La Chiesa Evangelica di Lesina: Informazioni e Contestualizzazione

Questo articolo fornisce una panoramica informativa sul contesto storico ed ecclesiastico che può influenzare la comprensione delle comunità religiose, inclusa la Chiesa Evangelica, in aree specifiche come Lesina, basandosi su documenti d'archivio e studi sulla clandestinità religiosa.

Mappa dell'Italia meridionale con evidenziata la regione di Lesina

Contesto Ecclesiastico e Capitoli Generali

Il 9 agosto 1952 fu emessa una lettera che forniva un breve cenno sul XVII Capitolo Generale. L'autore attendeva la conclusione del Capitolo Generale XVII e la solennizzazione delle date del 15 e 16 agosto, con nuove professioni nel ricordo della nascita del fondatore, prima di inviare questa prima comunicazione, posta sotto la protezione di Maria Santissima.

Svolgimento degli Esercizi Spirituali e Apertura del Capitolo

La sera del 24 luglio ebbero inizio gli Esercizi Spirituali. Le meditazioni furono dettate da S. E. Mons. Salvatore Rotolo, Prelato di Altamura ed Acquaviva delle Fonti, mentre le istruzioni furono curate da S. E. Mons. Riccardo Pittini, Arcivescovo di S. Domingo, Ciudad Trujillo.

L'ambiente della Casa Madre, la Chiesetta di S. Francesco di Sales, la vicinanza della Basilica di Maria SS. Ausiliatrice (custode di preziose reliquie salesiane), le nuove strutture che permisero di alloggiare Ispettori e Delegati, e persino la mitezza della temperatura, contribuirono a un proficuo svolgimento degli esercizi spirituali, caratterizzati da speciale raccoglimento e fervore, grazie anche all'unzione e alla salesianità esemplare dei predicatori.

27° Capitolo Generale dei Salesiani

La sera del 31 luglio, nella Chiesa di S. Francesco, si tenne la cerimonia di apertura del Capitolo Generale, con il canto del Veni Creator, brevi parole del Prefetto Generale, la lettura degli articoli delle Costituzioni e la Benedizione del Santissimo. Nel pomeriggio, si svolsero le elezioni degli altri Membri del Capitolo Superiore, in uno spirito di famiglia edificante.

Membri Eletti e Rappresentanza Internazionale

Furono eletti il Prefetto generale, il Catechista generale, l'Economo generale e i Consiglieri generali: Don Modesto Bellido, Don Secondo, Don Giorgio Seriè, Don Antonio Candela, Don Giovanni Resende. La famiglia del Capitolo Superiore risultò composta dai rappresentanti delle principali nazionalità in cui si era sviluppata l'Opera salesiana, con l'aggiunta dell'Ispettore dell'Ungheria (a rappresentare i "fratelli gementi oltre cortina") e l'Ispettore di S. Paolo del Brasile, una regione importante dell'America latina. Nella distribuzione dei compiti, Don Resende avrebbe sostituito un altro confratello.

Un ringraziamento pubblico fu espresso al Rev.mo signor San. Due Delegati eccezionali poterono rappresentare i sei Ispettori e i rispettivi Delegati di Polonia, Boemia, Slovacchia, Ungheria e Jugoslavia, ai quali non fu concesso di partecipare al Capitolo.

Iconografia di San Giovanni Bosco

L'Ispettoria Polacca di S. Giacinto, temendo di non ottenere il permesso di espatrio per i suoi rappresentanti, delegò ufficialmente il Sae. Antonio Guzik, residente negli Stati Uniti e incaricato di procurare aiuti tra i connazionali profughi. Anche l'Ispettoria Slovacca cercò di farsi rappresentare, pur non avendo potuto riunire il Capitolo Ispettoriale. Un sacerdote, il cui nome non è prudente pubblicare, riuscì a evadere e giunse il 23 luglio, vigilia degli Esercizi Spirituali, esponendo il suo segreto mandato, il cui caso fu sottoposto alla Santa Sede.

Discussione dei Temi e Cura del Personale in Formazione

Le trattazioni dei temi si svolsero con massima diligenza, dapprima in commissione (2, 4 e 5 luglio), poi validate nelle sedute generali, iniziate il 6 luglio e terminate la sera del 14, vigilia della festa di Maria SS. Assunta in Cielo.

Un argomento di primaria importanza era la cura del personale in formazione. I giovani aspiranti, i novizi, i neoprofessi chierici e coadiutori, i tirocinanti, i teologi, gli studenti universitari, i giovani vicecapi o factotum delle Case, e i sacerdoti del primo quinquennio, rappresentano il termometro dell'avvenire della Congregazione. È dovere assoluto degli anziani prendersi cura di questa porzione della Famiglia, la cui preparazione seria e completa richiede l'impegno di tutti per formare in essi il vero spirito salesiano, attraverso buoni esempi, consigli, aiuto, correzione caritatevole, conforto nelle difficoltà e prevenzione degli errori, creando un ambiente di famiglia che evochi il piacere di "abitare insieme tra fratelli".

Un'autorità distaccata o sussiegosa verso i giovani allievi o i confratelli dipendenti non è di tipo salesiano e produce freddezza, diffidenza e una legalità antipatica e dannosissima. È doloroso per i Salesiani di vero zelo constatare la richiesta di soccorso per la gioventù abbandonata, le cristianità senza pastori e le missioni prive di operai, e dover rispondere a benefattori, autorità civili, Vescovi e Congregazioni Romane, o al Sommo Pontefice, che non si può accogliere un'opera apostolica per mancanza di personale. Molti Ispettori soffrono nel vedersi offrire Istituti e Case pronte e attrezzate, senza poterle accettare per la stessa ragione. Inoltre, alcune Case dipendono ancora molto da personale esterno, non salesiano e talora impreparato al compito dell'educatore cristiano.

Proposte per le Vocazioni e l'Azione Salesiana

Sono giunte da ogni Ispettoria proposte e suggerimenti, dettati dallo zelo di molti confratelli, per ovviare a inconvenienti e pericoli per le vocazioni dei giovani e dei confratelli. È necessario essere audaci nel bene, con la santa audacia di San Giovanni Bosco. I giovani non amano i mezzi termini: o si educano all'eroismo del bene o infiacchiscono nella stagnante mediocrità, diventando scettici. Non si deve cercare di rendere facile o amena la vita degli allievi, ma piuttosto di suscitare entusiasmo per l'arricchimento dell'anima nella vita della Grazia, nell'acquisto delle virtù necessarie: la giustizia, la fortezza, la carità, il dominio di sé, l'emulazione nel bene. Le palestre di tale ginnastica morale si trovano nelle Compagnie religiose fiorenti.

È una calda raccomandazione che, se si desiderano vocazioni tra i giovani e si vogliono conservare quelle dei confratelli triennali, è necessario che in tutte le Case le Compagnie trovino terreno adatto e fioriscano. L'Azione Cattolica ha dato frutti mirabili ovunque, se sapientemente organizzata nelle varie Nazioni e Diocesi; ad essa si devono indirizzare i giovani come meta finale per coloro che sentiranno la vocazione di militare nelle sue file dopo la vita collegiale. Ma negli Istituti e Oratori, la via regia per coltivare lo spirito religioso, la frequenza dei S. Sacramenti, la familiarità, l'allegria, il sistema preventivo, l'intesa amichevole tra i ragazzi e l'amore allo studio, al lavoro, alla disciplina è l'organizzazione sapiente delle Compagnie.

Tutti i Superiori devono occuparsene, direttamente o indirettamente, favorirne le iniziative, e concorrere con stima e opera a valorizzarle davanti ai giovani e nei rapporti con gli esterni. Fortunati quei Direttori che sapranno unire menti e cuori a questo intento: troveranno facilitato il loro compito educativo e moltiplicheranno le belle iniziative per rendere serena e fruttuosa la vita degli internati e degli Oratori. Le Compagnie devono poter allargare la loro attività in ogni settore della Casa, portando ovunque lo zelo per il buon andamento di tutto ciò che interessa l'educazione morale, intellettuale e fisica; dalla chiesa alla ricreazione, dalla scuola al laboratorio, le Compagnie devono tutto vivificare con la carità fraterna affinché i buoni siano sempre e dappertutto i primi con l'appoggio di tutti i Superiori. Così la pensava San Giovanni Bosco, come ben appare dalla vita del Beato Domenico Savio. In tal modo si prepareranno per la Società generosi e simpatici apostoli e per la Chiesa ministri ricchi di risorse in ogni ramo di attività.

La Vita Spirituale come Fonte di Vitalità

La prosperità della Congregazione e la fonte della sua vitalità risiedono in una vita spirituale fervente in ciascuno dei confratelli, che permetterà al Signore di moltiplicare fiori e frutti di zelo nelle Case e nelle anime affidate.

Programma di Preghiera Universale

Per assicurare questo fervore di bene universale e costante, come già annunciato ai Capitolari, si propone di invitare tutte le Ispettorie a unirsi in preghiera, come già proposto per festeggiare l'anno giubilare del defunto Don Ricaldone. In ciascuna settimana dell'anno prossimo, si uniranno fraternamente nella preghiera per ciascuna Ispettoria, per i Superiori, confratelli, allievi e dipendenti, per i cooperatori e gli ex-allievi, per i vivi e per i defunti. Tutti i confratelli si uniranno con le loro intenzioni e il Rettor Maggiore applicherà una S. Messa a quello scopo, all'altare della Regina Ausiliatrice o di San Giovanni Bosco.

Per maggiore comodità e una distribuzione più semplice, l'assegnazione delle settimane dell'anno comincerà dalla prima domenica di gennaio. Ogni Ispettoria godrà così dalla domenica al sabato successivo della propria settimana di preghiere. Il sabato sarà riservato alle intenzioni delle Figlie di Maria Ausiliatrice che appartengono all'ambito di ciascuna Ispettoria. Il calendario delle settimane di preghiera è il seguente:

  • 1ª Sett. 4 Gen. 1953 = Ispettoria Centrale
  • 2ª » 11 » -= » Subalpina
  • 3ª » 18 » = » Adriatica
  • 4ª » 25 » = » Ligure-Toscana
  • 5ª » 1 Febbraio = » Lombardo-Emiliana
  • 6ª » 8 » = » Napoletana
  • 7ª » 15 » = » Novarese
  • 8ª » 22 » = » Romana
  • 9ª » 1 Marzo - » Sicula
  • 10ª » 8 » = » Veneta
  • 11ª » 15 Marzo = » Austriaca
  • 12ª » 22 » = » Belga
  • 13ª » 29 » = » Boemo-Morava
  • 14ª » 5 Aprile = » Slovacca
  • 15ª » 12 » = » Francese-Nord
  • 16ª » 19 » » Francese-Sud
  • 17ª » 26 » = » Germanica
  • 18ª » 3 Maggio = » Inglese
  • 19ª » 10 Maggio = [...]
  • 27ª » 5 Luglio 1953 = Ispettoria Ungherese
  • 28ª » 12 » = » Orientale
  • 29ª » 19 » = » Antille-Messico
  • 30ª » 26 » = » Argent. S. F. Sales
  • 31ª » 2 Agosto = » Argent. S. F. Solano
  • 32ª » 9 » » Argent. S. F. Zaverio
  • 33ª » 16 » = » Argent.-Paraguay
  • 34ª » 23 » = » Brasiliana M.
  • 35ª » 30 » » Brasiliana S. L.
  • 36ª » 6 Settembre = » Brasiliana S. Alfonso
  • 37ª » 13 » = » Brasiliana S. G. Bosco
  • 38ª » 20 » = » Centro America
  • 39ª » 27 » = » Cilena
  • 40ª » 4 Ottobre = » Colombiana
  • 41ª » 11 » = » Equatoriana
  • 42ª » 18 » = » Perù-Boliviana
  • 43ª » 25 » = » Stati Uniti Est
  • 44ª » 1 Novembre = » Stati Uniti Ovest
  • 45ª » 8 » - » Uruguaiana
  • 46ª » 15 » = » Venezuelana
  • 47ª » 22 » =_- » Cinese
  • 48ª » 29 » = » Giapponese
  • 49ª » 6 Dicembre = » Indiana del Nord
  • 50ª » 13 » » Indiana-Sud
  • 51ª » 20 » = » Siamese
  • 52ª » 27 » » Malati e Case di formazione

Concludendo, dopo la commovente relazione del Delegato slovacco, in Capitolo fu presa all'unanimità la decisione di aggiungere, "pro tempore" dopo la lettura spirituale e in seguito all'invocazione, una preghiera speciale. Questo per incoraggiare quei confratelli e rendere più vivo il bisogno di preghiere per loro e per la causa della Chiesa Cattolica perseguitata nei paesi di regime bolscevico. Il Rettor Maggiore sottoscrisse affettuosamente.

Eventi e Decisioni Post-Capitolo

Tra gli eventi successivi al Capitolo Generale si annoverano:

  1. Il Convegno dei Cooperatori Salesiani a Roma, dall'11 al 13 settembre, con un discorso del Papa.
  2. L'Udienza pontificia del 21 settembre.
  3. Visite straordinarie delle Ispettorie in Congo Belga, Sud Africa, Oriente, Spagna, Africa Nord, Antille e Messico, Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay.
  4. La presentazione delle Deliberazioni del XVII Capitolo Generale.
  5. Le direttive del Direttore Spirituale Generale sull'Associazione dei Devoti di Maria SS.
  6. La Bolla di Canonizzazione di S.ta Maria Domenica Mazzarello (in latino e italiano).
  7. L'Ufficio proprio di S.ta Maria Mazzarello (in latino e italiano).
  8. La Concessione alla Società Salesiana della Messa ed Ufficio in onore del B.to Pio X.
  9. Il Decreto di Introduzione della Causa di Mons. Versiglia e Don Caravario.
  10. Il Discorso di Sua Santità.

Il 7 ottobre 1952, in occasione della Festa del Santissimo Rosario, fu comunicato il successo del primo Convegno dei Cooperatori Salesiani a Roma. Questo successo fu confortante per il numero di partecipanti, la loro pietà e l'ordine delle manifestazioni, l'eloquenza degli oratori ufficiali, e la presenza di numerosi Vescovi e del Sostituto Segretario di Stato. Il Bollettino Salesiano avrebbe fornito una cronaca dettagliata delle tre giornate. Un momento solenne fu la benedizione da parte del Cardinale Vicario della prima pietra del tempio in onore di San Giovanni Bosco, al centro di un'opera grandiosa per la gioventù, lungo la via Tuscolana. Questa via, che nasce dalla Basilica di San Giovanni in Laterano e che San Giovanni Bosco aveva profeticamente indicato come popolata di case salesiane, vedeva ora allinearsi la Chiesa parrocchiale in onore di Maria Ausiliatrice accanto all'Istituto Pio XI, la nuova costruzione della Chiesa in onore di S. Giovanni Bosco e sulle colline prospicienti le case di Frascati, Capocroce, Grottaferrata, Castelgandolfo, Genzano e Lanuvio.

Il 12 settembre, la comitiva dei Congressisti si recò in autopullman a Castelgandolfo, dove Sua Santità concesse un'udienza. Il cortile interno, gremito, radunò tutti attorno al Sommo Pontefice, che si presentò al balcone per parlare e benedire. La gioia comune esplose in evviva e applausi, a cui il Papa rispondeva con un sorriso. Il suo discorso fu accolto con religioso silenzio. Il prezioso documento sarebbe stato riportato integralmente tra le Comunicazioni ufficiali di quel numero degli Atti, affinché i Direttori potessero servirsene con i loro Cooperatori e tutti i Bollettini potessero riprodurlo, traducendolo e commentandolo opportunamente.

La gioia di vedere il Papa e l'emozione di un'udienza privata sono indescrivibili. L'attesa per un'udienza personale fu prolungata da due o tre rimandi, protraendosi per una dozzina di giorni. Sua Santità si degnò di ricevere l'autore domenica mattina 21 settembre.

Clandestinità e Cristianesimo Primitivo

Il termine "clandestino", nel suo significato contemporaneo negativo, può essere provocatoriamente accostato al "civis romanus christianus" del II secolo. Oggi come allora, il clandestino è un migrante accusato dei mali della società (Tert. Ap. XL, 2), che rimane in una zona d'ombra, oltre i confini della legge, non integrato nel sistema di valori politici e giuridici, fino a definirsi "un forestiero senza patria" (Ep. ad Diogn. V, 5).

Migrazione Ideologica e Conflitto con le Istituzioni Romane

La storia dei primi due secoli del cristianesimo, e in particolare il periodo in cui esso migrò ideologicamente dalla sua culla (il giudaismo in Palestina) per diffondersi nel principato romano, portò a uno scontro con le istituzioni. Una prima parte si concentra su passi neotestamentari, in particolare negli Atti degli Apostoli, dove emerge il "limite" del giudaismo, fondato su un'identità di nazione (λαός), che non poteva aprirsi ai gentili come invece fece il cristianesimo.

Da qui si sviluppò un'aspra polemica, che continuò in alcuni autori cristiani del II secolo: il cristianesimo rivendicava di essere l'unico e vero erede dell'ebraismo, quest'ultimo una sorta di puzzle più o meno uniforme delle utopie teocratiche delle élite sacerdotali e scribali di Gerusalemme, formatosi dopo la nascita del primo nucleo della diaspora (VI secolo a.C.).

L'accoglienza del cristianesimo da parte di alcuni gentili diede inizio a uno scontro giuridico, politico e ideologico con le istituzioni romane. Una seconda parte propone una nuova interpretazione dello scambio epistolare tra Traiano e Plinio il Giovane (Ep. X, 96 ed Ep. ad Plin. X, 97) tra il 109 e il 113, per scoprirne le sottigliezze argomentative che diedero vita al primo atto legislativo contro i cristiani. I suoi contenuti sono preziosi perché chiariscono le scelte delle istituzioni all'epoca di Marco Aurelio, riportate in diversi documenti, tra cui il "Martyrium Lugdunensis" (ap. Eus., H.E. V. 1-2), che racconta minuziosamente il massacro subito da cristiani a Lione, probabilmente nel 176.

Ricostruzione storica della città romana di Lione

Approccio Legale Romano e la "Infexibilis Obstinatio"

L'analisi giuridico-politica di questo documento delinea l'approccio legale delle istituzioni e conferma che la politica di Marco Aurelio ricalcava quella di Traiano. Entrambi non volevano fare dei cristiani dei martiri a tutti i costi. Cercavano piuttosto di indurli ad abiurare per reintegrarli nel solco delle antiche tradizioni romane, il mos maiorum. Un obiettivo che assumeva maggiore importanza se tra gli accusati c'erano dei "cives", rappresentanti o difensori del mos maiorum, chiamati a rispettarlo in maniera particolare. Ciò spiega la decisione del legato augusteo di punire in maniera esemplare l'«inflexibilis obstinatio» - come la chiamava Plinio (Ep. X, 96. 3) - di un "civis" noto in città e renitente all'abiura. Il legato, oltrepassando i limiti del suo "imperium" sui "cives" sanciti dalla "Lex Iulia de vi", condannò questo "civis" non alla decapitazione (come voleva la prassi ribadita da Marco Aurelio) ma a bruciare su una sedia di ferro.

L'analisi del "Martiyrium Lugdunensis" mostra inoltre che, come stabilito da Traiano, solo a seguito di una "delatio" il cristiano poteva essere portato in giudizio e non andava ricercato d'ufficio. Nel caso di Lione, spesso questa accusa formale veniva compiuta dai pagani in massa a causa della reputazione negativa sui cristiani, ascrivibile ai presunti atti disumani da loro compiuti e che Plinio il Giovane definiva «flagitia cohaerentia nomini» (Ep. X, 96. 2). Questi provocavano vessazioni di ogni tipo, atti d'intolleranza, violenza ed esclusione dai luoghi pubblici.

In conclusione, che il "civis christianus" fosse davvero un "clandestinus in patria" si evince anche dalla sua prospettiva, un vero ossimoro per le istituzioni romane: l'abiura e il conseguente adempimento, anche solo "pro forma", dei culti che mostravano devozione verso il "mos maiorum" e verso il "princeps" erano considerati atti inconciliabili con la sua fede, essendo il cristianesimo una religione esclusivista.

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