L'Importanza della Direzione Spirituale
Nel cammino della vita, proprio come quando si è in automobile, si cammina o si corre, è sempre necessaria una direzione. Sapere dove andare risulta fondamentale per ognuno, poiché senza direzione si corre il rischio di perdersi, di allontanarsi dalla strada, di percorrere tragitti pericolosi o inutili: ci si può smarrire. Questo principio trova piena applicazione anche in ambito spirituale. Una sana direzione spirituale permette al fedele di meglio discernere il bene dal male e di comprendere più chiaramente quella voce interiore che parla ad ogni uomo.
Nella storia della Chiesa è interessante notare quanto la figura del direttore spirituale sia stata fondamentale per molti santi. Basti pensare, ad esempio, al rapporto tra santa Teresa d’Avila e san Giovanni della Croce, suo direttore spirituale, oppure a san Claudio de La Colombière, direttore spirituale di santa Margherita Maria Alacoque. Una tale guida fu fondamentale anche per san Pio da Pietrelcina (25 maggio 1887 - 23 settembre 1968), il quale divenne a sua volta un grande direttore di anime.

Padre Pio Discepolo: I Suoi Direttori Spirituali
Il santo da Pietrelcina ebbe ottimi direttori spirituali, figure che lo accompagnarono e lo formarono nel suo percorso spirituale. Tra questi spiccano due nomi in particolare: Padre Agostino e Padre Benedetto Nardella da San Marco in Lamis.
Padre Agostino da San Marco in Lamis
Nella biografia di Padre Pio spicca in modo particolare il nome di Padre Agostino da San Marco in Lamis. Insegnante di teologia presso il convento di Serracapriola e anch'egli cappuccino, Padre Agostino ricoprì più volte l’incarico di superiore in vari conventi cappuccini e per 24 anni fu consigliere provinciale. Era un uomo dotato di fine intelletto e profonda spirituale, e fu lui ad accompagnare i primi passi del giovane frate da Pietrelcina. Gli fu vicino nell’ordinazione sacerdotale e quando celebrò la sua prima Messa, seguendo con amore paterno ogni suo passo. Li legava una profonda stima e un affetto speciale: una comunione di cuori davvero unica.
Padre Agostino era consapevole di avere davanti un frate sicuramente fuori dall’ordinario, tanto da conservare nel suo diario le lettere in cui Padre Pio gli confidava tutti i tormenti, le speranze e ogni illuminazione spirituale della sua anima. Fu proprio Padre Agostino a ricevere le prime notizie di una «strana malattia» che costrinse il giovane Padre Pio a uscire dal convento e a restare a Pietrelcina per quasi sette anni. Padre Pio scriveva al suo direttore: «Padre, non posso dire la ragione per cui il Signore m’ha voluto a Pietrelcina; mancherei di carità». E Padre Agostino annotava nel suo diario: «La malattia era misteriosa, come misteriosa la permanenza a Pietrelcina». Fu in quel periodo che il santo cappuccino, in una frazione vicino Pietrelcina (Piana Romana), il 7 settembre 1910, ebbe le prime stimmate. Ma questa è altra storia. Ciò che colpisce di più nella vicenda di questi due uomini è il continuo e affettuoso sostegno che Padre Agostino riservò al suo allievo, figlio spirituale e amico. Basterebbe solamente pensare a tutte quelle volte in cui Padre Pio doveva far fronte a quelle nuove e misteriose manifestazioni di vicinanza di Dio nella sua vita, come quando, tra il 5 e il 6 agosto del 1918, visse un «periodo di superlativo martirio» in cui il Signore gli fece dono della transverberazione.

Padre Benedetto Nardella da San Marco in Lamis
A fianco di Padre Agostino, un altro uomo importante nel cammino spirituale di Padre Pio fu Padre Benedetto Nardella da San Marco in Lamis, anch'egli un religioso chiave. Fu suo direttore spirituale ininterrottamente dal 1909 al 1922. Anche in questo caso, fra i due nacque uno straordinario rapporto di fiducia, stima e affetto. Tuttavia, questa direzione cessò nel 1922 a seguito degli ordini del Sant’Uffizio, dopo che i misteriosi avvenimenti nella vita del frate di Pietrelcina cominciarono a essere oggetto di indagine.
Padre Pio Maestro: La Sua Filosofia della Direzione Spirituale
A tali grandi maestri della direzione spirituale corrispose, ovviamente, un rispettivamente grande “figlio-maestro”, appunto Padre Pio, che desiderava essere soprattutto accompagnatore di anime. Diceva spesso che il popolo di Dio aveva bisogno di direzione. Il suo cammino lo portò anche su altre strade, ma non abbandonò mai quel ruolo.
Tutti i biografi e gli studiosi di Padre Pio sono concordi nell’affermare che lo scopo della sua direzione spirituale è quello di formare anime devote per farle diventare apostole del Signore, ciascuna nel proprio stato di vita. Sulla base di questo dato, l’insegnamento che Padre Pio impartisce ai suoi figli spirituali si distingue per la concretezza della proposta evangelica e si ispira all’osservanza delle pratiche tradizionali della pietà cristiana, in particolare quella popolare.
In quest'ottica, Padre Pio anelava a consegnare ai suoi figli spirituali l’immagine di un Gesù amoroso e misericordioso, proprio con il «cuore in mano». Il Cristo conosciuto mediante la fede veniva coerentemente e fedelmente consegnato da Padre Pio. Egli scriveva: «Dunque, l’anima destinata a regnare con Gesù Cristo nella gloria eterna deve essere ripulita a colpi di scalpello…sorella mia, questi colpi di scalpello sono le ombre, i timori, le tentazioni, le afflizioni di spirito, i tremori spirituali con qualche aroma di desolazione ed anche il malessere fisico.»
Il Cristo che Padre Pio consegna, è un Cristo presente soprattutto nei suoi misteri fondamentali ed è vivo in modo particolare nella santa Eucaristia. Le sue idee erano chiarissime riguardo alla profondità di questo mistero d’amore e sulla sua incidenza nella santificazione dell’anima. Nella cornice della pietà eucaristica non poteva mancare poi il sacrificio della Messa.
Rivolgendosi ai suoi figli spirituali, Padre Pio esortava: «La vostra vita sia spesa tutta in rendimenti di grazie allo Sposo divino, a lui siano dirette tutte le vostre azioni, tutti i vostri palpiti, tutti i vostri sospiri. Con lui rimanete sempre nel tempo della sventura e della prova; con lui ancora statevene nelle consolazioni spirituali. Per lui, infine, vivete; per lui sia spesa tutta l’intera vostra vita. A lui consegnate la vostra e l’altrui dipartita da questa terra quando, dove e come egli vuole.»
Padre Pio, l' EUCARESTIA
La Direzione Spirituale di Padre Pio nella Pratica: Lettere e Conferenze
La direzione spirituale occupò un posto di rilievo nella vita e nella missione di Padre Pio, come testimoniato dall'abbondanza del suo epistolario e dalle sue conferenze.
Il Carteggio con Raffaelina Cerase
La corrispondenza epistolare tra Padre Pio e la sua figlia spirituale Raffaelina Cerase abbraccia un arco di tempo di circa 20 mesi. La prima lettera porta la data del 24 marzo 1914 ed è della Cerase, mentre l’ultima di Padre Pio è del 30 dicembre 1915. Le lettere di Raffaelina Cerase furono rinvenute presso l’abitazione della famiglia di Padre Pio a Pietrelcina.
Le lettere raccolte che riguardano Padre Pio e la direzione spirituale sono di due tipi: quelle in cui più chiaramente il santo parla della propria concezione della direzione spirituale e quelle che raccontano di casi particolarmente rilevanti. Attraverso queste lettere, il santo persegue l'obiettivo costante della santificazione delle anime e del progresso nelle virtù.

Le Conferenze e la Guida ad Altre Anime
Un altro nome che ricevette la direzione di Padre Pio fu quello di Rachelina Russo, che scriveva nel suo diario: «Scrissi diverse volte al venerato Padre [quando dimorava a Pietrelcina], chiedendo direzione spirituale per l’anima mia. Il buon Padre si compiaceva rispondermi, dandomi indirizzi spirituali per la santificazione dell’anima mia.»
Padre Pio non aveva ancora avuto l’autorizzazione di confessare a San Giovanni Rotondo, ma i superiori gli permisero comunque di guidare molte anime «che anelavano alla perfezione, per mezzo di conferenze spirituali che si dovevano tenere nella foresteria del convento, non essendovi in quei tempi un locale più adatto», così scrive sempre Rachelina nel diario. A queste conferenze partecipò, successivamente, anche la nipote della Russo, Rachelina Gisolfi. Il bene si propaga sempre e così a queste prime donne si aggiunsero due sorelle di cognome Ventrella e la loro zia, Paolina.
Erano conferenze semplici quelle che teneva all’epoca San Pio: spiegava i cardini della vita cristiana. Al primo posto, poneva la preghiera, strumento fondamentale per poter condurre una retta vita cristiana. Da ciò, passava a ricordare l’importanza dei sacramenti, della meditazione e della lettura spirituale.
A una sua figlia spirituale, Maria Gargani, poi fattasi suora e oggi beata, descrisse persino lo schema della meditazione: «Innanzitutto prepararsi il punto o soggetto che si vuol meditare. Non vi è sempre bisogno di ricorrere al libro per prepararsi il soggetto da meditare, poiché ogni verità di nostra religione può e deve essere oggetto di meditazione per l’anima cristiana. E qui vada osservato che l’anima abitualmente mediti la vita, passione e morte di Gesù Signor nostro. Nessuna anima, per quanto si innalzi nelle vie di Dio, deve ciò trascurare. Preparata la materia da meditare, mettetevi alla presenza di Dio, umiliandovi profondamente alla considerazione di chi siete voi ed a chi vi presentate.»
Il Carattere di Padre Pio: Severità e Vangelo
La figura che quasi sempre emerge dai testi e dalle testimonianze di chi lo ha conosciuto è quella di un frate assai severo. Un tipo di severità che però - è necessario precisare - era dettata fondamentalmente da quella regola di vita che egli stesso ha sempre seguito fin dal momento in cui comprese di essere chiamato alla vita sacerdotale. Il Vangelo, per chi cerca concretamente di seguirlo nella vita di tutti i giorni, non è certamente così “leggero”: richiede impegno.