Il "Kyrie, eleison": Storia, Significato e Liturgia del Canto

Il canto “Kyrie, eleison!” fa parte dell’ordinario della Messa e si trova tra i riti introduttivi, nelle parti invariabili. Anche se l’invocazione “Kyrie, eleison” sembra un canto di richiesta di perdono, in realtà non lo è. Si tratta di un’acclamazione cristologica al Kyrios (Signore, in greco) al quale la Chiesa chiede che interceda presso il Padre per noi e ci mostri la grandezza della sua misericordia. Nonostante alcune forme dell'atto penitenziale possano suggerire una richiesta di perdono, il Kyrie, eleison rimane primariamente un’acclamazione a Cristo Salvatore. Liturgicamente parlando, è importante notare che, anche qualora l'Atto penitenziale non venisse celebrato, il “Kyrie, eleison” non deve essere omesso.

Le invocazioni originali sono in greco: Κῡ́ριε, ἐλέησον (Kyrie, eleison) e Χρῑστέ, ἐλέησον (Christe, eleison), spesso recitate in forma responsoriale come:

«Kyrie, eleison. ℟ Kyrie, eleison.
Christe, eleison. ℟ Christe, eleison.
Kyrie, eleison. ℟ Kyrie, eleison.»

Con la traduzione in italiano, si presentano come:

«Signore, pietà. ℟ Signore, pietà.
Cristo, pietà. ℟ Cristo, pietà.
Signore, pietà. ℟ Signore, pietà.»

Origini e Sviluppo Storico

Il Kyrie eleison compare per la prima volta in Oriente, nella liturgia delle Chiese di Antiochia e Gerusalemme, dopo la metà del IV secolo. Entra a far parte della liturgia romana nel primo terzo del V secolo. Inizialmente, il Kyrie eleison era associato ad altre formule, che costituivano una serie di orazioni per diverse necessità. Questa pratica era analoga sia all'Oratio fidelium della Liturgia dei presantificati del Venerdì santo, sia all'ektenia del rito bizantino.

L'uso di alternare il Kyrie eleison con il Christe eleison era sconosciuto in Oriente e risale al tempo di papa Gregorio Magno o forse è ancora più antico. Le orazioni che accompagnavano il Kyrie eleison erano tralasciate nella messa feriale, in cui però il Kyrie eleison veniva ugualmente cantato. A poco a poco, le orazioni furono abbandonate in tutte le messe; nei documenti dal VI al IX secolo non se ne fa più menzione.

Il numero di nove invocazioni di Kyrie eleison è attestato per la prima volta da Giovanni Arcicantore nel VII secolo, il quale riferisce anche di come il canto fosse divenuto prolixus e non potesse più essere lasciato al popolo. Già nel Medioevo, questa articolazione in nove elementi è associata a un rimando alla Santissima Trinità, sebbene si possa anche notare che corrisponde alle nove orazioni dell'Oratio fidelium della Liturgia dei presantificati.

Mappa storica della diffusione del canto Kyrie Eleison in Oriente e Occidente

Il "Kyrie, eleison" nei Diversi Riti Liturgici

Rito Romano Tradizionale (Usus Antiquior)

Nell'usus antiquior del rito romano, nelle messe lette il Kyrie viene recitato dopo le preghiere ai piedi dell'altare, subito dopo l'antifona d'introito. Nelle messe cantate, la schola lo esegue immediatamente dopo aver cantato l'introito, mentre il sacerdote con i ministri compie i riti iniziali e recita le stesse parti sottovoce.

Nella messa tridentina, ogni invocazione viene ripetuta per tre volte (secondo l'interpretazione tradizionale, tre al Padre, tre al Figlio e tre allo Spirito Santo). Questo numero è riccamente simbolico: il totale di nove è il numero dei cori angelici e connette il Kyrie all'Inno angelico (Gloria in excelsis), che nelle feste viene cantato immediatamente dopo il Kyrie.

Nella sua esecuzione durante la messa tridentina, il Kyrie segue il canto dell'Introito. Insieme, questi due brani si protraggono per un tempo abbastanza lungo, che copre la processione di ingresso, le preghiere ai piedi dell'altare, l'incensazione, la recita a bassa voce dell'introito e del Kyrie. Per evitare momenti di silenzio durante questi riti iniziali, specialmente quando vengono compiuti con solennità, i compositori hanno creato Kyrie la cui durata in alcuni casi supera i 10 minuti, con le invocazioni ripetute innumerevoli volte.

Rito Romano Riformato (Paolo VI e Post-Concilio)

In seguito alla riforma liturgica del 1969, non vi è più la sovrapposizione di cerimonie e preghiere dette dal sacerdote con i ministri e il canto. Nel rito romano riformato da Paolo VI, il simbolismo legato alla triplice ripetizione e al numero 9 è stato in parte modificato, riducendo a sei le ripetizioni (due per ogni invocazione: Kyrie, Christe, Kyrie).

Inoltre, il Kyrie segue immediatamente l'atto penitenziale, che può essere eseguito in tre forme diverse. Se si usa la terza forma, il Kyrie ne diventa l'elemento costitutivo al posto del Confiteor. In questo caso, è sostituito dalla triplice invocazione Kyrie eleison - Christe eleison - Kyrie eleison intervallata da brevi tropi che esprimono richieste di perdono e conclusa dalla formula di assoluzione sacerdotale che termina normalmente gli atti penitenziali.

Per la celebrazione in lingua italiana, l'espressione Kyrie eleison è stata tradotta con Signore, pietà e Christe eleison (Χριστἐ ἐλέησον) con Cristo, pietà. È sempre possibile usare la forma originaria in greco. A partire dal 2020, con la terza edizione del Messale romano in lingua italiana, si è data la preferenza alla versione originale come risposta alla terza formula dell'atto penitenziale, mentre rimane la possibilità di scelta tra le due formule quando si usano la prima e la seconda formula dell'atto penitenziale.

Attualmente, la collocazione del Kyrie presenta un carattere penitenziale, ancor più accentuato se si usa la traduzione italiana, mentre originariamente questo aspetto era secondario, come dimostra anche il ricco sviluppo musicale che il testo conosce nella tradizione musicale gregoriana.

Rito Ambrosiano

Nel rito ambrosiano riformato dopo il Concilio Vaticano II, il Kyrie viene detto all'atto penitenziale e ripetuto tre volte al termine della messa, prima della benedizione finale. Durante l'atto penitenziale si ha la triplice invocazione «Kyrie eleison - Kyrie eleison - Kyrie eleison» (senza il Christe eleison e sempre e solo in greco) in forma responsoriale.

Nel rito ambrosiano, la triplice invocazione "Kyrie eleison" è una forma tipica di congedo, per questo è recitata prima della benedizione a conclusione della messa, subito dopo la risposta dell'assemblea «E con il tuo spirito». Prima della riforma liturgica, si ripeteva anche dopo l'omelia (retaggio dell'antico congedo dei catecumeni non ancora battezzati che un tempo in questo momento uscivano dalla chiesa) e dopo la recita del Gloria.

Rito Bizantino

Nel rito bizantino in lingua greca, l'acclamazione Kyrie eleison viene cantata numerose volte dai fedeli in risposta alle orazioni del celebrante (ektenia) all'inizio della Divina Liturgia. Nella traduzione in antico slavo ecclesiastico, diviene Господи, помилуй (Gospodi pomiluj). Il significato originario è quello conservato dal rito bizantino, traducibile con "Signore, mostraci la tua benevolenza".

Illustrazione di un sacerdote ortodosso che guida una litania bizantina con il coro che risponde Kyrie Eleison

Il "Kyrie, eleison" nelle Litanie

Il Kyrie è la prima supplica con cui iniziano le litanie dei santi e le altre litanie che nel corso dei secoli si sono sviluppate su tale modello (ad esempio le litanie al Santissimo Nome di Gesù, le litanie al Sacro Cuore di Gesù, le litanie mariane, le litanie di uno o più santi). Viene recitato o cantato in forma alternata tra la guida e i fedeli.

Una forma comune nelle litanie è:

«Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.
Christe, eleison. Christe, eleison. Christe, eleison.
Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.»

Nelle litanie e nella messa con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, le tre invocazioni si dicono due volte ciascuna, per un totale di sei. Con la riforma è stata introdotta la formula in lingua italiana, che si può usare al posto di quella originale. In entrambi i casi, si recita o canta tra la guida e tutti.

Aspetti Musicali del "Kyrie, eleison"

Canto Gregoriano

Nel canto gregoriano, le partiture per il Kyrie eleison per la messa si trovano nel Kyriale, un libro liturgico che, oltre a essere edito separatamente, entra a far parte anche del Graduale Triplex, del Graduale Simplex e del Liber Usualis. Nel Graduale Romanum del 1961, sono presenti trenta Kyrie diversi, uno per ognuna delle diciotto messe del Kyriale, più uno perché il Kyrie della Missa XVII si può cantare su due toni diversi, più altri undici Kyrie, ad libitum.

Benché per alcuni Kyrie sia prevista un'indicazione sul tempo liturgico o sulle feste in cui si possono cantare, ognuno può essere cantato lecitamente in ogni giorno dell'anno. Nella messa, sullo stesso tono del primo Kyrie eleison si canta anche l'Ite missa est. Per le litanie, il canto del Kyrie eleison è meno ornato: la notazione si trova a fianco di quella delle altre invocazioni.

Partitura di canto gregoriano per il Kyrie Eleison dal Kyriale

Messe Polifoniche

Il Kyrie è una delle parti fondamentali delle messe polifoniche ed è compreso anche nella Missa brevis e nella messa di requiem. Centinaia di compositori diversi hanno messo in musica il Kyrie. Generalmente, il canto a più voci permette la sovrapposizione delle nove invocazioni, a volte la loro moltiplicazione.

kyrie eleison - E. Fagertun

Significato e Interpretazione

Kyrie eleison è un’espressione greca che si trova più volte già nei vangeli, rivolta a Gesù dai due ciechi (Mt 9,27), da una donna cananea (Mt 15,22), da un indemoniato (Mt 17,15) e dai dieci lebbrosi (Lc 17,13). Successivamente è passata a esprimere un’invocazione liturgica «Signore, abbi pietà!» attestata già dal IV secolo. L'espressione «Abbi pietà» con il verbo greco eléēo, che traduce l’ebraico rhm (misericordia), significa avere cura dei miseri, essere compassionevole.

Il significato originario, come conservato dal rito bizantino, è traducibile con "Signore, mostraci la tua benevolenza", ponendo l'accento sulla richiesta di grazia e misericordia divina più che sul carattere penitenziale.

Il "Kyrie, eleison" nella Musica Contemporanea

"Dono di grazia" (RN 82)

Il canto "Dono di grazia" (RN 82), con testo di S. Albisetti e musica di J. Crüger, è un inno utilizzato per l'ingresso o l'atto penitenziale. Le sue strofe integrano l'invocazione del Kyrie:

  1. Dono di grazia, dono di salvezza è questo tempo che ci guida a Pasqua: Cristo, tu chiami tutti a penitenza. Kyrie, eleison!
  2. Cuore contrito, spirito affranto, lotta e preghiera sono l’arma santa che ci assicura grande il tuo perdono. Christe, eleison!
  3. Lungo il cammino sei al nostro fianco per sostenerci nella tentazione: Figlio di Dio, dona a noi vittoria. Kyrie, eleison!

Il testo non è tratto dalla Sacra Scrittura, né dalla liturgia, ma usa un linguaggio poetico per invitare a vivere come un dono il tempo della conversione, dove penitenza e preghiera sono le armi e Cristo combatte al nostro fianco. Il secondo verso della prima strofa, "è questo tempo che ci guida a Pasqua", indica l'esplicita collocazione quaresimale del canto, e il carattere penitenziale è rafforzato dalle invocazioni finali "Kyrie, eleison! Christe, eleison! Kyrie, eleison!".

La melodia dell'inno fu composta da Johannes Crüger (1598-1663), rinomato musicista e compositore di corali evangelici, di cui sono rimaste in uso ancora oggi nel repertorio della Chiesa riformata una ventina di composizioni. Lo stesso Johann Sebastian Bach ne utilizzò la melodia per farne dei corali, di cui due per la monumentale Passione secondo Matteo e altrettanti per la Passione secondo Giovanni.

Ogni strofa è costituita da tre semplici frasi musicali (domanda-risposta) che mantengono al loro interno sempre lo stesso ritmo, più una grande invocazione finale che riprende anch'essa il ritmo della domanda. Dunque, una struttura semplice e cadenzata, che facilitando la memorizzazione della melodia permette di entrare nel testo cogliendone il carattere penitenziale.

Questo canto polifunzionale per il tempo di Quaresima, all'interno di una celebrazione eucaristica, può essere proposto come canto d'ingresso, ma anche di meditazione dopo la comunione e come atto penitenziale in una celebrazione di ampio respiro. In questo caso, l'assemblea potrà anche solo riprendere l'acclamazione al termine della strofa cantata dal coro o dal solista. Può essere validamente utilizzato come inno per la Liturgia delle Ore e per tutte le occasioni di preghiera durante la Quaresima. Come inno, è da far cantare integralmente a tutti.

L'interpretazione di Angelo Branduardi

Angelo Branduardi ha preso il Kyrie eleison come base per una sua canzone omonima. La forte ritmica che accompagna la semplice armonia, così come il canto del coro fanciullesco, sembrano sottolineare una compassione che si spinge verso la gioia, la danza, il sapore della vita. Tuttavia, il testo - scritto da Luisa Zappa, moglie del cantautore e collaboratrice per i testi - sembra contraddittorio rispetto al sentimento espresso dalla musica:

«Perché lungo è il cammino / quando avanza la sera / Ed un lume non basta / per portarmi la luce / Tutto il pane non basta / per saziare la fame / Tutta l’acqua non basta / per calmare la sete / E l’amore non basta / per lenire il dolore»

In questo cammino dell’uomo in un periodo di fragilità frastornante, la luce fioca di un lume non è sufficiente a portare chiarezza; sembra che gli sforzi siano inutili. L’uomo, come l’astuto Sisifo, è condannato a spingere sempre da capo il suo macigno. Il brano innesca così una tensione forte, aspra, decisa: la musica che porta con sé il sapore del pane della misericordia e della riconciliazione si scontra con il canto, quasi cantilenato dal cantautore, che non cede alla speranza di amore che possa recuperare un mondo trafitto da pandemie, ingiustizie, ineguaglianze. Angelo Branduardi svela così il cuore dell’uomo, dove si svolge quella lotta tra speranza e disperazione, tra carità ed egoismo, tra amore e odio.

kyrie eleison - E. Fagertun

tags: #kylie #eleison #testo #canto #liturgico