La Crisi Vocazionale e il Nuovo Ruolo dei Laici nella Chiesa Italiana

La Chiesa cattolica in Italia sta affrontando una profonda crisi vocazionale, con un numero sempre minore di sacerdoti e un'età media dei parroci in costante aumento. Questa situazione ha portato la Santa Sede a considerare e, in alcuni casi, a sdoganare nuove pratiche pastorali che vedono un maggiore coinvolgimento dei laici nella gestione delle attività parrocchiali e nella celebrazione di alcuni riti.

Il Calo dei Sacerdoti: Un Fenomeno Allarmante

Il calo di vocazioni sacerdotali è un fenomeno che affligge diverse regioni del mondo, ma la situazione italiana è particolarmente emblematica. Negli ultimi trent'anni, tra il 1990 e il 2019, il corpo sacerdotale si è ridotto del 16%, passando da oltre 38.000 a 32.036 preti diocesani, come attestato dai dati forniti dall'Istituto centrale per il Sostentamento del Clero e analizzati dal sociologo delle religioni Franco Garelli.

  • Nel 1990, il clero diocesano contava più di 38.000 sacerdoti.
  • A maggio 2019, i preti diocesani erano 32.036.
  • Si è registrato un calo verticale del 16,5%, con 6.416 sacerdoti in meno.
  • La situazione è ulteriormente peggiorata nell'ultimo decennio, con un calo dell'11%.

Questa diminuzione ha avuto un impatto significativo sulla gestione delle parrocchie: in un terzo delle 25.610 parrocchie italiane, si è passati da un unico pastore a una gestione collegiale di più preti che si occupano di diverse parrocchie, o a un unico parroco condiviso tra più comunità.

Crisi vocazioni: in 30 anni 6000 preti in meno

Situazioni Regionali Specifiche

La crisi è visibile in diverse diocesi italiane:

  • A Torino, l'arcivescovo Cesare Nosiglia ha rilevato che i preti sono diminuiti da 550 a circa 480 in sette anni, con una media di tre ordinazioni all'anno contro una decina di decessi. Questo ha comportato la necessità di unire parrocchie vicine, specialmente nelle Valli di Lanzo e nel Canavese, dove alcuni sacerdoti ne curano quattro o cinque.
  • Nella diocesi di Alessandria, su 77 parrocchie, solo una quarantina di parroci sono in servizio, costretti a dividersi tra più chiese. Don Ivo Piccinini, un parroco di 78 anni, ha testimoniato che al momento della sua ordinazione c'erano oltre 120 preti, quasi il doppio delle parrocchie, e ora la situazione è invertita.
  • Il seminario di Alessandria è "ridotto ai minimi termini", con ordinazioni ogni 4 o 5 anni, mentre almeno 5 preti vengono a mancare ogni anno, mantenendo il clero molto anziano.

La Carica dei Laici: Una Risposta alla Carenza

Di fronte a questo vuoto, la Santa Sede ha "sdoganato" la possibilità di affidare ai laici la celebrazione di battesimi, funerali e matrimoni, oltre alle Liturgie della Parola in sostituzione delle messe quando manca il parroco. Questa "prospettiva è entrata nella prassi pastorale" in varie diocesi del Centro-Nord Italia ed è diffusa in Paesi come Germania e Belgio.

L'Istruzione vaticana "La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa" stabilisce che il vescovo "potrà affidare alcuni incarichi ai diaconi, alle persone consacrate e ai laici, sotto la guida e la responsabilità del parroco". I laici potranno presiedere la Liturgia della Parola dove la messa non può essere celebrata per mancanza di preti.

Esempi Pratici di Coinvolgimento dei Laici

L'Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), ha documentato diversi casi:

  • Nelle arcidiocesi di Udine e Vicenza, così come nelle parrocchie rurali e montane del Torinese, le liturgie con diaconi e laici sono già una realtà.
  • Nel Biellese, don Mario Foglia Parrucin, che guida sei parrocchie, ha introdotto la "Liturgia festiva della Parola in assenza di celebrazione eucaristica", interamente gestita dai laici, come descritto nel volantino distribuito ai fedeli. Egli vede in questo "un'opportunità provvidenziale" per la condivisione dei doni ricevuti dai battezzati.
  • A Murello, Racconigi e Foresto di Cavallermaggiore, i funerali sono tornati a una forma antica, celebrati come "funzione sacramentale" anziché messa, a causa della mancanza di sacerdoti, come spiegato da don Maurilio Scavino. Questo permette maggiore spazio per la Liturgia della Parola e per gli interventi dei fedeli.
  • Nella diocesi di Cefalù, la parrocchia di San Paolo Apostolo di Isnello, un "laboratorio ecclesiastico" voluto dal vescovo Giuseppe Marciante, è stata affidata non a un parroco, ma a un gruppo di famiglie. Questa équipe familiare diocesana ha assunto responsabilità pastorali che normalmente spettano a un sacerdote, in linea con le riforme della Santa Sede che invitano le parrocchie a essere più comunitarie e meno aziendali.

Un alto prelato ha commentato che "Le liturgie della Parola non solo rispondono a una necessità e a un'urgenza, ma sono un segno dei tempi. Il coinvolgimento diretto dei laici e dei diaconi invita a riflettere sulla sinodalità come caratteristica essenziale della Chiesa contemporanea".

Il Ruolo Cruciale del Diacono

In questo nuovo scenario, il ruolo del diacono assume una particolare rilevanza. Il diacono, che riceve il sacramento dell'Ordine, è un ministro ordinato al servizio della Parola, della carità e della liturgia. Anche se non può celebrare la messa, il diacono può presiedere celebrazioni della Parola, distribuire la Comunione e pronunciare omelie, riscoprendo il ruolo originario del diaconato come ponte tra il clero e i fedeli.

A Borgaretto, in un episodio "estremo", un sacerdote ha mancato l'appuntamento con una Messa, ma un ministro straordinario dell'Eucarestia ha preso in mano la situazione, dimostrando l'importanza di queste figure che possono fare la Liturgia della Parola e distribuire l'Eucarestia.

La Riorganizzazione della Diocesi di Torino Sotto Monsignor Nosiglia

L'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha affrontato attivamente la carenza di sacerdoti e la riorganizzazione della diocesi. Egli ha sottolineato l'importanza di "mettere insieme parrocchie vicine" e di "promuovere una nuova impostazione delle unità pastorali" per superare l'autoreferenzialità e favorire collaborazioni più strette. Il percorso prevede l'unione graduale delle comunità, partendo dai consigli pastorali, dalla pastorale giovanile e da quella della carità, valorizzando le risorse personali e il contributo dei laici.

Nosiglia ha anche evidenziato la collaborazione con la Diocesi di Brescia, che "ha tanti sacerdoti" e offre un aiuto prezioso. Questo gemellaggio ha portato all'arrivo di sacerdoti bresciani a Rivoli e Mirafiori Nord, come modello per altre realtà diocesane.

Durante l'omelia della Messa Crismale, Nosiglia ha riflettuto sul significato del mandato ecclesiale, richiamando l'importanza della comunione tra il sacerdote, la comunità dei preti e il vescovo. Ha ribadito il necessario coinvolgimento dei laici e la cura delle omelie, esortando le comunità a interrogarsi su quanti preti abbiano "offerto" nel corso degli anni, in un contesto di crisi vocazionale.

L'Impegno Sociale di Monsignor Nosiglia

Monsignor Cesare Nosiglia in un momento di incontro con i fedeli o persone bisognose

Oltre alla gestione della crisi vocazionale, Monsignor Nosiglia si è distinto per il suo profondo impegno sociale e per l'accoglienza dei poveri e dei migranti. Ha promosso il "primato delle persone" e la collaborazione tra Chiesa e società per il "bene comune".

  • L'esperienza del Moi (Mercato Ortofrutticolo all'Ingrosso di Torino), dove è stata gestita l'accoglienza dei migranti, è stata citata come una delle collaborazioni più riuscite tra Comune, Regione, Prefettura, Compagnia di San Paolo e Diocesi.
  • Ha aperto l'episcopio e la sua casa per accogliere poveri, senzatetto, immigrati e rom, instaurando con loro un rapporto di amicizia e superando "un certo paternalismo assistenziale".
  • Ha sollecitato le istituzioni a creare un gruppo di lavoro simile a quello del Moi per affrontare la povertà crescente e la disoccupazione, in particolare quella giovanile, che ha toccato "livelli impressionanti" a Torino.
  • Ha raccontato aneddoti toccanti di solidarietà, come il sacchetto di monetine donato da un gruppo di senzatetto per gli sfrattati, e l'amicizia delle 12 signore accolte in Episcopio che hanno organizzato una cena per il suo compleanno.

La Sindone e la Speranza Pasquale

Nel suo saluto alla città, Monsignor Nosiglia ha dedicato un pensiero alla Sindone, definendola un patrimonio che appartiene al mondo intero. Ha ricordato come le ostensioni siano state momenti di grande coinvolgimento e accoglienza per Torino, e come milioni di persone abbiano cercato risposte alle domande fondamentali della propria esistenza nel Volto raffigurato sul Lenzuolo. La Chiesa di Torino si impegna a essere portatrice e testimone della speranza che proviene dalla Pasqua e dalla resurrezione di Gesù Cristo, una "primavera" di vita nuova e rinnovata.

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