La "Preghiera del Partigiano" è un testo di profondo valore storico e spirituale, nato nel contesto della Resistenza italiana. Questa preghiera, composta da Teresio Olivelli, cofondatore delle Fiamme Verdi, rappresenta un pilastro della spiritualità e della morale per i partigiani cattolici e non solo.

Contesto e Nascita della Preghiera
La "Preghiera del Partigiano" fu composta da Teresio Olivelli nel mese di marzo 1944. La sua creazione e diffusione furono un evento significativo per la Resistenza. Teresio la fece stampare e diffondere per la comunione pasquale dei partigiani, dimostrando l'importanza di un sostegno spirituale in tempi di guerra e lotta.
Il Ruolo del Giornale Clandestino "Il Ribelle"
Il giornale clandestino "il ribelle", organo delle formazioni partigiane Fiamme Verdi, ebbe un importante ruolo all'interno della Resistenza. Questo organo non fu rilevante solo per i partigiani cattolici. Il primo numero uscì il 5 marzo 1944, poco prima della composizione della preghiera.
La Stampa e la Distribuzione
Claudio Sartori, amico e collaboratore di Olivelli, racconta che fu l'unica volta che Rovida, il tipografo clandestino, vide Teresio Olivelli nella sua tipografia, in viale Campania 17. Olivelli era preoccupato della veste tipografica della preghiera. Scelse lui il motto della copertina, "Signore facci liberi", e anche la lunga croce esile. Volle correggere personalmente le bozze. Poi se ne portò via il primo pacco e cominciò personalmente la distribuzione di quello che considerava il suo dono a tutti i ragazzi della città e della montagna. La prima edizione fu esaurita in un lampo, seguita poi da una seconda, una terza e una quarta edizione, a testimonianza del suo impatto e della sua necessità tra i combattenti.
Il Testo della "Preghiera del Partigiano"
Il testo della preghiera è un'invocazione a Dio, chiedendo libertà, forza e conforto in un momento di grande sofferenza e lotta:
DIO, che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura.
TU che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell’amarezza.
NELLA tortura serra le nostre labbra. TU che dicesti: “Io sono la risurrezione e la vita” rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa.
Il Campo di Internamento di Coltano
Il campo di internamento di Coltano rappresenta un contesto storico significativo, spesso associato alle sofferenze vissute durante la guerra. A Coltano, prigionieri furono portati al campo di internamento alle dipendenze delle autorità alleate e italiane. Molti erano sprovvisti di documenti, molti erano malati e l'incertezza sul proprio futuro, soprattutto quella psicologica, era un'ossessione che gli faceva onore. L'inferiorità dei prigionieri nell'occhio dei soldati americani era palese. Il grido che si alzava dall'interno del campo era spesso: "Mamma, voglio morire".

Condizioni di Vita a Coltano
Le condizioni a Coltano erano primitive e le malattie e gli stenti erano all'ordine del giorno. Si rimase per mesi, in attesa di quella morte che si annunciava loro ogni giorno. Molti erano costretti a cantare con una selvaggia pressione. Alcuni prigionieri furono sepolti a Coltano. La presenza a Pisa di moltissime famiglie di internati mostrava quanto la situazione fosse drammatica. I detenuti dovettero vedersela per così lungo periodo con condizioni difficili, rimanendo per chissà quanto tempo in queste condizioni. Il governo quali provvedimenti ha preso per questa strage che si è abbattuta sulla nazione? Il governo finora è stato assente e il prefetto di Pisa, il dott. Gen. P.S., si rivolse al Ministero della Guerra riguardo ai congiunti che in quattro mesi non sono riusciti ad ottenere neanche un breve colloquio.

Testimonianze dal Campo
L'internato Giovanni Francioni testimoniò le difficoltà. Molti si trovarono a terra in preda a vertigini e a tremiti fortissimi. La pacificazione del paese era decisa, eppure la sofferenza persisteva. Molti non avevano più il cucchiaio. Alloggi truppe di sorveglianza e prigionieri PWE erano stipati in baracche e tende, sotto i pini della tenuta reale di San Rossore. L'acqua potabile veniva addizionata con altissima percentuale di cloro. Le latrine da campo erano eguali a quelle del PWE 334 di Scandicci. La prigionia esistente in Italia era forse la peggiore. Tra i detenuti si trovavano i soldati della RSI, marò della X Mas, paracadutisti della Folgore e anche ragazzi inferiori ai 13 anni. Coloro che subirono l'inumano trattamento della intera giornata spesso si sentivano gridare "crepa, cupet, va' a morì ammazzato" dai cacciatori di uomini. Il prefetto di Pisa, Avv. Tozzi, presidente CLN Pisa, richiamò l'attenzione del Presidente del Consiglio su questi fatti nel settembre 1945.
"La Preghiera del Partigiano" come Canto
Esiste anche una canzone partigiana nota come "Preghiera del partigiano", conosciuta anche come "Sui monti nevosi" e "Rammarico di una madre". Il testo è il seguente:
Là sui monti nevosi
una croce è piantata.
Non ci sono fiori né rose
è la tomba di un soldato.
Di un partigiano,
di un partigiano che il nemico uccise,
di un partigiano che morì nel fuoco;
la tua madre lontana
piange sconsolata
mentre una campana
in cielo prega per te.
E noi ti ricordiamo,
oh partigiano tu guarda lassù,
e mentre scendiamo in pianura
ti salutiamo, caro compagno.
Non piangere più la tua mamma
il figlio perduto sull'Alpe ignota
un altro eroe è là.
Questa canzone-giaculatoria fu eseguita durante la gloriosa trasmissione "La sacca del diavolo" di Radiopopolare. Le "parabei" sono le mitragliette parabellum, protagoniste della guerra di liberazione. È interessante notare il contrasto con i canti russi e la loro potenza emotiva, che "fa impazzire i fascisti, a solo sentirla".
25 aprile, il testamento del partigiano Gennaro: "Non dimenticate il nostro sacrificio"
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