Meditazioni sulla famiglia in pellegrinaggio

Il pellegrinaggio rappresenta un'opportunità profonda per ritrovare un ideale e un nuovo respiro nella vita spirituale e familiare. Spesso, assorbiti dalla routine quotidiana e dalla ricerca narcisistica del comfort, facciamo fatica a dare intensità e densità alla nostra esistenza, finendo per vegetare interiormente. Cristo, tuttavia, viene incontro a noi per aprirci l'accesso alla patria del Cielo, invitandoci a un cammino di fede che è itinerario di conversione, umiltà e perseveranza.

Il pellegrinaggio come cammino di fede e conversione

Un itinerario di umiltà e spostamenti interiori

Il cammino verso Dio si scopre camminando umilmente dietro Cristo, un percorso fatto di ripensamenti e cambiamenti di direzione. La fede ci raggiunge dal basso e verso l'alto, invitandoci a superare noi stessi. Pellegrinare significa appoggiarsi su terreni che sono solo di passaggio per superarli continuamente, poiché sono trampolini, piste di decollo, e non dimore. È un posare il piede ovunque senza riposarsi da nessuna parte, un movimento continuo che l'uomo, per essere vivo, deve accettare, consentendo a spostamenti interiori. Come diceva Papa Francesco, "la fede è la disposizione a lasciarsi trasformare".

Non possediamo Dio, ma andiamo incessantemente al suo incontro. Cristo è sia in noi che con noi, ci accompagna e cammina al nostro fianco, come con i pellegrini di Emmaus; e Gesù si trova anche davanti a noi, ci precede. Questa camminata, vissuta in un clima di raccoglimento, conversione e fraternità, rappresenta una parabola eloquente della fede che passa per i piedi ma che ci eleva verso i Cieli. Il contatto con il suolo a volte arido e il confronto con i nostri stessi limiti fisici ci riportano al mistero dell'Incarnazione: la fede non è mai disincarnata, deve radicarsi nella realtà della nostra esistenza, nel nostro modo di essere quotidianamente, fino nelle nostre fragilità.

La fede radicata e trasportante

La fede suscita un'arte di vivere come cristiani in questo mondo che non è più cristiano. Essa costituisce una base, un punto di appoggio per andare fino a Dio. Da un lato la fede radica e dall'altro trasporta, a partire da un ideale che, per l'azione dello Spirito Santo, eleva, solleva, mobilita l'esistenza verso il vero, il buono, il bello. Questo ideale non è affatto una proiezione di sé, ma un'avventura che trae la sua origine in Dio e si definisce attraverso la carità.

La fede ci invita a "passare sull'altra riva" uscendo da noi stessi e dalle nostre finzioni e frustrazioni. La nostra felicità dipende dalla nostra capacità di metterci in cammino e di impegnarci con passo deciso. Non è possibile diventare un uomo, un marito, un padre, impegnarsi a migliorarsi, canalizzare la nostra energia, senza la chiara decisione di prendere in mano la nostra vita. Per andare dove ci conduce il cuore, è necessario "lasciare i nostri divani e indossare gli scarpini", come diceva Papa Francesco, in contrasto con la tendenza contemporanea al cocooning e alla gratificazione immediata.

Esempi biblici di pellegrinaggio

Un esempio eloquente di questo cammino è San Giuseppe, che su invito di Dio fugge precipitosamente in Egitto con la Santa Famiglia, poi ritorna in Israele per ordine dell'angelo Gabriele, e ancora risale a Betlemme per farsi censire. Eccolo, di nuovo sulla strada per Gerusalemme per la presentazione al Tempio di Gesù al momento della sua circoncisione. Questa continuità itinerante inscrive Giuseppe nella scia di tutti quei pellegrini che hanno segnato la storia della salvezza: dall'esilio di Adamo cacciato fuori dal giardino dell'Eden, fino ad Abramo che lascia il suo paese e la sua parentela verso una terra sconosciuta, fino a Mosè che conduce per 40 anni il popolo ebraico in esodo nel deserto.

Il dramma di ogni idolatria risiede nell'errore di voler fissare la presenza di Dio per sfuggire all'incertezza del domani e alla tensione verso il futuro. La tentazione è di catturare l'immagine di Dio in oggetti sacri o impressioni soggettive, come gli Ebrei nel deserto che volevano rappresentare Dio con un vitello d'oro. Invece, si può raggiungere Dio solo nel movimento attraverso il quale Egli si dà, trascinandoci altrove, sempre più lontano.

Mappa che mostra il percorso della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto e il ritorno

Le tre condizioni per un autentico cammino di fede

Per arrivare fino in fondo a se stessi e portare frutti, ogni cammino di fede richiede tre elementi fondamentali:

1. Circondarsi di grandezza e perseveranza

È necessario circondarsi di grandezza, frequentare e affiancarsi a figure esemplari che incarnano coraggio e carattere forte. La vita dei Santi lo testimonia, poiché la grandezza ispira la grandezza. I santi, gli eroi del passato, o anche i nostri genitori e figure tutelari nel nostro entourage, ci elevano verso il meglio di noi stessi. È opportuno lasciarci impregnare da loro, ispirarci, non per mimetismo, ma per avanzare a partire dalla nostra creatività. La vera grandezza si dispiega attraverso l'umiltà, il sacrificio di sé e la carità.

Per persistere nei nostri sforzi fino a quando non daranno frutti, è necessaria la perseveranza. Come ricorda l'apostolo Paolo, "La Croce di Cristo rimane il mio unico vanto". Non dobbiamo cadere nella disperazione che può condurre alla violenza, come testimonia l'attualità. Il generale Mac Arthur nel 1945 diceva: «Si diventa vecchi perché si è abbandonato il proprio ideale». E Charles de Montalembert nel XIX secolo scriveva: «Quello che manca ai cristiani è il coraggio», quel "coraggio di avere paura" di cui parlava padre Moulinié.

2. Una giusta conoscenza di sé

Ogni cammino di fede richiede una giusta conoscenza di se stessi. Il precetto scolpito nel tempio di Delfi "Conosci te stesso" deve interpellarci. Non possiamo rimanere estranei a noi stessi. Il filosofo Seneca consigliava ai suoi discepoli di porsi tre domande: "Oggi, di quale difetto mi sono corretto? Quale vizio ho combattuto?". Per dedicarsi a questo esercizio senza cadere in un'introspezione narcisistica, non dimentichiamo mai che l'altro è il miglior modo per conoscere se stessi, nella verità e con precisione. Questa è la grazia del matrimonio e la forza di una vita fraterna. È a partire da questa conoscenza di sé che dobbiamo prendere le risoluzioni per aggiustare e affinare il nostro comportamento, diventare padroni di noi stessi, assumere la nostra vocazione e rendere fecondi i nostri impegni.

Disegno del Tempio di Delfi con la scritta

La famiglia nel progetto di Dio e il pellegrinaggio familiare

La culla di ogni dono e il primo apostolato

La famiglia, primo circolo sociale, è la culla di ogni dono. Lì ci sentiamo confermati per quel che siamo, ci sentiamo benedetti e scopriamo che anche la nostra vita è un dono per gli altri. Tutti siamo figli, e la vita ci è stata regalata. Anche nelle situazioni più difficili, la condizione di figlio è sempre un cammino privilegiato per incontrare Dio Padre.

Il Natale è la festa della famiglia, un momento di ritrovo e scambio di doni che sottolinea il forte desiderio di reciproca comunione e i valori più alti dell'istituzione familiare. Essa si riscopre come comunione d'amore tra persone, fondata sulla verità, sulla carità, sull'indissolubile fedeltà dei coniugi, sull'accoglienza della vita. Nella luce del Natale, la famiglia avverte la propria vocazione ad essere una comunità di progetti, di solidarietà, di perdono, di fede, dove ogni individuo non perde la propria identità, ma, apportando i propri doni specifici, contribuisce alla crescita di tutti. Così è avvenuto nella Santa Famiglia, che la fede presenta come inizio e modello delle famiglie illuminate da Cristo.

La cosa importante nella nostra vita è sapere di essere amati e imparare ad amare. E questo accade, prima di tutto, nell'ambito della propria famiglia. Con Maria e Giuseppe vogliamo colmarci di ammirazione. A Betlemme Dio è disceso in ogni famiglia, soprattutto in quelle più ferite, per guarirci, per rimanere con noi e scoprire con noi il ruolo decisivo che la famiglia ha per ogni figlio e per Gesù.

I nostri genitori e i nostri fratelli sono carne e sangue nostro e da loro deve cominciare il nostro zelo apostolico. L'apostolato dei primi discepoli di Cristo è cominciato così: Andrea incontrò il fratello Simone e lo condusse a Gesù. San Josemaría ha chiamato "dolcissimo precetto" il comandamento di Mosè sugli onori da riservare alla propria famiglia.

La Sacra Famiglia come modello

«Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui» (Lc 2, 33). Anche noi siamo così: meravigliati che Dio si sia fatto figlio, che abbia avuto bisogno di una famiglia. Lì impariamo a farci amare, a farci aiutare, a farci perdonare. Molto prima di essere coscienti, abbiamo ricevuto affetto e assistenza. Non saremo mai capaci di ricambiarlo, e questo succede una generazione dopo l'altra. Non è un peso che infastidisce, ma una realtà che ci riempie di gratitudine e ci spinge a corrispondere. «Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare le doglie di tua madre. Ricorda che esse ti hanno generato» (Sir 7, 27-28), dice la Sacra Scrittura. Essi, molte volte, sono stati coloro che hanno messo nella nostra vita il seme della fede e della pietà.

San Josemaría ci prospetta la missione insostituibile di ogni famiglia: «Quando penso ai focolari cristiani, mi piace immaginarli luminosi e allegri, come quello della Sacra Famiglia. La pace di saperci amati da Dio nostro Padre, di essere una sola cosa con Cristo, protetti dalla Vergine Maria Santissima e da san Giuseppe. Questa è la grande luce che illumina la nostra vita e che, pur tra difficoltà e miserie personali, ci spinge ad andare avanti con perseveranza» (San Josemaría, È Gesù che passa, n. 22).

La famiglia è un segno cristologico, perché manifesta la vicinanza di Dio che condivide la vita dell'essere umano unendosi ad esso nell'Incarnazione, nella Croce e nella Risurrezione (Papa Francesco, es. ap. Amoris laetitia, n. 31). È tale la forza della famiglia che possiamo riempirci di speranza. La capacità di trasformare e guarire che ha l'amore nella famiglia è in grado di superare tutte le difficoltà.

Illustrazione della Sacra Famiglia a Nazareth

Pellegrinaggi e la famiglia oggi

Il Pellegrinaggio Nazionale delle Famiglie per la Famiglia, promosso dal Rinnovamento nello Spirito, dall'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI e dal Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, pone il Rosario come momento centrale. Tale iniziativa intende legare tre generazioni: nonni, genitori e figli, per dimostrare che nella comunione c'è la gioia che mette in cammino le famiglie, le riattiva e rilancia le dinamiche di amore. Questo racconto è "controcorrente" perché spesso la famiglia viene associata ai divorzi, alle separazioni e al dolore dei figli. Invece, esiste il volto gioioso di tante famiglie, che ci ricordano che c'è un Vangelo e una realtà che è Cristo, e che le famiglie sono capaci di superare i mali con solidarietà e compassione.

La pandemia ha mostrato la soggettività della famiglia, il suo essere piccola chiesa domestica, ha restituito ai nonni i loro figli e nipoti, dando alla vecchiaia una dignità e restituendo alla morte un valore. Il pellegrinaggio, nei volti di nonni, genitori e figli, prova a raccontare che la famiglia è viva, oggetto di lode e di proclamazione.

Cari pellegrini, il vostro cammino non si conclude a Montligeon, ma vi riporta verso i vostri, vostra moglie, i vostri figli, per portarli a loro volta sulle tracce di Cristo, sul cammino della vera felicità. Questa felicità l'uomo non può darsela da solo, la riceve da Dio. La casa dove abitavano Gesù, Maria e Giuseppe è una dimora celeste, una casa di orazione e di lavoro. Per onorare la Santa Famiglia bisogna convertirsi sinceramente a Dio e cambiare vita.

L'Importanza della Preghiera dei figli || Don Luigi Maria Epicoco

Il Giubileo 2025 e il pellegrinaggio di speranza

Il Patriarca Francesco Moraglia ha presieduto la solenne celebrazione di apertura del Giubileo Ordinario del 2025 nella Diocesi di Venezia. Il rito, con una processione da San Zaccaria alla basilica cattedrale di San Marco Evangelista, ha visto partecipi fedeli, presbiteri, diaconi, religiose e religiosi della Diocesi. San Zaccaria e San Marco ci introducono in questo cammino giubilare nel segno della speranza, come "pellegrini di speranza" che Papa Francesco richiama all'inizio della Bolla di Indizione dell'Anno Giubilare.

Il Vangelo odierno (Lc 2,41-52) ricorda che Giuseppe e Maria, i genitori di Gesù, si recavano "ogni anno" a Gerusalemme per la festa di Pasqua, adempiendo quanto richiedeva la Torà. La famiglia di Gesù viveva una religiosità autentica e intensa, fatta di obbedienza e fedeltà quotidiana, personale e comunitaria. La risposta di Gesù, dodicenne, al Tempio, alla Madre angosciata, non è una presa di distanza, ma espressione della novità e della libertà del rapporto che unisce l'uomo a Dio.

L'episodio lucano ci dice che "la libertà di Gesù (…) è la libertà del Figlio e di colui che è veramente pio". Questo episodio è un esame di coscienza: che cosa chiediamo ai nostri adolescenti? Li scusiamo sempre o pretendiamo troppo? Ogni azione pastorale deve iniziare da un rapporto personale del discepolo con Dio. Gesù era sempre presso il Padre e, in tal modo, vuole ricondurre anche noi là dove è Lui.

L'Anno Santo è conversione nella fede e, quindi, diventa anche vita nuova, anno della libertà dei figli di Dio. Maria, la Madre, "custodiva tutte queste cose nel suo cuore" (Lc 2,51), perché le parole del Figlio erano talmente grandi da risultare incomprensibili e bisognose d'essere custodite per arrivare alla loro comprensione piena. "Anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede", insegna il Concilio Ecumenico Vaticano II (Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, n. 58).

Dobbiamo ragionare diversamente, con un cuore più libero, non riducendo le parole di Gesù, ma lasciandoci condurre da esse, crescendo nella loro accoglienza. L'Anno Santo è opportunità di grazia per compiere un itinerario spirituale di conversione e di progressiva purificazione per abbandonare ogni forma di attaccamento contraria alla volontà di bene che viene da Dio.

La speranza e la santità cristiana

La speranza cristiana nasce e si fortifica nel cammino di purificazione: "Questo infatti è l'ufficio [il compito] che compie la speranza nell'anima: quello di far sollevare gli occhi e guardare a Dio solo" (San Giovanni della Croce, Notte oscura, Libro 2, 21,7). L'Anno Santo è anno di grazia per crescere nella santità, ossia nella nostra realtà di figli, a partire dal Battesimo. La santità non si identifica con la perfezione di chi non ha mai sbagliato, ma cresce nella capacità di conversione, di pentimento, di disponibilità a ricominciare, e soprattutto nella capacità di riconciliazione e di perdono (Benedetto XVI, Udienza generale del 31 gennaio 2007).

Come osserva il santo cardinale John Henry Newman, la santità non consiste nell'assoluta mancanza di errori, ma nella fede nella presenza concreta di Dio, che rende positiva anche la morte. "Spes non confundit", "la speranza non delude" (Rm 5,5). Come augura Papa Francesco, "possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza", quella speranza che "nasce dall'amore e si fonda sull'amore che scaturisce dal Cuore di Gesù trafitto sulla croce". È lo Spirito Santo che, con la sua perenne presenza nel cammino della Chiesa, irradia nei credenti la luce della speranza, tenendola accesa come una fiaccola che mai si spegne (Papa Francesco, Bolla di indizione dell'Anno giubilare "Spes non confundit", nn. 1-6).

Le condizioni per ricevere le grazie del Giubileo sono quelle richieste dalla Chiesa: proclamare la propria fede in Gesù crocifisso, morto e risorto, recitare il Credo, pregare il Padre Nostro e ricordare le intenzioni del Santo Padre. "Spes non confundit": questa speranza ha un solo nome che è Cristo Gesù, la nostra unica speranza.

Preghiere per la famiglia e il pellegrinaggio

I pellegrini sono invitati a portare la luce di Dio nella vita ordinaria, a non perdersi nelle mille cose da fare e a non dimenticare di alzare lo sguardo al Cielo. Per fare del matrimonio una via di santità, è fondamentale affidarsi alla Madonna con il Rosario, una preghiera semplice e molto adatta alla vita domestica, il ponte che unisce Cielo e terra. La Vergine custodisce nella fatica e attira sulla casa le benedizioni di Dio.

Giaculatoria alla Santa Famiglia

Gesù, Maria, Giuseppe, che avete composto la più casta, la più perfetta, la più Santa Famiglia che ci sia mai stata, per essere il modello di tutte le altre, io (nome) alla presenza della Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo e di tutti i Santi e Sante del Paradiso, oggi scelgo voi e i santi Angeli per miei protettori, patroni e avvocati e mi dono e consacro interamente a voi, facendo un fermo proposito e una forte risoluzione di non abbandonarvi mai né di permettere che sia detta o fatta alcuna cosa contro il vostro onore, per quanto è in mio potere. Vi supplico dunque di ricevermi per vostro servitore, o servo perpetuo; assistetemi in tutte le mie azioni e non abbandonatemi nell'ora della morte. Amen.

Preghiera a Maria per la famiglia

Vieni, o Maria, Madre nostra amabilissima. Ti accogliamo con cuore di figli, indegni ma desiderosi di essere tuoi in vita, in morte e nell'eternità. Resta con noi come sei stata nella casa di Zaccaria e di Elisabetta; come fosti la gioia nella casa degli sposi di Cana; come sei stata madre per l'apostolo Giovanni. Porta nella nostra famiglia Gesù Maestro Via e Verità e Vita. Allontana per sempre da noi il peccato e libera-ci da tutti i mali. Suscita tra i nostri cari sante vocazioni. Sii sempre con noi nelle gioie e nelle pene; e soprattutto fa' che un giorno tutti i membri di questa famiglia si ritrovino con te uniti in paradiso.

La Via Crucis in famiglia

La Via Crucis può essere un momento significativo per le famiglie, accostando la passione di Gesù a quella vissuta dall’uomo di oggi: piccoli, giovani, adulti, anziani, si raccontano, formando e rappresentando le famiglie della nostra società, attanagliate da tante problematiche che le smembrano e le distruggono. Esistono diverse proposte per celebrarla in famiglia, "chiesa domestica", o dedicate a particolari categorie della comunità, come il mondo giovanile in vista del Sinodo sui giovani, o per i bambini del catechismo con i loro genitori. Alcune Via Crucis integrano riflessioni sulla pandemia, sui sì e no che aiutano a crescere, o commenti sulla famiglia per gruppi sposi, mantenendo le tradizionali 14 stazioni o rielaborandole con temi specifici come "La famiglia come centro dell'amore".

Famiglia che prega insieme il Rosario in casa

tags: #meditazioni #su #famiglia #in #pellegrinaggio