Il complesso monumentale di Santa Maria Novella a Firenze custodisce tesori artistici di inestimabile valore, tra cui spiccano gli affreschi del Chiostro Verde. Questo ambiente, cruciale nella vita conventuale e centro d'organizzazione degli spazi architettonici, è così chiamato per la predominante coloritura parietale monocroma "a sugo d'erbe e terra verde" dei suoi cicli pittorici quattrocenteschi.

Il Chiostro Verde: Dalla Costruzione al Ciclo della Genesi
Il Chiostro Verde, snodo dei movimenti interni che interconnetteva dormitorio, refettorio, capitolo e chiesa, fu costruito a metà circa del XV secolo, basandosi su un progetto di fra' Giovanni Campi e fra' Jacopo Talenti. Sebbene già attestato come "primo" e "secondo chiostro" in atti notarili del 1304, la sua configurazione attuale prese forma con la costruzione del lato lungo la chiesa, seguito da quello meridionale. La realizzazione del lato settentrionale coincise con l'edificazione del Capitolo Conventuale, poi noto come "Cappellone degli Spagnoli", tra il 1340 e il 1350.
Le pareti del chiostro furono affrescate, talvolta con tecnica mista (a fresco e a secco), nel corso del primo Quattrocento. Il ciclo iconografico è interamente impostato sul libro della Genesi (capitoli 1-34), narrando la storia biblica dalla Creazione fino al patriarca Giacobbe, a giudicare da quanto realizzato. Le uniche decorazioni pittoriche trecentesche si trovano nella galleria settentrionale, accanto all'ingresso del Cappellone degli Spagnoli, e nelle volte, con busti di Santi e Beati domenicani in cornici polilobate.
Questioni Conservative e Restauri
Il chiostro ha sofferto a lungo di problemi di conservazione. Il degrado di molte strutture murarie e ornamentali a livello di pian terreno ha avuto effetti devastanti sugli affreschi. Ancora più drammatico e cronico è stato il problema di umidità e infiltrazioni idriche, denunciato fin nelle scritture conventuali del 1623/4 ("continuae aquarum pervagationes in conventu nostro"). Il ciclo ha subito diversi restauri nel corso dei secoli, culminati nello stacco di tutti gli affreschi, avvenuto tra il 1950 e gli anni immediatamente successivi all'alluvione del 1966, per poi essere ricollocati nel 1981.
Gli Affreschi di Paolo Uccello: Lamech, Noè e l'Arca
Il ciclo di affreschi del Chiostro Verde fu finanziato dal lascito di Turino di Baldese. Paolo Uccello e la sua cerchia hanno raffigurato le Storie della Genesi principalmente sul lato Est del chiostro. Il ciclo, che inizia con la raffigurazione della Creazione nella campata Nord-Est, prosegue con le storie dei Progenitori, di Noè, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, estendendosi sui lati Est, Sud e Ovest. Le opere di Paolo Uccello furono realizzate in due fasi distaccate, una intorno al 1425 e l'altra tra il 1445 e il 1450. In occasione di recenti visite, le scene attribuite a Paolo Uccello sono state temporaneamente poste nel Refettorio per interventi di restauro.
Le scene principali, alcune attribuite direttamente a Paolo Uccello (1431/1446) e altre alla sua cerchia, includono:
- La Creazione degli animali e La Creazione di Adamo (in alto); Il Paradiso terrestre, La Creazione di Eva e Il Peccato originale (in basso).
- La Cacciata dal Paradiso Terrestre e Il lavoro dei Progenitori (in alto); Il Sacrificio di Caino e Abele e Caino uccide Abele (in basso).
- Lamech uccide un uomo e un giovinetto e L'Annuncio del Diluvio Universale e la costruzione dell'Arca (in alto); L'Ingresso nell'arca degli animali e Noè con la famiglia (in basso).
- Il Diluvio Universale e La Recessione delle acque (in alto); L'Uscita dall'Arca e L'Ebbrezza di Noè (in basso).

Tra i personaggi biblici chiave, figura Lamech, figlio di Enoch, che secondo la Genesi (4,17-23) uccide un uomo e un giovinetto con una freccia. Questa scena è affiancata dal preannuncio del grande diluvio, dove Noè, figlio di Lamech, è raffigurato intento a costruire l'Arca (Gen. 6, 5-22). Il racconto prosegue con Noè che si rifugia nell'Arca con la sua famiglia e gli animali, la descrizione del furore e delle devastazioni del diluvio, per concludersi con l'uscita dall'Arca, il sacrificio di Noè e l'arcobaleno dell'alleanza (Gen. 8, 15-22; 9,1-17), seguita dall'ebbrezza di Noè.
Innovazione Prospettica e Interpretazioni Allegoriche
Gli affreschi del "Diluvio Universale" e dell'"Ebbrezza di Noè" sono celebri per le loro ardite prospettive. Paolo Uccello adottò una costruzione prospettica secondo il criterio dell'ottica naturale, impiegando due punti di fuga, un'innovazione significativa per l'epoca. È interessante notare come le scene dipinte da Paolo Uccello e dai suoi collaboratori furono ispirate dalla Porta del Paradiso del Battistero di Firenze, opera di Lorenzo Ghiberti.
La critica ha proposto diverse interpretazioni per questi affreschi. Secondo Eiko Wakayama (1982) e Eugenio Marino, il personaggio al centro della storia del Diluvio potrebbe essere identificato con Papa Eugenio IV, mentre Noè con il patriarca di Costantinopoli, entrambi protagonisti del Concilio di Firenze (1439-1443). L'affresco, dunque, sarebbe stato eseguito subito dopo il 1447, anno della morte del papa, in suo onore, con altri partecipanti al concilio come l'umanista Niccolò Cusano e il teologo Ambrogio Traversari raffigurati nell'affresco sottostante.

Uccello. The Flood
Il Dibattito sull'Attribuzione
L'attribuzione di questa serie di affreschi ha generato pareri diversi tra gli studiosi. L'assegnazione delle scene del "Diluvio", "Sacrificio di Noè" e "Ebbrezza di Noè" a Paolo Uccello è sostanzialmente unanime, databili intorno al 1446/1448. Per quanto riguarda i primi affreschi del ciclo, la maggior parte degli autori li riferisce all'attività giovanile del pittore (circa 1425), mentre altri, come Pudelko (1934), li datano intorno al 1431. Altri studiosi hanno proposto attribuzioni differenti: il Fiocco (1920) li assegna a Dello Delli; Procacci (1960) ritiene che a Paolo Uccello siano da attribuire solo le sinopie; Longhi (1928) e Pudelko (1935) vedevano Dello Delli autore di varie storie dei progenitori. Salmi (1938) assegnava l'affresco con le storie dei progenitori a un artista della cerchia di Rossello di Jacopo Franchi, e gli altri a un artista della cerchia di Giovanni da Ponte. Volpe (1980) li attribuiva a Francesco d'Antonio, mentre Parronchi (1974) propendeva nuovamente per l'intervento di Dello Delli.
Il Contesto Teologico e il Cappellone degli Spagnoli
Il grande ciclo del Vecchio Testamento nel Chiostro Verde, il primo di tale completezza a Firenze, si ritiene fosse un presupposto teologico per il "trionfo domenicano" dipinto nel Cappellone degli Spagnoli. Secondo l'interpretazione del Lunardi, il tema sotteso alle storie bibliche era quello della sacerdotalità e dell'apostolicità dell'Ordine domenicano, inteso come testimone di Cristo e pellegrino sulla terra. Il ciclo fu elaborato secondo le direttive dei dotti domenicani del convento, tra i quali figura fra' Jacopo Passavanti, esecutore testamentario di Turino di Baldese, che oltre ai mille fiorini d'oro per la decorazione del chiostro, aveva lasciato anche una cifra per la costruzione della facciata.
Il Cappellone degli Spagnoli, adiacente al lato settentrionale del Chiostro Verde, fu l'originale Sala Capitolare del convento, eretta nel XIV secolo da fra' Iacopo da Talenti. Nel 1566, la sala fu ceduta alla comunità spagnola giunta a Firenze al seguito di Eleonora di Toledo, moglie del duca Cosimo I de' Medici. L'architrave del portale in pietra, scolpita con lo stemma della famiglia Guidalotti, il Martirio di San Pietro da Verona e l'Anima di San Pietro accolta in cielo, testimonia la ricca storia di questo ambiente.

Grazie al lascito di Buonamico Guidalotti, tra il 1335 e il 1337 il Cappellone fu decorato con un magnifico ciclo di affreschi realizzato da Andrea di Bonaiuto. Queste opere celebrano in forma allegorica il trionfo della Chiesa cattolica sull'eresia e la vita contemplativa e attiva dell'Ordine domenicano, fungendo da complemento teologico alla narrazione biblica del Chiostro Verde.
Il Chiostro dei Morti: L'Ambito Sepolcrale
Il percorso museale di Santa Maria Novella si estende anche al Chiostro dei Morti, il più antico dei chiostri del Convento. Costruito tra il XIII e il XIV secolo, questo chiostro ebbe sempre una funzione sepolcrale ed è collegato al lato settentrionale del Chiostro Verde tramite un corridoio. Le sue cappelle trecentesche, erette da nobili famiglie, furono affrescate da illustri pittori come Nardo di Cione e Andrea Orcagna e aiuti, ospitando numerose lastre tombali.