Scoperta e Significato del Laudario di Cortona
Il Laudario di Cortona è un manoscritto di straordinaria importanza storica e culturale, annoverato tra i più antichi documenti che testimoniano la melodia su testo in lingua volgare italiana. Fu ritrovato nel 1876 da Girolamo Mancini, bibliotecario della Biblioteca dell'Accademia Etrusca e del Comune di Cortona, in un sottoscala della stessa biblioteca, in uno stato di conservazione pietoso. Ripulito e catalogato con il numero 91, è tuttora conservato in questa istituzione, rappresentando per la città di Cortona un motivo di vanto e prestigio.
Il codice, la cui copia si ritiene sia avvenuta tra il 1270 e il 1297, appartenne alla Confraternita di S. Maria delle Laude, presumibilmente attiva dalla fine del Duecento in poi presso la chiesa di S. Francesco a Cortona. Questa associazione laica, come altre sorte in Umbria e Toscana nel XII secolo, giocò un ruolo fondamentale nella diffusione delle laude come canto devozionale.

Struttura e Contenuto del Manoscritto
Il Laudario di Cortona è un codice manoscritto composto da 171 carte di pergamena, privo di miniature, con il testo poetico scritto in caratteri gotici e la musica in notazione quadrata su tetragramma. Il manoscritto contiene un totale di 66 laude, di cui 46 dotate di notazione musicale.
Il volume si può dividere in due parti principali:
- La prima parte contiene 45 laude, probabilmente trascritte da una sola mano, tutte corredate delle rispettive melodie fino alla prima strofa. Fa eccezione la quinta lauda, Ave Maria gratia plena, per la quale è presente la melodia ma senza notazione.
- La seconda parte, di composizione più recente e compilata a varie riprese, ha inizio con l'indice dei componimenti della prima serie e prosegue con altre 19 laude prive di musica.
Per quanto riguarda la datazione, si suppone che la prima parte del manoscritto sia stata *scritta* prima del 1250, poiché mancano laude in onore del Beato Guido Vagnottelli (morto intorno a quella data) e di S. Margherita (morta nel 1297), figure molto venerate dal popolo. Tali laude sono invece presenti nella seconda parte della raccolta, che per questo motivo risalirebbe sicuramente agli inizi del Trecento.
Il contenuto delle laude è vario: le prime sedici sono interamente dedicate alla Madonna. Successivamente, la lauda n. 17 è dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, mentre la 18 e la 40 a Maria Maddalena. Dalla 19 alla 32, le laude fanno riferimento alle ricorrenze dell'anno liturgico, come Natale, Quaresima, Resurrezione, Pentecoste e Trinità. Le laude 33, 35 e 45 hanno per oggetto l'amore a Cristo, mentre la 34 e la 36 riguardano il disprezzo per le cose terrene. A San Francesco sono dedicate la 37 e la 38, e la 39 a Sant'Antonio di Padova. Altre laude sono rivolte a santi quali S. Michele Arcangelo, S. Giovanni Battista, gli Apostoli.
La Lauda: Origini e Caratteristiche
La lauda, nata inizialmente in Umbria e Toscana sull'esempio della "ballata" in lingua volgare già praticata dai poeti del tempo, si diffuse per tutta l'Italia centrale e settentrionale. Affermandosi come canto devozionale, favorì la nascita di confraternite laiche (Laudesi, Flagellanti) il cui scopo principale era quello di intervenire con il canto nelle processioni o in particolari liturgie. Questo fenomeno rappresentava una forma di espressione più vicina alle sacre tradizioni popolari, specialmente nell'Italia Centrale dove la cristianità era più sentita, seguendo anche gli insegnamenti di San Francesco che invitava alla partecipazione al culto e al canto collettivo.
Le laude, dal carattere lirico-narrativo, sono appelli alla penitenza e invocazioni alla misericordia divina. Narrano anche episodi della vita di Cristo, le gioie e i dolori della Vergine Maria, e storie di santi. Gli autori dei testi, appartenenti a queste confraternite, mostrano di possedere buone conoscenze della cultura ecclesiastica medievale, della versificazione romanza e, in alcuni casi, della cultura araba. Le laude sono infatti ricche di artifici retorici e la loro struttura metrica è raffinata, scritte tutte in forma di ballata, composte cioè da diverse strofe intervallate da un ritornello.
Una caratteristica peculiare del Laudario di Cortona è la notevole presenza di aggettivi, spesso al grado superlativo, che esaltano le qualità della Madonna, di Gesù Cristo e dei santi, e quelle negative dei peccatori. Il linguaggio è molto diretto e immediato, arricchito da espressioni quotidiane (ad esempio, la Madonna che allatta il bambino è chiamata "madre nutrice", "pulcell'amorosa"), mantenendo così uniti il mondo spirituale e quello terreno. Anche i cinque sensi sono spesso protagonisti dei versi delle laude: il peccato "puzza", è "buio"; la grazia è "luminosa", "soave", ha un "sapore piacevole".
Il fatto che in quattro laude venga citato il nome di Garzo non è sufficiente a dimostrare che questo personaggio sia l'autore dell'intera raccolta. Egli, forse, fu il redattore, colui che ne stabilì il contenuto scegliendo i migliori canti in circolazione e ordinandoli secondo un criterio estetico ben preciso, inserendo poi quattro laude di propria composizione, quelle appunto che riportano il suo nome.
Le Prime Laudi Mariane
Le prime sedici laude del Laudario di Cortona sono tutte dedicate alla Madonna. In queste laude, Maria viene messa in relazione agli elementi del locus amoenus ("rosa", "frutto", "giglio") tramite una serie di paragoni che rendono scorrevole e ritmica la lettura o l'ascolto dei componimenti. Di seguito la lista di queste laudi mariane:
| N. | Folio | Titolo |
|---|---|---|
| 1 | 1v - 3v | Venite a laudare |
| 2 | 3v - 5v | Lauda novella sia cantata |
| 3 | 5v - 8v | Ave, donna santissima |
| 4 | 8v - 10v | Madonna santa Maria |
| 5 | 12v - 14v | Ave, regina gloriosa |
| 6 | 14v - 17 | Da ciel venne messo novello |
| 7 | 17 - 19v | Altissima luce col grande splendore |
| 8 | 19v - 22 | Fami cantar l'amor di la beata |
| 9 | 22 - 24 | O Maria, d'omelia |
| 10 | 24 - 25v | Regina sovrana de gram pietade |
| 11 | 25v - 27 | Ave, Dei genitrix |
| 12 | 27 - 29 | O Maria, Dei cella |
| 13 | 29 - 32v | Ave, vergene gaudente |
| 14 | 32v - 34v | O divina virgo, flore |
| 15 | 34v - 36v | Salve, salve, virgo pia |
| 16 | 36v - 38 | Vergene donçella da Dio amata |
Analisi Dettagliata delle Laudi Mariane Scelte
"Madonna, Santa Maria, mercé de noi peccatori"
Questa lauda è strutturata in otto quartine di cui ogni verso è formato da sette o otto sillabe. La rima è abbastanza irregolare, anche se la tendenza è quella della terzina rimata seguita da una diversa terminazione dell'ultimo verso. In questa lauda, i fedeli si rivolgono a Maria affinché interceda per loro presso il figlio Gesù Cristo, perché possa perdonarli dei loro peccati. Il tema del peccato qui è molto sentito e si evidenzia l'assoluta devozione dei fedeli alla Madonna e a Gesù, che culmina con la penitenza, a cui segue il forte desiderio di perdono per evitare l'inferno. Il testo inizia con un'invocazione diretta:
Madonna santa Maria,
merçé de noi peccatori!
Faite prego al dolçe Cristoke
ne degia perdonare!
"Ave Maria gratïa plena, virgene madre beata!"
Questa lauda è la quinta tra le 45 della prima parte del codice, ed è l'unica per la quale la melodia è presente ma senza notazione musicale. Il testo si concentra sull'annunciazione e sulla purezza di Maria, esaltandola come portatrice di salvezza per l'umanità:
Ave Maria gratïa plena,
virgene madre beata!
Ave Maria gratïa plena,
stella dïana, luce serena,
de vita via per cui de pena
è la gente liberata!
La lauda prosegue celebrando la grande allegrezza e l'umiltà di Maria nell'accogliere l'annuncio divino, ponendola come porta sicura del paradiso e lodando l'angelo Gabriele per il suo saluto. Si conclude con l'affermazione della fede di Maria nell'essere "obumbrata" da Dio.
"O divina virgo, flore"
In questa lauda, la Vergine è celebrata tramite il paragone con un fiore, e le viene reso grazie per aver portato «'l vino e ‘l pane, cioè ‘l nostro Redentore». Da questo momento in poi si snoda, per tutta la durata della lauda, un elenco, in funzione amplificante, delle molteplici qualità che appartengono alla Madonna. La struttura è organizzata a partire da un distico iniziale seguito da una serie di quartine; i versi sono in ottave. Moltissimi sono gli arcaismi e vi è anche una frase interamente scritta in latino (vv. 11-12) per dare maggiore sonorità e musicalità alla lauda. Il ritmo viene scandito dai continui riferimenti alla Vergine in ogni strofa, spesso rivolgendosi a lei utilizzando la seconda persona singolare, come l'anafora del "tu" all'inizio di alcune strofe o il riferimento diretto nei versi 15, 19, 22, 23, 25, 33, 39, 45. Il ritmo è dato poi dalla continua enumerazione delle caratteristiche divine che caratterizzano Maria e dalla lode delle sue innumerevoli virtù. La rima è del tipo AA-BBBA-CCCA-DDDA e così via sino all'ultima strofa, in cui troviamo una climax nel momento in cui vengono presentate alcune delle doti della Madonna ("viritade", "umiltade", "umanitade"). Inoltre, moltissime strofe (vv. 10, 14, 18, 46) si concludono con un verso dedicato al motivo principale per cui la Vergine viene venerata così ampiamente: la nascita di suo figlio Gesù Cristo, che compare nella lauda citato con diversi nomi (Redentore, Salvatore, Cristo, Iesù) e che è la causa dell'adorazione di Maria.
"Regina sovrana de gran pietade"
Nella lauda "Regina sovrana de gran pietade", la Vergine, presentata all'interno di paesaggi idilliaci in cui si celebra tutta la sua grazia, viene esortata affinché doni riposo a coloro i quali hanno subito un lutto. La Vergine, attraverso tutta una serie di metafore, viene paragonata alle bellezze del creato, come le stelle, il sole splendente, la rosa, il frutto piacevole, il giardino ornato di fresca verdura e il bel giglio d'orto. Queste immagini poetiche rafforzano l'idea di Maria come fonte di conforto e speranza per l'uomo penitente.
Regina sovrana de gran pietate
e te, dolze mate, aggiam reposanza.
Stella chiarita con grande splendore,
gente smarrita traeste d'errore
reggi la vita, sì ch'a tuttel'ore
ti serviam lenza.
Aspetti Musicali e Fenomeno del "Contrafactum"
Le melodie presenti nel laudario sono influenzate da melodie gregoriane preesistenti, contaminate da ritornelli di danze e canzoni popolari, mostrando così il connubio tra il sacro e il popolare. Le prime laude hanno forma monofonica, probabilmente influenzate dalla musica dei trovatori, con la quale presentano numerose affinità riguardo il ritmo, la linea melodica e la notazione. Se nei primi tempi prevalgono forme semplici e austere, con una nota o poche note per sillaba, nel corso del Trecento le intonazioni melismatiche si protendono verso i vocalizzi dell'Ars Nova fiorentina. Almeno fino alla metà del XIV secolo, le intonazioni non abbandonano le forme della monodia pura, limitandosi talvolta a essere integrate dall'accompagnamento strumentale di viole, liuti, salteri e trombe, come indicato dalle miniature degli stessi laudari. Laude armonizzate a tre o a quattro voci appaiono in qualche raccolta dei primi anni del Quattrocento.
L'asimmetria esistente tra testo e melodia nella gran parte dei componimenti, induce a supporre che molte laude siano contrafacta, ovvero melodie liturgiche e profane preesistenti, adattate a testi nuovi. Questo procedimento, assai diffuso nel XIII secolo, trova un esempio nel codice cortonese: la lauda 11 (Regina sovrana, de gran pïetade) è un contrafactum della 8 (Altissima luce col grande splendore), la cui melodia viene conformata, con evidenti cambiamenti, alla diversa struttura del nuovo testo.
Laudario di Cortona, 13th c.: Laudar vollio per amore
I problemi interpretativi delle laudi includono anche quello esecutivo, con dibattiti sulla lettura ritmica o libera. Per le esecuzioni ritmiche e le emendazioni alle linee melodiche con uso delle alterazioni, sono state prese in considerazione le pubblicazioni scientifiche di eminenti studiosi come Clemente Terni, Theodore Karp e Martin Dürrer. La riscoperta e l'esecuzione moderna del Laudario di Cortona segnano spesso nuove collaborazioni tra enti musicali, come la Corale Bonagiunta e il Conservatorio G.B. Pergolesi di Fermo, che hanno eseguito una particolare edizione curata dal musicista Fernando Liuzzi, il quale ha estratto 10 laudi con le rispettive armonie, appartenenti al ciclo della Natività, Passione e Resurrezione di Cristo.
Storia Editoriale del Laudario di Cortona
Il Laudario di Cortona è stato oggetto di studi approfonditi e oggi conta undici edizioni integrali in trascrizione moderna. Le prime edizioni parziali apparvero nel 1880 e nel 1889, rispettivamente a cura di Rodolfo Renier e Girolamo Mancini. Successivamente, Guido Mazzoni pubblicò a Bologna, nel 1890, i testi completi della prima parte, mentre Gilberto Brunacci trascrisse e pubblicò quelli della seconda parte, che si presentava assai deteriorata.
Dei circa duecento laudari giunti fino a noi, solo due contengono, oltre ai testi, anche le melodie, assumendo per questo un'importanza fondamentale: oltre al Laudario di Cortona, vi è il Magliabechiano II.I.122 della Biblioteca Nazionale di Firenze, conosciuto anche come Laudario Fiorentino, databile tra il 1310 e il 1340.