L'Anno Santo, noto anche come Anno Giubilare, è uno degli eventi più significativi nella vita della Chiesa cattolica. Proclamato dal Papa e celebrato a intervalli regolari o in occasioni speciali, è un momento dedicato al perdono, al pellegrinaggio e al rinnovamento spirituale. Durante tutto il Giubileo, i fedeli sono incoraggiati a cercare misericordia, riconciliazione e trasformazione interiore. La sua conclusione non è semplicemente un momento cerimoniale, ma rappresenta il passaggio dalla celebrazione all'impegno spirituale quotidiano, sottolineando che il cammino verso fede e compassione rimane aperto nei cuori dei fedeli.

Il Contesto e il Solenne Rito di Chiusura della Porta Santa
Il rito conclusivo del Giubileo della Speranza, iniziato il 24 dicembre 2024, si è svolto nella Solennità dell’Epifania, il 6 gennaio, nella Basilica di San Pietro. Questo è stato l'ultimo passo nel calendario giubilare, dopo la chiusura delle tre Porte Sante romane il 28 dicembre, con la chiusura finale a San Pietro che sigilla liturgicamente l’Anno Santo.
Alle ore 9:40, in un clima di silenzio orante, Papa Leone XIV ha presieduto il rito di chiusura della Porta Santa. Genuflesso, in silenzio, con le mani giunte e la mitra sul capo, il Pontefice ha tirato l'anta di destra e subito dopo quella sinistra, accompagnato dal tonfo sordo dei due battenti, chiudendo così la Porta Santa e con essa il Giubileo. Questo gesto, carico di storia, tradizioni e suggestioni, ha affidato alla misericordia di Dio le preghiere e le lacrime dei tanti “pellegrini di speranza” che in questi mesi hanno varcato quella porta in cerca di riconciliazione e di pace. Il rito simbolo della conclusione dell’Anno Santo segna la fine di un tempo straordinario di grazia.

I disegni di Dio hanno voluto che un Pontefice, Francesco, avviasse questo tempo speciale per la Chiesa e per il mondo e che a concluderlo fosse un altro, Leone XIV. Nel corso dell’Anno Santo, la Chiesa ha pianto la scomparsa di Papa Francesco, tornato alla Casa del Padre il 21 aprile 2025 (Lunedì dell’Angelo). Pastore vicino agli ultimi, aveva voluto il Giubileo della Speranza come invito concreto alla riconciliazione e alla misericordia. Un precedente simile, con l'apertura e chiusura di un Giubileo da parte di Papi diversi, si trova solo nell’Anno Santo del 1700, aperto da Innocenzo XII e chiuso da Clemente XI.
Un Papa assorto in preghiera, a tratti emozionato e consapevole della solennità del momento, si è mostrato dinanzi al grande portone bronzeo, circondato da fiori e rami verdi, in cui sono scolpiti i momenti salienti della storia della salvezza. Ad accompagnare il Papa in questo momento liturgico c'erano 10 mila fedeli riuniti - nonostante il freddo e l’allerta meteo - in Piazza San Pietro, divenuta per 378 giorni chiesa giubilare all’aperto tra preghiere, canti e pellegrinaggi di oltre 33 milioni di fedeli venuti da ogni parte del mondo. Altre 5.800 persone erano sedute in Basilica per la celebrazione. Tra i presenti figuravano il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, con la figlia Laura, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e Alfredo Mantovano, segretario del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana.

Durante la celebrazione, un diacono ha cantato il Vangelo dell’Epifania (Matteo 2, 1-12); sono stati poi annunciati, in latino, il giorno di Pasqua che quest’anno cadrà il 5 aprile e le date delle prossime solennità liturgiche: inizio Quaresima 18 febbraio; Ascensione del Signore 14 maggio; Pentecoste 24 maggio; prima Domenica di Avvento 29 novembre. Tutti i presenti si sono poi avviati in processione verso l’altare, mentre la Schola cantorum intonava l’Adeste fideles.
L'Omelia di Papa Leone XIV: Interrogativi sulla Vita della Chiesa
Nella Messa per la Solennità dell’Epifania, celebrata nella Basilica di San Pietro, l’omelia di Papa Leone XIV ha intrecciato gioia e turbamento, resistenza e obbedienza, paura e desiderio, riflettendo i sentimenti dei Magi e del re Erode, simbolo di tutti quei contrasti che appaiono nella Sacra Scrittura ogni volta che Dio si manifesta. Il Pontefice ha sottolineato come il Vangelo abbia descritto «la grandissima gioia dei Magi nel rivedere la stella», ma anche «il turbamento provato da Erode e da tutta Gerusalemme» di fronte alla loro ricerca.
L'Epifania come Inizio di Speranza
Leone XIV ha affermato: «Celebriamo oggi l’Epifania del Signore, consapevoli che in sua presenza nulla rimane come prima. Questo è l’inizio della speranza». Ha spiegato che quando Dio si rivela, «nulla può restare fermo» e finisce quella falsa tranquillità che porta a ripetere: «Non c’è niente di nuovo sotto il sole» (Qo 1,9). Al contrario, inizia qualcosa da cui dipendono il presente e il futuro, come annuncia il Profeta: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). È sorprendente che ad essere turbata sia proprio Gerusalemme, città testimone di tanti nuovi inizi. Al suo interno, proprio chi studia le Scritture e pensa di avere tutte le risposte sembra aver perso la capacità di porsi domande e di coltivare desideri, spaventata da chi viene da lontano, mosso dalla speranza, percependo una minaccia dove dovrebbe esserci gioia. Questa reazione interpella anche la Chiesa.
La Ricerca Spirituale dei Contemporanei e il Ruolo della Chiesa
Lo sguardo del Pontefice si è soffermato sulla Porta Santa, l'ultima ad essere chiusa. Questo varco, ha osservato il Papa, «ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova (cfr Ap 21,25)». Al termine dell’Anno Giubilare, la ricerca spirituale dei contemporanei interroga con particolare serietà: «Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza?». Papa Leone ha affermato che i Magi esistono ancora, sono persone che accettano «la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare». «Siamo vite in cammino», ha rimarcato. Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita, un Dio «vivo e vivificante» che ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro. Luoghi santi come Cattedrali, Basiliche, Santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il “profumo della vita”, l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato. Il Papa ha interpellato i fedeli: «C’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?».
La Denuncia dell'Economia Distorta e l'Appello alla Pace
Nel racconto evangelico, Erode teme per il suo trono e cerca di piegare la ricerca dei Magi a proprio vantaggio, accecato dalla paura. La gioia del Vangelo, invece, «libera»: rende prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e creativi, suggerendo vie diverse da quelle già percorse. I Magi portano a Gerusalemme una domanda semplice ed essenziale: «Dov’è Colui che è nato?» (Mt 2,2). È fondamentale che chi varca la porta della Chiesa avverta che il Messia vi è appena nato e che lì è sorta la speranza.
Il Giubileo, ha ricordato il Papa, «è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuol’essere il Dio-con-noi». Dio mette in questione l’ordine esistente, ha sogni che ispira anche oggi ai suoi profeti; è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù, coinvolgendo tutti nelle sue opere di misericordia. Il suo Regno «germoglia già ovunque nel mondo», anche se «subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11,12), come dimostrano i tanti conflitti con cui gli uomini resistono al Nuovo che Dio ha in serbo. Amare e cercare la pace significa proteggere ciò che è santo, nascente, piccolo, delicato e fragile come un bambino.
Papa Leone XIV ha vigorosamente denunciato un’«economia distorta» che «prova a trarre da tutto profitto», osservando che «il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare». Ha posto ai fedeli un’altra domanda: «Ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?»

L'Epifania della Gratuità e la Visione per il Futuro
Da Cristo, ha aggiunto il Pontefice, impariamo a cogliere «i segni dei tempi» (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 4). Il Bambino, che i Magi adorano e che «non ci attende nelle location prestigiose, ma nelle realtà umili», è un «Bene senza prezzo e senza misura». «Nessuno può venderci questo», ha affermato, definendola «l’Epifania della gratuità». «Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle».
L’auspicio di Papa Leone XIV è per «una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne». La sua speranza è che «se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora». Ha invitato a diventare e continuare ad essere “pellegrini di speranza”, insieme.
Al termine della celebrazione eucaristica, il Papa si è recato davanti alla statua di Gesù Bambino in Basilica per un momento di venerazione e ha pregato pure dinanzi alla statua lignea della Madonna della Speranza, proveniente dalla parrocchia di San Marco di Castellabate (Salerno). Successivamente, ha salutato i fedeli in Basilica prima di unirsi a quelli in Piazza per l'Angelus dalla Loggia delle Benedizioni, ricordando che la gioia cristiana nasce dalla manifestazione di Dio in Gesù, che dona speranza anche nelle difficoltà, perché “Dio salva”.
La Lettera Apostolica "Misericordia et Misera" di Papa Francesco
A conclusione del Giubileo, Papa Francesco ha pubblicato la Lettera Apostolica “Misericordia et Misera” il lunedì 21 novembre. Questa Lettera Apostolica, pur riconoscendo i frutti già evidenti di questo anno giubilare, non intende fare un bilancio, bensì esprimere un ringraziamento ed esortare a ripartire dal Vangelo. Essa è stata firmata dal Papa nella solennità di Cristo Re dell’universo, al termine della celebrazione della Messa, in una piazza gremita di fedeli.
Bilancio e il Significato della Misericordia
Il Papa ha definito il Giubileo «un anno intenso, durante il quale ci è stata donata con abbondanza la grazia della misericordia». Ha descritto la bontà e la misericordia del Signore riversatesi sul mondo intero «come un vento impetuoso e salutare», affermando che «davanti a questo sguardo amoroso di Dio che in maniera così prolungata si è rivolto su ognuno di noi, non si può rimanere indifferenti, perché esso cambia la vita».
La Lettera Apostolica inizia con le parole “Misericordia et misera”, che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera. Francesco ha definito questa pagina evangelica «icona di quanto abbiamo celebrato nell’Anno Santo, un tempo ricco di misericordia, la quale chiede di essere ancora celebrata e vissuta nelle nostre comunità». Ha sottolineato che «la misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo», perché «tutto si rivela nella misericordia; tutto si risolve nell’amore misericordioso del Padre».
In un contesto in cui il futuro sembra ostaggio dell’incertezza e in cui «sentimenti di malinconia, tristezza e noia, che lentamente possono portare alla disperazione», «c’è bisogno di testimoni di speranza e di gioia vera, per scacciare le chimere che promettono una facile felicità con paradisi artificiali». Questo l’invito del Papa, secondo il quale «il vuoto profondo di tanti può essere riempito dalla speranza che portiamo nel cuore e dalla gioia che ne deriva». Il perdono è l’imperativo dell’amore, «il segno più visibile dell’amore del Padre, che Gesù ha voluto rivelare in tutta la sua vita». «La gioia del perdono», ha continuato il Papa, «è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza. All’origine di essa c’è l’amore con cui Dio ci viene incontro, spezzando il cerchio di egoismo che ci avvolge, per renderci a nostra volta strumenti di misericordia». L’esperienza della misericordia dona gioia, e il Pontefice ha esortato a non lasciarsela portare via dalle varie afflizioni e preoccupazioni.
La Conversione Pastorale e la Parola di Dio
Papa Francesco ha chiamato le comunità ecclesiali a una vera e propria «conversione pastorale», «plasmata quotidianamente dalla forza rinnovatrice della misericordia». In primo luogo, occorre «celebrare la misericordia» con la liturgia, dove «ogni momento fa riferimento alla misericordia di Dio». Nella vita sacramentale la misericordia ci viene data in abbondanza soprattutto nella celebrazione eucaristica e nei sacramenti della “guarigione”.
Il Papa ha espresso inoltre il desiderio «che la Parola di Dio sia sempre più celebrata, conosciuta e diffusa, perché attraverso di essa si possa comprendere meglio il mistero di amore che promana da quella sorgente di misericordia». Da qui la proposta che «ogni comunità, in una domenica dell’anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo».
Continuazione dei Missionari della Misericordia e Facoltà di Assoluzione
Nella Lettera Apostolica, il Papa ha citato il servizio dei 1.142 «Missionari della Misericordia», inviati da lui in tutto il mondo in occasione del Giubileo, la cui azione pastorale «ha voluto rendere evidente che Dio non pone alcun confine per quanti lo cercano con cuore pentito, perché a tutti va incontro come un Padre». Ha annunciato che «questo ministero straordinario non si conclude con la chiusura della Porta Santa», ringraziandoli per il loro servizio e rivelando il desiderio che «permanga ancora, fino a nuova disposizione, come segno concreto che la grazia del Giubileo continua ad essere, nelle varie parti del mondo, viva ed efficace».
#Giubileo 2015: chi sono "I missionari della Misericordia"
Sottolineando la centralità del sacramento della Riconciliazione, proprio «perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio», il Papa ha annunciato: «concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto». Ha ribadito con tutte le sue forze che «l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente», ma ha esteso la facoltà di rimettere la pena della scomunica, che l’aborto comporta, «fino a nuove disposizioni in proposito». La misericordia viene messa anche in relazione alla consolazione, perché tutti ne hanno bisogno e nessuno è immune dalla sofferenza. L’esperienza della misericordia ci rende capaci di guardare le difficoltà umane con l’atteggiamento dell’amore di Dio.
La Via della Carità e la Nascita della Giornata Mondiale dei Poveri
«Termina il Giubileo e si chiude la Porta Santa. Ma la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata». Nella parte finale della “Misericordia et Misera”, il Papa ha parlato della «via della carità» che siamo chiamati a percorrere ogni giorno con fedeltà e gioia, permettendo di incontrare tanti fratelli e sorelle che tendono la mano. Ha evidenziato come ancora oggi intere popolazioni soffrano la fame e la sete, con masse di persone che migrano in cerca di cibo, lavoro, casa e pace. Ha menzionato la malattia come causa permanente di sofferenza, il problema dell’analfabetismo e la cultura dell’individualismo esasperato che porta a smarrire il senso di solidarietà.
Le opere di misericordia corporale e spirituale costituiscono fino ai nostri giorni «la verifica della grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale», che «spinge a rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone che sono nostri fratelli e sorelle, chiamati con noi a costruire una città affidabile». Alla luce del Giubileo delle persone socialmente escluse, il Papa ha intuito che «come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri».

Questa Giornata, ha chiarito il Pontefice, «aiuterà le comunità e ciascun battezzato a riflettere su come la povertà stia al cuore del Vangelo e sul fatto che, fino a quando Lazzaro giace alla porta della nostra casa, non potrà esserci giustizia né pace sociale». Nelle parole di Francesco, questa nuova Giornata «costituirà anche una genuina forma di nuova evangelizzazione, con la quale rinnovare il volto della Chiesa nella sua perenne azione di conversione pastorale per essere testimone della misericordia».
Riflessioni Finali sull'Anno Giubilare
Mentre l'Anno Santo volge al termine, diventa un momento di riflessione e gratitudine. I pellegrini ripensano ai loro viaggi, alle opere di carità e alla crescita personale vissuta durante questo tempo sacro. Il Giubileo si chiude, ma il suo significato non si esaurisce. L’Epifania ci rimette in viaggio: come i Magi, torniamo alle nostre case con un orientamento nuovo. La Porta si richiude, ma la speranza resta spalancata: nelle famiglie, nel lavoro, nelle città.
La fine dell'Anno Santo è sia un momento di chiusura che di rinnovamento. Mentre le celebrazioni ufficiali giungono al termine, il messaggio di speranza, misericordia e trasformazione continua a risuonare, chiamandoci a far crescere la cultura della misericordia basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri, nella preghiera assidua e nella docilità allo Spirito Santo.