La Pentecoste di Alessandro Manzoni: Analisi dei Versi 73-96

Alessandro Manzoni, figura centrale della letteratura italiana, ha espresso la sua profonda spiritualità attraverso una vasta produzione, tra cui spiccano gli Inni Sacri. Il progetto manzoniano originale era diretto alla stesura di dodici inni, sebbene non sia stato completamente realizzato. La spiritualità manzoniana emerge soprattutto attraverso questa produzione innografica, la quale, pur non essendo estranea al mondo classico o letterario in genere (essendo presenti inni omerici, inni callimachei, l'inno a Venere di Lucrezio), trova il suo trionfo nella letteratura italiana proprio attraverso la produzione manzoniana.

La gestazione de La Pentecoste, l'ultimo degli Inni Sacri, fu lunga, iniziata nel 1817 e conclusa solamente nel 1822. Questa composizione rappresenta la risposta religiosa di Manzoni alla situazione in cui si trovava la Chiesa in quel periodo. Manzoni stesso si trovava in una situazione di sfiducia personale legata in parte al disappunto per le scelte politiche della Chiesa, schierata a favore della Restaurazione. L'opera fu ripresa e portata a termine dopo aver recuperato la fede che aveva smarrito, rendendola un canto profondamente umano, benché si chiuda con un'invocazione simile a una preghiera, non assumendo toni cattedratici o evangelizzatori. L'obiettivo di Manzoni, nell'affrontare gli Inni Sacri e in particolare La Pentecoste, era quello di rinnovare le forme della lirica italiana, abbandonando la tradizione petrarchistica e un linguaggio incentrato sull'“io” a vantaggio di un bisogno di comunicazione totale e universale, sostituendo l'“io” come termine di riferimento al “noi”.

Alessandro Manzoni seduto al suo scrittoio, intento a scrivere

Contesto e Temi Centrali de "La Pentecoste"

La Pentecoste celebra la discesa miracolosa dello Spirito Santo sugli apostoli, avvenuta cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Cristo. Il miracolo, agli occhi di Manzoni, acquista un particolare significato, al di là della centralità nella storia sacra, in quanto ha a che fare con la comunicazione umana e con le relazioni interpersonali tra gli uomini. La discesa dello Spirito Santo istituisce la Chiesa, la ecclesia, cioè la comunità dei fedeli, che vengono messi in grado dallo Spirito Santo di comprendere la predicazione apostolica e il messaggio evangelico, comunicando senza problemi fra di loro. Manzoni vuole far parte di questa comunità, confondersi in essa, perché è solo nella collettività dei fedeli che si può trovare una vera armonia, un vero significato, una piena realizzazione dell'individuo, che in questo modo è posto in condizioni di opporsi alla frammentazione che altrimenti la storia presenta.

A Manzoni non interessava scrivere un'opera che avesse carattere dogmatico, ma celebrare la Chiesa come comunità di fedeli. La Chiesa è un'istituzione che opera nella storia e, da questo punto di vista, gli inni sono considerati degli inni civili. La religiosità manzoniana è racchiusa nel valore che la Chiesa ricopre all'interno della società; la religione non è separazione dalla vita, ma sublimazione della vita stessa. La religiosità viene presentata come il collante per la società che si sta formando: quello che la politica non è ancora in grado di garantire, è garantito dalla Chiesa come istituzione. La Pentecoste è il momento in cui sacro e divino si incontrano, e il messaggio di Manzoni è la speranza che l'uomo possa essere riscattato dal peccato grazie all'intervento di Dio in Terra.

Struttura e Sviluppo dell'Inno

L'inno La Pentecoste si compone di 18 strofe di otto settenari, ciascuno dei quali è aperto da un verbo. La regolarità della struttura è consona per dare un aspetto liturgico. Si può dividere in tre ampie sezioni principali:

  • Prima Parte (vv. 1-48): Manzoni traccia una storia universale della Chiesa, dalla crocifissione sul Golgota alla predicazione apostolica per mezzo del miracolo della polilalìa. L'inno si apre con un'apostrofe drammatica: "Dov'eri mai?" Manzoni rivolge questa domanda alla Chiesa, presentata come "Madre de’ Santi, immagine / della città superna: / del Sangue incorruttibile / conservatrice eterna." Già al verso 5, il "tu" mette in evidenza l'apostrofe rivolta alla Chiesa che da tanti secoli soffre, combatte e prega. Al verso 11, Manzoni pone la domanda su dove fosse la Chiesa "quando il tuo Re, dai perfidi / Tratto a morir sul colle, / Imporporò le zolle / Del suo sublime altar". I "perfidi" sono i perfidi giudei, coloro che hanno consentito la crocifissione di Dio. Al verso 23, il termine "polve" (polvere) rimanda all'idea della terra come luogo di passaggio, un'idea che si ritrova anche nel Cinque Maggio. Inizialmente, la Chiesa era chiusa e impaurita ("in riposte mura"). L'evento centrale della Pentecoste è descritto ai versi 41-48: "Come la luce rapida / Piove di cosa in cosa, / E i color vari suscita / Dovunque si riposa; / Tal risonò moltiplice / La voce dello Spiro: / L’Arabo, il Parto, il Siro / In suo sermon l’udì." Questa similitudine tra la luce che dona colore agli oggetti e la capacità degli apostoli di predicare in modo comprensibile a tutti, evidenzia il miracolo della trasformazione di quegli uomini semplici in predicatori poliglotti dal fascino irresistibile.
  • Seconda Parte (vv. 49-80): Questa sezione illustra gli effetti della discesa dello Spirito Santo e il messaggio cristiano come forza liberatrice e democratica per tutti gli uomini, specialmente gli oppressi. Manzoni insiste sul messaggio di liberazione portato dal cristianesimo a tutti gli uomini, soprattutto agli oppressi, e sul motivo dell’ingiustizia e dell’oppressione, molto caro all'autore, che crede solo nel messaggio cristiano come valida alternativa. Ciò che interessa al poeta è la conseguenza di quell'evento, ovvero la diffusione del messaggio cristiano tra tutti gli uomini, soprattutto tra quelli più umili, e la nuova religione che non fa differenze di alcun tipo.
  • Terza Parte (vv. 81-144): Consiste in una lunga invocazione corale allo Spirito Santo, che sottolinea l'effetto positivo della sua discesa sull'umanità e ribadisce il valore universale e collettivo della fede, superando individualismi e particolarismi.
Rappresentazione artistica della discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste

La "Nova Franchigia": Analisi dei Versi 73-80

La seconda parte dell'inno si concentra sulle conseguenze che l'avvenimento della Pentecoste ha avuto sugli uomini e sul rinnovamento che ne è derivato per tutti i popoli. Già nei versi precedenti (vv. 65-72), Manzoni si era interrogato sul perché "la schiava ancor sospira" e "il sen che nutre i liberi / Invidïando mira?", non sapendo che "al regno i miseri / Seco il Signor solleva", a dimostrazione che la nuova religione non fa differenze di alcun tipo. Questa idea di uguaglianza e rinnovamento raggiunge il culmine nei versi 73-80, che recitano:

Nova franchigia annunziano
I cieli, e genti nove;
Nove conquiste, e gloria
Vinta in più belle prove;
Nova, ai terrori immobile
E alle lusinghe infide,
Pace, che il mondo irride,
Ma che rapir non può.

In questi versi, la parola chiave è l'aggettivo "novo", che ricorre con una forte anafora all'inizio dei vv. 73, 75, 77 e, con un chiasmo, alla fine del v. 74. Questo insistente uso di "novo" sottolinea un rinnovamento profondo e totale della condizione umana, che promuove non solo uguaglianza ma anche una "nova libertà". I cieli annunciano una "nova franchigia" (una nuova libertà) e "genti nove", simboleggiando una nuova umanità nata sotto l'influsso dello Spirito Santo.

Particolarmente significativa è l'espressione "gloria vinta in più belle prove" (v. 76). Questa frase stabilisce un cruciale confronto con il Cinque Maggio (1821), dove Manzoni aveva tematizzato la massima grandezza umana - quella di Napoleone - e il suo fallimento, mostrando come ogni dimensione umana, se non rapportata all'eterno, sia destinata al fallimento con la morte. La Pentecoste, con queste parole, "fa giustizia, rimuovendolo, della falsità dell'ideale eroico" terreno. Le "più belle prove" non sono le vittorie militari, ma le vittorie spirituali che nascono dalla lotta per il trionfo del messaggio cristiano. Sono le conquiste con cui si vince la "struttura errata del mondo", le frammentazioni della storia e quella perversione tra il piano dell'essere e quello del dover essere che Manzoni aveva spesso focalizzato.

La strofa si conclude con la promessa di una "Pace, che il mondo irride, / Ma che rapir non può" (vv. 79-80). Questa "pace nova" è una pace straordinaria, immobile di fronte ai terrori e alle lusinghe infide del mondo. È una pace che il mondo può deridere ma non può rapire, qualificandosi come una vittoria sul mondo stesso e garantendo una stabilità duratura. Questo concetto di pace e di rinnovamento spirituale è un'ulteriore espressione della religiosità matura di Manzoni, incentrata sulla fusione del divino e dell'umano, dove Dio è tra gli uomini per assicurare giustizia e uguaglianza.

Infografica che mette a confronto i concetti di gloria terrena e gloria spirituale nelle opere di Manzoni

L'Invocazione Universale: Analisi dei Versi 81-96

La terza e ultima parte dell'inno inizia con una lunga invocazione allo Spirito Santo. Questa sezione si apre con una supplica corale che abbraccia l'intera umanità, come si evince dai versi 81-88:

O Spirto! supplichevoli
A’ tuoi solenni altari;
Soli per selve inospite;
Vaghi in deserti mari;
Dall’Ande algenti al Libano,
D’Erina all’irta Haiti,
Sparsi per tutti i liti,
Noi T’imploriam!

Questa invocazione universale evidenzia una comunità di fedeli - e più in generale, un'umanità spiritualmente unita dall'opera dello Spirito - che supera differenziazioni di stirpe, lingua o costume. È la preghiera di una comunità di fedeli, una lirica corale di un'umanità che si rivolge a Dio da ogni angolo della terra, dalle Ande ghiacciate al Libano, dall'Irlanda (Erina) ad Haiti.

L'invocazione prosegue con i versi 89-96, che costituiscono il cuore di questa supplica:

Noi T’imploriam! Placabile
Spirto, discendi ancora,
A’ tuoi cultor propizio,
Propizio a chi T’ignora;
Scendi e ricrea; rianima
I cor nel dubbio estinti;
E sia divina ai vinti
La forza della Fede.

Qui, lo Spirito Santo viene invocato come "Placabile", cioè disposto al perdono. Manzoni chiede allo Spirito di discendere nuovamente, non solo per i suoi fedeli ("A’ tuoi cultor propizio"), ma anche per coloro che lo ignorano ("Propizio a chi T’ignora"). Questa universalità del messaggio è fondamentale per Manzoni, poiché, secondo il Vangelo, il messaggio cristiano è utile ai credenti ma ancor di più a chi non crede, affinché questo si avvicini alla religione. Lo Spirito è chiamato a "ricreare" e "rianimare i cor nel dubbio estinti", a dare nuova vita ai cuori uccisi dal dubbio e dalla sfiducia. Per i "vinti" - coloro che sono sopraffatti dalle difficoltà o dal dubbio - lo Spirito Santo deve portare la "divina forza della Fede", offrendo sostegno e speranza. Questa strofa esprime chiaramente come lo Spirito Santo abbracci con il suo amore tutti gli uomini, sia chi lo invoca, sia chi ne ignora l’esistenza.

In diretta col prof: Il significato del "Paraclito" e la Pentecoste

Il Valore Collettivo e il Movimento Manzoniano

La Pentecoste si distacca dai primi quattro Inni Sacri, apparendo a sé stante e più vicino, sia tematicamente che stilisticamente, ai canti civili e politici del 1821, in particolare a Il Cinque Maggio. L'inno insiste sul rivolgimento portato dallo Spirito Santo nella sua discesa nel mondo, culminando in un'invocazione affinché esso scenda ancora sull'umanità. Fin dall'inizio, il tono di questo Inno Sacro è di invocazione corale. Manzoni non insiste sull'evento storico, ma ne sottolinea il significato mistico in cui l'intera umanità diventa una, riunita nel corpo della Chiesa, unita nella supplica allo Spirito Santo di perpetuare la sua presenza sull'umanità con una ininterrotta Pentecoste. È la preghiera di una comunità di fedeli, una lirica corale di un'umanità che non conosce differenziazioni di stirpe, lingua o costume.

Un altro elemento che avvicina La Pentecoste a Il Cinque Maggio è la questione del movimento. Tutta La Pentecoste è caratterizzata dalla presenza di un duplice movimento: verticale, che collega il piano divino al piano della storia, e orizzontale, rappresentato dalla Chiesa militante che combatte, soffre, prega e che, attraverso questa lotta, riesce ad unificare e ad abbracciare in sé tutti gli uomini. È significativo, invece, che nel Cinque Maggio il movimento sia solo orizzontale, con l'azione di Napoleone che finisce nel fallimento, privo di qualsiasi significato umano legato alla sua antica dimensione eroica. La Pentecoste sancisce che il vero eroismo è l'eroismo quotidiano, l'eroismo delle imprese della Chiesa, che è l'insieme delle persone. L'inno esprime la religiosità matura di Manzoni, dopo la conversione, incentrata sulla fusione del divino e dell'umano, in cui Dio è tra gli uomini per assicurare la giustizia e l'uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Non vi è storicizzazione: la Chiesa è "una, eterna" (v. 4) e "immortal" (v. 28), e da iniziale timorosa e chiusa, diventa aperta a tutta l'umanità grazie alla predicazione apostolica, come un faro posto sulla cima di un monte perché la sua luce sia visibile a tutte le genti.

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