Pietro Parolin: Ruolo, Influenze e la Prospettiva del Conclave

Il cardinale Pietro Parolin, attuale segretario di Stato Vaticano, è una delle figure più influenti in Vaticano, coordinando la Curia, rappresentando la Santa Sede nei rapporti internazionali e diventando, spesso, il volto pubblico del papato. Egli è inoltre uno dei favoriti per la corsa al trono di Pietro. Secondo i bookmakers, infatti, tra i papabili pontefici ci sono il cardinale filippino Luis Antonio Tagle e i due italiani Matteo Zuppi e Pierbattista Pizzaballa, oltre, come detto, a Pietro Parolin.

Il cardinale Pietro Parolin, 70 anni, veneto di Schiavon, diplomatico di lungo corso, nei dodici anni in cui è stato “primo ministro” della Santa Sede con Francesco ha sempre evitato di prevaricare il ruolo, e lo stesso Bergoglio non di rado lo ha un po’ messo di lato rispetto ad altri. Ma lui ha interpretato il ruolo con discrezione, e questo gli ha permesso di non perdere mai il passo. Ora, alla vigilia di un ipotetico Conclave, tra i 133 cardinali votanti resta forse il candidato più forte alla successione di Francesco.

Foto ritratto del cardinale Pietro Parolin in veste ufficiale

Il Precedente Storico: Segretari di Stato al Soglio Pontificio

La storia insegna che, nonostante l’importante ruolo e la vicinanza al pontefice, è difficile che un segretario di Stato diventi il numero uno della Chiesa. L’ultimo segretario di Stato diventato papa è Eugenio Pacelli, braccio destro di Pio XI, divenuto papa Pio XII.

Questo è un fatto non scontato. I segretari di Stato molto raramente sono stati eletti pontefici, fatta eccezione di Eugenio Pacelli nel 1939, che assunse il nome di Pio XII (e che era anche Camerlengo). La ragione di questa rarità risiede spesso nel loro ruolo di ufficiali di governo, una vita trascorsa tra nunziature apostoliche e uffici interni, perlopiù con una scarsa esperienza pastorale, cioè la guida di una diocesi.

E infatti Parolin non ha mai avuto un incarico pastorale diretto - il suo nome fu fatto più volte nel corso degli anni sia per Milano che in precedenza per Venezia - ma i tempi cambiano, e anche alcuni diplomatici, come è stato il suo caso, si muovono anche sul territorio pastorale e acquisiscono esperienze sul campo di vario tipo.

Immagine storica di Papa Pio XII

Parolin e le Controversie Diplomatiche

La posizione di Pietro Parolin lo ha spesso posto al centro di dibattiti e relazioni internazionali complesse, affrontando critiche e difendendo la linea del Pontefice.

Il Contrasto con Israele

L’ambasciata dello Stato ebraico ha espresso critiche contro il Segretario di Stato vaticano, affermando che egli «si concentra sulle critiche contro di noi trascurando il rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi». Questo evidenzia una delle aree di tensione diplomatica in cui Parolin opera.

Il Dialogo con gli Stati Uniti

Nonostante le divergenze, il dialogo tra USA e Vaticano è considerato migliore di quanto si pensi, anche se permangono visioni diverse su temi come i migranti e la Cina. Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin ha risposto alle critiche di Donald Trump, difendendo il Pontefice e ribadendo che predicare la pace è il cuore del suo mandato. Il Papa, chiarisce Parolin, non cambia linea e va avanti per la sua strada, anche se non tutte le posizioni coincidono. L’ultimo attacco dell’ex presidente Usa è stato diretto: “il Papa mette in pericolo molti cattolici”, con accuse legate anche alle posizioni sull’Iran. Parolin ha invitato a fermarsi, sottolineando che la risposta è già arrivata ed è “molto cristiana”, con riferimento al Vangelo e a San Paolo: la pace va annunciata sempre, “opportune et importune”, cioè in ogni momento, favorevole o no.

Mappa geopolitica delle relazioni diplomatiche Vaticane

La Posizione sulla Guerra in Ucraina

Riguardo al conflitto tra Russia e Ucraina, dire che il Papa è filorusso è una «semplificazione», sottolinea il Segretario di Stato Vaticano, il quale ha ribadito che «la sua condanna della guerra è inequivocabile». Nella guerra tra Russia e Ucraina, come in tutti i conflitti, «il disarmo è l’unica risposta adeguata e risolutiva». Tuttavia, Parolin precisa: «Non mi pare corretto chiedere all’aggredito di rinunciare alle armi e non chiederlo, prima ancora, a chi lo sta attaccando».

Il cardinale è intervenuto in maniera netta nel dibattito sulla fornitura di armamenti in un’intervista a Limes. Il suo punto di riferimento è «l’enciclica Pacem in terris di san Giovanni XXIII», che invoca un «disarmo generale e sottoposto a controlli efficaci». Quanto al ricorso alle armi, Parolin precisa che il Catechismo della Chiesa cattolica prevede la legittima difesa. I popoli hanno il diritto di difendersi, se attaccati, ma questa legittima difesa armata va esercitata all’interno di alcune condizioni che lo stesso catechismo enumera:

  • che tutti gli altri mezzi per porre fine all’aggressione si siano dimostrati impraticabili o inefficaci;
  • che vi siano fondate ragioni di successo;
  • che l’uso delle armi non provochi mali e disordini più gravi di quelli da eliminare.

Il catechismo, infine, afferma che nella valutazione di questa problematica, gioca un ruolo importante la potenza dei moderni mezzi di distruzione.

«Che non ci siano fraintendimenti», avverte il cardinale: la Chiesa è per la pace. «Il Vangelo - sottolinea il Segretario di Stato vaticano - è annuncio di pace, promessa e dono di pace. Tutte le sue pagine ne sono piene». Aggiunge: «La Chiesa segue l’esempio del suo Signore: crede nella pace, lavora per la pace, lotta per la pace, testimonia la pace e cerca di costruirla. In questo senso è pacifista».

Contro le Accuse di "Filorussismo" del Papa

Dire che il Papa è filorusso è una «semplificazione» che non tiene conto del fatto che «Papa Francesco ha condannato fin dal primo istante, con parole inequivocabili, l’aggressione russa dell’Ucraina, non ha mai messo sullo stesso piano aggressore e aggredito né è stato o apparso equidistante». Anzi, Parolin è un po’ spaventato da «questa semplificazione», e si interroga: «Il papa è filorusso perché condanna la corsa al riarmo e l’impiego di ingenti somme per l’acquisto di nuove e sempre più potenti armi, invece di utilizzare le risorse disponibili per la lotta alla fame e alla sete nel mondo, la sanità, il welfare, l’educazione, la transizione ecologica?»

Inoltre, chiede: «Il papa è filorusso perché invita a riflettere su ciò che ha portato a questi inquietanti e pericolosi sviluppi, ricordando che una convivenza fondata sulle alleanze militari e sugli interessi economici è una convivenza dai piedi di argilla? le vittime civili innanzitutto, e poi i militari e i loro familiari, comprese le madri di tanti giovani e giovanissimi soldati russi che non hanno più avuto notizie dei loro figli morti durante i combattimenti». Per Parolin sono dunque «ingenerose e anche un po’ grossolane certe critiche, legate forse», sottolinea il cardinale «alla constatazione che il papa non fa il “cappellano dell’Occidente”». Piuttosto, il Pontefice invoca, con lo stesso grido di Paolo VI alle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965, «Mai più guerra!».

PIETRO PAROLIN, IL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO DI PAPA FRANCESCO | 08/05/2025

Prospettive per un Futuro Conclave

Il segretario di Stato, diplomatico moderato nel segno dell’innovatore Francesco, è probabilmente il porporato più conosciuto dai 133 cardinali votanti. La sua posizione lo rende visibile in un ruolo di “guida” che di fatto ha da tempo in Vaticano e che va oltre il suo ruolo di Segretario di Stato.

Due sono gli elementi che potrebbero favorirlo. Il primo è che lo conoscono tutti i cardinali. Infatti, i 133 cardinali hanno avuto poche occasioni per frequentarsi, arrivano da luoghi anche molto lontani, e spesso c’è una barriera linguistica. È per questa ragione che, in passato, è stato deciso di concedere più tempo ai contatti personali durante le congregazioni generali prima del Conclave.

L’altro elemento è più politico: Parolin è considerato un moderato, e in quanto diplomatico ha una discreta dose di prudenza, che alcuni reputano importante dopo il pontificato a forte connotazione innovatrice come quello di Francesco. Alcuni lo semplificano definendolo un “bergogliano di destra”, prendendo a prestito le categorie della politica, anche se non sarebbe l’unico con queste caratteristiche. In questo contesto, anche la rivalità con altre figure, come nel caso di Conclave e la rivalità con Becciu, e i silenzi di Pignatone, possono influenzare le dinamiche interne.

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