canto e la Musica nella Liturgia delle Esequie
Importanza e Criteri di Scelta
Nella celebrazione delle esequie, il canto riveste una particolare importanza: può aiutare ad esprimere il dolore di fronte alla morte, la speranza che anima la vita del cristiano e la consolazione della fede. Per questi motivi, per quanto è possibile, è bene che le esequie siano celebrate con il canto (Precisazioni CEI, n. 4).
Le melodie del Rituale sono state pensate in funzione del rito, attingendo sia al Repertorio Nazionale di canti per la liturgia, sia predisponendo nuove intonazioni che rispettassero rigorosamente la forma e la funzione di ogni testo e che risultassero eseguibili da ogni tipo di assemblea. Questi testi attingono al patrimonio delle antifone d’ingresso, di comunione, della sepoltura e del commiato con aspersione e incensazione, così come si trovano nell’Ordo exsequiarum.
Come in ogni celebrazione liturgica, i canti vengono scelti secondo il criterio della pertinenza rituale, evitando l’esecuzione di canti o musiche estranei alla liturgia (Precisazioni CEI, n. 6). Sono esclusi canti e melodie realizzati per film o spettacoli di carattere religioso (es. Dolce sentire di R. Ortolani) così come quelli tratti da composizioni di indole profana (es. Prendi la mia vita).
I canti dell’Ordinario della Messa (Kyrie, Santo, Agnello di Dio) seguono fedelmente il testo del Messale (Ordinamento Generale del Messale Romano, n. 366) e vengono eseguiti secondo melodie idonee, privilegiando, nella scelta, quelle del repertorio gregoriano (ibidem, n. 41), previste nel Graduale per la Missa XVIII (pro defunctis).
Strumenti Musicali e Divieto di Musica Registrata
Quanto agli strumenti per accompagnare il canto, il posto d’onore spetta all’organo a canne. Altri strumenti possono essere ammessi purché siano adatti all’uso sacro, convengano alla dignità del tempio e favoriscano l’edificazione dei fedeli (Sacrosantum Concilium, n. 120). Gli strumenti propri della musica profana devono essere tenuti completamente al di fuori di ogni azione liturgica (Musicam Sacram, n. 37).
Nelle Messe per i defunti, il suono degli strumenti è ammesso solo per accompagnare il canto, e il suono non deve mai sovrastare il canto stesso (Musicam Sacram, n. 66). È vietato l’utilizzo di musica registrata, anche qualora fosse impiegata solo per sostenere o accompagnare il canto (Ordinamento Generale del Messale Romano, Precisazioni CEI, n. 6).

Esempi di Canti Liturgici per le Esequie
Il Rito delle Esequie prevede un repertorio specifico di canti adatti alla celebrazione. Tra questi, si possono trovare:
- Canto d'ingresso:
- Requiem (gregoriano) da Graduale simplex
- L’eterno riposo (T: D. Stefani - M: G. Stefani)
- Celeste Gerusalemme (T: A. Burzoni - M: tradizionale bretone)
- Kyrie:
- Kyrie (gregoriano) da Graduale triplex o Graduale simplex
- Acclamazione al Vangelo:
- Alleluia (pasquale) o Alleluia (O filii et filiae) (Fuori Quaresima)
- In Quaresima: Gloria e lode (M: G. Liberto)
- Canto all'Offertorio:
- Redemptor meus (gregoriano) da Graduale simplex
- Vive il mio redentore (T: L. Augustoni - M: L. Picchi)
- Nella sera della vita (T: anonimo - M: A. Martorell)
- Sanctus:
- Sanctus (gregoriano) da Graduale simplex
- Santo (M: L. Picchi)
- Agnus Dei:
- Agnus Dei (gregoriano) da Graduale simplex
- Agnello di Dio (M: L. Picchi)
- Canto di Comunione:
- Lux aeterna (gregoriano) da Graduale simplex
- L’anima mia ha sete (M: D. Stefani; J. Gelineau)
- Il Signore è il mio pastore (T: D.M. Turoldo - M: I. Passoni)
- Canti di Commiato:
- Subvenite Sancti Dei (gregoriano) da Graduale triplex
- Io credo: risorgerò (G. Stefani)
- In paradisum - Chorus angelorum - Ego sum resurrectio (gregoriano) da Graduale triplex
- In paradiso (G. Stefani)
Fondamenti Teologici: La Fede della Chiesa e il Suffragio per i Defunti
La Realtà della Morte, il Giudizio e il Purgatorio
Le esequie cristiane affondano le loro radici nella dottrina della Chiesa sulla morte e l'aldilà. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1022), «Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre».
Il Catechismo prosegue (n. 1030) affermando che «Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo». Questa purificazione finale degli eletti è ciò che la Chiesa chiama purgatorio.
La Comunione dei Santi e l'Efficacia della Preghiera
Le preghiere e i suffragi per i defunti si basano sulla dottrina della Comunione dei Santi. «Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri. […] Allo stesso modo bisogna credere che esista una comunione di beni nella Chiesa» (Catechismo, n. 947).
In questa comunione, «nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso (Rm 14,7). Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte (1Cor 12,26-27). Il più piccolo dei nostri atti compiuto nella carità ha ripercussioni benefiche per tutti, in forza di questa solidarietà con tutti gli uomini, vivi o morti, solidarietà che si fonda sulla comunione dei santi» (Catechismo, n. 953).
Fin dai primi tempi, la Chiesa ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e, poiché «santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati» (2Mac 12,46), ha offerto per loro anche i suoi suffragi. La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore (Catechismo, n. 953).
Il Sacrificio Eucaristico: Fulcro del Suffragio
Il Sacrificio Eucaristico è il culmine del suffragio per i defunti. «Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio» (Catechismo, n. 1032).
Il sacrificio eucaristico è offerto anche per i fedeli defunti che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati, affinché possano entrare nella luce e nella pace di Cristo (Catechismo, n. 1371). Santa Monica, prima di morire, pregò i suoi figli: «seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore» (Sant’Agostino, Confessiones, 9,11,27).
È evidente che l’offerta della Santa Messa, quale atto di Cristo e della sua Chiesa, ha un’efficacia incomparabile. Come affermato dal Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, n. 7), «Ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado».
Le Intenzioni e le Offerte per la Messa
È consuetudine costante nella Chiesa che i fedeli, spinti dal loro senso religioso ed ecclesiale, uniscano un loro personale concorso, contribuendo così alle necessità della Chiesa e particolarmente al sostentamento dei suoi ministri. I fedeli sono sempre liberi di unire le loro intenzioni e offerte per la celebrazione di una sola Santa Messa per tali intenzioni, ossia ciascuno può chiedere al sacerdote di offrire una Santa Messa in favore di più vivi o defunti. Tuttavia, la Santa Sede ha sempre vigilato per prevenire abusi, condannando pratiche come quella di sacerdoti che, raccogliendo indistintamente le offerte dei fedeli destinate a intenzioni particolari, le cumulano in un’unica offerta.
Il Registro dei Morti Parrocchiale
Secondo la consuetudine e quanto indicato dal Codice di Diritto Canonico, nel Registro dei morti della parrocchia vengono raccolti i seguenti dati del defunto: nome, cognome, data e luogo di morte, data e luogo di celebrazione delle esequie, luogo di sepoltura o cremazione, e il nome del ministro che ha presieduto il rito.
Un Esempio Correlato: L'Ordo Exsequiarum Romani Pontificis
L'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha curato la redazione e la pubblicazione della seconda edizione tipica dell'Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, approvata il 29 aprile 2024 da Papa Francesco. Questa nuova edizione, che ha sostituito quella del 1998 (pubblicata nel 2000), si è resa necessaria per semplificare e adattare alcuni riti, in modo che la celebrazione delle esequie del Vescovo di Roma esprimano meglio la fede della Chiesa in Cristo Risorto e l'indole del Pontefice come pastore e discepolo di Cristo, piuttosto che di un potente del mondo.
Il processo di revisione ha coinvolto esperti e ha portato a interventi sul lessico, sui testi liturgici e sui singoli riti, adeguando l'intero rituale alla nuova Costituzione Prædicate Evangelium del marzo 2022. Tra le novità figurano la constatazione della morte nella cappella privata anziché nella camera, la deposizione immediata nella bara e l'eliminazione di alcune tradizioni precedenti, come le tre bare sovrapposte.
Un aspetto rilevante, in relazione al tema della Conferenza Episcopale Italiana, è che nella traduzione italiana di questo Ordo è stato ripreso il lessico utilizzato nella seconda edizione del Rito delle Esequie (2010) a cura della CEI, a partire dalla quale è stata aggiornata gran parte della terminologia. Questo testimonia un dialogo e un'armonizzazione nell'uso dei termini liturgici a livello ecclesiale.
L'Ordo Exsequiarum Romani Pontificis non è concepito come un "messale plenario", ma come un "Ordo" nel senso proprio del termine, contenente le indicazioni rituali, lo svolgimento dei riti e i testi propri, ma rimandando per il resto ai libri liturgici in uso, quali il messale, il lezionario e il graduale.

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