Luigi Sturzo: vita, impegno politico e il Partito Popolare Italiano

Origini e formazione

Luigi Sturzo nacque in una famiglia espressione della piccola nobiltà di campagna, caratterizzata da una viva sensibilità religiosa. Il suo percorso di vita fu profondamente segnato dalle scelte dei familiari: il fratello Mario fu nominato vescovo di Piazza Armerina nel 1903, mentre la sorella Remigia scelse la vita consacrata tra le Figlie della Carità di San Luigi. Dopo aver iniziato gli studi nel seminario di Acireale nel 1883, Sturzo proseguì la sua formazione a Noto (1886) e Caltagirone (1888).

Negli anni giovanili, Sturzo manifestò una spiccata attenzione per gli studi filosofici, la poesia e la musica. La sua visione del mondo fu profondamente influenzata dall'enciclica Rerum novarum di Leone XIII, pubblicata il 15 maggio 1891, che egli stesso definì la sua «prima finestra sul mondo». Dopo essere stato ordinato sacerdote nel 1894, si iscrisse all'Università Gregoriana di Roma, dove conseguì la laurea in teologia nel 1898.

Mappa storica della Sicilia di fine XIX secolo con indicazione dei centri di formazione di Sturzo: Acireale, Noto e Caltagirone.

L'impegno sociale e amministrativo in Sicilia

Tornato in Sicilia, Sturzo si dedicò all'organizzazione del movimento cattolico. Nel 1897, insieme al fratello Mario, fondò il giornale La Croce di Costantino, che divenne voce del pensiero democratico-cristiano fino al 1916. Collaborando con figure come Vincenzo Mangano, Ignazio Torregrossa e Giuseppe Lo Cascio, diede vita a numerose iniziative volte a stimolare la coscienza politica dei cattolici: comitati parrocchiali, casse rurali, cooperative e società di mutuo soccorso.

Tuttavia, il suo attivismo suscitò critiche aspre, persino all'interno del mondo cattolico. Nel 1901, in un articolo pubblicato su La Croce di Costantino, Sturzo denunciò una concezione statalista che accentrava le attribuzioni dei comuni, violava il diritto e inquinava la vita pubblica con corruzione e affarismo.

Eletto amministratore a Caltagirone nel 1905, guidò la città fino al 1920 con la qualifica di prosindaco, poiché lo stato clericale gli impediva di assumere la carica di sindaco. Durante questo lungo mandato, che lo vide anche consigliere provinciale di Catania, Sturzo applicò una forte intransigenza morale, acquisendo una profonda competenza amministrativa e opponendosi attivamente agli interessi speculativi.

La visione politica: dal Congresso di Bologna al dopoguerra

Al Congresso di Bologna dell'Opera dei congressi (1903), Sturzo denunciò le tendenze clientelari del cattolicesimo meridionale, auspicando la creazione di un partito che partecipasse alla vita nazionale con un programma chiaro. Egli proponeva una linea di lealtà allo Stato unitario, riconoscendo le conquiste del Risorgimento e accettando la monarchia sabauda, pur rivendicando la libertà di una scelta democratica autonoma.

Questa visione incontrò resistenze interne: nel 1906, un suo discorso ricevette un giudizio di «inopportunità» da parte dei vertici ecclesiastici. Nonostante ciò, Sturzo continuò a espandere il proprio impegno: nel 1912 divenne presidente dell'associazione insegnanti cattolici Niccolò Tommaseo, mentre nel 1915 entrò nella giunta direttiva dell'Azione cattolica. Durante la Grande Guerra, sostenne l'intervento italiano nella speranza di una modernizzazione nazionale e promosse l'assistenza agli orfani di guerra attraverso un comitato centrale dedicato.

L’Italia nella prima guerra mondiale. 1917, l’anno della svolta

La nascita del Partito Popolare Italiano (PPI)

Il 18 gennaio 1919 nacque ufficialmente il Partito Popolare Italiano (PPI), coronamento del progetto di Sturzo. Il programma era radicalmente innovativo:

  • Decentramento amministrativo e riforme istituzionali.
  • Politica estera basata sulla Società delle Nazioni e sul disarmo.
  • Aconfessionalità del partito, distinguendo tra fede religiosa e impegno politico.

Il PPI divenne protagonista del primo dopoguerra, ottenendo successi elettorali significativi nel 1919, 1921 e 1924. Nonostante l'ostilità di figure come Giovanni Giolitti, che lo definì sprezzantemente un «piccolo prete intrigante», Sturzo riuscì a influenzare pesantemente i governi dell'epoca.

Il confronto con il fascismo e l'esilio

Con l'ascesa del fascismo, Sturzo divenne uno degli oppositori più lucidi del regime. Nel 1923, al Congresso di Torino, pronunciò uno dei discorsi più celebri della sua carriera, tracciando una linea di demarcazione netta tra il popolarismo e l'ideologia fascista: lo Stato, per Sturzo, non doveva essere etico o religioso, ma tutore della libertà e dei diritti dei cittadini.

Le pressioni del regime, unite all'invito del Vaticano a un atteggiamento più conciliante, portarono alle sue dimissioni da segretario del partito il 10 luglio 1923. Dopo il delitto Matteotti e la secessione dell'Aventino, la pressione si fece insostenibile. Nel 1924, Sturzo fu costretto a lasciare l'Italia: grazie a un passaporto diplomatico della Santa Sede, si recò a Londra, stabilendosi inizialmente nel convento di Santa Maria degli Angeli a Bayswater.

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