La diocesi di Lecce piange la scomparsa di don Rossano Santoro, venuto a mancare all'età di 65 anni dopo aver affrontato una grave malattia. La notizia della sua morte ha suscitato profondo dolore in tutta la comunità, in particolare a Surbo, dove il sacerdote ha lasciato un segno indelebile grazie al suo instancabile impegno pastorale e sociale.

Il Percorso Sacerdotale e Pastorale
Gli Inizi e la Formazione
Il percorso sacerdotale di don Rossano Santoro è iniziato con l'ordinazione a diacono, avvenuta il 14 aprile 1984 per mano dell’arcivescovo Michele Mincuzzi. Successivamente, dal 1° settembre 1984 al 31 agosto 1985, ha prestato servizio come educatore nel seminario liceale di Taranto. Il 12 ottobre 1985, lo stesso arcivescovo Mincuzzi lo ha consacrato presbitero, inviandolo come educatore nel seminario diocesano. Don Rossano appartiene a un periodo vocazionale fecondo e a un anno ricco di grazia sacerdotale che ha donato alla Chiesa di Lecce ben sei sacerdoti.
25 Anni come Parroco a Surbo
L’8 settembre 1997, l’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi lo ha nominato parroco di Santa Lucia in Surbo, succedendo a don Giuseppe Conte. Per ben venticinque anni, dal 1997 al 2022, don Santoro ha guidato la comunità di Surbo, dove il suo impegno pastorale e sociale ha trovato espressione in numerose iniziative. Ha lasciato l'incarico di parroco nel 2022.
Incarichi Diocesani e Insegnamento
Oltre al suo lungo servizio a Surbo, don Rossano ha ricoperto anche altri incarichi di rilievo nella diocesi di Lecce. Tra questi, è stato assistente del Movimento Studenti dell’Azione Cattolica e direttore della Scuola diocesana di formazione teologica. Ha insegnato presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce e ha ricoperto il ruolo di insegnante di religione cattolica nelle scuole.
Negli ultimi anni, dopo aver lasciato l'incarico di parroco, è stato rettore prima della chiesa di San Giuseppe e, più recentemente, del santuario diocesano dell’Addolorata a Sant’Angelo in Lecce. In questi luoghi ha continuato a diffondere parole di vita e gratitudine attraverso i suoi testi di meditazione.
L'Eredità Sociale e Caritatevole
L'Associazione “Marco 6,31”
L’eredità più grande che don Rossano lascia nell’ambito della carità è il prezioso servizio che egli ha voluto svolgere e realizzare per i ragazzi diversamente abili. Questa attività è stata il fulcro del suo impegno mentre era parroco, portandolo a fondare nel 2000 e a presiedere l’associazione “Marco 6,31”. Nel dicembre 2023, l'associazione ha ricevuto il prestigioso premio “Il grembiule di don Tonino”, nell’ambito del progetto “EduCare” dedicato alle diverse abilità.
Il Centro Diurno Polivalente “Casa Pico”
Fiore all’occhiello dell’associazione “Marco 6,31” - e della schiera di volontari da lui formati - è il Centro diurno polivalente “Casa Pico”. Inaugurato a Surbo il 4 ottobre 2020, il centro ha l'obiettivo di accogliere e accompagnare le persone con disabilità, per potenziare le loro capacità, migliorare le loro condizioni di vita e vivere libere dallo stigma e dai pregiudizi imposti dalla società. Questo centro rappresenta un vero e proprio “seme d’amore” che ha già dato i suoi frutti e che, nella memoria grata del suo fondatore, continuerà ad essere un segno fecondo d’amore per i più piccoli.

Il Cordoglio della Comunità e i Funerali
Negli ultimi giorni, le condizioni di salute di don Rossano si erano improvvisamente aggravate, rendendo necessario il ricovero in ospedale. Tuttavia, nessuna cura è stata in grado di resistere contro la malattia aggressiva. L’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta gli aveva portato il conforto religioso, l’affetto dei confratelli sacerdoti e la gratitudine della comunità diocesana.
La camera ardente è stata allestita nella chiesa di Sant'Angelo, in piazzetta SS. Addolorata, a Lecce. Qui l'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha presieduto i funerali mercoledì 10 settembre alle 16:30, un momento di profonda commozione per tutta la diocesi.
Il Testamento Spirituale: Fede e Gratitudine
Uomo di preghiera e di parola, don Rossano aveva l’abitudine di scrivere testi di meditazione e ringraziamento, che diffondeva nelle liturgie e tra i fedeli. Queste pagine, che saranno presto raccolte e pubblicate, restano oggi come un’eredità spirituale che continua a parlare alla comunità.
La Preghiera del 27 Luglio 2024
Tra i suoi scritti, spicca una preghiera composta più di un anno fa e datata 27 luglio 2024, un testo che appare oggi come il suo testamento spirituale, intriso di fede e gratitudine.
In essa, don Rossano scriveva: “Grazie, immensamente grazie, mio Dio. Grazie per la vita che sento pulsare nelle vene, per il dono di questo giorno, che supera i miei sogni e le mie aspettative”. Affidava a Dio la sua lode per la vita nonostante la sofferenza. Il suo sguardo di sacerdote si apriva a un’esperienza più profonda di fede, in cui tutto diventa segno della presenza di Dio: “Ora guardo tutto con occhi diversi: quello che ho e che sono non mi appartiene, è un tuo dono; ho scoperto che cosa vuol dire dipendere, aver bisogno di tutto e di tutti, non poter fare nulla da solo”.
La sua preghiera diventa anche una profonda riflessione sulla relazione con gli altri, riconoscendo come ogni incontro, anche il più difficile, possa essere occasione di crescita e di perdono: “Grazie per coloro che incontro sul mio cammino, quelli che mi sorridono e mi stimano, quelli che mi pongono difficoltà e mi fanno crescere, quelli che mi ignorano o sfogano le loro frustrazioni su di me, e mi aiutano a vivere la compassione e il perdono”. Infine, un affidamento totale al mistero di Dio: “Signore, facci comprendere, profondamente, il mistero della vita”. E, come un sigillo, la gratitudine che abbraccia ogni cosa: “Grazie per la bellezza dei colori che mi circonda, per il pensiero che si rigenera nella fantasia, per i progetti e le cose belle, che realizzo insieme con Te. Grazie, mio Dio, perché, ancora una volta, mi hai regalato la vita!”.
Le Riflessioni dell'Arcivescovo Panzetta
Durante la sua omelia, l'arcivescovo di Lecce, mons. Angelo Raffaele Panzetta, ha sottolineato come il ministero di don Rossano sia stato “un ministero pluriforme: l’insegnamento, l’esperienza pastorale, più comunità”. L'Arcivescovo ha condiviso due momenti significativi trascorsi accanto a don Rossano. Il primo, poco dopo il suo arrivo a Lecce, fu un dialogo in cui apprezzò immediatamente la franchezza del sacerdote. Il secondo, sul letto d’ospedale, fu un momento in cui l'Arcivescovo lo aiutò e lo accompagnò a prendere coscienza del particolare momento esistenziale che stava affrontando.
Mons. Panzetta ha ricordato le parole di don Rossano riguardo la sua vita: “Sono stati anni belli, pieni”. Ha descritto la vita di un sacerdote con le sue gioie e debolezze, riconoscendo che, anche quando ci si sente “un vaso di argilla”, Dio sa far fiorire le cose. L'Arcivescovo ha evidenziato le certezze che don Rossano ha annunciato e vissuto: la certezza della filialità, riconoscendosi “figli nel figlio, guidati dallo Spirito Santo” (Lettera ai Romani 8,14-23); la certezza della speranza, presente in tutti i giorni della sua vita (Salmo 24); e la certezza dell’amore, proposta dal Vangelo di Matteo (Mt 25,31-46), come un esame finale davanti al Padre.