Mathias Neithardt Gothart (1470/80-1528), meglio conosciuto come Grünewald, è stato uno dei più importanti pittori del Rinascimento tedesco. Le sue opere sono cariche di pathos e intensamente drammatiche. Grünewald, infatti, condivise solo in parte l’adesione ai canoni pittorici rinascimentali, scegliendo di mantenere un più radicato legame con la tradizione gotica. Questo legame è reso manifesto da una certa bizzarria inventiva e soprattutto da una forte tensione emotiva e spirituale che si traduce in un disegno tormentato e contorto. Non dipinse mai opere profane, e quasi solo Crocifissioni. Grandissimo e solitario, propose con la sua cupa e folgorante Crocifissione per il Polittico di Isenheim una rappresentazione fra le più crude e drammatiche dell’arte occidentale, condensandovi tutto il travaglio spirituale di un’epoca e di un popolo.
Il Polittico di Isenheim: Una "Macchina Pittorica" in Francia
Il Polittico di Isenheim, noto anche come Altare di Isenheim, è un'opera sorprendente di Mathias Grünewald, realizzata tra il 1512 e il 1515. Si tratta di una “macchina pittorica” imponente, di dimensioni 2,69 x 3,07 metri, costituita da ante fisse e mobili. Queste ante si possono chiudere e aprire, a libro, facendo assumere al polittico tre differenti configurazioni. Attualmente, l'opera è conservata a Colmar (Francia), presso il Musée d’Unterlinden.

Le Tre Configurazioni del Polittico
- Quando è chiuso, il polittico presenta una Crocifissione, con Sant’Antonio abate e San Sebastiano ai lati.
- Alla prima apertura, mostra alcune scene della Vita della Vergine, tra cui l’Annunciazione, il Concerto degli Angeli e una Natività, culminando in una Resurrezione.

La Crocifissione di Isenheim: L'Anatomia del Dolore
La scena della Crocifissione, in particolare, è di un impatto visivo sconvolgente. Il Cristo, gigantesco, è appeso a una croce di legno malamente sgrossata e porta i segni della brutale violenza con la quale è stato torturato. Il suo corpo scheletrico è interamente segnato dalle ferite della flagellazione, oltre che da contusioni e piaghe.
Il capo di Cristo è cinto da una spaventosa corona di spine; le sue mani magrissime, attraversate da grossi chiodi, hanno le dita tese per gli spasmi e flesse in modo innaturale. Così anche i piedi. Accanto alla croce si trovano una pallidissima Vergine, con un’insolita veste bianca, sorretta da san Giovanni Evangelista, e la Maddalena inginocchiata ai piedi del crocifisso, che si fa piccola fino quasi a scomparire. Del tutto anacronisticamente (poiché già morto prima di Gesù), è presente anche il Battista, una presenza ideale che indica Cristo ai fedeli, accompagnato dall’agnello mistico.

L'Impatto Emotivo e il Messaggio di Grünewald
È un’opera la cui violenza colpisce il fedele come un pugno in faccia. La scrittrice Premio Strega Melania Mazzucco ne ha colto la forza, descrivendo l'esperienza di fronte a quest'opera: «è come se avessi visto morire qualcuno, e non l’hai aiutato. E anche se non tornerai più a Colmar, rimane dentro i tuoi occhi e dentro di te, indelebile come una colpa. […] Il pittore ci costringe a guardarlo morire. La visione può risultare intollerabile. […] Ancora oggi si discute se sia lecito mostrare la morte e la sofferenza degli uomini, ogni volta che una foto rubata ce li mostra nel loro orrore. Si parla di pornografia del dolore. Ma Grünewald, chiunque fosse, non vuole scioccare né provocare. Vuole, al contrario, consolare. […] Quel Cristo repellente diceva ai poveri moribondi che anche il figlio di Dio aveva sofferto ogni dolore. In fondo, che anche loro erano figli di Dio.»
Grünewald vuole anche rafforzare la fede. Poiché era credente, sapeva che solo morendo Cristo poteva risorgere. Questo implica che tutto il male sofferto - da lui e dagli uomini - doveva essere accettato e sopportato, perché aveva un senso profondo.
Matthias Grünewald - L’ALTARE DI ISENHEIM
Il Simbolismo del "Crocifisso senza Mani": Un'Interpretazione Universale del Dolore
Sebbene il Cristo del Polittico di Isenheim presenti le sue mani, seppur rappresentate in modo estremamente sofferente e innaturale, il concetto di un "crocifisso senza mani" o "senza braccia" porta con sé un profondo simbolismo legato alla perdita, alla vulnerabilità e all'abbraccio spirituale.
Nella chiesa di un piccolo villaggio tedesco, ad esempio, era conservato un Cristo di notevole bellezza e valore. Si trattava di una figura crocifissa a cui gli abitanti del villaggio erano profondamente devoti. Alla fine della guerra, gli abitanti del villaggio pensarono di restaurarlo, finché qualcuno suggerì di lasciarlo così com'era: senza braccia. Anche a Milano, una chiesa ospita un Cristo simile. Un Cristo senza braccia trasmette un messaggio che non lascia indifferenti: ci abbraccia anche nella sua mancanza e ci invita ad abbracciare gli altri. Questo concetto, pur non riferendosi direttamente a un'opera francese priva di mani, risuona con la rappresentazione della sofferenza estrema e della resilienza spirituale che si ritrova anche in capolavori come quello di Grünewald a Colmar, offrendo una potente metafora della condizione umana.
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