Andrea di Cione di Arcangelo, meglio noto come l’Orcagna, è stato un poliedrico artista fiorentino attivo tra il 1343 e il 1368. Riconosciuto già dal contemporaneo Lorenzo Ghiberti come una delle figure di maggior spicco della scuola fiorentina del Trecento dopo Giotto, si distinse per la grandiosità della composizione, il deciso plasticismo delle forme e l'uso di un colore intenso. La sua figura è emblematica della crisi artistica e culturale che investì Firenze dopo la morte di Giotto e la peste del 1348, caratterizzata da un ritorno a forme più severe e arcaiche, in contrasto con il dilagante gusto gotico e le influenze senesi.

Biografia e formazione
Nato a Firenze intorno al 1308 - data ipotizzata basandosi sulla testimonianza di Giorgio Vasari, che lo descrive morto a sessant'anni - Andrea proveniva da una nota famiglia di artisti. I suoi fratelli Nardo e Jacopo furono pittori, mentre Matteo operò come scultore. È probabile che Andrea si sia formato sotto la guida di Giotto e di Andrea Pisano, apprendendo molto anche dal fratello maggiore Nardo, con il quale collaborò frequentemente.
Le tappe della sua carriera sono documentate dalla sua partecipazione alle principali corporazioni fiorentine: nel 1343 fu immatricolato tra i pittori, mentre dal 1352 risultò iscritto all'arte dei maestri di pietra e legname. Nel 1347, un documento pistoiese lo citava già come uno dei più importanti pittori di Firenze.
Attività pittorica
L'attività pittorica dell'Orcagna riflette una tensione costante tra la tradizione giottesca e la ricerca di una nuova ieraticità. Gran parte della sua produzione è andata perduta, ma opere come la pala della cappella Strozzi in Santa Maria Novella (1354-1357), raffigurante il *Cristo in gloria e santi*, testimoniano il suo rigoroso schema compositivo. In questo lavoro, le figure emergono nette dal fondo oro, quasi come statue isolate, grazie a una robustezza cromatica che non rinuncia alla vivacità.
Tra le opere più significative si annoverano:
- Gli affreschi con Storie della Vergine nel coro di Santa Maria Novella (collaborazione con Nardo, ca. 1345).
- I frammenti del Trionfo della Morte e del Giudizio Universale in Santa Croce, caratterizzati da una tragicità teatrale.
- La Pentecoste, conservata alla Galleria dell'Accademia.
- Il Trittico di San Matteo, opera incompiuta terminata dal fratello Jacopo (Uffizi).

L'Orcagna scultore e architetto: il Tabernacolo di Orsanmichele
L'opera che meglio compendia le abilità dell'Orcagna come architetto e scultore è il Tabernacolo di Orsanmichele a Firenze, di cui fu capomaestro dal 1355. La struttura, che funge da cornice per il dipinto di Bernardo Daddi, evidenzia una saldezza costruttiva che si fonde con una ricca decorazione iconografica mariana. Nel rilievo della Dormizione e Assunzione (firmato e datato 1359), l'artista raggiunge un'elevata qualità scultorea, evocando masse voluminose e compatte che guardano alla lezione di Tino di Camaino, pur mantenendo una ritmica gotica di derivazione pisana.
L'impegno pubblico e gli ultimi anni
Oltre al prestigio raggiunto a Firenze, l'Orcagna estese la sua attività fuori città. Tra il 1359 e il 1362 fu capomaestro del Duomo di Orvieto, dirigendo i lavori per i mosaici della facciata. Nonostante la sua fama, il Vasari e la critica moderna hanno sottolineato come, col progredire degli anni, la sua capacità espressiva possa aver risentito di un'eccessiva teorizzazione e dell'industrializzazione della bottega. L'ultima notizia che lo riguarda risale al 1368, quando, a causa di una malattia, il fratello Jacopo fu incaricato di completare un trittico precedentemente commissionato ad Andrea.