La storia di Sauris, un caso unico di conservazione di cultura e tradizioni, è profondamente legata alla sua particolare posizione geografica e alle vicende della sua comunità. Questo borgo, il “più alto” della Regione Friuli Venezia Giulia, situato tra quota 1000 e 1400 metri, rappresenta un armonioso mosaico di elementi paesaggistici, modellatisi sia sotto la spinta degli elementi naturali che ad opera dell’uomo.
La conca di Sauris contiene erte distese boscate di alto fusto che si alternano a terrazzi alluvionali nei quali prosperano prati e pascoli. Tipici ambiti alpini si ritrovano nei massicci rocciosi del Bivera, del Pleltinis e del Tiarfin, tre vette della zona. Il reticolo idrografico è ben sviluppato con alcuni torrenti e numerosi rii, i quali, per la maggior parte, vanno ad alimentare il famoso lago, principale elemento artificiale della valle, contenente una massa d’acqua di oltre 70 milioni di metri cubi. L'aria pura, i boschi verdissimi e i silenzi enigmatici delle montagne circostanti sono elementi con cui Sauris conquista i suoi ospiti. Secoli di semi-isolamento hanno permesso a quest’isola di lingua tedesca la conservazione delle proprie peculiarità, a cominciare proprio dalla lingua, importata dai primi abitanti.

L'Origine di Sauris e la Peculiarità della sua Lingua
I primi abitanti giunsero attorno alla metà del 1200, dalle valli della Carinzia e del Tirolo, insediando i primi due nuclei abitati in Sauris di Sotto (Dorf) e Sauris di Sopra (Plozn). Essi chiamarono la valle “Zahre”. A Sauris, infatti, si comunica ancora in prevalenza attraverso una lingua di origine alto tedesca, modificata nei secoli dall’apporto di diversi “prestiti” italiani e friulani. Essa rappresenta senza dubbio uno dei fattori di orgoglio dei saurani, con toponimi in netta prevalenza tedeschi. Sauris sa di pace, lo si prova sulla propria pelle, respirando l’aria pura di montagna, guardando il verde dei boschi o il bianco della neve che, nelle stagioni, si alternano sulle montagne. Lo racconta anche una leggenda, la storia secondo cui a fondare Sauris furono, nella seconda metà del 1200, Lorenzo e Osvaldo, due soldati tedeschi che, stanchi della guerra, decisero di cambiar vita e paese, per scegliere un’oasi di pace. Quest’oasi la trovarono inerpicata sui monti sopra la Val di Lumiei: la meta faticosamente raggiunta regalava, dopo un lungo viaggio, uno spettacolo degno della fatica.
La Maina: Il Borgo Sommerso del Lago di Sauris
Il lago di Sauris è l'attrazione principale di questa località, un bacino artificiale creato nel 1948 attraverso un imponente sbarramento sul torrente Lumiei. A intervalli regolari, il lago viene svuotato per manutenzione e, in questi casi, è possibile vedere qualche traccia dell’antico borgo di La Maina che riaffiora dalle acque, ormai sommerso. Questo fenomeno offre uno scorcio unico sulla storia e sulle trasformazioni del paesaggio saurano.

Il Santuario di Sant'Osvaldo: Fede e Devozione
Con i primi coloni giunsero a Sauris una nuova lingua, una cultura, una cucina e, naturalmente, nuove tradizioni religiose. Arrivò forse con loro anche la reliquia di S. Osvaldo, antico Re della Northumbria, nell’Inghilterra settentrionale, vissuto nel VII secolo, morto in battaglia e invocato come taumaturgo, protettore dalla peste e dalle epidemie. A lui si attribuiscono guarigioni prodigiose, tanto che il santuario di Sauris, contenente una sua reliquia (il dito pollice), divenne uno dei centri devozionali più noti e prestigiosi della Repubblica Veneta. Questo santuario attraeva centinaia di pellegrini provenienti dal Friuli, dal Cadore, dalle città del Veneto e in particolare da Venezia. Il Santuario di Sant'Osvaldo rappresenta quindi un punto focale per la comunità parrocchiale di Sauris, testimonianza di una fede radicata e di un'importanza storica che ha travalicato i confini locali.
Un'Economia di Autosufficienza e Comunità
Per più di sette secoli, i discendenti dei primi abitanti vissero in simbiosi con l’ambiente alpino, coltivando le poche specie adatte a queste altitudini e al clima rigido (grano saraceno, segale, orzo, cavoli cappucci, fave), portando il bestiame nei pascoli d’altura durante i mesi estivi, falciando i prati fino alle cime, traendo dai boschi legname da costruzione e da brucio. Questa realtà costringeva i suoi abitanti a vivere secondo un regime economico il più possibile di autosufficienza. L’autoconsumo copriva tutte le necessità: i vestiti venivano filati e tessuti in casa con la lana ed il lino prodotti autonomamente. La tessitura, un’attività artigianale tradizionalmente maschile, era così apprezzata che i tessitori saurani prestavano i loro servigi in tutto il Friuli, con lavori richiesti anche da famiglie nobili.
L'intaglio e la lavorazione del legno erano praticati dalla maggioranza degli uomini, che nei mesi invernali si dedicavano ai lavori di carpenteria e alla costruzione e riparazione di attrezzi ed utensili. In ogni frazione era presente una fucina, nella quale il fabbro forgiava le parti in ferro degli attrezzi e dei mezzi di trasporto. Questa necessità di praticare un’economia di autosufficienza ha costretto gli abitanti di Sauris ad ingegnarsi per realizzare sul posto i principali manufatti di uso quotidiano, creando una comunità coesa e resiliente, in cui anche la vita religiosa, con il suo santuario, giocava un ruolo centrale.

Le Malghe: Tradizione Pastorale Alpina
Una delle realtà più importanti del paesaggio montano della valle di Sauris, anche dal punto di vista storico e sociale, sono le malghe. L’utilizzazione dei pascoli alpini con il sistema dell’alpeggio è una tecnica estremamente raffinata, risultante da un’esperienza plurisecolare. Questi edifici rurali in legno e pietra erano attrezzati per accogliere le famiglie, consentivano il ricovero del bestiame, la lavorazione del latte e il deposito del fieno durante i mesi invernali. Oggi a tutte le malghe del Saurano si può accedere facilmente attraverso una rete viaria che collega gli insediamenti con i centri del fondovalle. L'attività pastorale, con il malgaro come figura centrale, costituiva una risorsa fondamentale per il sostentamento della popolazione, all’interno di un modello economico finalizzato all’autosufficienza.
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