Molti conoscono la parabola del Buon Samaritano. Tuttavia, poiché viviamo in culture molto diverse da quella della Palestina del primo secolo, ci sono aspetti della storia che potremmo non capire. Quando la ascoltiamo o la leggiamo, non sembra che questa parabola possa impressionarci o sfidare lo status quo del mondo moderno. Invece, il pubblico del primo secolo che avesse udito Gesù raccontare questa parabola ne sarebbe rimasto sbalordito. La parabola è inquadrata dentro una cornice, il dialogo fra un dottore della Legge e Gesù (Luca 10,25-29.36-37).
Il Contesto della Parabola

L'Uomo Ferito: Un'Identità Sconosciuta
La parabola ci racconta pochissimo del primo personaggio, l’uomo derubato e picchiato, ma ci fornisce un fattore cruciale per la storia: fu spogliato e abbandonato mezzo morto. Questo è significativo, perché nel primo secolo le persone erano facilmente identificabili dal tipo di vestiti che indossavano e dalla loro lingua o accento. Il Medio Oriente era governato dai romani, che parlavano latino, ed era ampiamente influenzato da tutto ciò che era greco. Gli studiosi ebrei parlavano ebraico e i contadini ebrei, come la gente comune di tutta la zona, parlavano aramaico. Poiché l’uomo ferito non aveva abiti, era impossibile capire la sua nazionalità. Il fatto che fosse privo di sensi e non potesse parlare rendeva impossibile capire chi fosse o da dove venisse. Essere spogliati non significava solo umiliare una persona, ma anche privarla di qualsiasi segno di appartenenza, cioè dell'identità. Il mondo intero scende da Gerusalemme a Gerico. Il mondo è un immenso pianto.
Il Sacerdote: Ruolo e Obblighi
Il secondo personaggio della storia è il sacerdote. I sacerdoti ebrei in Israele erano il clero che prestava servizio all’interno del tempio a Gerusalemme. C’era una gerarchia nel sacerdozio, con in cima il sommo sacerdote, seguito dai capi sacerdoti. I sacerdoti ordinari prestavano servizio nel tempio con turni di una settimana in un periodo di ventiquattro settimane, per cui ogni sacerdote serviva nel tempio due volte l’anno. Molti non vivevano a Gerusalemme, ma in città vicine come Gerico. In genere i sacerdoti facevano parte della media borghesia, anche se alcuni erano molto ricchi ed erano considerati l’aristocrazia del paese, mentre altri erano poveri. È probabile che il sacerdote tornasse da una delle sue settimane di servizio nel tempio. Per via della sua condizione sociale, è facile che cavalcasse un asino e quindi avrebbe potuto trasportare il ferito fino a Gerico.
Tuttavia, quando lo vide, passò oltre. Il problema era che non poteva stabilire chi fosse il ferito, o di quale nazionalità, dato che era svenuto e nudo. Per giunta, il sacerdote non sapeva se l’uomo era morto e, secondo la legge, avvicinarsi a un cadavere, o toccarlo, lo avrebbe reso cerimonialmente impuro. Se si fosse avvicinato a meno di due metri e si fosse trattato di un morto, il Sacerdote si sarebbe reso impuro e per purificarsi gli ci sarebbe voluta una settimana di riti religiosi, compreso l’acquisto di un animale da sacrificare. Se l’uomo privo di sensi fosse stato vivo e lui l’avesse toccato, ma dopo poco tempo quello fosse morto, il sacerdote si sarebbe dovuto strappare gli abiti, quindi avrebbe dovuto comprarne di nuovi. Aiutare quest’uomo non meglio identificato sarebbe costato molto al sacerdote, in termini rituali e materiali.
Il Levita: Un Clero Minore
Il terzo personaggio della parabola è il levita. Anche se tutti i sacerdoti erano leviti, non tutti i leviti erano sacerdoti. Quelli che non lo erano avevano comunque un ruolo nel tempio; erano considerati un clero minore. Prestavano anch’essi servizio nel tempio per due settimane due volte all’anno. Alcuni erano cantanti e musicisti, altri i servitori del tempio, responsabili della sua pulizia e manutenzione, e aiutavano i sacerdoti. Anche le forze di polizia del tempio erano costituite da leviti. Molto probabilmente il levita si era accorto che il sacerdote aveva evitato il ferito. Vari autori indicano che il tracciato della strada da Gerusalemme a Gerico rende possibile vedere a grande distanza.
Anche il levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Il levita, avendo una posizione sociale inferiore al sacerdote, forse andava a piedi. Anche se non poteva trasportare l’uomo da nessuna parte, avrebbe però potuto prestargli un primo soccorso, perché non era sottoposto alle stesse leggi di purificazione del sacerdote. Anche se doveva essere puro durante la sua settimana di servizio nel tempio, ora non era più tenuto a esserlo. Dalle parole impiegate nella parabola, è possibile che si sia avvicinato all’uomo. Non spiega perché sia passato oltre, ma è possibile che, sapendo che il sacerdote, più esperto di leggi e obblighi religiosi, non aveva fatto niente, abbia pensato che fosse meglio comportarsi allo stesso modo. Un altro motivo per non aiutare potrebbe essere stato il timore per la sua sicurezza, temendo che i banditi fossero ancora nella zona.
L'Inimicizia tra Giudei e Samaritani
I samaritani erano un popolo che viveva sulle colline della Samaria. Tra il 6 e il 7 d.C. alcuni samaritani sparsero ossa umane nel tempio ebraico, contaminandolo. Questa inimicizia è chiara nel Nuovo Testamento. Quando gli ebrei della Galilea viaggiavano a sud per andare a Gerusalemme, spesso facevano la strada più lunga, girando attorno alla Samaria, aggiungendo altri quaranta chilometri, due o tre giorni di viaggio. Questo è un esempio del loro risentimento e della loro ostilità nei confronti degli ebrei e del loro tempio. A questo punto della storia gli ascoltatori originali si sarebbero aspettati che la prossima persona a imbattersi nell’uomo sarebbe stato un ebreo laico, dato l’ordine discendente di condizione sociale: il sacerdote, il levita, il laico. Invece, nella sua storia Gesù si allontana molto dal tracciato, presentando un samaritano disprezzato, un nemico.
La Domanda del Dottore della Legge e la Risposta di Gesù
Il nostro ultimo personaggio è il dottore della legge. Anche se non fa parte della parabola, è proprio a causa delle sue domande a Gesù che essa viene raccontata. Ai tempi del Nuovo Testamento, un dottore della legge equivaleva a uno scriba, uno specialista della legge religiosa, interprete e insegnante delle leggi mosaiche. Questi insegnanti spesso impegnavano altri insegnanti e rabbini in discussioni e dispute. Il dottore si alzò per parlare a Gesù e lo chiamò “maestro”. Il problema di come si ottenesse la vita eterna era dibattuto dagli studiosi ebraici, sottolineando l’ubbidienza alla legge. Gesù gli disse: «Nella legge che cosa sta scritto?», provocando il dottore sul terreno di sua competenza. Il dottore della Legge compie un singolare accostamento: da una parte ricorda l’amore di Dio (citando Deuteronomio 6,5), dall’altra pone l’accento sull’amore per il prossimo (citando Levitico 19,18): «Non farai vendetta e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso».
Gesù gli disse che aveva ragione e che avrebbe dovuto mettere in pratica queste cose. Nella sua frase successiva, il dottore cerca un modo per giustificarsi davanti a Dio. Essere giustificato vuol dire essere considerato meritevole agli occhi di Dio, avere la salvezza. Il dottore sa che può amare Dio osservando la legge, ma questo “ama il tuo prossimo” è un punto un po’ vago. Così vuole sapere chi è il suo prossimo, chi esattamente deve amare. Sa che il suo prossimo include “i figli del tuo popolo” e qualsiasi straniero vivesse nella sua città. A essere messo alla prova è stato proprio il dottore della Legge, con un evidente effetto ironico, costringendo Gesù a cambiare strategia con la parabola.
L'Interpretazione delle Azioni del Sacerdote e del Levita
I motivi che hanno spinto sacerdote e levita a quella scelta sono stati oggetto di molteplici interpretazioni. Tra le più diffuse, vi è quella legata all'impurità rituale. L'uomo derubato e picchiato, lasciato mezzo morto, poteva essere già deceduto o prossimo alla morte. "Mezzo morto" è l'equivalente di una categoria che i rabbini definivano “prossimo alla morte”.
- I sacerdoti non potevano toccare i morti secondo Levitico 21,1-4 per non rendersi impuri, specialmente se erano in servizio o tornavano dal servizio nel tempio.
- Se il sacerdote si fosse reso impuro, avrebbe richiesto una settimana di riti religiosi per purificarsi, incluso l’acquisto di un animale da sacrificare.
- Il levita, sebbene con obblighi minori, avrebbe potuto temere anche lui l'impurità o semplicemente aver seguito l'esempio del sacerdote, ritenuto più esperto nelle leggi.
- La situazione dell'uomo era ignota: era nudo e privo di sensi, rendendo impossibile stabilire la sua nazionalità o il suo stato di vita/morte.
Queste considerazioni, pur non giustificando la mancanza di compassione, illustrano il dilemma in cui potevano trovarsi figure religiose, divise tra i precetti rituali e l'imperativo morale di soccorrere. Tuttavia, il sacerdote e il levita si preoccupavano più delle regole, dei riti e dei doveri religiosi, che di dimostrare misericordia e amore.

I Sacrifici per il Peccato Involontario nel Levitico (Capitolo 4)
Il libro del Levitico fornisce dettagliate istruzioni sui sacrifici, inclusi quelli per i peccati involontari. Il termine "peccato" in ebraico significa "mancare il bersaglio" o "essere fuori armonia con qualcuno". Un peccato involontario non è un peccato accidentale, ma un'infrazione commessa da una persona che vive in generale obbedienza a Dio, in contrasto con un peccato commesso con presunzione (Numeri 15:30).
Il Peccato del Sacerdote Unto
Se il sacerdote che è stato unto pecca involontariamente, rendendo così il popolo colpevole, deve offrire all’Eterno un torello senza difetto come sacrificio per il peccato. Questo rituale specifico per il sacerdote mostra una maggiore responsabilità davanti al Signore e una misura di giudizio più severa.
- Il sacerdote porta il torello all’ingresso della tenda di convegno, posa la mano sulla sua testa e lo sgozza.
- Prende del sangue e lo porta nella tenda di convegno, spruzzandone sette volte davanti all’Eterno, di fronte al velo del santuario.
- Mette un po’ di sangue sui corni dell’altare dell’incenso e versa il resto alla base dell’altare degli olocausti.
- Preleva tutto il grasso dell'animale e lo fa fumare sull’altare degli olocausti.
- La pelle del torello e tutta la sua carne vengono bruciate fuori dell’accampamento, come cosa senza valore, a significare che tutti i motivi egoistici dovevano essere rimossi nel sacrificio per il peccato.

Il Peccato dell'Assemblea d'Israele
Se tutta l’assemblea d’Israele commette peccato per ignoranza, la procedura è simile a quella per il sacerdote. L’assemblea offre un torello, e gli anziani dell’assemblea pongono le mani sulla testa del torello prima che venga sgozzato. Il sangue è distribuito come per il sacerdote unto. Per questo peccato l'espiazione viene fatta per i membri dell'assemblea e sarà loro perdonato.
Il Peccato di un Capo
Se uno dei capi ha commesso peccato per ignoranza, porta come offerta un capro maschio senza difetto. Pone la mano sulla testa del capro e lo sgozza. Il sacerdote prenderà un po’ del sangue e lo metterà sui corni dell’altare degli olocausti, versando il resto alla base dell’altare. Il grasso viene bruciato sull’altare. Il sangue, in questo caso, non entra mai nella tenda di convegno.
Il Peccato di una Persona Comune
Se uno del popolo commette peccato per ignoranza, porta come offerta una capra femmina senza difetto o un agnello femmina senza difetto. Anche qui, la persona posa la mano sulla testa dell'animale e lo sgozza. Il sacerdote prenderà del sangue e lo metterà sui corni dell’altare degli olocausti, versando il resto alla base dell’altare. Tutto il grasso viene prelevato e fatto fumare sull’altare. Questo dimostra che Dio si preoccupa dei peccati involontari delle persone comuni, sottolineando l'importanza di essere perpetuamente purificati e di chiedere perdono per i molti peccati che non conosciamo.
Il Significato Profondo della Parabola
Invece del sacerdote o del levita, la terza persona che entra in scena è un samaritano disprezzato, un nemico. Il samaritano, probabilmente un mercante che trasportava olio e vino, con almeno un animale, ne ebbe compassione. Questa reazione è caratterizzata da un verbo greco che richiama le viscere, cioè i sentimenti più profondi. La sua compassione lo spinse ad agire concretamente.
- Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino, medicamenti dell'epoca.
- Lo caricò sulla sua cavalcatura e lo portò in una locanda, prendendosi cura di lui per tutta la notte.
- Il giorno seguente, lasciò due denari (salario di due giorni) all’albergatore per le cure e promise di ripagare eventuali spese aggiuntive al suo ritorno.
Il samaritano affrontò il rischio di fermarsi a curare il ferito in un luogo pericoloso e mise a rischio la propria sicurezza. Il suo amore fu costoso, in termini di tempo, risorse e denaro. Il suo comportamento, un vero "nuovo decalogo" dell'amore fattivo (vide, ebbe compassione, si avvicinò, versò, fasciò, caricò, portò, si prese cura, pagò, salderò), è l'antitesi di un atto di brigantaggio o inimicizia.
La parabola del Buon Samaritano: testo, significato e spiegazione del messaggio di Gesù
Gesù interrogò il dottore della Legge: «Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Il legale voleva una risposta chiara, categorica, un elenco che delimitasse il "prossimo". La storia di Gesù, però, dimostrava che non c’è una lista che limita chi si è responsabili di amare. Forse l’uomo picchiato non era “legalmente” il prossimo dei due uomini religiosi, non era possibile stabilirlo. Ma il levita e il sacerdote si preoccupavano più delle regole, dei riti e dei doveri religiosi, che di dimostrare misericordia e amore. Quelli che servivano nel tempio e che avrebbero dovuto mostrare misericordia, mancarono di farlo.
Le parole finali di Gesù al dottore della legge furono: "Vai e fa’ anche tu la stessa cosa". Gesù indicava chiaramente che il suo prossimo - il nostro prossimo - è chiunque abbia bisogno, indipendentemente da razza, religione o posizione sociale. Il messaggio di Gesù era che non ci sono limiti quando si tratta di dimostrare amore e compassione a qualcuno, e che la compassione va oltre i requisiti della legge. Invece di porre attenzione su ciò che bisogna fare, Gesù la mise sul tipo di persona che bisogna essere. Essere il prossimo di chi ha bisogno può essere costoso, richiede sacrifici, implica cambiare i propri piani e, talvolta, affrontare rischi. Come cristiani e discepoli di Gesù, siamo chiamati ad amare il nostro prossimo come noi stessi, offrendo assistenza materiale, sostegno emotivo e amicizia, oppure aiuto spirituale, senza limitazioni.